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Nel guardare 'Premonition' proviamo lo stesso senso di smarrimento della protagonista al risveglio, incapaci di stabilire se si tratti di un thriller, di un dramma soprannaturale o, come ci sembra più probabile, di un fallimento da tutti i punti di vista.
In un clima di proibizionismo, feste e bar clandestini, senza dimenticare i numerosi movimenti di moralizzazione, si svolge la parabola di un potente boss, tra ascesa e caduta, tra colpi di mano e tradimenti.
Un lavoro che, nelle intenzioni, tenta di agganciarsi a quella tradizione cinematografica d'impegno civile tipica degli anni '70 puntando il dito contro la corruzione che opera trasversalmente a tutti i livelli dell'imprenditoria.
Dopo una prima parte non incoraggiante, fatta di film discreti, con qualche punta isolata, ma nulla di indimenticabile, Venezia 64. ha finalmente regalato ai nostri occhi una serie di pellicole decisamente esaltanti.
Il regista ha assorbito la lezione del suo maestro Tsai Ming Liang, e ne rivisita lo stile, addolcendolo con elementi più popolari, come l'uso di canzoni melodiche e struggenti ad accompagnare l'incontrastabile tristezza.
Cesellando impeccabilmente i due personaggi principali, Allen analizza con lucido pessimismo due protagonisti cresciuti con lo stesso identico background, ma che compiono due parabole differenti.
Una perfetta commistione di generi, un alveare di riflessioni - liberamente ispirate alla vita di Bob Dylan - e letture possibili delle differenti anime di un uomo.
Il gioco cinema la fa da padrone in questo nuoco lavoro di Jiang Wen, dove ogni componente tecnica e scenica esalta e valorizza i contenuti del racconto.
Il secondo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema numero 64 è scorrevole e ben fatto, ma non aggiunge niente di nuovo ai numerosi già visti lungometraggi dedicati a Cosa Nostra.
Arriva anche il secondo film italiano in concorso: il regista lo presenta in conferenza stampa insieme agli interpreti Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro.
Il talentuoso regista in conferenza stampa con Heath Ledger e Richard Gere: due dei numerosi volti del celebre songwriter in Io non sono qui.
Il regista è accompagnato in conferenza stampa da Brody, Schwartzman e dal grande Bill Murray. Ma ricorda prima di tutto il convalescente Owen Wilson.
Ken Loach traccia con poche ed essenziali linee uno straordinario ritratto della drammatica situazione del lavoro nero e dell'immigrazione nel Regno Unito.
Una pellicola dal ritmo lento e meditativo che pare modellarsi sulle oscillazioni dell'erba mossa dal vento o sul naturale avvicendarsi delle stagioni nella prateria.
Il realismo di Kechiche è inutilmente prolisso, con lunghissime sequenze, ricche di dialoghi infiniti evidentemente frutto d'improvvisazione, a raccontare la difficile vita quotidiana di questa famiglia araba composta di tante anime diverse.
Un'intervista sul set praghese dell'attesissimo secondo episodio della saga ispirata dall'opera di C.S. Lewis.
Il regista briutannoco discute le tematiche del suo ultimo film, presentato in concorso a Venezia.
L'attore accompagna il regista Andrew Dominik alla conferenza di presentazione del film, in concorso alla 64. Mostra del cinema.
Invece di limitarsi all'ennesima accusa sterile a Bush, De Palma e Haggis con i loro film scelgono di lanciare un chiaro messaggio: che della violenza della guerra in Iraq "siamo tutti colpevoli".
Il regista newyorchese accompagnato da Ewan McGregor, Colin Farrell e l'emergente Hayley Atwell racconta il suo nuovo film alla stampa internazionale.
A pochi giorni dal varo della Mostra del cinema numero 64, la selezione ha già esibito numerose pellicole che hanno fatto discutere per la centralità del sesso.
Un film appassionante e a suo modo commovente, che non cerca di indurre lacrime scontate, portatore di una sofferta e struggente nuova consapevolezza che lascia senza parole.
Etica o estetica, un film furbetto e astutamente strutturato su un tema scottante o un monumento teorico su cosa siano diventate l'immagine e l'iconografia nella contemporaneità?
Un vero e proprio film ecologico, con una natura che entra prepotentemente nello schermo e sembra volerlo abbattere per accompagnare alla forza dell'amore quel senso di libertà che solo un mondo incontaminato baciato dal vento può dare.
L'opera d'esordio del regista Tony Gilroy è un legal thriller a metà tra Erin Brocovich e John Grisham con protagonista un George Clooney ancora più bravo del solito nei panni di un avvocato specializzato nel ripulire la fedina penale dei suoi assistiti.
Ancora un film di impegno per il regista/sceneggiatore pupillo di Clint Eastwood, che arriva al Lido con Charlize Theron.
Il regista britannico racconta al Lido la sua ultima fatica: una boccata d'aria fresca che potrebbe rappresentare un serio candidato alla vittoria.
Il divo porta a Venezia la pellicola di Tony Gilroy, in cui interpreta un avvocato che si imbarca in un'impresa coraggiosa.
Tra i film più appaluditi e amati di questa edizione di Venezia, Sleuth di Kenneth Branagh esibisce una regia poliedrica, dialoghi al vetriolo e due fenomenali interpretazioni.
I primi tre giorni della 75° di Venezia sono già trascorsi, tra sorprese e delusioni, star e maestri.
Siamo certi che Franchi realizzerà film migliori, ma per il momento ci basta questo per riconfermargli tutta la nostra ammirazione, per il coraggio e il tentativo di allargare i nostri orizzonti.
Nella conferenza stampa che segue la proiezione del primo film italiano in concorso il regista è accompagnato dal protagonista Elio Germano.
La geniale intuizione di Balabanov è nel registro utilizzato per raccontare vicende strazianti di uomini vittime di un sistema spietato: un umorismo nero che stempera una disturbante, insensata sequela di eventi.
Un'esplosione purificatrice, uno sfogo esplicito, un suicidio creativo in effetti, per poter ripartire definitivamente da zero.
Binder si riscatta immortalando piacevolmente i colori, i suoni, le canzoni, i volti di una New York irrimediabilmente ferita, in cui la solidarietà è l'unico conforto possibile.
Il regista Joe Wright è approdato al Lido circondato dai giovani interpreti del film tratto dal romanzo di McEwan e dalla veterana Vanessa Redgrave.
Vi presentiamo un talento giovane ma folgorante, protagonista di numerose pellicole di recente uscita.
Il regista taiwanese è stato accompagnato in conferenza stampa dagli interpreti del film, particolarmente chiecchierato per l'elevata carica erotica.
Tra i tanti meriti di Ang Lee c'è un'incredibile capacità nel dirigere gli attori, sempre pronto com'è a cogliere l'attimo, l'espressione fugace, la fragilità e la forza dei suoi protagonisti, anche se il suo compito è facilitato da un cast semplicemente straordinario.
Niente fucili nel film di Lafleur, ma neppure sensazioni degne d'essere anche solo percepite, solo la messa in scena di un vuoto destinato a non lasciare tracce.
Horror derivativo e senza idee, tutto basato su una "pornografia" dello sguardo, il film di Joffé è il frutto marcio della nuova ondata gore degli ultimi anni.
Grandi attori a sostenere i più giovani interpreti, un finale nelle mani di una sempre ammirevole Vanessa Redgrave, ma un secondo tempo troppo fiacco per mantenere viva l'attenzione.
Rec supera intelligentemente i limiti della struttura ondivaga e sfilacciata legata alla ricerca dell'image-verité e, dimostrando di aver imparato la lezione, abbina il look sporco del reportage a una sceneggiatura strutturata con grande perizia.
Nonostante alcune pecche e ingenuità di scrittura, l'esordio di Gabriele Albanesi funziona più che bene, nella sua programmatica riscoperta di un universo "di genere" mai dimenticato dal nostro cinema.
'Blob, fluido mortale' è uno di quei cult movies della fantascienza americana degli anni '50 che tematizzano, privandola però di una forma, la subdola invisibilità del pericolo comunista della Guerra Fredda.
Il grande senso geometrico del cinema di Kubrick diventa insieme di scatti futuristici di una realtà irreale, non certo per la violenza in essa insita, ma per il contesto in cui la stessa è rappresentata. E per il modo spudoratamente intellettuale con cui Kubrick l'affronta.
Una chiacchierata con l'attore che ha interpretato nel cult della scorsa stagione il panciuto sidekick dell'irresistibile reporter kazako.
L'esperienza prettamente televisiva del regista Kwapis ha consentito non solo di mutuarne alcuni interpreti, ma di conferire quella giusta sfumatura di leggerezza da sit-com che non ha guastato alla fluidità di una commedia altrimenti banalotta.
Una trama essenziale, punteggiata da dialoghi scarni recitati in una miscela di lingue che si intreccia a sottolineare la scarsa rilevanza delle parole in 'Transylvania', in cui è la musica ad essere protagonista ed a fornire l'ossatura che sostiene la narrazione.
L'approccio di Nispel alla storia, la sua intenzione di concentrarsi sulla rappresentazione grafica delle battaglie, sull'enfasi data alla violenza ed alla fisicità dell'azione risulta fallimentare non tanto per l'eccessiva violenza della messa in scena, ma per la resa caotica della stessa.