Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
A 12 anni dall'uscita dell'ultimo capitolo della saga, Willis racconta alla stampa romana il suo ritorno nei panni dell'agente McClane.
Uno dei punti di forza di 'Ratatouille' è la sua capacità di essere film a tutti gli effetti, ma allo stesso tempo mantenendo lo spirito, la consapevolezza e l'attitudine da cartone animato.
Facendosi beffe dei tentativi dei suoi contemporanei di raccontare la vita attraverso la letteratura, Sterne creò un omaggio sempiterno agli oggetti del suo dileggio. Nel suo piccolo, A Cock and Bull Story segue le orme dell'illustre modello ed è un successo quasi suo malgrado.
Lo studio di animazione ora parte della Disney è l'unico sistema di produzione industriale che al momento riesce a produrre contemporaneamente innovazione tecnica, tecnologica e intrattenimento di altissima qualità da 12 anni a questa parte.
Non più spazi claustrofobici e limitati come campo d'azione, bensì ampi paesaggi, coraggiosamente filmati in pieno giorno. Nel complesso, tuttavia, questo terzo capitolo ha ben poco di diverso dagli altri zombie-movie sfornati negli ultimi tempi.
Molto affascinante e convincente nella prima parte, quando psiche e paranoia si fondono al pericolo dell'imprevedibile e inaspettato; improbabile, splatter e scontata la seconda parte del film.
La cura del particolare e l'attenta ricostruzione storica sono ridotte a meri esercizi di stile, a fronte di una pellicola troppo presto esausta per l'abbondanza di sequenze ripetitive.
Il film di Vaughn conserva intatta tutta la magia della fiaba, incanta con la luminosità delle sue stelle e sa divertire e far sognare regalandoci due ore di autentico intrattenimento.
Il film non è mai pungente, il suo umorismo non vuole essere sferzante, ma mira solamente ad intrattenere volando basso, riproponendo quelle insoddisfazioni della famiglia borghese italiana già viste altrove.
Il regista campano presenta alla stampa una satira sulle infedeltà coniugali. Con lui Giorgio Panariello, Enrico Brignano, Lucrezia Lante della Rovere e Luisa Ranieri.
Washington e Crowe si confrontano in un film serrato, sotto l'attenta regia di Scott, che, pur dando fiato ad una pellicola solida e ben costruita, non riesce a mai a farle spiccare il salto.
L'alchimia tra Chan e Tucker è uno spettacolo che non ha prezzo, il film è uno scambio continuo di battute sulle differenze di cultura, stile e lingua, amplificate dal fatto di trovarsi in una città europea per antonomasia ostile agli estranei e di cui i due non sanno niente.
La mistura di generi 'thriller, commedia, dramma familiare' non sempre riesce in pieno e, in molti momenti, è ben visibile la fatica provata nel creare un incastro perfetto tra questi elementi.
Inquadrature sempre piene ed un abile gioco di luci e ombre di chiara ispirazione espressionista, rendono evidenti e terrorizzanti un insieme di elementi ideati proprio per il film che ha creato il culto di Frankenstein ma inesistenti nell'opera originaria.
Regista e cast presentano alla stampa romana questo sorprendente esordio che rappresenta una virata interessante rispetto ai precedenti del team Brizzi-Martani.
Sorprende, e in positivo, questo esordio di Marco Martani dietro la macchina da presa, che conferma una recente tendenza nel panorama del cinema italiano che vede gli sceneggiatori cimentarsi con la regia.
Se la plausibilità dei sentimenti è d'encomiabile coraggio, la rappresentazione cinematografica lascia a desiderare; dalle evoluzioni sessuali all'aspetto fisico, nulla della protagonista conferma l'autenticità dei fatti.
Un prodotto divertente e ben fatto che riesca a non passare inosservato all'interno della grande famiglia delle commedie d'animazione, in quanto ricco di elementi astuti e funzionali.
Un incontro sul set ceco con il supervisore delle creature e il responsabile degli effetti visivi, al lavoro con Il principe Caspian.
Tante novità e un esercito di nuovi personaggi per la prosecuzione delle aavventure dei fratelli Pavensie nell'incredibile mondo di Narnia.
Un film privo di slanci che in ogni caso fa il suo dovere, ovvero quello di intrattenere il pubblico piacevolmente fino ai titoli di coda.
Tanto intrattenimento e ironia per l'episodio di 'Grindhouse' firmato da Robert Rodriguez, nel quale gli aficionados di certe pellicole cult, ritroveranno tutto il fascino perduto e gli eccessi dei b-movies.
Un regista solitamente mediocre come Shankman azzecca il film giusto, grazie alle sue origini di coreografo, a un buon soggetto e a un'ottima schiera di attori.
La kermesse capitolina è pronta ad una seconda edizione che sulla carta si preannuncia decisamente più interessante della precedente, ricca nell'offerta di cinema e nella presenza di star che solcheranno l'immancabile tappeto rosso.
Nella seconda parte del film le emozioni intiepidiscono fino a svanire: il ritratto di questa donna evidentemente malata manca di quella lucidità e del distacco che ci permettevano di comprendere, ad esempio, la solitudine e la follia del giustiziere Robert De Niro in 'Taxi Driver'.
Fresnadillo ripropone gli elementi che avevano caratterizzato 28 giorni dopo e vi accosta una dinamicità ed una fisicità maggiori, a tratti deliranti ed incontrollabili, nella descrizione di fughe, lotte e carneficine di vario tipo.
Come già avvenne nel 1981 è stata replicata da Veltroni la proiezione evento del colossal francese di Gance. Un'occasione irripetibile che riporta gli spettatori indietro di ottant'anni.
Colmo di riferimenti pittorici nella composizione delle inquadrature, profondamente innovativo per l'uso della soggettiva, dei carrelli, delle sovrimpressioni e della macchina a mano, il film di Gance è costituito da un continuo giustapporsi di scene madri.
Kim Rossi Stuart incarna Luca Flores, jazzista di talento, in un film che presenta molti limiti, ma che si rivela intenso e toccante.
Cercando di mettere in ridicolo le fisime e i pudori dei suoi conterranei, Frank Oz firma un'altra commedia dimenticabile, che, nei suoi sforzi di épater les bourgeois, riesce solo a farci rimpiangere i Monty Python.
Per raccontare in maniera più degna il popolo del writing ci sarebbe forse voluto un documentario, perché qui si cerca invece di privilegiare il raccontino generazionale, parlando delle disavventure dei soliti giovani problematici.
Il regista Giancarlo Scarchilli con l'attrice e gli altri interpreti della pellicola in conferenza stampa a Roma.
Alla conferenza stampa per il lancio del film, che ha registrato ottimi incassi in patria, ci sono i due protagonisti, la paffuta Nikki e il teen idol Zac.
Una commedia che piega ben presto sul registro del film sentimentale e commovente, e che non presenta nessuno spunto degno di nota al quale appigliarsi per conferire all'insieme una sufficienza piena.
Glen Morgan propone una generale modernizzazione del remake di Black Christmas che, negli intenti, dovrebbe rendere il nuovo lavoro più accattivante e contemporaneo, ma di fatto lo impoverisce eliminando gli elementi più intriganti.
Dopo una chiassosissima e molto partecipata proiezione del film i tre attori protagonisti sono stati messi sotto dalle domande dei molti ragazzi romani presenti in sala.
Con il solito spietato humour dei film adolescenziali, SuXbad dipinge l'odissea suburbana di tre adolescenti normalmente disperati e mediamente assatanati con una partecipazione fuori dal comune.
Groening spara a zero, attraverso i suoi disegni, contro un'America cinica e bigotta, razzista e facilona, ma lo fa sempre col sorriso sulle labbra di chi parla con incoscienza di gravi problemi reali.
Molaioli "asciuga" a tal punto la materia del thriller da trasformare il film in uno spaccato asettico della realtà di provincia: ma la messa in scena, più che minimale, è proprio minima.
La crisi qualitativa del cinema italiano non è un'invenzione di Quentin Tarantino, che è stato vittima di una gogna mediatica esagerata e senza senso.
Girato scena per scena, mantenendo durante le riprese la progressione logica dello sviluppo narrativo in virtù di una lunga fase preparatoria di prove con gli attori, 12 è un serrato dramma psicologico da camera.
Le chaos si mostra apertamente per ciò che è, un grande feuilleton popolare animato da amori impossibili, invidie, gelosie e scaramucce, con una manciata di forti figure femminili assai diverse tra loro a tessere i fili della vicenda e un cattivo atipico.
Apatow torna così sugli schermi con un'idea sulla carta intelligente, esplorabile, ma che viene ridotta ad una dimensione piuttosto bidimensionale, alla ricerca di una risata facile che in quanto tale diventa banale, poco efficace.
Com'è lontana quella nave che ci conduceva in lidi sconosciuti, in territori che sembravano decretare un nuovo inizio per quel cinema sgualcito, da troppo tempo boccheggiante, affondato dalla banalità e dalla noia di una scrittura senza qualità.
Dopo la presentazione veneziana del suo nuovo lavoro, fischiato dai soliti cronisti buontemponi, il regista napoletano difende il suo film dagli attacchi e dalla polemiche.
Una vera follia pop è Sukiyaki Western Django, demenziale commedia d'intrattenimento che però non manca di attenta qualità estetica.
Le sequenze popolate da più personaggi, la descrizione della fragilità di alcuni e la spietata ambizione di altri permettono ai due registi di intraprendere nuovi sentieri del linguaggio filmico.
Non un film, ma una delicata poesia, il canto dolente per una chimera, scritta con la fissità di una macchina da presa a cristallizzare gli attimi.
Il regista californiano arriva a Venezia per ricevere tanti, meritatissimi applausi e il prestigioso riconoscimento alla carriera.
Reportage di viaggio e al tempo stesso film sentitamente politico, una storia di amicizia divertente e commovente.