Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Scenari suggestivi e affascinanti, per il film di Stathoulopoulos che esplora la relazione tra un monaco e una suora con sottile ironia, pur rivelandosi non del tutto riuscito.
Death Row è una serie di quattro episodi che, con le loro diverse caratteristiche, sanno raccontare aspetti diversi dell'applicazione della pena di morte negli Stati Uniti.
Tra pregi e difetti, il nuovo film di Zhang Yimou è comunque un passo avanti rispetto ai meno riusciti ultimi lavori dell'autore: una produzione di alto livello e un toccante racconto di un evento drammatico e molto sentito della storia del suo paese.
Una lunga e interessante intervista esclusiva con uno degli interpreti dell'ultimo, epico film di Steven Spielberg. E' stato un inquietante Loki in Thor, ed è il coraggioso Capitano Nicholls in War Horse...
Christian Bale, la co-protagonista Ni Ni e l'intero cast hanno accompagnato Zhang Yimou nella conferenza stampa di The Flowers of War al Berlino 2012, dove il film è stato presentato fuori concorso.
Partita come il classico film in cui vengono mostrati gli scheletri nell'armadio di una famiglia americana come tante, l'opera di Thornton diventa invece un'interessante disamina di tre generazioni a confronto, tutte messe alla prova da altrettante guerre.
Il film di Daniele Vicari racconta una delle pagine più vergognose e sconcertanti della cronaca italiana, mettendo a nudo il lato più oscuro e inquietante del nostro Paese, un volto di soprusi e repressione che si nasconde dietro una maschera di civiltà e democrazia.
Il nostro incontro con l'attore che ha presentato oggi il suo quarto lungometraggio diretto, in lizza per l'Orso d'oro; 'Nel film racconto i padri come il mio', ha spiegato in conferenza stampa il regista ed interprete del film.
Senza un attimo di sosta e con la veemenza che constraddistingue il suo stile pragmatico ed allo stesso tempo profondamente intimista, Mendoza ci trascina in una devastante discesa negli inferi di uomini e donne in trappola, privati della loro libertà ma mai della loro dignità, almeno non intenzionalmente.
Il film di James Marsh risulta un'analisi interessante di uno dei tanti aspetti di un fenomeno complesso e recente della storia dell'Europa, ma è soprattutto efficace nel mettere in scena il dramma delle persone le cui esistenze sono state travolte da esso.
Un film che riesce a raccontare il male senza usare personaggi realmente cattivi grazie a una storia che scava nell'animo umano alla ricerca di risposte senza trovarne.
Un'opera tanto libera e appagata da sé stessa quasi non richiederebbe un pubblico che la possa apprezzare ed in effetti resta lì, immobile nonostante le immagini fantasmagoriche.
Dopo trenta film e ventitré anni di carriera, Adam Sandler s'incorona definitivamente re della commedia famigliare facendosi in due nel film diretto dall'amico Dennis Dugan e incentrato su ad una coppia di gemelli sull'orlo di una crisi d'identità.
I protagonisti Cliwe Owen ed Andrea Riseborough, con il regista James Marsh, presentano al Festival di Berlino Shadow Dancer, che racconta uno degli aspetti del terrorismo irlandese.
Il lavoro di Mac Donald ci dimostra che c'è ancora tanto da imparare da un artista come Bob Marley e lo fa senza colpi di scena privi di spessore, ma affidando la sua indagine a rari filmati di repertorio, relativi ai primi anni della carriera e alle foto dei suoi ultimi giorni, testimonianze preziose di una vita mai banale.
In un thriller dai toni noir, sia Gabriel Byrne che Charlotte Rampling dipingono dei ritratti tridimensionali e profondi dei loro personaggi, mettendo in scena l'alchimia che si crea tra i due con delicata misura.
I fratelli Taviani accendono i riflettori sui detenuti di Rebibbia, interpreti di un adattamento del Giulio Cesare di Shakespeare che mette in luce la loro umanità e il loro vissuto. Un esperimento di docu-fiction in cui i dialetti italiani si allacciano alle parole del Bardo per raccontare una moltitudine di storie in bianco e nero.
Il nostro incontro con il cast e il regista del film che racconta i tragici fatti del G8 di Genova del 2001, 'un evento drammatico che ha cambiato la storia e la natura della democrazia', ha raccontato Vicari.
Presentato in concorso a Berlino 2012 Captive, il nuovo film del cineasta filippino Brillante Mendoza che vede protagonista Isabelle Huppert nei panni di un'operatrice umanitaria rapita dagli estremisti islamici.
Iron Sky non è certo il film da cui aspettarsi introspezione o analisi approfondite, ma in fin dei conti si può considerare un esperimento riuscito, seppur non esente da difetti.
Quello di Christian Petzold è un cinema fatto di sottrazione e di riflessione, sorretto da dialoghi scarni, da sguardi e da impercettibili accezioni, e Barbara ne è lo straordinario emblema.
Un esordio alla regia, quello di Angelina Jolie, che ha il suo limite principale nella struttura narrativa, non abbastanza compatta per reggere un film di due ore, ma si lascia apprezzare per il coraggio di raccontare una storia assolutamente non facile.
Il Festival di Berlino tiene a battesimo il debutto registico di una delle dive più amate di Hollywood, che per il suo esordio ha scelto di raccontare la guerra nei Balcani; 'Dopo questo film sarà difficile tornare a lavorare a qualcosa di diverso', ci ha raccontato la Jolie.
Applaudita proiezione per la stampa questa mattina per la prima opera italiana in concorso alla Berlinale, una docufiction girata nel carcere di Rebibbia in cui un gruppo di detenuti inscena il Giulio Cesare di Shakespeare; 'Un'emozione vera lavorare con loro', hanno spiegato i registi in conferenza.
Un'opera spontanea di grande contenuto emotivo che si fa portatrice di un imperativo e insieme di un'urgenza impellente, un'esperienza tutta da vivere che infervora e commuove, capace di travalicare ogni schieramento politico e ogni divisione ideologica.
A moi seule risulta un esperimento non completamente riuscito, inadatto a dire qualcosa di nuovo ed interessante su un tema drammatico di cui si limita a tratteggiare un quadro sbiadito.
A dispetto della creatività sbalorditiva del romanzo di Foer, Stephen Daldry sceglie una via più sicura, eppure questo non penalizza la fruizione di una storia che trova la sua forza nei legami profondi che si instaurano tra i personaggi.
Mai Wei è a tutti gli effetti un colossal di guerra in cui Kang Je-gyu è abile nel mettere in scena le battaglie, tirarsi indietro quando si tratta di mostrare i momenti più drammatici e cruenti, ma allo stesso tempo concedendo qualcosa allo spettacolo.
Presentato nella sezione Panorama il film-documentario di Tony Gatlif che attraverso gli occhi di una giovane immigrata racconta il movimento globale che negli ultimi mesi ha investito e occupato tutte le piazze d'Europa e del mondo.
Girato per lo più con una camera a mano che segue passo passo i movimenti delle splendide protagoniste, Farewell, My Queen è un'opera tutta al femminile caratterizzata da un'impronta profondamente espressiva, fantasiosa ed al contempo straordinariamente realistica del suo autore.
Don 2 conferma la capacità di Bollywood di tenere testa al cinema hollywoodiano nel creare prodotti di puro intrattenimento che sappiamo accompagnare lo spettatore in una serata senza di disimpegno e relax.
Presentato a Berlino il film d'apertura di Benoît Jacquot incentrato sulla figura della regina Maria Antonietta e su quella della sua devota dama di compagnia, frutto della trasposizione cinematografica del pluripremiato omonimo romanzo del 2002 di Chantal Thomas.
Conferenza affollatissima per la giuria composta tra gli altri da Ashgar Farhadi, Charlotte Gainsbourg e Jake Gyllenhaal e presieduta da Mike Leigh; 'Col suo spirito la Berlinale sta sconfiggendo Hollywood', ha sentenziato il regista inglese.
La minaccia fantasma conferma, a tredici anni dalla sua uscita, sia i limiti che i motivi di interesse che aveva mostrato all'epoca; la terza dimensione, tuttavia, non sembra aggiungere molto al sontuoso look del film, risultando spesso solo abbozzata.
Un film che, pur vantando un'esteriorità innovativa, in realtà continua a celare un contenuto tendenzialmente semplice caratterizzato da un'architettura narrativa volta al minimalismo.
Resoconto dell'eccezionale evento promozionale che ha coinvolto contemporaneamente ben tredici capitali mondiali, tra cui Roma, durante il quale sono intervenuti in diretta il regista e il cast dell'atteso reboot dell'Uomo Ragno e per la prima volta sono stati mostrati il nuovo trailer in 3D e una succosa anticipazione di otto minuti del film.
Sulla falsa riga del ghost-thriller coniugale di Zemeckis con Michelle Pfeiffer e Harrison Ford, suo quasi omonimo, La verità nascosta gioca con lo spettatore e lo mette in condizione di credere che si tratti effettivamente di una storia analoga a quella cui ammicca furbescamente il titolo.
In occasione del ritorno in sala del piccolo, surreale cult di Eros Puglielli, abbiamo fatto due chiacchiere con il regista.
Dopo il successo di Femmine contro Maschi, Fausto Brizzi torna al cinema per presentare la sua prima commedia tridimensionale sul sesso e i tabù che da sempre accompagnano l'argomento.
Lo script lavora su alcuni stilemi ricorrenti del thriller americano, senza rivisitarli in maniera innovativa: il regista Asger Leth punta più sulla spettacolarità di alcune sequenze, dimostrando una discreta capacità nell'orchestrare l'azione.
Abbiamo incontrato l'irresistibile maialina e il suo verdissimo fidanzato per parlare del loro ritorno al cinema, insieme alle altre star di Sesame Street. Con loro c'era anche il regista James Bobin.
Da Chi ha bussato alla mia porta? al tanto atteso Hugo Cabret, il regista newyorkese si fa portavoce di un background artistico costruito attraverso una serie infinita di racconti che hanno fatto di lui, non solo un regista, ma un amorevole e accurato storico della materia cinematografica.
La follia di Hesher, e l'azzeccata interpretazione di Joseph Gordon Levitt, molto dicono di un personaggio che è più complesso di quanto lasci trasparire.
Al contempo opera di genere e d'autore, Millennium - Uomini che odiano le donne è un film penetrante, teso, sofferto, crudo, messo in scena in maniera impeccabile da un regista che con l'abilità degna di un cesellatore è riuscito a sorprenderci ancora una volta, a far completamente sua un'algida storia di violenza e giochi di potere entrata con veemenza nell'immaginario collettivo europeo.
Per il suo lungometraggio d'esordio Emiliano Corapi sceglie di rappresentare frammenti di esistenze invisibili, capaci di mostrare sotto gli stimoli della realtà una determinazione tanto inaspettata quanto drammaticamente comune.
Gli è toccato uno dei personaggi cult nel remake di Ammazzavampiri: in occasione dell'uscita in home video, il popolare ex Doctor Who ci racconta la sua esperienza con Fright Night - Il vampiro della porta accanto.
Nonostante un budget ridottissimo, Emiliano Corapi realizza il suo primo lungometraggio grazie anche alla disponibilità artistica di un cast formato da Vinicio Marchioni, Daniele Liotti, Donatella Finocchiaro e Claudia Pandolfi.
Hugo Cabret è principalmente un lirico omaggio tributato da Scorsese alla Settima Arte e ad uno dei suoi pionieri; ma è anche una favola moderna, romanzo di formazione su un ragazzino che cerca il suo posto nel mondo, in una società vista come un enorme ingranaggio in cui ogni pezzo deve trovare la sua collocazione e la sua funzione.
Mentre le nomination agli 84esimi Academy Awards regalano qualche sorpresa, il premio del DGA sancisce lo status di superfavorito di The Artist, mentre il SAG sembra riaprire una paio di contese in ambito attoriale.
Dopo sei anni di silenzio, Andrew Niccol torna sul grande schermo con un action futuribile interpretato dalla stella del pop Justin Timberlake e incentrato sull'ossessione dell'eterna giovinezza.