Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Da un mito troppo ingombrante come quello de L'esorcista di Friedkin fino a L'altra faccia del diavolo, di William Brent Bell, passando per numerosi esperimenti interessanti e b-movies: la nostra panoramica sul cinema 'posseduto'.
Abbiamo incontrato i due doppiatori del nuovo successo animato della Illumination Entertainment, giunti a Roma per raccontarci l'avventura ecologica vissuta al fianco di un guardiano baffuto molto speciale. A loro si è aggiunto anche il cantante Marco Mengoni, alla sua prima esperienza nel doppiaggio di un cartone.
Quattro anni dopo la sua realizzazione, l'interessante horror di Ivan Zuccon approda finalmente in sala, rompendo una decennale "invisibilità" del suo cinema nel nostro paese.
Nato in anni di accurata osservazione della fauna notturna che frequenta club e ritrovi della movida, Jonny Groove, con i suoi pantaloni maculati e le magliette attillate, è un concentrato di manie e amenità varie.
Nato nel lontano 1912 dalla penna di Edgar Rice Burroughs, meglio noto per essere il creatore di Tarzan, John Carter si presenta come un immenso compendio del genere fantasy, un lungo viaggio verso le forme, i personaggi e le situazioni che hanno definito la narrazione stellare e la struttura di un ipotetico panteon fantascientifico e non solo.
La nostra piacevole chiacchierata con il creatore di Jonny Groove, il personaggio di Zelig che debutta sul grande schermo nel film in uscita il prossimo 9 marzo; 'Avevamo pensato di farlo dirigere a Giulio Manfredonia o Luis Prieto, ma Jonny è rimasto con me'.
Il regista italiano, con alle spalle sei lungometraggi pressoché sconosciuti in patria ma di culto all'estero, ha presentato in conferenza stampa il suo film, liberamente ispirato a un racconto di Lovecraft.
L'esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore Michael Brandt è un film spionistico dall'impianto tradizionale che sfrutta alcuni archetipi del genere (in particolare il tema della doppia identità) senza però riuscire a dosare in maniera convincente suspense e colpi di scena improvvisi.
Il regista degli acclamati Train de vie e Il concerto è giunto in Italia per presentare il suo ultimo film, in concorso allo scorso Festival di Cannes, in cui affronta questa volta il tema della cultura araba e del fondamentalismo, con il consueto stile a metà tra commedia e dramma. Con una parlantina tipicamente yiddish, Radu si è prodigato nell'illustrare ai giornalisti gli svariati aspetti di quest'opera complessa e stratificata.
Matteo Rovere va oltre la concretezza del romanzo firmato da Sandro Veronesi e affida il destino del suo film al volere di un cast armonicamente amalgamato ma mai omologato, in cui le diverse individualità si mettono al servizio di personaggi decisamente in cerca di attori.
Verdone, in una commedia dalla struttura più corale delle precedenti, racconta l'Italia della crisi da una prospettiva inedita, quella di tre padri separati; narrandoci così quella che è di fatto una storia di miserabili moderni.
L'interesse del regista Benedek Fliegauf si concentra unicamente sul piano emotivo della storia. Gli spazi immensi, le praterie incontaminate, le spiagge deserte sono teatro di una relazione sentimentale che prosegue anche dopo la morte, la presenza fisica degli esseri umani è ridotta all'osso e il passo lento della narrazione viene reso attraverso l'uso insistito di campi lunghissimi, sospensioni e silenzi.
Un Carlo Verdone simpatico, nel finale anche emozionato, ha presentato ai giornalisti romani il suo nuovo film, in cui affianca Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti.
Anche quest'anno la nostra redazione ha espresso le proprie preferenze riguardo alle candidature degli Oscar, e a Hugo Cabret di Scorsese va il maggior numero delle 'nostre' statuette.
Dismessi, momentaneamente, i panni del maresciallo Cecchini, l'attore approda al cinema nella trasposizione del romanzo di Camilleri. L'incontenibile Nino ci racconta della sua esperienza sul set siciliano e accenna ai suoi nuovi progetti.
Un successo, quello di Quasi amici, che si deve al modo in cui sono dosati gli ingredienti principali del film: un umorismo lieve ma non sguaiato, il giusto spazio alle emozioni, e una storia non nuova ma sicuramente piacevole e divertente.
A pochi anni dal suo esordio cinematografico, Matteo Rovere torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia di quotidiane inquietudini ispirate dalla penna di Sandro Veronesi
In occasione dell'uscita della sua divertente commedia, che racconta la nascita del vibratore, abbiamo incontrato la regista Tanya Wexler che ci ha raccontato genesi e curiosità del film.
Il film di Ken Kwapis racconta una storia che tenne l'opinione pubblica ambientalista (e non solo) col fiato sospeso, avvicinando americani e sovietici nell'opera di salvataggio di tre balene: il risultato, però, sfiora spesso il semplicismo, e l'emozione paradossalmente latita.
Con questa riedizione 3D, fin dal momento in cui le prime immagini subacquee che accarezzano il relitto del Titanic ci danno il benvenuto immergendoci in un mondo sommerso e ovattato capiamo di trovarci di fronte a uno spettacolo senza precedenti.
Se a livello di sceneggiatura non regala grandi momenti di originalità, il lavoro di Espinosa ha comunque dalla sua una convincente resa della componente più spiccatamente fisica della pellicola, e un cast che si dimostra ben assortito.
Dopo il grande successo televisivo de Il commissario Montalbano e molte rappresentazioni teatrali ispirate alle sue opere, Andrea Camilleri si prepara a espugnare il grande schermo con un romanzo dall'insolita struttura narrativa e dall'inaspettata attualità.
Smessa la maschera composta di occhiali e cicatrice saettante, Daniel Radcliffe si presta a indossare quella di un giovane padre vittoriano con tanto di barba e longilineità britannica alle prese con fantasmi dispensatori di morte.
Sean, ormai adolescente, si ritrova nuovamente catapultato in un'avventura rocambolesca: sulle tracce del nonno paterno e accompagnato dal patrigno Hank, si dovrà destreggiare tra animali immaginifici e pericoli decisamente reali.
Tsui Hark sa giocare con la terza dimensione, sfruttando la profondità nel mostrare le ambientazioni ed allo stesso tempo facendo sì che colpi ed oggetti volino verso lo spettatore durante gli articolati combattimenti.
Una complessa faida familiare, che si sviluppa in un arco narrativo piuttosto ampio e in una struttura narrativa di impronta teatrale. Il tutto sullo scenario della Cina rurale dei primi anni Dieci.
Un film sui ricordi del passato per Miguel Gomes, che punta sul bianco e nero e su scelte stilistiche che pesano sulla struttura narrativa, almeno per la seconda parte del film.
Scenari mozzafiato, ammalianti vedute aeree notturne e sconfinate panoramiche sui fiordi norvegesi fanno da sfondo ad una storia familiare intensa e lancinante ricca si spunti di riflessioni sul contesto umano e sociale che ruota intorno ad una piccola comunità costretta a passare dall'interminabile e asfissiante buio delle notti polari al sole di mezzanotte del solstizio estivo.
Quello che in Maupassant era l'indagine puntuta di certi malcostumi della nuova società francese diventa nel film del duo Donnellan-Ormerod, una vacua (e innocua) disamina sulla grettezza umana.
Presentato a Berlino il dramma sentimentale interpretato da Robert Pattinson, Uma Thurman, Christina Ricci e Kristin Scott Thomas che riporta sul grande schermo l'omonimo controverso racconto di Guy de Maupassant incentrato sull'aristocrazia parigina della fine del XIX secolo.
Nel duro dramma di Kim Nguyen, la piccola Komona, una bambina soldato di soli dodici anni, racconta la sua storia in bilico tra la ferocia della sua realtà e la magia della sua immaginazione.
Il film di Hans-Christian Schmid non si perde mai in smancerie o in inutili leziosità ma col suo incedere rigido, minimalista e nostalgico, grazie ai movimenti puliti e lenti della macchina da presa che indugia sugli ambienti e sui silenzi più di quanto faccia sui volti dei protagonisti, regala emozioni a non finire.
Avvincente nella resa dei protagonisti, accurato nella ricostruzione storica, il film dell'autore danese soddisfa per l'ampio sviluppo narrativo, modulato attorno a fatti realmente accaduti, ma non si distacca dai canoni del dramma in costume.
La nostra intervista al promettente interprete dell'ultima fatica del regista di Incontri ravvicinati del terzo tipo, War Horse.
Un dramma cupo e angosciante per il regista Benedek Fliegauf, che vede al centro della storia una famiglia rom in grave pericolo.
Quello di Elliott è un debutto che non convince completamente, penalizzato da una sceneggiatura troppo frettolosa nel descrivere i personaggi e le loro motivazioni.
Attorno al giovane protagonista, la regista costruisce un mondo di furti e solitudine nel quale è difficile trovare certezze e che si svela in maniera equilibrata e graduale.
Con atmosfera onirica e rarefatta, Edwin è abile a comunicare il senso di perdita, di smarrimento, ma rischia di dilatare troppo i tempi e perdere l'attenzione dello spettatore.
Per raccontare la storia di Satchè, il regista punta su una fotografia cromaticamente ricca e dettagliata, piena di luce, e giocata su primi piani ravvicinati e fuori fuoco, ma è soprattutto il colore ad avere un ruolo di grande importanza e in contrasto con l'idea che tutti abbiamo della morte.
Nata come rilettura delle spy story, il film di Soderbergh finisce per essere un ibrido incapace di fissarsi nella memoria dello spettatore.
Fracassi e Lauria non si limitano a raccontare le giornate del G8 genovese, ma approfondiscono anche il periodo che l'hanno preceduto, ricreando il contesto socio-politico in cui i fatti si sono verificati.
Chi ha adorato le precedenti commedie di Alex de la Iglesia, in particolare il nerissimo 'La Comunidad', troverà 'La chispa de la vida' una commedia più convenzionale, che tuttavia si lascia guardare con piacere.
Presentato a Berlino nella sezione Special Gala fuori concorso la nuova tragicommedia del regista spagnolo incentrata stavolta sulle emozioni di smarrimento della brava gente di fronte alla crisi economica che sta investendo l'Europa e sulle difficoltà del mondo del lavoro.
Affiancato da Michael Fassbender, da Antonio Banderas e dalla protagonista Gina Carano, il regista ha parlato della sua svolta 'leggera'; 'Il mio film rilasserà il pubblico impegnato del Festival'.
E' l'inconsapevolezza uno dei pilastri su cui il regista esordiente David Brooks e lo sceneggiatore Chris Sparling hanno scelto di costruire la tensione narrativa della pellicola.
Keanu Reeves intervista grandi autori americani per analizzare le differenze tra la lavorazione in pellicola ed in digitale, componendo un quadro completo ed esaustivo delle nuova tendenza tecnologica.
Emozionante benché ingenuo e semplicistico nella sceneggiatura, il film di Spielberg si fa apprezzare soprattutto grazie al lavoro dei reparti tecnici e alla gestione - davvero strabiliante - dei protagonisti equini.
Da applausi l'interpretazione della Theron, che tocca i massimi livelli mai raggiunti, indimenticabili alcuni dei duetti che prendono vita sullo schermo ma alla fine la sensazione è quella di aver assistito ad un film che non osa fino in fondo e non varca la soglia del politicamente scorretto.
La Berlinale celebra la grande attrice americana con la consegna questa sera dell'Orso d'Oro alla carriera e lei ha risposto ammaliando la platea dei giornalisti con una conferenza stampa a cuore aperto e dai toni molto divertiti; 'Essere la Thatcher non è stato difficile, ma a fine giornata bevevo sempre un bicchiere di gin e tonic'
Presentato nella sezione fuori concorso Special della 62ma edizione della kermesse berlinese il nuovo film di Reitman che vede protagonista un'accattivante Charlize Theron nei panni di un'immatura cronica decisa a riconquistare il cuore del suo ex.