Un film sugli intrighi di potere, sulle mezze verità, sui dati occultati, sulla sete di ideali, che fra fotogrammi sgranati stile documentario e flashbacks in bianco e nero, si cimenta in un'interessante ipotesi storico-politica sul sequestro di Aldo Moro.
Una buona riedizione a doppio disco con video finalmente restaurato per il capolavoro di Orson Welles
Tema classico ed abusato, trattato in una maniera irritante e scontata, zeppo di luoghi comuni e di psicologismi della peggior specie e come se tutto ciò non fosse sufficiente attraverso la forma dei continui rimandi narranti del protagonista allo spettatore.
Anderson ha realizzato un film profondo e stratificato, dove sotto una superficie fatta di genialità visiva, meravigliosa e sbalorditiva eccentricità, irrefrenabile umorismo, si nuove sinuosa (liquida) una storia commovente e struggente, la storia di un uomo alle prese con un difficile bilancio esistenziale.
Iniziato con la direzione della fotografia di Paul Cameron, Collateral è proseguito, dalla terza settimana di riprese in poi, con Dion Beebe poiché il primo cinematographer ingaggiato è stato allontanato per divergenze creative con il regista Michael Mann.
Il digitale è un formato, un lessico non ancora standardizzato e l'utilizzo di tale mezzo comporta, ineluttabilmente, la necessità di sperimentare, di "improvvisare, seguire il flusso dell'imprevedibilità del jazz", come, per tutto il film, è costretto a fare ed a ripetere il grigio-killer/Vincent/Cruise.
Arriva alla sua naturale conclusione la saga di Edgar Reitz, che copre ottanta anni di storia tedesca vista attraverso gli occhi di persone comuni che vivono la loro quotidianità in un paese carnefice e vittima.
Col terzo Heimat si chiude la grande saga cinematografica, tra storia e romanzo, sulla Germania, l'ambizioso progetto che Edgar Reitz ha dedicato alla sua terra e a tutti coloro che cercano una patria. Il regista tedesco ne ha parlato alla stampa romana.
L'edizione Warner del film di Alexander Payne spicca soprattutto per una resa video quasi da riferimento
Prima dell'uscita di Mar Adentro, il suo film più amato dalla critica, appena premiato con il premio Oscar per il miglior film straniero, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Alejandro Amenábar. Eccola a voi.
Quasi dieci anni dopo 'Underground', Kusturica torna ad occuparsi del conflitto dei Balcani, mescolando le influenze shakespeariane da sempre presenti nel suo cinema con un tocco di commedia debitore dei film di Frank Capra.
Le nuove procedure non hanno stravolto l'immagine della cerimonia, ma hanno contribuito ad accelerare il ritmo dello spettacolo, che si è rivelato sobrio e sintetico soprattutto nei discorsi di ringraziamento.
Una commedia che, a modo suo, porta sul grande schermo l'amaro della quotidianità, ironizzando sulla chirurgia estetica come sull'abuso di telenovelas, sul significato della famiglia come su quello dell'amore...
Il film propone uno scontro di dimensioni teoricamente epiche, opponendo il granitico Snipes nientemeno che al Principe delle Tenebre: il risultato, però, delude a causa di una sceneggiatura esile e di una regia piatta e ripetitiva.
Quattro intrepidi tutori della legge sono soli contro tutti. Quel tutti è rappresentato da Al Capone, "dittatore" della mala, pubblica e privata, nella Chicago anni Trenta. Brian De Palma confeziona un'opera magistrale che non disdegna i punti nodali del suo cinema.
Quando due vite s'incontrano in modo inimmaginabile, il paradiso non può più attendere. Meglio volare in alto, dunque. Fino a scomparire nella "virtualità" dell'adattamento di un incompiuto progetto kieslowskiano.
Ci prendiamo la responsabilità di dichiarare che l'operazione della cineasta italiana, già autrice di documentari e di operazioni estremamente di nicchia, è coraggiosa e di grande qualità.
Il film funziona, nonostante dei momenti di stanca piuttosto obiettivi, quando illustra il disagio psicologico del personaggio nella sua quotidianità e nella gestione dei rapporti sociali piuttosto che quando ambisce a spiegare il perché di questa dissociazione.
Francis Lawrence, talentuoso e prolifico regista di videoclip, al suo debutto cinematografico sceglie la via del pastiche, una contaminazione di generi e stili che fa di Constantine un lavoro totalmente privo di identità, di quel tocco personale che lo renda unico ed appassionante.
Ottima edizione a doppio disco per l'esilarante cult con Peter Sellers
Abbiamo incontrato a Roma il regista di The Assassination, in occasione della presentazione alla stampa del suo film.
Un film forse non facilissimo, che tuttavia ripagherà lo spettatore che si farà lo sforzo di entrare in sintonia questa moderna parabola spirituale con grandi emozioni e la consolante, potente affermazione del valore della solidarietà umana.
La 55° edizione della Berlinale, partita in sordina a causa della mancanza di film di grande richiamo per il pubblico, si è fatta notare comunque un programma valido e variegato, nonchè per l'impeccabile organizzazione.
E' una delle uscite più attese dell'intero 2005, e minaccia di essere uno dei più grandi comic movie mai realizzati. Per sapere se manterrà le promesse dovremo aspettare il giorno 1 aprile, quando il film debutterà nelle sale americane.
Con delicatezza, il film di Rothemund commuove ed emoziona, Sophie Scholl è ritratta come una ragazzina coraggiosa, ma la sua disarmante semplicità ed il suo sorriso fanno volare il cuore dello spettatore più in alto dei suoi volantini bianchi.
Le voci italiane del nuovo lavoro in computer-grafica della Dreamworks si ritrovano a Roma per presentare alla stampa 'Shark Tale', le avventure sottomarine del pesciolino Oscar e del suo amico squalo Lenny.
Una super edizione con audio e video ottimamente ricreati per un film che ha appassionato i fedelissimi dei mostri made in Universal
Incontro a Roma con regista e cast per la presentazione di 'Cuore sacro', il nuovo intenso lavoro del papà de 'Le fate ignoranti'.
In un film quasi senza sbavature, ben scritto ed interpretato, l'autrice non rinuncia ad inserire spunti di riflessione sulle difficoltà del passaggio all'età adulta.
Più di un sorriso ci accompagna nel seguire la vita di questa piccolissima comunità, l'innocente scoperta del mondo esterno, il sorgere di domande su di esso, e la sensazione che resta al termine della visione è di sognante dolcezza.
Solnze è'un film ermetico ed opprimente dai colori plumbei e dall'estremo rigore stilistico; in piena e rinnovata aderenza con le radici teoriche e narrative del cinema sovietico delle oigini.
Due vite, due solitudini, due outsider il cui incontro cambierà completamente la vita di ognuno: un film sorretto da un equilibrio magico, che affronta senza retorica un tema difficile come quello dell'handicap.
Superata la prima metà del film, il regista sembra fare una scelta ben precisa, ovvero quella di non osare mai e non tentare mai di andare oltre gli aspetti più superficiali della sua storia .
Il cast di Hitch ??" Lui sì che le capisce le donne a Berlino in una vivace conferenza stampa.
Seppur di non facile fruizione, il film rappresenta una scommessa vinta, un prodotto originale quanto emozionante, che coniuga tecnica documentaristica e narrazione teatrale per dare nuova vita a una delle personalità più note e amate della storia del sol levante.
Dopo l'incantevole inizio, il film sembra subire una brusca frenata, diventando a tratti inutilmente prolisso e indugiando in alcuni personaggi e intermezzi non del tutto riusciti, che distolgono l'attenzione dai plot principali, rendendo frammentaria e disomogenea l'opera nel suo complesso.
Ottima edizione a due dischi per il film di Castellitto. Ricca anche la parte dei contenuti speciali
Una conferenza abbastanza animata e interessante per un film che non ha troppo entusiasmato la stampa presente al 55. Festival di Berlino.
E' la storia di Million Dollar Baby ed il modo in cui è raccontata a far sì che questo sia un grandissimo film; una storia forte della sua classicità (e quindi della sua universalità), ma proprio tanto classica poteva correre il rischio di risultare scontata se non raccontata nella giusta maniera.
Tra tentazioni hard-core, siparietti da musical decisamente stranianti per contenuti e significati ed ossessioni formali, Tsai Ming-Liang ci proietta all'interno di un contesto piuttosto avaro di significati e di riflessioni instaurando la forte sensazione della gratuità.
Una pellicola piatta e poco interessante sia nei temi che sul versante tecnico.
Asia Argento presenta finalmente in Italia Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, il film tratto dal best seller autobiografico di J.T. Leroy, forte del discreto successo ottenuto lo scorso anno ai festival di Cannes e Toronto.
La forza devastante del film risiede nell'incanto disincantato rielaborato con tenera semplicità dalla nostra Asia. Un road movie, un'odissea allucinata a stelle e strisce in fiamme, un viaggio interminabile attraverso il Tennessee, lungo le sue strade spoglie, dentro i suoi motel decrepiti.
Il film di Clint Eastwood ha ricevuto dalla Warner un trattamento superbo sul piano del video. Meno convincenti gli extra
Nonostante la struttura narrativa del film abbia qualche legame con il genere horror, il film di Chan in realtà si sviluppa in modo da offrire allo spettatore un'inquietante riflessione sulle torture che si autoinfligge chi non riesce ad accettare serenamente e con sicurezza gli anni che passano.
Il regista e i due protagonisti del film erano a Berlino per raccontare Hotel Rwanda; con loro l'uomo che ha vissuto la drammatica vicenda durante i mesi del genocidio ruandese.
Un grandissimo buco nell'acqua dove vanno ad affogare rispettivamente un regista diacronicamente bravo nel realizzare thriller, un Gary Sinise costantemente a disagio nei panni dello psicologo di turno, e soprattutto un narrato che anziché definirsi per le sue tinte fantastiche ed introspettive si farà ricordare per la sua inconsistenza, questa sì memorabile.
Una storia di armi, di onore, di vendetta, in pieno stile classico e che segue quasi in pieno le caratteristiche del genere, ma che allo stesso tempo presenta interessanti digressioni sul tema.
Il film si dimostra una piacevole sorpresa, che tiene bene il ritmo e intrattiene lo spettatore senza annoiare e soprattutto con accenni a temi che danno un tocco di spessore in più alla solita commedia hollywoodiana.
Il regista capisce che il problema palestinese è troppo complesso per essere rappresentato al cinema da una sola angolazione e si accontenta quindi di rappresentare la realtà.