Tecnicamente molto meno ineccepibile dei classici a cui si ispira, il film azzecca alcuni buoni momenti ma si trascina un pò stancamente nella retorica del genere, incapace di affrancarsi da un incipit troppo esplosivo che costringe il film a vivere esclusivamente sulla sfera dell'azione.
Un viaggio entusiasmante in cui al sublime naturale si uniscono la sapienza di una tradizione documentaristica antica e uno sforzo produttivo fuori dal comune.
Boyle mette il proprio estro al servizio di una storia che vuole incontrare il gusto di grandi e piccoli, ma prigioniero di questa favola moderna nel quale ha scelto di cacciarsi incontra il limite più grande proprio nel suo virtuosismo.
Partendo da un spunto anche relativamente interessante - la legittimità di chiamare in causa il gigante dei fast food per i problemi di salute legati all'obesità - Spurlock confeziona un documentario incentrato su una tesi disarmante nella sua ovvietà.
Un'edizione a doppio disco ma nel complesso appena sufficiente per il capolavoro di Martin Scorsese
Prince &the Revolution, 'Parade': e Prince si tinse di bianco e di nero.
Un edizione sottotono per un bellissimo film che meritava sicuramente un trattamento migliore
L'ultima fatica Pixar riesce ancora a stupire: ottimo video, una ricchissima dose di extra e un audio davvero da applausi
In attesa dell'imminente arrivo nelle nostre sale della divertente commedia spagnola 'Crimen Perfecto' abbiamo avuto modo di incontrare il regista Alex de la Iglesia e gli ottimi interpreti Guillermo Toledo e Monica Cervera.
Dieci anni dopo aver sconvolto la vita di Jim Carrey, la Maschera torna in un film più infantile, con un protagonista inadatto e un'"umorismo" a tratti imbarazzante: un film, comunque lo si voglia vedere, che si caratterizza per la sua inutilità
Beppe Cino si allontana dalle coordinate del neorealismo lungo le quali si muoveva il suo maestro Rossellini, per tentare una strada più poetica e visionaria.
Un film decisamente soddisfacente che si caratterizza per la ricchezza e molteplicità di tematiche e di riflessioni affrontate e per la continua oscillazione tra diverse derive stilistiche e narrative, più o meno degnamente riproposte in un canovaccio visivo tipicamente post-moderno.
La febbre è un film coraggioso sulla normalità oggi in Italia, con tutte le implicazioni negative che questo sottintende, ma è anche la storia di un amore che ammala e apre le porte alla felicità.
Emozioni e risate, comicità naturale che si confonde con la poesia, sono gli elementi vincenti di una sceneggiatura che tratta problemi importanti senza però renderli indigesti.
Ad una diffusa superficialità nella narrazione e nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, corrisponde però un'attenzione sul piano visivo che porta alla creazione di un universo selvaggio e suggestivo.
La regia si adegua al tema giovanile (e giovanilistico) della trama: Rubini dirige con ritmo vivace e con sguardo appassionato, la macchina da presa scivola rapida tra i vicoli e sorvola le assolate campagne pugliesi a fotografare i suoi protagonisti.
La regia di Lumet è trascinante e semplicemente geniale nel comporre le inquadrature sui giurati: li avvolge in fluidi piani sequenza, li scruta dagli angoli della stanza, li appaia e li separa, e poi passa ai dettagli, e li rivela.
Un'edizione a due dischi che soddisfa sotto tutti i punti di vista: video e audio sono ottimi, e anche gli extra sono tutti da gustare
La Director's Cut del film di Antoine Fuqua è soddisfacente dal punto di vista tecnico, ma lascia un po' l'amaro in bocca per la scarsità degli extra.
Dirigendo il sequel del 'The Ring' americano, Nakata prova a mediare tra la sua visione autoriale dell'horror e le esigenze dell'industria della paura hollywoodiana: pur non mancando i buoni momenti, il risultato delude, principalmente a causa di una sceneggiatura confusa e incerta sulla strada da prendere.
Lungi dal credere che scrivere un film sull'amore sia il veicolo per trovare finanziatori che lo producano perché sanno di correre meno rischi al box office, è curioso con quale frequenza la parola stessa venga scelta ed usata nei titoli.
Produzione dedicata sostanzialmente ad un pubblico di giovanissimi, il film si caratterizza per un generale, buon livello tecnico, ma anche per la mancanza di qualsiasi tentativo di andare oltre il target scelto.
A solo un anno di distanza dal commovente Big Fish, Tim Burton è atteso sugli schermi con due nuovi lavori: La fabbrica di cioccolato e The Corpse Bride.
Peccato che un cast così preparato e sopra le aspettative, debba sacrificarsi ad una regia scarna, piatta e inesistente, dove l'abuso del primo piano sembra esistere in virtù di zoom dalla platea, ma non restituisce forse il clima del palcoscenico.
Non c'è la verve "favolosa" di Shrek o l'allure anni '40 de Gli incredibili, ma c'è la vita, il mondo, fatto a bulloni. Ogni elemento del nostro quotidiano è trasformato in metallo in movimento.
Tra dati di cronaca, teorie extradimensionali e introspezione psicologica, Mark Pellington ha creato un film in cui i tre elementi distintivi citati combaciano alla perfezione.
Se la ricerca del significato della morte si combina tragicamente con le predizioni d'inevitabili catastrofi, per il giornalista John Klein non resta che capire chi sia quella strana creatura che ha fatto visita alla moglie nell'attimo più tragico delle loro vite...
"Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...": è da questi elementi che Cristo offre in sacrificio per noi che Mel Gibson legge la sua Passione. Esaltandone il significato più profondo.
Un film adulto, robusto, a suo modo anomalo, in grado di liberare lo spettatore dalla frustrante e costante sensazione del déjà-vu e dall'ozioso gioco della ricerca del killer.
Un incontro con il simpatico musicista, che debutta nel mondo del doppiaggio con la pellicola targata Blue Sky/ Fox.
Un'edizione super, ottima sotto tutti i punti di vista, che sarà considerata l'esempio con cui si scontreranno tutte le uscite d'animazione da qui in futuro.
Naomi Klein e Avi Lewis parlano del loro ultimo lavoro The Take, della nuova stagione del cinema documentario e dell'esperienza argentina delle occupazioni operaie delle fabbriche.
Cliniche, scuole, cantieri navali, industrie alimentari, realtà diverse con diverse esigenze, ma unite dallo stesso fermo convincimento: attraverso l'eliminazione degli sprechi e la riduzione del profitto è possibile continuare a produrre, anche all'interno di un sistema capitalista.
Un film improntato al massimo della stilizzazione visiva, dove i media visivi di riferimento sono - oltre ovviamente ad un certo cinema d'azione ma anche western, come ben testimoniato dal tema dell'assedio - fumetto da un lato e videogame dall'altro.
Quello che però va riconosciuto al regista Brad Silberling è di aver cercato in tutti i modi e di essere perlomeno parzialmente riuscito a riportare sul grande schermo lo spirito particolarissimo alla base dei romanzi di Lemony Snicket.
Cosa succede quando un agente segreto perde la sua intera squadra e viene accusato ingiustamente dell'accaduto? La colpa, per quel che riguarda De Palma, potrebbe anche essere dello spettatore. Vedere (e leggere) per credere, possibilmente prima dei canonici cinque secondi dall'autodistruzione.
Si ride e si sorride con facilità, senza pretese, con il supporto di interpretazioni di buona levatura anche se stereotipate che vanno da sole, recitando quasi su un canovaccio che conoscono a memoria.
Abbandonando intelligentemente la retorica facile da war movie suddivisa in "buoni vs cattivi", la Bier preferisce focalizzare sulla tragedia vissuta sulla pelle dei protagonisti, accompagnarli in tutte le sfaccettature del quotidiano.
I due protagonisti del film, a Roma per presentare il film, raccontano l'esperienza sul set di 'Non desiderare la donna d'altri.'
La regista napoletana racconta in conferenza stampa la complessa genesi di questo film, tratto dal romanzo di Enzo Striano.
La pellicola, accorata e tecnicamente rifinita, soffre di una sceneggiatura debole e di una recitazione approssimativa, e i tocchi surreali che vorrebbero donare al film un giocoso onirismo sanno decisamente di già visto.
Ispirandosi alla vera storia del ricercatore Alfred Kinsey, i cui studi sul sesso scandalizzarono gli USA negli anni '40, Bill Condon dirige un film dalla forte carica divulgativa, la cui riuscita è dovuta soprattutto a un ottimo Liam Neeson.
Sull'onda del successo straordinario ottenuto in patria, arriva anche da noi il film greco-turco di Tassos Boulmetis. Il regista è venuto a promuoverlo a Roma, e ne ha raccontato il concepimento.
Dio creò il mondo in sette giorni. E L'ottavo giorno i Monty Python pensarono bene di distruggerlo, o di sovvertirne le regole già ben consolidate, in poco più di un'ora e mezza.
Il kolossal di Wolfgang Petersen è presentato in un'edizione a doppio disco di qualità buona ma non eccezionale. Anche per gli extra si poteva fare qualcosa di più
Ottima edizione a doppio disco dall'eccezionale resa tecnica per il film di Kerry Conran caratterizzato da un affascinante look retrofuturistico
Il film è ben girato e diretto, ambientato in un mondo ricco e patinato ma senza quegli eccessi di glamour che avrebbero potuto confinarlo in una realtà lontana e estranea.
Polson sfrutta il materiale con intelligenza, giocando con l'ambiguità dei dialoghi e delle situazioni; immagini nascoste, non rivelate, occhieggianti da dietro una porta, celate da una tenda da bagno, velate dal fitto bosco autunnale.
Ale e Franz volano al cinema. La panchina di Zelig si trasferisce in un paesino di provincia dove si svolgono in parallelo una partita a scacchi vivente e l'organizzazione di un'evasione. I Nostri due si trovano nel mezzo. Niente di nuovo, solo una puntata di Zelig ambientata fuori porta.
Riconoscimento sociale e fortuna sono gli obbiettivi della giovane donna, una concezione romantica dell'amore ancora di là da venire, una vita fatta di strategie, piccoli e grandi inganni, opportunismi e miserie, accordi e convenienze che mettono decisamente in secondo piano la sfera affettiva.