Spike Lee

Regista, Produttore, Sceneggiatore
Biografia

Cenni biografici di Spike Lee


Shelton Jackson Lee nasce il 20 Marzo 1957 ad Atlanta, Georgia , da una famiglia successivamente trasferitasi a Brooklyn. Il padre, Bill, è un musicista jazz (e collaborerà alle colonne sonore di gran parte dei suoi futuri film); mentre la madre, un'insegnante, ha cominciato a soprannominarlo Spike per via della corporatura esile e del carattere testardo. Studia cinema al Morehouse College di Atlanta, vero e proprio tempio della cultura afroamericana, dove inizia a sviluppare l'interesse per uno stile artistico che catturasse la specificità culturale della comunità nera, e in seguito si iscrive alla New York University, dove conosce Ernest Dickerson, suo futuro direttore della fotografia, ma anche il maestro Martin Scorsese, che diverrà suo amico.

Dopo alcuni cortometraggi, che già si distinguono per lo stile originale, aggressivo e provocatorio, nel 1982 Spike Lee realizza come tesi di laurea il suo primo lungometraggio, Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads, che riscuote notevoli consensi di critica e vince il premio come miglior film al Festival di Locarno.
Già due anni dopo il regista fonda la sua celebre casa di produzione, 40 Acres & A Mule Filmworks, che prende il nome dal risarcimento che il Governo americano avrebbe dovuto attribuire agli afroamericani alla fine dello schiavismo (ovvero quaranta acri di terra e un muro). Con modesti fondi realizza due anni dopo il suo secondo lungometraggio, Lola Darling, con protagonista una ragazza disinibita che alterna ben tre amanti diversi. Nel frattempo Spike consegue la notorietà anche grazie alla direzione di videoclip e di una serie di spot pubblicitari con la star del basket NBA Michael Jordan, in cui appare anche come attore.

Ottiene un maggiore successo commerciale con il terzo film, Aule turbolente, curioso college movie che è stato definito il primo musical afroamericano della storia del cinema, interpretato da futuri attori di spicco, come Laurence Fishburne e Samuel L. Jackson, che il regista ha contribuito a lanciare.
Il boom internazionale Spike Lee lo ottiene però nel 1989 con il fenomenale Fa' la cosa giusta, film a suon di rap (alla colonna sonora partecipano anche gli amici Public Enemy), che descrive il crogiuolo di etnie che popolano l'amata Brooklyn, in cui compaiono, tra gli altri, John Turturro, Danny Aiello, Rosie Perez, e lo stesso regista. Presentato a Cannes, l'opera è stata apprezzata dalla critica ma non ha ricevuto alcun premio, suscitando le ire di Lee; l'Academy invece lo ha candidato per la migliore sceneggiatura.

Nel 1990 affronta un altro tassello importante della cultura afroamericana, quello musicale, con Mo' Better Blues, che ha per protagonista un eccentrico musicista jazz, interpretato da Denzel Washington, ennesimo interprete che Spike ha contribuito a lanciare. Segue il delicato e intenso Jungle Fever, sorta di versione aggiornata a Brooklyn di Romeo e Giulietta, con protagonisti l'italoamericana Annabella Sciorra e l'afroamericano Wesley Snipes. Anche quest'opera non ha mancato di suscitare polemiche (in particolare da parte dello stesso pubblico afroamericano); mentre per la sua interpretazione in un ruolo secondario Samuel L. Jackson è stato premiato al Festival di Cannes con un riconoscimento creato ad hoc.

Al 1992, invece, risale quella che è l'opera più imponente, sentita e sofferta del regista, la biografia Malcolm X, dedicata alla figura che più lo ha ispirato, incarnata in maniera magistrale da Denzel Washington, candidato all'Oscar. Il film, finanziato da una cordata di star afroamericane, rappresenta uno dei momenti più alti di celebrazione della cultura nera, anche se è stato inevitabilmente accompagnato da polemica da parte di vari esponenti della comunità.
Dopo questo ingente sforzo produttivo, che non è riuscito a ottenere i riscontri sperati in termini di incassi al botteghino, Spike Lee si dedica a prodotti più minimalisti e disimpegnati, come la commedia autobiografica Crooklyn, incentrata sulle vicende di una famiglia afroamericana di Brooklyn, cui segue un'altra commedia, Girl 6 - Sesso in linea, con protagonista una ragazza che lavora in una chat line erotica interpretata da Theresa Randle, che annovera però anche i cammei di numerosi divi.

A queste si aggiungono altre piccole produzioni dal tono più esplicitamente politico, come Bus in viaggio, che racconta della Million Man March per i diritti dei neri organizzata dal reverendo Louis Farrakhan e il documentario 4 Little Girls, su un attentato che causò la morte di quattro bambine di colore in una chiesa battista.
Il ritorno a un cinema più mainstream avviene con He Got Game, con il quale il regista torna anche a lavorare con Denzel Washington, questa volta nei panni di un giocatore di pallacanestro che rischia la galera, cui segue S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York, che rappresenta una vera e propria svolta nel cinema dell'autore, perché si tratta del primo film di genere puro (per la precisione un thriller su un serial killer) non incentrato sulla comunità americana e con protagonisti attori bianchi (John Leguizamo, Mira Sorvino e Adrien Brody).

Nel nuovo millennio, dunque, il regista continua ad alternare progetti legati alla propria comunità - come Bamboozled, caustica satira sugli stereotipi razzisti nel mondo dello spettacolo americano - con opere dalla portata universale, come il capolavoro La 25ª ora, dolente ritratto della società statunitense frantumata dopo la tragedia dell'undici settembre (è infatti il primo film a mostrare il Ground Zero), affidato alle intense interpretazioni di Edward Norton e Rosario Dawson. Spike diversifica le sue produzioni nel tono e nel formato, passando dall'episodio pilota della serie noir Sucker Free City, poi non realizzata, alla commedia sopra le righe Lei mi odia, fino allo struggente documentario When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts, che elabora la tragedia dell'Uragano Katrina, presentato al Festival di Venezia.

Il regista torna al cinema di genere in senso stretto con Inside Man, uno dei più serrati e ben congegnati film di rapina degli ultimi anni, che vede fronteggiarsi un ladro filosofo, interpretato da Clive Owen, e un ingegnoso detective impersonato da Denzel Washington. A questo film, così serrato e contenuto, segue invece lo strabordante melodramma Miracolo a Sant'Anna, impacciato omaggio al neorealismo italiano che rievoca il massacro di Sant'Anna di Stazzema dal punto di vista di un gruppo di soldati di colore, suscitando le polemiche delle associazioni partigiane, che hanno accusato il regista di revisionismo.

Dopo il flop di questo lungometraggio di finzione, Spike Lee si è dedicato a diversi documentari: Lovers & Haters, incentrato sulla cantante Mariah Carey, Passing Strange, su un celebre musical, e Kobe Doin' Work, dedicato alla star dei Lakers Kobe Bryant (anche se il regista è un tifoso sfegatato dei New York Knicks, di cui non si lascia sfuggire nemmeno una partita allo stadio).