Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Con un intreccio insolito per un prodotto targato Milkyway, 'Life Without Principle' potrebbe forse segnare una svolta, o quantomeno un'evoluzione, per la carriera di un gigante del cinema di Hong Kong come Johnny To.
Missione di pace non ha certamente la forza irriverente di MASH e nemmeno la poetica malinconia di Mediterraneo, ma rappresenta una simpatica e leggera incursione nella commedia antimilitarista da parte dell'esordiente Francesco Lagi.
Le cose buone contenute in Texas Killing Fields sono molte. Al di là delle imperfezioni narrative e di qualche incertezza nel montaggio, il film scorre deciso verso la risoluzione finale dimostrando una buona capacità di controllo della tensione grazie ai colpi di scena che costellano il plot, ma questo non cancella i difetti della pellicola.
La visione del film di Bachschmidt non può lasciare indifferenti e ed è facile prevedere che il film, distribuito il 15 settembre, scatenerà nuove polemiche mettendo il dito in una ferita che non accenna a richiudersi.
Il film di Sokurov non è una vera e propria trasposizione dell'opera di Goethe, ma una trattazione filosofica sulle ambizioni di un essere umano rappresentato come creatura più che mai fallace, in un contesto in cui tutto intorno a lui sembra caratterizzato da disfacimento.
Maestro di stile e grande esteta del cinema, Friedkin va ad esplorare in modo assai più osceno rispetto al passato i meccanismi perversi e deliranti della violenza che genera altra violenza, e lo fa con un noir polveroso e sanguinolento in cui non esiste un eroe né una vittima, in cui non c'è un vincitore né un perdente, ma solo un grido disperato e liberatorio provocato dal disfacimento morale dei nostri tempi.
Un'operazione che sulla carta potrebbe ricordare quella tentata da Frank Miller e The Spirit, ma per fortuna con risultati ben diversi, perché laddove il film di Miller era un vuoto showcase di attori famosi e immagini ad effetto, il film di Gipi si concentra soprattutto sul messaggio di un'Italia addormentata, un paese assuefatto, in crisi non solo economica ma soprattutto morale.
Scritto assieme alla moglie Simona Izzo e a Leonardo Marini, il film di Tognazzi perde quasi subito l'appeal comico per assumere i toni di una divagazione, un tantino moraleggiante, sui classici stravizi degli scapestrati ex ragazzi di un tempo e sulle malinconie della 'nuova' vecchiaia.
Piccolo gioiello del cinema spagnolo capace di combinare perfettamente fantascienza, dramma introspettivo e analisi sociologica in una fiaba cibernetica con protagonisti umani, cyborg umanoidi, animali meccanici e prototipi sperimentali.
In Quando la notte la maternità non viene vista come qualcosa di scontato e naturale, ma si tenta di metterne in scena i lati negativi, le difficoltà e quel senso di inadeguatezza e di claustrofobia che accompagna le neomamme nei primi anni di vita dei figli.
Un complesso dramma allegorico e grottesco che racconta improvvisamente di un uomo che si rende conto della monotonia della propria vita e, cosa ancor più importante, di come in realtà possa bastare molto poco per poterla spezzare.
Il viaggio di un uomo che nel perseguire il proprio piano viene a contatto con una realtà che non lascia speranza, un uomo a cui continuamente viene mostrata la propria impotenza di fronte alla giustizia, alla corruzione umana, alla propria inadeguatezza come padre.
Il regista nipponico sembra essere uno dei pochi, non solo nell'ambito del cinema asiatico, ad aver intuito le potenzialità reali del 3D, e ad usare questa tecnologia in modo conseguente.
Un progetto che nasce dalla classica domanda 'se avessi un ultimo giorno da vivere, cosa faresti' e svela un Ferrara inedito e sorprendente, che potrebbe essere ad una svolta personale piuttosto importante.
Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati.
Il film di Di Biagio si propone di affrontare il tema del tradimento in chiave di commedia, gettando al contempo uno sguardo sul contrasto tra la vita della periferia romana e quello degli ambienti dell'alta borghesia.
Fernanda Pivano ci ha fornito la chiave del paradiso, ha arricchito la nostra cultura propagandando, attraverso le opere da lei tradotte, la libertà di pensiero, la giustizia, la pace, ma anche l'irriverenza, la lotta contro l'establishment perbenista e l'ipocrisia.
La Arnold sacrifica in parte tutto l'aspetto sanguigno e violento della storia, creando una sorta di bolla protettiva davanti alle vicende raccontate, con una climax narrativa che sembra non arrivare mai ad una conclusione soddisfacente.
Sensi di colpa, gelosie, confusione tra sogno e realtà, paranoia adolescenziale fanno da sfondo a questa inefficace storia di maturazione raccontata attraverso la metafora vampiresca in un modo del tutto banale.
Il villaggio di cartone, intriso di religiosità, contiene un forte afflato mistico accompagnato da un'accesa denuncia nei confronti dell'opulenta società occidentale.
Film intenso e struggente che racchiude in due ore abbondanti l'accorato grido di dolore di una generazione ma soprattutto di un popolo che si ritrova spaesato, solo, abbandonato al suo destino, vittima dei suoi stessi errori ma anche capace di guardare avanti con speranza.
Gli straordinari duetti tra Deanie Ip ed Andy Lau, ovvero una caratterista veterana ed un vero e proprio divo del cinema orientale, regalano momenti di grande tenerezza e autentica commozione.
Di fronte al lavoro di un cast di eccellenza in cui tutti svolgono egregiamente la propria funzione, si comprende come la trama gialla che sottende il film funzioni perfettamente come chiave d'accesso a un mondo oscuro.
La voce fuori campo dello stesso Vasco si racconta e ci racconta, con tono ora sottilmente nostalgico ora punteggiato di ironia, il suo passato e gli inizi del suo percorso artistico, uniti a riflessioni più personali sul suo approccio alla vita e alla musica.
Il film parte benissimo, ritmato, brillante, paurosamente graffiante, ma ad un certo punto la magia si spegne, in corrispondenza di un'infiltrazione onirica che stenta a funzionare e a portare il film sul giusto binario, con il risultato che il tutto viene bruscamente mitigato.
Come capita spesso quando ci si trova di fronte ad opere prime ambiziose non possiamo parlare di scommessa completamente vinta; la singolare scelta di ambientare la pellicola in un'epoca lontana e in un contesto rurale viene ripagata dall'ottima resa dei bellissimi paesaggi della Toscana, ma alla cura stilistica non corrisponde un'uguale attenzione narrativa.
I fratelli Marco e Antonio Manetti portano ulteriormente avanti la loro idea di cinema di genere italiano del nuovo millennio, con un occhio rivolto a un passato mai dimenticato ed uno proiettato nel futuro.
Con Shame Steve McQueen supera lo scoglio della seconda opera, confermandosi come uno dei più interessanti filmaker in circolazione. Al centro del suo film, la difficoltà del protagonista di cambiare e di relazionarsi con qualcuno al di là del sesso.
Terraferma conferma il talento purissimo di un regista capace di narrare storie dalla grande forza emotiva, attraverso immagini nitide e incisive, che senza concessioni ad una banale spettacolarità toccano lo spettatore nel profondo.
Tutto è recitazione e anche quelli che sembrano attimi di vita vera, istantanee rubate dalla macchina da presa, alla luce del puntiglio del Pacino regista risultano anch'esse sequenze coreografate in cui il Pacino attore interpreta il Pacino personaggio.
A James Franco il personaggio di Sal Mineo, interpretato nel film dal camaleontico Val Lauren, sta particolarmente a cuore e lo dimostra l'ostinata dedizione che lo ha spinto a realizzare un progetto coraggioso e anticommerciale come questo.
Un film dall'atmosfera magica, che si fa perdonare qualche eccesso di troppo con alcune scenette davvero esilaranti e soprattutto un protagonista tenero ed intenso quale lo straordinario Mathieu Amalric.
I quattro autori di Scossa usano il sisma di Messina come filo conduttore comune per concentrarsi sugli aspetti della tragedia che stanno loro più a cuore, dalla perdita degli affetti, all'analisi socioeconomica della società post-terremoto, dai fatti di sangue e dagli incidenti causati dal sisma alla critica feroce ai provvedimenti presi dallo stato per assistere i terremotati.
La recensione di Contagion, film di Steven Soderbergh che racconta le conseguenze di un mondo sconvolto da una nuova pandemia da virus, con Matt Damon Jude Law e Gwyneth Paltrow.
Nonostante la storia non si discosti molto da quella di 'Green Snake', la componente emotiva che impregnava il film di Tsui Hark del '92, è quasi del tutto assente. Difficile ritrovare l'eredità di una cinematografia unica al mondo in un tentativo mal riuscito di fondere cinema per ragazzi di stampo occidentale con una tradizione che è, per sua natura, con esso inconciliabile.
L'esordio al lungometraggio di finzione di Hernán Belón è un'opera affascinante e coraggiosa che utilizza ritmi da thriller per raccontare il complesso stato d'animo di una donna in circostanze particolari.
Se dovessimo dire quello che affascina di più in questa folle rielaborazione dei rapporti umani è l'assoluta naturalezza con cui Yorgos Lanthimos presenta un racconto leggibile su livelli diversi e complessi.
Patierno mette il dito nella piaga mostrando come, in un paese grossolanamente razzista e disorganizzato come l'Italia, la scomparsa degli immigrati paralizzi anche l'efficiente Nord, ma il regista non affonda la lama affrontando la questione solo in modo superficiale.
Cut denota, da parte del regista Naderi, una conoscenza abbastanza approfondita dei modi e dei tempi del cinema giapponese, dai ritmi dilatati ai totali sulla metropoli e sui suoi abitanti.
Le prove attoriali si rivelano un elemento fondamentale di un film sì imperfetto ma affascinante, che conferma il suo autore come esponente di un cinema in grado di rimettersi sempre in gioco, senza aver paura di suscitare discussioni ed, eventualmente, dividere.
Racconto di formazione che vede come protagonista un ragazzino pericolosamente attratto dalla violenza, il film di Rolando Colla riesce solo in parte a rendere la drammaticità della vita di Nik e dei personaggi che con lui condividono quel difficile momento della vita che è l'adolescenza.
A distinguersi per originalità, in Scialla, non sono tanto temi e intreccio quanto la caratterizzazione dei personaggi principali affidata all'esordiente Filippo Scicchitano, un ragazzone romano spigliato e sorridente qui alla sua prima esperienza recitativa, e all'esperto Fabrizio Bentivoglio.
Il cinema di Garrel non è certamente per tutti i palati, ma è forte l'impressione che per conferire alle scarne battute quel senso di gravitas richiesto dai temi affrontati servano attori di livello più alto dei due protagonisti di questa pellicola.
Con rara maestria Gaglianone riesce, almeno fino ad un certo punto, ad intrecciare alla perfezione i cambi di scenario tra passato e presente in un flusso narrativo che scivola nella gola dello spettatore come una bibita ghiacciata.
Ambizioso e patinato, il film di Madonna ricostruisce con fin troppa eleganza gli universi opposti in cui si muovono le due protagoniste, Wallis Simpson e una giovane donna dei nostri giorni che alla duchessa di Windsor guarda come modello di vita; la continua ricerca dell'immagine bella è forse il limite maggiore del film.
Carnage è a tutti gli effetti una black comedy, tanto esilarante quanto irriverente, che non nasconde la sua genesi teatrale ma anzi la ostenta in modo elegante attraverso la scelta coraggiosa ma assolutamente vincente del real time.
Un tentativo non riuscito, nonostante lo sforzo produttivo e l'evidente volontà di prendere a modello i più recenti esempi di blockbuster orientali (specie cinesi) che hanno tuttavia alle spalle realtà produttive più consolidate e professionalità di ben altro livello.
L'opera di un maestro come Wiseman è l'affascinante ritratto di un mondo meno "crazy" di quello che si possa supporre, ma patisce la mancanza di un vero e proprio fulcro narrativo, un filo rosso forte in grado di mantenere compatta la narrazione.
Victor Kossakovsky porta avanti per tutta la durata del film un tema affascinante, spesso abusando un po' di virtuosismi con la macchina a presa. Il risultato è uno spettacolare e sentito omaggio all'incredibile varietà offerta dalla Natura e dai suoi abitanti.
Il rigore della messa in scena e l'equilibrio narrativo che, per buona parte della sua durata, caratterizzano Stockholm East, ne fanno un esordio a cui vale la pena dare un'occhiata.