Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Tutti conoscono la sua storia, la sua lotta per i diritti umani, il suo sorriso e il suo sguardo di speranza. L'hanno definita il Mandela al femminile: la Stella della Birmania e le sue gesta hanno fatto il giro del mondo ma ora, grazie al ritratto cinematografico di Luc Besson, Aung San Suu Kyi resterà per sempre anche nella storia del cinema contemporaneo.
Il film di Steven Spielberg è un concentrato spettacolare di fiaba e infantile incanto; la raffinata messa in scena della storia di un eroe ragazzino, realizzata con il massimo delle tecnologie a disposizione.
Assistito a livello produttivo dal regista di Paranormal Activity Oren Peli ed a livello narrativo dall'amico Leigh Whannell, che insieme a lui ha dato vita alla saga di Saw, il regista James Wan sceglie di riscoprire un suo vecchio amore e di abbandonare definitivamente il torture porn per cimentarsi con l'inflazionatissimo filone delle case stregate confezionando un horror-thriller ibrido di grande impatto visivo sullo spettatore.
Il film segue in maniera piuttosto fedele gli avvenimenti narrati nel primo romanzo della fortunata saga dell'autore australiano John Marsden, che fonde un intreccio bellico con il racconto della maturazione di un gruppo di ragazzi. Tuttavia, nella trasposizione cinematografica del regista e sceneggiatore Stuart Beattie a predominare è la componente puramente action.
Tom e Julia sono una coppia da rom-com fuori tempo massimo, ma c'è di buono che è proprio su questo elemento autoironico che Larry Crowne s'impernia, la superdiva brilla, pigra e imbronciata, il doppio premio Oscar languido, imbolsito e infatuato.
Il film di O'Connor mette in scena l'archetipico confronto tra due fratelli separati, ponendolo sullo sfondo di una disciplina caratterizzata da un alto tasso di violenza, che ben si adatta alla durezza della storia rappresentata.
Un film spiritoso in cui si ride spesso e di gusto, talvolta a denti stretti, nonostante manchi un importante ingrediente come la coralità e di quel pizzico di approfondimento narrativo intorno ai singoli personaggi che aiuta, in questi casi, a rendere più fluidi gli intrecci e più naturale l'evoluzione della storia.
Pur con qualche battuta d'arresto, il film di Oliver Parker non delude le aspettative, grazie ad un cast ispirato, in cui spiccano le interpretazioni dell'inossidabile Rowan Atkinson, della rediviva Gillian Anderson e di Rosamund Pike.
E' evidente l'origine teatrale del film di Andrès Arce Maldonado, ma il regista riesce a equilibrare le atmosfere da teatro dell'assurdo con inserzioni di grande impatto cinematografico, esaltando così le ottime interpretazioni dei due protagonisti.
Diretto da Claudio Risi e scritto dalla coppia Bomprezzi/Falcone, Matrimonio a Parigi apre in netto anticipo la stagione dei cinepanettoni con una commedia ispirata a 'I tartassati di Steno' che non riesce, però, a ricreare la magia di quella comicità plausibile eppur devastante.
Il secondo episodio cinematografico che ha per protagonista la combattiva streghetta in erba unisce un intreccio avventuroso e un'ambientazione esotica, dallo stile bollywoodiano, con delle importanti riflessioni sulla multiculturalità, sul rispetto dell'ambiente e sulla legittimazione del potere.
La fedeltà al testo è pressocché totale, ma non mette al riparo il film di Martelli da una lunga serie di pericoli, il primo, il più grave, l'assenza di reali momenti comici.
Quello diretto da Antonio Frazzi è quindi un film tv classico, che concede allo spettatore tutto quello che si può volere da un'opera del genere, puntando a raccogliere un coinvolgimento più genuino possibile.
Senza alcuna presunzione di autorialità, lontano da qualsiasi ricostruzione storica se non quella di una Parigi caratterizzata dalla sua particolarità architettonica, Anderson progetta un universo fantastico all'interno del quale muovere i suoi personaggi, più o meno tratteggiati con surrealismo, come pedine di un monumentale gioco di società.
Al di là delle inevitabili polemiche, questa versione televisiva de Il generale Della Rovere rappresenta un tentativo onesto di reinterpretare una storia nota ai più, che forse potrà indurre gli spettatori più giovani al recupero di quello che è un classico assoluto del cinema.
Un film perennemente in bilico tra commedia e tragedia, 'L'amore fa male' non assume un'identità precisa fino alla scena finale, quando un lieto fine un po' buonista lieto va a ricomporre il puzzle in tutti i suoi tasselli.
Gli amanti della saga adoreranno questo quinto cruentissimo capitolo farcito di splatter, sangue, punteruoli conficcati, ossa rotte e umorismo nero e si sentiranno, finalmente, di nuovo a casa.
Mia Wasikowska è semplicemente straordinaria. Sul suo volto pallido si materializza con estrema naturalezza un'infinita gamma di espressioni che corrispondono ai tormenti, alle gioie e alla frustrazione di Jane Eyre.
L'equilibrio tra il carattere melò della storia e la misura nei toni della narrazione è il punto di forza di questo film, con cui Van Sant racconta una storia d'amore che, al netto del contesto in cui prende piede, ha comunque tutti i crismi della classicità.
Tornati ad una leggerezza probabilmente più consona alle loro corde, i fratelli Carlo e Enrico Vanzina giocano la carta 'Ex', che a suo tempo portò tanta fortuna a Fausto Brizzi, ma il risultato ottenuto è una narrazione tendenzialmente superficiale con una vaga presunzione di critica sociale.
Una serie di omicidi a sfondo religioso, un bel commissario tormentato dai ricordi e una giovane poliziotta in lotta con la depressione: questi, insieme a un cast dall'indubbio valore estetico, gli elementi su cui punta Faccia d'angelo per fare breccia nel cuore degli italiani.
Il problema in produzioni del genere è che ci si lascia trasportare da una certa retorica, rischio che in questo caso viene corso un paio di volte; nel complesso però ci troviamo di fronte ad un'opera intensa, ben recitata dal cast internazionale.
Se la trama di Gemelle può, sulla carta, presentare qualche punto di contatto col cinema che il regista (e l'intera serie) si propongono di omaggiare, lo svolgimento e l'estetica del film tradiscono subito la sua natura di prodotto da prime time televisivo.
Seguendo la lezione di Twilight, il film di John Singleton si segnala come un particolare e inconsueto esempio di contaminazione tra il genere thriller e quello del teen movie. Balza subito agli occhi come Abduction sia costruito interamente sulla presenza fisica di Taylor Lautner, che tenta di candidarsi a nuovo action-man di riferimento per il pubblico adolescenziale.
James Strong ci parla di uomini prima ancora che di calciatori, della loro lotta per diventare una squadra e di quella per continuare a esserlo.
Diego Abatantuono esordisce alla regia in una sorta di viaggio on the road dal ciglio di una strada, in cui l'eterogenea forza lavoro di un autogrill dovrà tentare l'impossibile per conservare il posto di lavoro.
Con la sua comicità prevedibile e un cast a cui non si chiede molto più di quello a cui è abituato, il film di Paolo Costella non rappresenta certo una novità nel panorama cinematografico nostrano, ma rimane comunque un'occasione per sdrammatizzare su alcune delle debolezze della nostra società.
La nuova fiction Il signore della truffa si basa principalmente sulla simpatia e sul carisma di un Gigi Proietti più che mai mattatore, perfetto per il ruolo di un criminale romantico al tramonto.
L'interpretazione di Cesar, il dolore e la rabbia insieme che vengono dal suo volto e dalla sua figura, sono probabilmente il principale punto di forza del film.
Sarah Jessica Parker torna sul grande schermo con una commedia dall'umorismo classico e dalla tematica per lei insolita, che la vede finalmente pronta ad aprire le porte ad un futuro professionale post Carrie Bradshaw.
Se vi aspettate una dura disamina sociale su quella particolare forma di campanilismo che sfocia in un becero razzismo, questo film non fa per voi; ciò che interessa al regista è la possibilità di sfruttare in ogni minimo risvolto un canovaccio consueto per permettere ai singoli interpreti di scatenare la loro indole comica.
Al ritmo di canzoni neomelodiche, pistolettate e dolenti muggiti, va in scena una tragicommedia forte che parla di noi, di uomini e donne, di meschinità e di orgoglio, di passato e futuro e, immancabilmente, di vita e di morte.
Sergio Caballero esordisce alla regia con un film di indubbia originalità, fatto di immagini capaci di togliere il fiato e di riflessioni ironiche, che ci guidano attraverso un racconto fiabesco sulla difficoltà di esistere.
Nel suo terzo documentario dedicato all'artista canadese, Demme segue Neil Young nel suo concerto a Toronto, in cui protagonisti sono l'album The Noise ma anche i suoi grandi successi del passato.
Nel loro secondo lavoro, Luca e Gustav tornano per la strada, a cercare l'Italia che merita di essere vissuta e in cui è ancora possibile credere.
Un Butch Cassidy redivivo è il protagonista di questo western atipico di Mateo Gil, che anche nel ruolo del regista conferma la sua attenzione al personaggio, al suo mondo interiore e alla sua natura più vera.
Nella sua opera prima, Prashant Bhargava ci regala un affresco intimo e autentico sull'India che sta cambiando ma non è ancora pronta ad abbandonare le proprie tradizoni, attraverso il pittoresco filtro della festa degli aquiloni di Ahmedabad.
Traendo spunto dalle storie del proprio cast di non professionisti, Brendan Fletcher realizza un film emozionante e sincero sulla ricerca delle proprie radici, sul bisogno di dare un senso alla propria vita e ai propri rapporti, sull'importanza della responsabilità.
Con il suo film di diploma, il ventinovenne coreano Yoon Sung-Hyun ci regala n vivido ritratto dell'amicizia, della gelosia, della paura al tempo dell'adolescenza, intriso della delicata sensibilità del cinema orientale.
Commedia piena di buone intenzioni e soprattutto di ottimi spunti narrativi, il film non mantiene fino in fondo le premesse lasciate intravedere nella prima parte, penalizzato da una coralità che raramente diventa ricchezza della storia nella sua complessità.
Il regista John Madden e gli sceneggiatori, per questo remake dell'israeliano The Debt, si sono sforzati di andare oltre il film-fotocopia, modificando in modo decisivo la struttura narrativa e dando alla loro pellicola un ritmo più serrato, che la avvicina ad un vero e proprio thriller.
Salito alle cronache cinematografiche grazie ai successi de L'ultimo Re di Scozia e State of Play, Kevin MacDonald si lascia sedurre dal fascino del passato con The Eagle, epica storica sulla misteriosa scomparsa della IX Legione romana.
Nella sua pellicola d'esordio, il francese Angelo Cianci dà vita a un divertente e sofisticato intreccio in cui sequestrato e (improbabili) sequestratori finiscono per scoprire di non essere poi così diversi, e che la linea che separa i buoni dai cattivi è spesso tracciata con un po' troppa approssimazione.
Attraverso un'opera metà fiction e metà documentario, i due registi raccontano la crisi economica greca e, con essa, la crisi di due diverse giovinezze: quella anagrafica, del giovane Haris che pensa solo all'oggi, e quella spirituale, del poliziotto Vassili che non sa più mettersi in gioco.
La regista confezione un'opera intimista ma anche con una spiccata verve da dark-comedy, incentrata su una protagonista un po' burtoniana, ossessionata dalla tragedia per sfuggire alla solitudine e per colmare il proprio bisogno di affetto.
Le creaturine blu ideate da Peyo rivivono in una trasposizione cinematografica che utilizza vari espedienti - a partire dalla mescolanza tra animazione tridimensionale e ambientazioni live action - con l'obiettivo di conquistare un pubblico trasversale, non riuscendo però appieno nell'impresa.
Nonostante Il Commissario Zagaria renda omaggio ai personaggi resi celebri da Banfi nelle commedie di culto degli anni Settanta e Ottanta, la miniserie Mediaset segue però il trend della fiction contemporanea, ispirandosi soprattutto a Montalbano, non solo per l'intreccio investigativo, ma soprattutto per la smaccata connotazione regionale. Ma naturalmente la serie è cucita addosso a Lino Banfi, autentico mattatore, che dà libero sfogo alla sua incontenibile vis comica.
Per il suo primo documentario, Soderbergh sceglie un protagonista d'eccezione: quello Spalding Gray che tanto ha saputo farsi amare dall'America per la sua pungente, tragica comicità, e che tanto ha contribuito alla riflessione sul senso dell'arte.
Kotoko presenta una certa ricercatezza visiva, che si esplicita soprattutto nell'attenta ricostruzione degli interni, nella presenza costante degli oggetti infantili e nell'insistenza sui colori primari, parti di un mondo in cui la protagonista si illude di poter conservare un rifugio per sé e suo figlio.
Damsels in distress è una frizzante commedia caricaturale tutta giocata sulla demenzialità spicciola e sulla parodia della società americana.