Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Gatto è finalmente protagonista di un'avventura tutta sua: un viaggio avventuroso alla ricerca di una fortuna inimmaginabile, ma anche l'occasione per ritrovare un tesoro, ben più importante, che credeva di aver perso per sempre.
Faenza torna a New York per raccontare con ironia e dolcezza il percorso di un adolescente verso la maturità. Un tragitto non facile, ma raccontato con leggerezza e qualche clichè di troppo.
La disperazione di Paola-Ulidi, le sue crisi violente e gli scatti d'orgoglio bastano, assieme allo sguardo rigoroso di Zoni, a fare di Ulidi piccola mia un'affascinante opera prima.
Un thriller accattivante, avvincente e mai noioso nonostante la sua silenziosità, ben congegnato narrativamente nonostante la lentezza con cui si svolgono gli eventi.
Un film, Way Home, che parla fondamentalmente d'amore, che non giudica e non parteggia ma semplicemente racconta in modo realistico e vero situazioni e stati d'animo in cui tutti nella vita potremmo ritrovarci improvvisamente immersi.
Avrebbe potuto essere un interessante istantanea dell'Iran di oggi, il film di Negati regala invece poche emozioni sprecando colpevolmente l'ottimo potenziale della storia, in un faragginoso sviluppo narrativo.
Marco Bechis va alle radici del fenomeno della propaganda fascista, una 'fabbrica del consenso' comune a tutte le dittature, ma che chiaramente assume una diversa valenza per noi spettatori e cittadini di oggi.
Un argomento triste e penoso che la regista francese trasforma in una sorta di film d'avventura, pieno d'azione, di colori, di tenerezza e di vita, ma soprattutto d'amore, il fulcro intorno a cui ruota tutta la storia.
Il film delle Coulin, finanziato dallo storico produttore dei fratelli Dardenne, Denis Freyd, immerge da subito lo spettatore in un'atmosfera rarefatta e rispecchia in pieno la bellezza e l'incertezza dell'adolescenza.
Opera dalla schiettezza strabiliante, quello di Werner Herzog non è un pamphlet politico contro la pena di morte, ma l'esempio cristallino di come un tema del genere possa diventare nelle mani giuste una riflessione acuta sull'essere umano, sulle sue contraddizioni.
Pur non raccontando una storia originalissima nelle sue linee generali, Sleep Tight accompagna lo spettatore in un pauroso viaggio negli oscuri meandri dell'animo umano e del sadismo psicologico, segnando una sorta di rinascita per la carriera del regista spagnolo.
Adulti poco cresciuti e adolescenti troppo maturi si affrontano in una storia che riflette una certa diffidenza verso la natura umana, che non spinge mai troppo sul pedale del cinismo ma bensì punta tutto su una tenerezza di fondo che pervade il film dalla prima all'ultima scena.
Il racconto dell'impresa sportiva di una squadra di baseball diventa il pretesto per mettere in scena un'umanità ferita, quella che insegue la vittoria, aspettando (im)pazientemente che arrivi e che magari arrivi alle proprie 'folli' condizioni.
Tratto in parte da un racconto di Richard Matheson, il film di Shawn Levy sa miscelare bene i suoi elementi più propriamente spettacolari, gli immancabili combattimenti tra robot di ogni forma e dimensione, con gli inevitabili buoni sentimenti che il rapporto padre/figlio mette in campo,
Nel caso di questo Happy Feet 2 in 3D, è corretto dire che formula che vince non si cambia: il film segue narrativamente, infatti, le tracce lasciate dal suo predecessore, anche in una storyline semplice e lineare, con un protagonista che dopo una delusione va a cercare la sua strada altrove distaccandosi dalla famiglia e dalla comunità.
L'opera del regista russo andrebbe apprezzata se non altro per la volontà di recuperare una favola nota per il balletto musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij, una storia che al di là dell'atmosfera fiabesca nasconde dei messaggi molto profondi, uno su tutti e cioè la salvaguardia della fantasia dei più piccoli.
L'efficacia di quest'ennesima variazione sul tema all'interno del filone caper movie è garantita da una ben oliata sceneggiatura, ricca di momenti esilaranti, dalla regia funzionale di Brett Ratner, ma soprattutto dalle brillanti interpretazioni di un affiatato cast corale, capeggiato da un insolito Ben Stiller e da un Eddie Murphy memore dei suoi successi anni Ottanta.
Seguendo la strada già tracciata da Aldo, Giovanni e Giacomo, Ficarra e Picone riescono ad affrancarsi dal piccolo schermo per portare a termine il quarto step di un progetto cinematografico degno della definizione di commedia.
Un esordio, quello di Emmerich nel genere del period drama, che basterebbe a conferire un qualche motivo di interesse a un film che nasce da una sceneggiatura scritta, ormai un decennio fa, da quel John Orloff che fu autore dello script di una serie acclamata come Band of Brothers.
La scelta di dividere in due capitoli l'ultimo episodio delle vicende di Bella, Edward e compagni ha permesso alla sceneggiatruice Melissa Rosenberg , di restituire con puntualità gli snodi narrativi della trama, anche quelli incentrati su Jacob, dal cui punto di vista sono narrati alcuni degli avvenimenti più drammatici che coinvolgono gli inquilini soprannaturali di Forks.
Nel film di Tarsem Singh, la mescolanza tra scenografie classiche e green screen, tra il cinema di polvere e sangue del peplum classico e le meraviglie della CGI, colpisce visivamente nel segno, in una messa in scena sontuosa e curata.
Tra la rinascita della così detta commedia e il sempre attuale dramma esistenziale con riferimenti ad una cronaca elevata a Storia, il percorso compiuto da Bonifacio Angius e dal suo Sagràscia rappresenta un atto di coraggio mosso dal più ardito spirito intellettuale unito ad una incoscienza artistica finalmente costruttiva.
Perfettamente in sintonia con il predecessore, anche questo nuovo episodio si contraddistingue per una evidente leggerezza e una certa tendenza al sentimentalismo.
Lo script di Gren Wells non esita ad addentrarsi nelle angosce e nei dilemmi di una persona che si ritrova ad affrontare un nemico tanto insidioso, e l'impatto che questo ha sulla sua vita e sui suoi cari.
Il film della Scherfig non ha il trascinante impatto di un mélo, né l'acume delle commedie sentimentali, ma punta diretto all'emotività dello spettatore, senza catturarlo nel profondo.
Trishna è un lavoro a tesi, permeato di un pessimismo assoluto, che scorre placido e implacabile verso un finale prevedibile, ma comunque capace di scuotere lo spettatore.
E' coraggiosa, e insolita, la scelta del regista Ian Fitzgibbon di fondere il cinema live action con l'animazione per rappresentare il mondo interiore del giovane protagonista.
L'incisiva rappresentazione dell'alta finanza priva di scrupoli e degli stratagemmi messi in atto per evitare di far fallire l'azienda rappresentano la parte più solida e interessante del film che poggia sulle spalle di uno straordinario Pierfrancesco Favino.
E' nella scrittura acutamente satirica nei confronti della società e bonariamente disincantata nei confronti del singolo che si cela l'elemento vincente di un film tanto imperfetto nella realizzazione quanto efficace nel contenuto.
La stereoscopia, applicata ai disegni, oggi insolitamente rétro, contribuisce ad arricchire il cartoon, i cui paesaggi diventano avvolgenti e ricchi, quindi il mix tra vecchio e nuovo non può non risultare appetibile per il pubblico di ogni età, catturato dalla bellezza di immagini senza tempo.
Alla ricerca delle bizzarre tonalità di Tutti pazzi per amore e della coralità di Mine vaganti, Cotroneo porta sullo schermo con tanti personaggi cui è facile affezionarsi, tante piccole gustose storie che si affiancano, si sfiorano e si sovrappongono senza però mai fondersi l'una con l'altra in un'unica ben definita entità libera dalla morsa della nostalgia.
Funziona bene l'integrazione di registri diversi presenti in Love for Life, dal crudo realismo di una storia di malattia e morte all'umorismo grottesco e sopra le righe di alcuni dei suoi personaggi, fino al romanticismo di una love story assoluta, rappresentata con grande intensità pur nella sua inevitabile fragilità.
Un film nostalgico e giocosamente scandaloso che analizza, attraverso le bizzarre nozze tra due ragazzi di estrazione sociale diversa, mentalità, atteggiamenti, ignoranza e vezzi di un'epoca molto diversa da quella che viviamo oggi.
Un progetto non facile, quello di far rivivere un personaggio complesso e iconico come quello di Marilyn Monroe, ma Michelle Williams riesce ad interpretarla in modo convincente e ad essere fragile e seducente, carismatica e insopportabile. Una piacevole incursione nel mondo del cinema di quegli anni, e nella vita di una diva indimenticabile.
Quello che Claude Miller mette in scena è in un viaggio nel dolore di due donne, nella loro resa all'incapacità di amare l'uomo che hanno perso, e nella loro disperata ricerca di risposte.
Una piacevolissima avventura on-the-road, I primi della lista, che parla del nostro passato ma dice molto anche del nostro presente, un film intriso di amarezza ma anche di speranza, tenero nell'approfondire temi importanti come l'amicizia, la fuga e la paura di diventare adulti in un momento storico di grande transizione.
Un'evanescente dark lady e uno scrittore americano sono i protagonisti del sofisticato adattamento di 'Margit' di Douglas Kennedy. Un mystery malinconico e onirico insieme, che mette da parte la logica per puntare tutto sull'atmosfera.
Anne Fontaine mette in scena lo scontro (e il confronto) tra due personalità opposte svelando con arguzia aspetti meno scontati dei mondi che appartengono ai due protagonisti. Huppert e Poelvorde irresistibili nei rispettivi ruoli di un'algida e dispotica intellettuale e uno zoticone senza freni inibitori.
Giocando sugli incastri narrativi tanto cari ad Inarritu e su una sospensione spazio-temporale che rievoca i fasti di Twin Peaks, Magic Valley riesce ad appassionare e a tenere con il fiato sospeso fino alla fine nonostante il tono lento, ai limiti del contemplativo, dello scorrere degli eventi.
Al suo secondo lungometraggio, Goro Miyazaki decide di affidarsi a una storia scritta dal padre Hayao, che tocca alcuni dei temi preferiti dall'illustre genitore, pur riportati in un contesto realistico e ben delineato storicamente.
Il film di Drake Doremus rifiuta i compromessi vezzosi e le rappresentazioni idilliache per narrare con sincerità una piccola storia d'amore.
Forte come un pugno allo stomaco, il film di Paddy Considine ammalia per tutta la sua durata, catturando lo spettatore senza concedere nulla alla facile emotività.
L'opera di James Marsh è armonica e compiuta e soddisfa lo spettatore sia nell'aspetto prettamente documentaristico, mai pedante o didascalico, che in quello estetico.
Il documentario possiede la stessa caparbietà dei suoi 'interpreti' e trasmette agli spettatori emozioni genuine; merito della regista, capace di sviluppare il racconto alternando cronaca spicciola e vero sentimento; Heidi Rizzo ci regala una piccola storia di vittorie conquistate senza tradire sé stessi. Lontano dai riflettori.
Con un umorismo inglese molto molto dark, un cinismo fuori misura e battute spinte a non finire, Elliott confeziona una wedding comedy very british tutta al maschile, un po' buddy movie che strizza l'occhio all'horror e alla commedia demenziale, in una versione irresistibilmente sboccata della famigerata e osannata Notte da leoni che ha fatto sfaceli al box office.
Tratto da un romanzo di Mario Desiati e diretto dall'esordiente Pippo Mezzapesa, Il paese delle spose infelici ha il pregio di rappresentare realisticamente, con uno stile scarno ma elegante, la vita di una piccola provincia del sud.
Un po' dramma politico, un po' action movie e un po' atipica love story, Poongsan mostra chiaramente il tocco dell'autore di Ferro 3 - La casa vuota, film, quest'ultimo, con cui condivide il tema di un amore illogico e avversato.
Un film intenso e doloroso Il mio domani, che perde di intensità verso il finale lasciando pian piano per strada la fascinazione, lo sconcerto visivo e l'impronta drammaturgica che lo aveva contraddistinto nella prima parte.
La tensione legata all'evolversi del rapporto tra i due protagonisti subisce qualche pausa di troppo, ma quando il regista sceglie la sintesi, lasciando spazio a poche e semplici parole, il racconto torna a riempirsi di quell'emozione che avevamo solo lontanamente percepito.
A dispetto del tema apparentemente provocatorio, Hysteria si rivela sostanzialmente una commedia romantica, che occhieggia più volte alla satira di costume ma mantiene nel tono una leggerezza in grado di strappare sorrisi sinceri e convinti.