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Pur non facendo gridare al capolavoro, questo prequel resta comunque un prodotto che merita un'occhiata da parte dell'appassionato, sospeso com'è tra consapevole omaggio e tentativo, non sempre riuscito, di svecchiamento dei temi del modello originale.
Steven Zaillian ha messo al centro del suo discorso cinematografico i personaggi e le loro molteplici sfaccettature focalizzando la sua attenzione sul loro lato umano e psicologico.
Jill Culton e Michelle Mardocca hanno incontrato la stampa romana per il lancio del lungometraggio animato della Sony.
Gerard Pires tenta di realizzare un Top Gun francese, ma va anche oltre il suo modello per banalità e valori maschilisti da quattro soldi.
I film di Adam Sandler sono spesso caratterizzati da piacevoli scelte nel reparto soundtrack; questo non fa eccezione.
L'opera terza di Emmanuel Mouret è, per sua stessa ammissione, una "fantasia amorosa", in cui il tema del triangolo donna-uomo-donna viene affrontato nel modo lieve e fresco della classica commedia 'per una sera in tranquillità' e poco più.
Le rose del deserto mostra un regista poco lucido nelle modulazioni drammaturgiche, indeciso su quando prendere una strada piuttosto che un'altra e deciso di conseguenza a aggrapparsi al suo sentire e vedere a tutti i costi.
Il regista è passato nella Capitale per presentare la nuova commedia che arriva nelle nostre sale ancore prima del debutto in patria.
Il racconto procede in maniera lineare senza banalità e riesce a catturare l'attenzione dello spettatore anche grazie ad un equilibrato alternarsi tra fasi comiche e momenti più introspettivi.
Incontriamo il regista di Cambio d'indirizzo, in uscita il 6 dicembre nelle sale italiane.
Una pellicola tecnicamente impeccabile, questo Happy Feet, che però fatica, a differenza di altri film simili, ad essere goduto appieno anche dalle fasce di età più alte.
Alla conferenza stampa romana si parla del film Dreamworks/Aardman e del futuro dell'animazione.
Un film su cui aleggia una piattezza da TV movie della vigilia di Natale, una convenzionalità di forma e contenuto che annoia e irrita, lasciando il vuoto laddove ci si proponeva, teoricamente, di riempire di contenuto una vicenda universalmente nota.
Vi raccontiamo la prima edizione del Festival che si svolge, da quest'anno, a Castel di Sangro.
Il maestro francese Alain Resnais ci regala un divertissement piccolo e colorato, dalla consistenza lieve e delicata della neve che cade.
Manifesto della controcultura giovanile di fine anni sessanta e inizio anni settanta, Cinque pezzi facili rivisita con rigore e partecipazione la parabola del 'Figliol prodigo'.
Tra cielo e terra Robert Altman racchiude la città e ce la consegna, senza orpelli e senza concessioni alle convenzioni del narrare artefatto, ma con l'efficacia unica della naturalezza del suo cinema.
Si è lasciati poi liberi di vagare nello Shortbus, di lasciarsi penetrare lentamente, tra una risata e un colpo ben assestato nello stomaco, prima di un finale che spalanca la bocca e ci soffia dentro tutta la bellezza che resta del mondo
Una 'puntatona' di Ai confini della realtà con venature horror, il tutto impreziosito dalla cinetica regia di un William Friedkin in grande spolvero.
Poco più di un'ora per comporre un puzzle densissimo, ricco di tantissime foto sul set e di un'intervista fiume al regista che si trasforma progressivamente in un violentissimo attacco alla società capitalista e ai suoi strumenti di dominio culturale.
Il novantenne regista torna a presentare una nuova pellicola: 'Le rose del deserto' è il racconto ironico dell'occupazione della Libia durante il secondo conflitto mondiale.
Il punto di vista di Ofelia, simbolo dell'infanzia violata e del futuro negato, è centrale in una narrazione equilibrata e sempre in bilico tra la feroce realtà del fascismo e l'immaginario (?) mondo del labirinto.
I tre comici, consci del rischio, portano al cinema il loro spettacolo teatrale per venire incontro alle molte rischieste di tournée e per dedicarsi di più ai film.
Aldo, Giovanni e Giacomo per l'annuale corsa agli incassi natalizi optano per la cinematografizzazione del loro ultimo spettacolo teatrale. Grande successo a teatro ma poco divertimento al cinema.
C'è stato del nuovo a Torino 2006? Se per nuovo si intende il cinema prodotto, diretto e distribuito nel contemporaneo, ovvio che ce ne sia stato. Ma se il termine vale come categoria per interpretare il cinema di oggi, emergono inquietanti questioni.
Il regista del cult Hedwig ha presentato nella Capitale il suo nuovo lavoro, coraggiosamente distribuito dalla BIM.
Come già successo lo scorso anno, la seconda stagione di 'Masters of Horror' approda al Torino Film Festival, presentata dal suo creatore Mick Garris.
Con alcuni problemi di scrittura e di regia, 'Super Nacho' non è un film del tutto riuscito, nonostante il carisma e la presenza scenica del suo protagonista, Jack Black.
La visionarietà che qui si vuole rappresentare è mal raggiunta: troppi stili differenti che confondono e non creano unità nello stile del film che, in tal modo, si trasforma in un gran pasticcio.
Una commedia che non rende onore né alla carriera del regista Ivan Reitman, né a quella dello sceneggiatore dei Simpson Don Payne, né tantomeno a quella della musa di Tarantino.
Il regista ha presentato a Roma il film premiato con l'Orso d'argento per l'interpretazione femminile a Berlino 2006.
Presentata a Roma la commedia surreale firmata a quattro mani dai registi Marco Costa e Tonino Zangardi e interpretata da Anna Maria Barbera, cirdondata da un ricco cast.
Il massimo dell'artificio per ottenere uno dei film più realistici di sempre sul futuro e sulla guerra, alla faccia di chi sostiene che le tecnologie estraneino dalla pura visione cinematografica.
Mentre 'Salvate il soldato Ryan' è tutto proiettato verso un'ignota striscia di terreno che pullula di divise nemiche, 'Flags of Our Fathers' si propone di riflettere su quel che succede alle spalle della guerra combattuta con le armi.
Grazie alla scelta degli attori giusti, la commedia scorre leggera su temi difficili senza mai diventare noiosa; un po' buonista forse, ma mai patetica.
Spaventi prevedibili e preconfezionati, topoi del genere ormai stantii e incapaci di suscitare il minimo interesse uniti ad un'iconografia e un'estetica della paura riproposte in modo stanco e asettico.
Una favola moderna e fortemente attuale, capace d'incantare per la bellezza e la purezza delle immagini, e al tempo stesso in grado di suscitare profonde e quanto mai attuali riflessioni.
Il film di Eastwood è una destrutturazione radicale di quella che è considerata tutt'ora un'icona - la foto di Rosenthal - e di un Sistema che l'ha fatta propria e modellata a piacimento per i propri interessi.
Una colorata commedia che nulla aggiunge al filone in cui si inscrive, ma che può contare su un cast di tutto rispetto: l'ennesimo film fatto di tormentoni e scene sceme ad hoc.
Certamente al cospetto di un film dove si tratta della storia della sfortunata regina di Francia non ci si aspetterebbe di trovare un'antologia del periodo new wave/ post punk con inserti di musica contemporanea ed un pizzico di barocco.
Il regista del fortunato Le conseguenze dell'amore torna al cinema con il nuovo lavoro, presentato in questi giorni alla stampa romana.
Girato a basso budget e con uno stile da documentario-verità con camera a spalla, Borat unisce l'irresistibile comicità della slapstick comedy alla travolgente satira politica senza censura.
L'aspetto più evidente e sensazionale di 'Ultimatum alla Terra' è quanto il messaggio del film sia ancora oggi attuale ed efficace, anche ad oltre cinquanta anni di distanza.
Alatriste, tenuto insieme da una struttura narrativa estremamente labile, manca di coesione e di ritmo, e si trascina per quasi due ore e mezza di straziante abulia cinematografica
'Ricky Bobby' ha un approccio parodistico al genere delle corse d'auto e cerca di creare con scarso successo una buona amalgama tra situazioni comiche e sequenze di corsa.
Un film altamente sconsigliabile se non a spettatori estremamente raffinati e molto pazienti che vogliano provare a rintracciare qualche sprazzo di buon cinema in mezzo a un magma melenso e pretenzioso.
Cappelli, ennesimo regista esordiente allo sbaraglio in questo zoppicante inizio di stagione cinematografica, tenta un'analisi scherzosa, ma troppo frettolosa, delle contraddizioni della nostra società.
Film che ha disturbato la classe politica italiana in tempi di lotte operaie, colpisce ancora oggi per la lucidità con la quale descrive l'alienazione del lavoro in fabbrica e le miserie umane che da esso derivano e lo abitano.
Un thriller fantastico noioso e soporifero, con un plot esile e una regia senza spunti, che non prova neanche ad approfondire i temi (l'eutanasia, l'accanimento terapeutico, i limiti morali della scienza) dai quali prende le mosse.
Col suo continuo ricordarci che un bambino dovrebbe avere sempre il diritto di andare a scuola, Salvatore sembra più uno spot-fiume del Ministero dell'Istruzione che una favola educativa con morale importante.