Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
La scelta di non mostrare si dimostra la carta vincente poiché libera la fantasia dello spettatore in un dedalo di ombre che crescono e si moltiplicano fino all'epilogo.
Liscio è una deliziosa commedia dolce-amara sul rapporto filiale e sulla realtà sociale d'oggi: circostanze e situazioni d'ordinaria vita vissuta, filtrate attraverso il racconto di un bambino più maturo della sua età.
Eddie Murphy continua a darsi al trasformismo: questa volta si triplica sullo schermo ma si dimentica che ogni tanto un po' di trama non guasta.
Qualche curiosità sulla lunga e tribolata gestazione dell'ultimo film del regista di culto Darren Aronofsky.
Il film di Ramis non è abbastanza caustico da poter essere considerato una black comedy e neanche avvincente e teso come un thriller che si rispetti, ma resta poco coraggiosamente in bilico tra i due generi, senza provare a sorprendere lo spettatore.
Il film riesce a combinare in maniera equilibrata diversi generi cinematografici e diversi registri. Se nella prima parte infatti è il realismo a predominare sul fantastico, nella seconda sono gli effetti speciali che giocano un ruolo determinante.
La Cina vince a Venezia e a Berlino, e non solo. Conquista anno dopo anno il mercato italiano, ed europeo, attraverso un "neorealismo poetico", specchio di una nazione.
Il film rappresenta un'efficace operazione di restyling delle avventure di Asterix e Obelix, che ne attualizza temi e contenuti nel rispetto della storica fisionomia dei personaggi e dello spirito originario del fumetto.
Film potenzialmente molto interessante, che sfrutta un'idea geniale nella sua perversità, Death of a President risulta validissimo sotto il profilo tecnico, ma francamente inutile nel messaggio che vuol far passare.
Le inquadrature fisse traducono in immagini la sensazione che i personaggi si trovino in un ambiente che non riescono ad abbandonare se non uscendone fisicamente e la sensazione di freddo e nettezza che si respira ad ogni scena, congela i sentimenti ad una dimensione disperata.
Regista e interprete hanno incontrato la stampa in occasione del lancio del film, in uscita venerdì in 120 copie.
Con riferimenti lla comicità di Caruso e della premiata ditta Franchi ??" Ingrassia, Ficarra & Picone hanno saputo dar vita ad un'onesta pellicola slapstick vecchia scuola, incentrata sul gioco degli equivoci e sull'ambiguità degli eventi.
Leo è Dante e la voce off il nostro Virgilio; il mezzo è in questo caso un treno che qui agisce come metafora dell'immaginario filmico, infatti non a caso lo scorrere delle rotaie è sia richiamo della ripetitività del cinema, sia dello scorrere funambolico della pellicola qui ideale specchio d'acqua che ci collega all'inferno.
Grindhouse, in uscita negli USA il 6 aprile, promette meraviglie e i trailer visibili sul sito ufficiale snocciolano inseguimenti adrenalinici, pupe mozzafiato, arti meccanici, tanto splatter, violenza a go go e un pizzico di lesbo sex.
I due comici siciliani, insieme ai colleghi del cast, ci parlano del loro prossimo film in uscita venerdì 16 marzo in circa duecentocinquanta sale.
Più che una visione dell'universo femminile una visione femminile dell'universo, ma nella maniera più ruffiana e banale possibile.
Ho voglia di te è un film estremamente furbo nel voler apparire a tutti i costi perfetto, che offre qualche momento godibile, senza però mai concedere buon cinema, che riflette sull'amore oggi, ma lo spiega con la piattezza delle frasi ad effetto.
Saw 3 conferma che la saga sembra far tesoro della "morale" incarnata dal suo villain: la sopravvivenza dipende da quando in profondità si è pronti a scavare in sé stessi, (ri)conoscersi ed a rinnovarsi partendo dal proprio passato.
I vari piani di lettura riescono a coesistere grazie allo stile del regista che, come sempre, appare garbato e sognante, con un senso dello humour velatamente sopra le righe e, in questo caso, con un azzardato gusto per l'autocitazione.
Alternando live action, animatronica, animazione computerizzata e animali veri supervisionati dagli addestratori, il film si rivolge in particolar modo a un pubblico di bambini, anche in virtù di una morale esplicita ed esibita che verte su messaggi quali amicizia, speranza, tolleranza e solidarietà.
Dopo 15 anni di assenza, Dito Montiel torna nella grande mela, a riscoprire affetti che credeva di aver perduto per sempre, e lo racconta in questa opera prima, frizzante e sincera.
David Lynch smantella la sua cittadina simbolo mattone dopo mattone, distruggendo un mito televisivo e celebrando la morte di Laura Palmer come quella di un'eroina d'altri tempi. Con i tratti più sperimentali del suo cinema presenti sempre in primo piano.
Silvana Zancolò firma un thriller psichedelico con un tocco noir e un retrogusto che, se assaporato bene, ricorda un Dario Argento prima maniera.
Fellini costruisce una sorta di documentario del bizzarro costituito da diversi episodi, ognuno dei quali riporta la sua estetica del fare e il suo amore per questa città che ha visto maturare il suo genio.
Dopo essere stato premiato da pubblico e critica allo scorso festival di Toronto, il mockumentary che narra della (fittizia) morte del presidente degli Stati Uniti sta per giungere anche in Italia, e a presentarlo è lo stesso regista.
Quello del tandem Jeunet e Caro era un cinema anarchico e inusuale, caratterizzato da uno stile cartoonesco e retrò; fortemente voglioso di non somigliare a nulla.
L'idea di base, non originalissima, non è che un pretesto per creare un vero e proprio balletto senza sosta di personaggi-caricature, che marcano di prepotenza la scena.
Cronaca di una premiazione culminata con il trionfo, meritatissimo e a lungo atteso, del regista di Queens.
Una soundtrack Anni '60-'70 per il film di Scorsese 'The Departed', con brani di Rolling Stones e Pink Floyd e un tema principale con sonorità folk suonato dai Dropkick Murphys.
La ricerca di un'altra identità in un'altra città assume i contorni del grande romanzo di formazione.
La prima serie di Heimat, nata per la televisione e sconfinata al cinema, dimostra con la sua sola esistenza il rapporto tra romanzo e cinema.
Il velo dipinto è un film ben confezionato, ma quasi mai esente da una generale sensazione di freddezza: non si avvertono sussulti di reale emozione, forse per la (non voluta) distanza che lo script pone tra i protagonisti e lo spettatore.
Si viene catapultati in un universo che definire eccentrico è poco, una sorta di mondo parallelo, pieno di stravaganze e personaggi tra il buffo e il grottesco pieni di psicosi, il tutto sempre accompagnato dalla giusta dose di sarcasmo ed ironia.
Scrivimi una canzone si offre come un lavoro discontinuo, a tratti irritante e a tratti divertente, accompagnato da una gradevole colonna sonora in perfetto stile eighties.
Saturno contro è un'opera che aspira a raccontare con sincerità un microcosmo felice, ma quando riesce nello scopo lo fa soprattutto grazie agli ottimi interpreti e alle emozioni evocate dall'alchimia tra dolci movimenti di macchina e canzoni cariche di ombre e colore.
Come mai negli ultimi anni, è difficile prevedere a chi andrà la statuetta più ambita. Ma anche negli altri ambiti le certezze sono ben poche; sarà davvero l'anno di Scorsese?
L'obiettivo di tenacious D e il destino del rock non è il realismo, né la credibilità. È il voler coinvolgere il pubblico, lo spettatore, farlo entrare nello spirito del film. Ed in questo, le due aspiranti rockstar riescono alla perfezione.
La politica, il sesso, il blues e il rock, il ruolo della donna nella società, e ancora l'ideologia, il passato, il presente e il futuro, tutti elementi inseriti in un film che non spiega il mondo ma affonda la mdp come fossero unghie e denti nelle contraddizioni sociali.
Un festival ricco, ricchissimo, che quest'anno non si è fatto mancare proprio nulla, dai divi alle polemiche, scatenate nell'ultimo giorno proprio dai premi (a sorpresa) assegnati dalla giuria internazionale.
Il regista e i suoi interpreti raccontano il film che arriverà nelle sale italiane venerdì in 430 copie.
Alpha Dog agghiaccia per la naturalezza con cui la macchina da presa immortala amplessi nel bagno di una villa, mentre fuori echeggiano note di una festa in piscina, per poi passare al silenzio del deserto riempito dagli spari di un mitragliatore.
Signore e signori, ecco uno spettacolo veramente raccapricciante! John "Zio Tibia" Carpenter e il suo compare Tobe Hooper ci richiudono all'interno del cinema più destabilizzante degli ultimi decenni. Con un'aggressività giocosa, un occhio ironico e qualche capello di troppo...
Un film essenziale, schietto e convincente, incentrato su un personaggio femminile di grande forza e indipendenza (bravissima Yu Nan) e su una vicenda familiare di immediato impatto.
Ispirato ad una novella di Balzac, il dramma di Rivette non scorre in maniera fluida, ma è appesantito da una regia lenta e datata e da un'interpretazione poco spontanea.
L'approccio lascia intravedere l'intento ironico e dissacrante del romanzo di Elizabeth Taylor senza abbracciarlo, così Angel si trasforma in quello che avrebbe dovuto criticare, ovvero in un mediocre romanzo d'appendice.
'Lost in Beijing' concentra l'attenzione sui personaggi, trasmettendo un senso di oppressione e, allo stesso tempo, smarrimento, che rende lo spettatore partecipe della loro situazione e di cosa voglia dire vivere in una metropoli come Pechino.
Penultima giornata di anteprime per il Festival, altri tre film in concorso: Lost in Beijing, I Served The King Of England e Hallam Foe.
'Yella' mostra tutti i suoi limiti nella ricerca forzata di una complessità narrativa che già due anni fa in 'Gespenster', seppur in maniera minore, l'autore aveva dimostrato di non saper gestire.
Un film che nei suoi momenti migliori è una banale e inconcludente denuncia di una situazione terribilmente seria e che avrebbe richiesto ben altro approccio.
Il regista Gregory Nava e i protagonisti del film sono interventuti in conferenza stampa in occasione della presentazione in concorso.