Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
All'opera di Falduto si deve tutto il rispetto che un soggetto del genere, il traffico di esseri umani, merita, tuttavia ci troviamo di fronte ad un lungometraggio non perfettamente compiuto dal punto di vista cinematografico.
Frédéric Beigbeder tenta di adattare per il grande schermo il suo stile letterario, provando a tradurre per immagini l'acume delle sue frasi a effetto e la vivacità della sua prosa. Il risultato è un film che non si riallaccia più di tanto alla tradizione sentimentale del cinema francese, ma ammicca piuttosto agli stilemi della nuova rom-com adolescenziale statunitense.
Emilio Estevez porta di nuovo sullo schermo il padre Martin Sheen e firma un'altra opera che intreccia tematiche familiari e sociali, questa volta però declinate attraverso un'inedita prospettiva spirituale.
In occasione della presentazione di The Amazing Spider-Man, reboot del franchise dedicato al personaggio di Stan Lee, il regista Marc Webb e il cast hanno incontrato la stampa per parlare del 'loro' Uomo Ragno.
Il regista e l'interprete hanno presentato questa mattina a Roma la pellicola incentrata sui traffici della prostituzione tra Europa e Africa, nel cast anche Luca Lionello e l'esordiente Lira Kohl; 'Al cinema italiano manca l'anima', ruggisce l'attrice campana.
Un listino all'insegna del cinema nostrano quello presentato oggi alla Casa del Cinema dalla dirigenza dell'illustre marchio cinematografico italiano, che propone grandi nomi del nostro cinema come Bertolucci, Sorrentino, Castellitto e Muccino e per la prima volta dopo anni limita a quattro il numero dei film stranieri.
Girato in sole due settimane con un budget limitato, il film rappresenta indubbiamente il desiderio di andare oltre gli atteggiamenti ostili dell'ambiente artistico e di dimostrare che è possibile realizzare i propri sogni anche in condizioni estreme.
Questa edizione del Biografilm Festival ha aggiunto molto alla nostra consapevolezza: e, se non possiamo ignorare i drammi e le ingiustizie di cui siamo vittime, non dobbiamo dimenticare la speranza che tante di queste storie ci hanno insegnato.
Nonostante l'idea di ambientare la vicenda tra le macerie apparentemente silenziose della cittadina russa di Pripyat possa far sperare in un horror post nucleare di un certo spessore, la scelta di un soggetto scontato e di facile prevedibilità spegne immediatamente ogni entusiasmo.
Con uno sguardo alla tradizione cinematografica giovanile che nell'indimenticabile Antoine Doinel ha una sorta di capostipite, la regista e sceneggiatrice Mia Hansen - Love ha tratteggiato il carattere dei suoi Camille e Sullivan, eternamente sospesi tra la normalità delle proprie vite e la consapevole follia di un rapporto senza speranza.
Segre e Liberti documentano le esperienze dei migranti vittime della politica dei respingimenti messa in atto dalla coppia Berlusconi-Gheddafi, mettendoci di fronte alle nostre responsabilità di cittadini e, prima ancora, di esseri umani.
Abbiamo intervistato il regista spagnolo di Intacto e 28 settimane dopo alla vigilia dell'uscita in DVD e Blu-ray di Intruders, il suo nuovo cupo e misterioso thriller interpretato da Clive Owen.
Un po' Il signore degli anelli e un po' Twilight, in bilico tra fantasy e horror dark, la Biancaneve di Rupert Sanders non riesce mai a brillare di luce propria e si appoggia esclusivamente a un immaginario e a un'estetica derivativa.
Nell'ultima giornata di festival si ricordano grandi personalità della storia recente, come Kurt Kobain e Steve Jobs, e si riflette sulle problematiche sociopolitiche più pressanti: il conflitto arabo-israeliano e la necessità di integrazione.
Fredrik Gertten aveva fatto un film, in cui denunciava la Dole per l'uso di pesticidi tossici. Ma alla Dole non andava giù che questo film arrivasse al pubblico, eppure, con un raro esempio di democrazia alle spalle, alla fine il piccolo Davide ha trionfato su Golia.
Un artista inviso al sistema, e per questo ridotto (momentaneamente) al silenzio: è questo il protagonista di Alison Klayman che, con le sue opere irriverenti e il suo impegno incessante sui social network, ci restituisce il vero volto di una Cina piena di contraddizioni.
In serata sono stati resi noti i riconoscimenti assegnati da giuria, pubblico e stampa, ma prima Bologna ha potuto immergersi nel mondo dell'arte, della musica e della poesia grazie alle tante pellicole in programma in questo ultimo weekend di festival.
La storia d'amore tra due ragazzi affetti da gravi disabilità è il fulcro del documentario di Park Bae-Il, che, senza ipocrisia o pietismo, ci fa riflettere sulla possibilità di vivere una vita piena e autentica, nonostante le difficoltà.
La giornata di venerdì ci immerge nell'atmosfera degli anni Settanta, ripercorrendo i sentieri di Ken Kesey e la storia dell'LSD, ma ci parla anche di un amore tenero e della lotta strenua di una donna, e di un presidente, per i propri ideali.
Dalle sue origini fortuite alla sua messa al bando, Martin Witz ripercorre la storia dell'acido più famoso del mondo, l'LSD, sottolineando le contraddizioni del fenomeno generato dal suo consumo.
Il documentario di Jon Shenk racconta la storia, politica e morale, dell'ex presidente delle Maldive e della sua appassionata battaglia per salvare il proprio Paese: dalla dittatura prima, e dalla catastrofe ambientale poi.
La compagna Shannah Laumeister ripercorre la carriera di Bert Stern, mettendo l'accento sulla sua grandezza di artista ma anche sulle sue debolezze di uomo, celebrando una vita sempre e comunque al servizio della bellezza.
Daniele Segre traccia un ritratto appassionato della grande intellettuale italiana, ripercorrendo il suo cammino politico e umano dall'infanzia all'impegno attuale.
Chloe Barreau, dalla prospettiva di una figlia, racconta la storia d'amore dei propri genitori, padre Barreau e l'infermiera Segolène, fautori di uno scandalo senza precedenti nella Francia degli anni Settanta.
Uno tra i più virtuosi cuochi giapponesi e un maestro della fotografia sono due dei personaggi a cui Bologna rende oggi omaggio, senza dimenticare le storie della difficile quotidianità che implica l'essere un migrante. In serata, è la verve dissacrante di Sacha Baron Cohen ad animare il pubblico.
A soli trentuno anni e con già due successi internazionali alle spalle, la regista Mia Hansen-Løve presenta la sua ultima fatica in cui racconta l'evoluzione di una passione trasformata in ossessione.
Senza essere sterilmente citazionista o derivativo, Paura è un horror che non fa mistero di appartenere a una cinematografia ampiamente codificata, a un genere con le sue regole e i suoi stilemi. Li abbraccia, il film dei Manetti, li riporta sullo schermo con stile e appassionata adesione, ma non senza una certa dose di ironia.
La rassegna bolognese oggi si concentra su storie private: d'amore, di successo, ma anche misteriose, senza però dimenticare il proprio impegno sociale e la propria vocazione ecologista.
I due simpatici registi, tra i rappresentanti principali del nostro cinema di genere, hanno presentato in conferenza stampa il loro Paura, in cui si sono cimentati per la prima volta con l'horror.
Shankman dà il meglio di sé nella regia dei numeri e potendo contare sull'interpretazione stratosferica di Tom Cruise confeziona un film che non delude le aspettative dello spettatore più nostalgico.
L'Hopper del 2007, quello dei primi anni Settanta e quello di tante sue storiche interpretazioni si sovrappongono in un mosaico incompleto, ma dal forte impatto emotivo, in cui la regista traduce l'animo inquieto e tormentato del grande artista.
Dominic Allan ci racconta la storia di Jean Marc Calvet, oggi artista internazionale, attraverso la viva voce del protagonista, che ripercorre con intensità, rabbia ma anche commozione il proprio cammino di rinascita.
Bologna si dedica all'approfondimento di alcune figure dall'esistenza esemplare: da Dennis Hopper, celebrato dal documentario di Cass Warner, all'artista Jean Marc Calvet, passando per il partigiano Francesco Berti Arnoaldi.
Uno dei film d'animazione che hanno maggiormente segnato la rinascita disneyana degli anni Novanta acquista nuova vita grazie a una versione stereoscopica che valorizza la componente scenografica delle ambientazioni.
Con verve autoironica e dissacrante, Peter Brown ci introduce alla ciurma del Capitano Watson, terrore dei fuorilegge dei mari, ma sa anche illuminarci su prospettive che, accecati dalle buone intenzioni, forse non avremmo considerato.
Prendendo spunto dal best-seller di Ronald Wright, i registi Mathieu Roy e Harold Crooks ci propongono una carrellata di pareri autorevoli, che indagano la definizione di progresso e offrono un'occasione per ripensare il nostro stile di vita, in modo da renderlo più coerente con la sopravvivenza della nostra specie.
Il lunedì bolognese si concentra sul mondo della musica: Bob Marley, Harry Belafonte e John Cage sono solo alcuni dei grandi nomi ricordati dal festival, che oggi diventa davvero una celebrazione della vita.
Anche se chiaramente ispirato al suo predecessore televisivo, 21 Jump Street acquista una personalità indipendente utilizzando le evidenti differenze che caratterizzano il duo formato da Jonah Hill e da un inaspettato Channing Tatum.
In occasione del centenario della Universal, la casa di produzione ha deciso di distribuire il Blu-Ray dell'iconico film con la coppia d'oro Robert Redford e Paul Newman. A raccontarci la genesi della pellicola è il produttore Michael Phillips.
Nel documentario di Viola Shafik emerge tutta la natura contraddittoria di El Hedi ben Salem, così come quella del suo compagno Rainer Werner Fassbinder che, a trent'anni dalla morte, ci ricorda come tra il suo cinema e la sua realtà il confine fosse indistinto, perché la vita vera è l'unica che vale la pena di essere raccontata.
Il ruolo ambiguo della politica, cosa si è disposti a fare per una causa che si ritiene giusta, il senso di responsabilità del singolo: tutto questo è il film di Kassovitz, che ritorna su un episodio vergognoso della nostra storia recente per parlare di civiltà e democrazia.
In questa lunga intervista, ritenuta perduta per anni, Steve Jobs ripercorre gli inizi del proprio amore per la tecnologia, e ci introduce alla sua visione della vita, secondo cui sono la volontà di andare oltre la banalità, di ricercare sempre qualcosa di migliore, a doverci fare da guida.
Bologna, nella sua terza giornata di festival, ci porta ad esempio le vite eccezionali dei più grandi artisti del nostro tempo, come spunto di riflessione per affrontare un futuro che sembra tutt'altro che roseo.
La seconda giornata Del Biografilm Festival ci mette a confronto con l'altro, indagando i rapporti ambigui tra il cosiddetto civilizzato occidente e il resto del mondo, e facendoci scoprire diverse, e migliori, umanità.
Il lavoro di Lucy Walker ripercorre l'originale esperimento artistico di Vik Muniz, deciso a ritrarre, utilizzando i rifiuti, i lavoratori di una discarica a Rio De Janeiro: un'occasione per riflettere sulle potenzialità dell'arte e sui suoi risvolti più pragmatici.
Per il suo documentario sulla rivoluzione yemenita, McAllister sceglie un protagonista d'eccezione: un uomo normale, reticente al cambiamento, ma che sarà costretto a capire in modo fin troppo crudo la necessità di dare una svolta alla realtà del proprio Paese.
Piuttosto che consegnare ai suoi spettatori un documentario facilmente incensatorio, l'esperto Sebastian Dernhardt sceglie di concentrarsi sugli aspetti più minuti e meno noti della vita di Vitali e Wladimir Klitschko, offrendone un ritratto tridimensionale e profondamente umano.
Miriam Makeba è stata ben più di una cantante: ha sensibilizzato il mondo riguardo l'apartheid, la segregazione razziale, l'ingiustizia nei confronti dei neri. E l'ha fatto con una dolcezza, una forza e una determinazione che l'hanno resa immortale.
Nella sua prima giornata, il festival bolognese ci offre già parecchie occasioni per riflettere: sulla deriva etica dell'umanità, sulle sue prospettive future, e anche su come i media possono influenzarne gli equilibri.
L'intento del nuovo film di Tony Kaye è esplicitamente sociologico: uno sguardo tutt'altro che rassicurante sulla scuola pubblica americana, mescolato a riflessioni più generali sulla solitudine metropolitana, sulla difficoltà, nella "società liquida" in cui ogni contatto è sfuggevole e labile, di stabilire legami permanenti.