Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Ricco di brio, a dispetto dei suoi protagonisti, La bottega dei suicidi è carico di invenzioni visive che accompagnano la genialità del soggetto; ma queste trovate non sono sostenute da una trama di livello, lasciando l'idea di partenza incompiuta.
Catherine Corsini confeziona un bel film sospeso tra il thriller hitchcockiano e il dilemma morale alla Dostoevskij.
Pur con alcuni momenti più deboli, 7 giorni all'Havana risulta un film godibile per chi vuole assaporare le atmosfere della città cubana e lasciarsi raccontare alcune delle sue tante anime.
Nel suo estremo rigore stilistico, nella sua messa in scena essenziale e privata di ogni sovrastruttura cinematografica, il film di Loznitsa si caratterizza per un forte pessimismo, con uno sguardo partecipe ma dolentemente privo di speranza verso i suoi personaggi.
Sulla Croisette col maestro canadese la star Pattinson, Paul Giamatti, Sarah Gadon, Emily Hampshire e lo scrittore Don DeLillo.
Non mancano le riflessioni e gli spunti filosofici, disseminati nell'interminabile fluire di parole che costituiscono i dialoghi di Pattinson con l'interlocutore di turno, ma l'autore fa fatica a metterle a fuoco e farle emergere dalla sua complessa costruzione verbale.
Il film di Ashim Ahluwalia sembra incaricarsi di smentire tutti i luoghi comuni sul cinema di Bollywood di ieri e di oggi, con un'estetica sporca e da prodotto occidentale anni '70 e una storia di marca tipicamente noir.
Lee Daniels eccede in tutto, anche nel voler coniugare all'interno di unico film davvero troppi temi, anche importanti, come razzismo, omosessualità repressa, il potere della stampa, l'amore impossibile. Ma è piacevole da guardare nel suo essere così volutamente sopra le righe, tanto da diventare un guilty pleasure immediato.
Cast al completo per The Paperboy, drammatico southern thriller condito di violenza e sesso esplicito. La Croisette si infiamma grazie a Lee Daniels.
Aiutato anche dalle buone interpretazioni di tanti giovani attori non professionisti, l'esordiente Arango documenta con uno stile realistico ed un certo distacco il disagio vissuto dai giovani afro-colombiani in una metropoli caotica e violenta.
Post Tenebras Lux chiede molto allo spettatore, non dando niente in cambio: la sua struttura narrativa necessita di uno sforzo per essere compresa, ma allo stesso tempo non stimola a fare quello sforzo.
La messa in scena di Leos Carax è affascinante, a tratti sorprendente, con trovate che rasentano il genio, e anche quando lo spettatore pensa di essere entrato nell'universo narrativo di Holy Motors, il regista francese riesce a stupire ancora.
E' impossibile non rimanere coinvolti dal film, non solo perché le vittime sono dei bambini, ma anche perché, da tutta la vicenda raccontata, è molto difficile individuare dei colpevoli.
Il maestro emiliano presenta a Cannes la sua ultima fatica, l'intimo Io e te. Una storia di scoperta, di conoscenza e di gioventù ambientata nel calore di un microcosmo, uno scantinato romano.
Premettendo che adattare un romanzo come Sulla strada era un'impresa tutt'altro che semplice, e che quando ci si confronta con i "mostri sacri" della letteratura si finisce sempre per scontentare una fetta di appassionati, bisogna dire che il film di Walter Salles presenta più ombre che luci.
Un film in cui si ride di gusto in diverse occasioni grazie ai due scatenati protagonisti Albert Dupontel e Benoit Poelvoorde e la loro strampalata e liberatoria "rivoluzione anarchica".
Ad accompagnare il regista all'incontro con la stampa sono intervenute anche le giovani star Garrett Hedlund, Sam Riley, Tom Sturridge e Kirsten Dunst, di ritorno sulla Croisette dopo il premio per Melancholia.
La tecnica di Trapero non è mai stata in discussione e, come spesso accade nei suoi film, anche in questo Elefante blanco non mancano alcune sequenze che lasciano davvero senza fiato per la coraggiosa ed elegante messa in scena.
Un nuovo calderone di generi e stili, mescolati insieme a ritmo vertiginoso, che spinge ancora più in là le sperimentazioni di pellicole come Happiness of The Katakuris e offre 134 minuti in cui Miike inserisce tutte le sue ossessioni cinefile, fumettistiche e pop.
Il pregio principale del film di Hong sta nell'apparente casualità della narrazione, in un gioco di incontri, confronti e svelamenti più o meno improvvisi di tratti dei caratteri, in uno script che sotto il tono leggero cela riflessioni amare sull'esistenza e sulle decisioni che la influenzano.
Con Io e te Bertolucci segna un ritorno intenso e sicuro, che emoziona e racconta con sicurezza due anime tormentate dei nostri giorni.
Trashed ci mostra come il problema dello smaltimento dei rifiuti sia tutt'altro che limitato ai luoghi interessati, come quello che facciamo nel metaforico giardino di casa nostra influenzi la vita stessa sulla Terra.
A 20 anni dalla strage di via D'Amelio, Rai 1 ricorda Paolo Borsellino con la fiction "I 57 giorni". A dare il volto ad uno degli eroi della lotta antimafia ci pensa Luca Zingaretti, che svela il lato più umano e fragile del giudice.
Un film, questo di Andrew Dominik, che sicuramente ha forti debiti verso il gangster movie americano, ma è anche una riflessione arguta ed originale sulla società americana di oggi.
La star più acclamata sulla Croisette incontra la stampa insieme al regista Andrew Dominik e a Ray Liotta per presentare il thriller impegnato Killing Them Softly. Si attende la passerella serale quando Brad ricomparirà insieme alla compagna Angelina Jolie.
Abbiamo incontrato e fatto quattro chiacchiere con il giovane attore americano in occasione della presentazione di Lorax - Il guardiano della foresta, il coloratissimo film d'animazione in arrivo nelle sale italiane da venerdì 1 giugno.
Un film a tratti gioioso ed esilarante, che, grazie ad alcuni personaggi davvero azzeccati e ben resi anche da attori in parte non professionisti, riesce a scaldare il cuore e l'anima.
Paolo Borsellino: i 57 giorni è la fiction di Rai 1 che commemora i 20 anni dalla strage di via D'Amelio che è costata la vita ad uno dei giudici-simbolo della lotta antimafia, a cui dà il volto Luca Zingaretti. Insieme al cast e al regista, l'attore ha raccontato i retroscena del set.
Ad una buona sceneggiatura in grado di tratteggiare con cura le motivazioni dei protagonisti, si uniscono le efficaci performance dell'intero cast ed un ottimo lavoro sulla fotografia che riesce a trasportarci in modo convincente a bordo della piroga sulla quale è ambientato il dramma.
Quello di Alain Resnais in Vous n'avez encore rien vu è un gioco, un esercizio di stile forse freddo, ma interessante e affascinante.
La sicurezza che la regista mostra nel mettere in scena la sua storia, oltre ad essere un dato importante per un'autrice giunta solo al suo secondo lungometraggio, rappresenta la conferma di una sensibilità di assoluto livello, la dimostrazione di una padronanza tecnica tutta al servizio del racconto.
Un brutto passo falso per la regista Sylvie Verheyde che, dopo aver convinto un po' tutti con il delicato Stella, sembra ora ottenere l'esatto contrario con un film che da un punto di vista narrativo funziona davvero poco, anzi risulta poco appassionante, se non addirittura noioso.
Dismessi i panni del regista esagitato e ambizioso, Mel Gibson recupera la verve più ironica e cialtronesca degli esordi in questa divertente action comedy che sfrutta tutta la carica grottesca e sovraccarica delle atmosfere messicane.
The Sapphires è una storia che funziona, che diverte, emoziona e coinvolge, che Blair dirige con brio e ritmo, con gioiosa passione e molto cuore.
Kiarostami continua il discorso già intrapreso con il precedente Copia conforme, ovvero la visione della vita e dell'amore come il più intricato dei giochi di ruolo. E con Qualcuno da amare gioca non tanto con i suoi personaggi ma piuttosto con le aspettative dei suoi spettatori.
E' un progetto interessante Les Invisibles di Lifshitz, perchè sa raccontare l'omosessualità con taglio originale ed approfondito, perchè dà voce a chi ha vissuto una vita intera affrontando le difficoltà di vivere in una società incapace di accettarlo.
Intimo e sofferto, il film scritto e diretto da Haneke si concentra sui due protagonisti e li mette al centro della narrazione, ottenendo da loro due prove di grandissima intensità.
Omirbaev si limita ad adattare il plot ed il discorso di Dostoyevsky a quello che più gli interessa, ovvero una critica al capitalismo, alla società occidentale ormai sempre ossessionata dai soldi, dal successo, dall'apparire.
Pioggia di star per il thriller ambientato all'epoca del Proibizionismo dell'australiano John Hillcoat. Il regista approda a Cannes accompagnato dalle sue star. Tra gli interpreti Guy Pearce e Mia Wasikowska.
Il film di Vinterberg è un profondo e tesissimo dramma, ma in più occasioni potrebbe quasi sfociare nell'horror, tale è la violenza con cui quest'idea, e la conseguente crudeltà che ne scaturisce, avvolge e soffoca il protagonista - un bravissimo Mads Mikkelsen - come una nuvola tossica che lo lascia senza respiro.
Un po' favola, un po' racconto per ragazzi alla Mark Twain, il film di Benh Zeitlin tratta temi profondi come la crescita, il diventare padroni del proprio destino, ma lo fa in modo gioioso ed esplosivo, con uno stile che sprizza energia da ogni fotogramma.
Prendendosi meno sul serio che in passato, e puntando a stupire e a divertire più che a spaventare, Dario Argento confeziona il suo miglior film degli ultimi anni: ben lungi dal capolavoro, ma comunque il segno di un regista che ha ancora la voglia, la capacità e l'"occhio" per fare cinema.
Horses of God, ispirato a dei tragici attentati terroristici compiuti nel 2003, si rivela un buon esempio di cinema di cronaca e impegno civile, che non disdegna un occhio attento al pubblico e ai più classici meccanismi del coinvolgimento emotivo.
Non si fatica, guardando questo film, a cogliere l'illustre discendenza del regista, che coraggiosamente si avvicina al cinema di suo padre, ne riprende le inquietudini e le ossessioni, aggiornandole però alla sensibilità moderna e filtrandole attraverso un'ottica personale che appare già abbastanza formata.
Un film tecnicamente ben realizzato, dalla sceneggiatura scorrevole e reso particolarmente godibile grazie a convincenti interpretazioni ed una sottile ironia, al quale tuttavia manca qualcosa che lasci il segno nello spettatore.
Une journèe particulière è un lavoro che risulta interessante sia per chi quell'edizione di Cannes l'ha vissuta in prima persona, sia per chi ci sarebbe voluto essere, ma non ne ha avuto la possibilità.
Nonostante alcuni difetti palesi che lo rendono un film bellissimo anche se imperfetto, non può non colpire la sfrontatezza con cui il giovanissimo autore affronta temi delicati ed estremi senza mai cadere nel banale o nel ridicolo.
Concede poco, Oltre le colline, non cerca l'emotività a tutti i costi e fa un uso essenziale degli espedienti cinematografici più classici; ma colpisce duro con il crudo realismo dei fatti rappresentati e con l'assenza di filtri della sua messa in scena.
E' proprio la sua semplicità ad aver fatto la fortuna del franchise di Madagascar ed è del tutto comprensibile che è su questa strada che si intenda andare avanti, tra trovate e divertimento immediato e vivace.
The We and the I è un percorso, un viaggio in tre atti, che parte con qualche incertezza, disperdendosi tra i suoi tanti personaggi, ma diventa sempre più sicuro man mano che procede.