Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
La parte migliore de La jaula de oro è decisamente quella iniziale, grazie all'irresitibile spontaneità dei giovanissimi attori non professionisti Brandon López, Karen Martínez e Rodolfo Dominguez
il regista di Fruits of Faith ci racconta la genesi del suo film e l'incontro con il tenace coltivatore di mele che lo ha ispirato.
Valori come il rispetto delle tradizioni, la saggezza insita nella memoria degli anziani, i legami familiari emergono a più riprese attingendo a una matrice mistica orientale e segnando la netta differenza rispetto all'approccio razionalista occidentale.
Adèle Exarchopoulos, diciannove anni, dimentica l'estraneo che la spia, dimentica di stare recitando, scompare nella sua omonima, assorbe, va in estasi, soffre, singhiozza, e cambia e cresce di fronte a noi. Il risultato è la vita, o meglio, i primi due capitoli della vita, raccontati in tre ore. Da un vero maestro.
Utilizzando un linguaggio classico ed essenziale, il regista fissa la telecamera e lascia che a compiere il miracolo della narrazione e della suggestione sia lo stesso regista cileno. Così, alla tenera età di ottantaquattro anni lo psicomago dimostra di avere ancora le qualità per rendere tangibile anche quello che al momento è privo di forma.
Avrebbe potuto fare lo stesso film, Chandor, senza Robert Redford? Probabilmente sì, ma il fatto di trovarci di fronte a un volto di cui conosciamo ogni ombra, a un uomo universalmente ammirato, a un divo che è anche una grande persona, aiuta certamente gli intenti di un film così immediato e antiretorico.
Dopo il trionfo di Cannes il regista danese racconta la genesi del violentissimo action thriller tailandese interpretato da ryan Gosling e Kristin Scott Thomas.
Interessante esordio della giovane cineasta Chloè Robichaud che dirige con stile e asciutto e delicato una pellicola affascinante, e scrive un personaggio femminile di grande spessore affidandosi alla promettente Sophie Desmarais.
Due sono gli spunti narrativi alla base del film di Mahamat-Saleh Haroun: il traffico illegale di carburante, che in Ciad è causa di gravi incidenti tra i contrabbandieri e le forze dell'ordine, e la vita di Souleymane Démé, ballerino e musicista nonostante un problema fisico che avrebbe costretto tanti alla solitudine e alla vergogna.
Il nuovo film di Refn in concorso a Cannes 2013 sovverte le aspettative e spiazza, ma presenta aspetti che lo rendono comunque interessante.
Wakolda è un film piccolo come la sua protagonista, ma come lei ha tanto da comunicare e lo fa con grazia ed eleganza.
Acuta riflessione sulla maternità, sullo spirito di sacrificio e sul ruolo che un genitore deve avere (o non avere) nello sviluppo dei figli, l'anime di Mamoru Hosoda lascia trasparire una grande maturità nella costruzione della storia.
Scegliendo uno stile pulito e classico, Bakhtiari ha evitato virtuosismi tecnici e, facendo un passo indietro come autore, si è trasformato in osservatore e testimone di una nuova tragedia umana.
Un ritratto lusinghiero e interessante di Sir Jackie Stewart nel bel documentario di Frank Simon e Roman Polanski, che non sembra risentire dei quarant'anni trascorsi dalle riprese.
E' un noir dallo svolgimento lento e calibrato, Bastards di Claire Denis, che si ancora soprattutto sulla performance silente ma generosa di Vincent Lindon.
Nonostante i temi trattati siano molto seri e adulti, quello che colpisce nel film è il tono lieve e autoironico che la regista decide di adottare nel descrivere alcuni personaggi e nel giocare con le proprie nevrosi.
Il nostro incontro stampa con il regista de Il Divo che fa ritorno sulla Croisette con il compagno di avventure cinematografiche Toni Servillo e i romani Carlo Verdone e Sabrina Ferilli.
Durante la conferenza stampa al Festival di Cannes, tra le altre cose, Toni Servillo ha parlato delle sceneggiature proposte dal regista, che considera 'regali', mentre Verdone ha ricordato le difficoltà del primo giorno.
La messa in scena scelta da Soderbergh non risparmia gli eccessi dei comportamenti e della vita dell'artista, efficacemente reso dalla performance di Michael Douglas.
Messa da parte qualsiasi pretesa di originalità, il film offre una messa in scena e una fotografia di altissimo livello, oltre ad una fantastica colonna sonora che riesce a mettere insieme il meglio degli anni Settanta.
Tratto da una delle più oscure e complesse opere letterarie di William Fallkner, As I Lay Dying è, dal punto di vista della trasposizione, molto interessante: Faulkner raccontava coscienze, James Franco le cerca scrutando ossessivamente i corpi.
Le due star, insieme al regista Steven Soderbergh, ci parlano della sfida insita nel portare al cinema la vita privata dell'ambiguo Liberace.
Sono quelle incentrate sui due protagonisti le sequenze più divertenti di un film che è commedia almeno quanto si può considerare un poliziesco. Un riuscito ibrido a cui non manca anche una spruzzata di romanticismo e che funziona soprattutto grazie all'alchimia tra i due interpreti.
Miike dirige con Shield of Straw un action thriller piuttosto convenzionale che non mette in risalto le sue potenzialità come regista ed autore.
E' un film disorganico, opulento, frammentario e sfacciato, ma anche bello da ridurti in lacrime, questo omaggio alla Capitale firmato da Paolo Sorrentino.
il cinema della Barnard può sicuramente essere considerato come la terra dedicata agli umili e ai disperati, ma non al facile sensazionalismo veicolato attraverso un pietismo spesso fastidiosamente indotto.
James Toback e il suo partner in crime Alec Baldwin ci raccontano con ironia le contraddizioni e le frustrazioni del mercato cinematografico, con il festival di Cannes sullo sfondo e una pletora di volti noti.
Omar è un drama-thriller vitale, intelligente ed emozionante che inserisce alcuni classici topoi del gangster movie in un contesto assolutamente originale.
Per il suo film in lingua inglese, Canet si circonda di un supercast. Con lui a Cannes Clive Owen, Billy Crudup, Zoe Saldana, James Caan e la compagna Marion Cotillard.
Accompagnate da un testo lirico e sofferto, le ricostruzioni di Rithy Panh raccontano con emozione un drammatico momento storico del suo paese e della vita dell'autore.
Il film punta su una struttura narrativa non lineare, che unisce le caratteristiche tipiche del poliziesco occidentale a lievissimi accenni del cinema di Bollywood.
In questo modo dalla sua esperienza di figlio di desaparecidos, Benjamin Avila da vita ad un'opera prima di intensa umanità che, lasciandosi alle spalle il terrore e la sofferenza dei suoi predecessori cinematografici, lascia comunque spazio alla forza dirompente della speranza.
L'opera d'esordio di Francesco Henderson Pepe si avventura nella coraggiosa e difficile esplorazione di luoghi, terreni e dell'anima, lasciandosi guidare unicamente dalla voglia di stupire a tutti i costi.
Alix jr. immerge i suoi personaggi in uno scenario manifestamente artificiale, tra fondali di cartone e sacchetti di plastica al posto dei corsi d'acqua, con tanto di effetti sonori posticci e bombardamenti "artigianali", e dispone dei suoi interpreti in maniera fortemente teatrale. L'effetto straniante è cercato, e serve a mettere le sofferenze umane in primo piano.
A dispetto di una messa in scena curata e la buona fotografia di Christopher Doyle, Bends non riesce a superare la freddezza con cui racconta i suoi personaggi ed approfondire le tematiche sociali che riguardano il background in cui si muovono.
Alex van Warmerdam costruisce un thriller sui generis che ha i suoi punti di forza in un umorismo nerissimo e su un'ambiguità di fondo che accompagna lo spettatore anche dopo il termine della pellicola.
Llewyn non avrà il carisma di un Drugo Lebowski, ma è un nuovo perfetto antieroe coeniano che si va ad aggiungere ad una lunga lista di personaggi memorabili, grazie anche alla performance di Oscar Isaac che si carica sulle spalle il peso di tutto il film, la cui vera protagonista è la musica.
Fedele ad un personale linguaggio visivo, Jodorowsky non cede alla tentazione di costruire un apparato narrativo classicamente autobiografico ma, forse con maggior consapevolezza e meno autocompiacimento rispetto al passato, mette in scena una drammaturgia in cui ogni singolo elemento estetico si trasforma in simbolo necessario.
Presentato in anteprima a Cannes 2013 un estratto di 15 minuti del nuovo film in CGI dedicato al personaggio di Leiji Matsumoto, da settembre sugli schermi giapponesi.
Senza dubbio un progetto arduo, quello di trasformare il resoconto della terapia di Jimmy Picard in un racconto cinematografico: per riuscire nell'impresa Desplechin si avvale di due interpreti di primissimo piano, il premio Oscar Benicio Del Toro e il talentuoso e instancabile conterraneo Mathieu Amalric.
Il film può godere di un'ambientazione atipica e fortemente simbolica che permette alla regista e sceneggiatrice Rebecca Zlotowski di dare nuovo respiro ad un tema abusato come quello dell'amore proibito.
Il film di Guiraudie visita, come i suoi protagonisti, un angolo di mondo pittoresco, isolato e bizzarro in cui pochissimi sono soliti avventurarsi; chi vorrà farlo, però, potrebbe divertirsi e scoprire qualcosa di nuovo su sé stesso.
Con atmosfere rarefatte e sguardo discreto, misura e tenerezza, Koreeda racconta il dramma di due famiglie ed il percorso di un uomo che impara ad essere padre.
Folman costruisce una critica poco velata e piuttosto chiara all'intero sistema dell'entertainment che, piegatosi alla necessità di ricreare una perfezione invidiabile ed emulabile da occhi esterni, rende l'artista un accessorio di cui usare solo l'involucro rinunciando senza rimpianto alla sua anima imperfetta.
Jia Zhang-ke racconta il disagio della Cina contemporanea scegliendo uno stile interessante e dinamico, con una evidente cura e ricerca nella messa in scena.
La ricchezza e il dettaglio della sceneggiatura non inficiano assolutamente la fruizione dell'opera, che, grazie alla cura delle performance, è avvincente dal primo fotogramma, e anzi l'avvincendarsi sorprendente delle prospettive rende l'esperienza del film sempre più affascinante.
La regia dell'esordiente Coogler è tanto efficace quanto dipendente proprio dalle interpretazioni del protagonista Michael B. Jordan e dell'ottimo cast di contorno, la macchina da presa indugia spesso sui volti dei protagonisti, riuscendo così a catturare in pieno il susseguirsi di emozioni vissute sullo schermo.
I ladri di celebrità di Hollywood approdano a Cannes per accompagnare la loro regista che ci racconta il fascino della trasgressione per una generazione nutrita a reality, internet e gossip.
Heli non si può considerare riuscito per la sua incapacità di creare un legame empatico con i personaggi che lo animano, per il non riuscire a suscitare tristezza e sofferenza per quello che vivono, senza andare oltre l'inevitabile pugno nello stomaco per il modo in cui la violenza è rappresentata.
Il sesto episodio della saga iniziata nel 2001 non tradisce la sua vocazione: c'è l'azione, in dosi sempre più robuste, c'è il piacere per il fan di ritrovare i personaggi a cui è affezionato, e c'è in più una componente grottesca e autoironica, con sequenze d'azione sempre più disancorate dalla credibilità.