Scappa - Get Out

2017, Horror

Oscar da brivido: da L’esorcista a Scappa - Get Out, gli horror che hanno conquistato l’Academy

Il successo di Scappa - Get Out, in corsa ai prossimi Oscar con quattro nomination, tra cui miglior film e regia, rappresenta una delle rare occasioni in cui l'Academy ha scelto di ricompensare il cinema di genere: dalle primissime edizioni a oggi, ripercorriamo il contrastato rapporto fra i premi Oscar e il genere horror.

Scappa - Get Out: Lakeith Stanfield e Daniel Kaluuya in una scena del film

Se qualcuno l'avesse pronosticato un anno fa, sicuramente non ci avremmo creduto: ovvero che un'opera come Scappa - Get Out, horror a basso budget (quattro milioni e mezzo di dollari) senza grandi star, caratterizzato da venature quasi satiriche e firmato da un regista esordiente con un curriculum da comico televisivo, potesse diventare uno dei maggiori protagonisti dell'attuale awards season e, soprattutto, della novantesima edizione degli Oscar.

Prima l'entusiasmo della stampa americana, poi il successo di massa in patria (centosettantacinque milioni di dollari nei soli Stati Uniti e venti milioni di spettatori) e lo spunto per dibattiti critici e sociologici, quindi la pioggia di candidature e di riconoscimenti da parte di associazioni prestigiose, in contemporanea con la campagna promozionale montata dalla Universal Pictures... risultato, Get Out si è imposto come uno dei titoli di punta della "stagione dei premi", guadagnandosi quattro nomination agli Oscar, tutte nelle categorie principali: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior attore per il ventottenne londinese Daniel Kaluuya.

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Get Out, un esordio da Oscar

Scappa - Get Out: Daniel Kaluuya in una scena del film

Difficile ipotizzare un debutto più fortunato dietro la macchina da presa per Jordan Peele, newyorkese di trentotto anni, noto più che altro come attore sul piccolo schermo (nel 2014 ha recitato nella prima stagione della serie Fargo) e appena diventato il quinto cineasta nero nella storia dell'Academy a ottenere la nomination all'Oscar come miglior regista, nonché il quarto regista esordiente a collezionare una tripletta di candidature individuali in qualità di produttore, regista e sceneggiatore del proprio film (dopo Orson Welles, Warren Beatty e James L. Brooks). Ma ciò che stupisce maggiormente è appunto la natura del film stesso: perché Get Out, una sorta di incubo paranoico costruito attorno al primo incontro tra il giovane afroamericano Chris Washington e la famiglia tipicamente wasp della sua fidanzata bianca, è quanto di più lontano si possa immaginare dal tipico "titolo da Oscar".

Scappa - Get Out: Catherine Keener, Bradley Whitford, Allison Williams e Daniel Kaluuya in una scena del film
Scappa - Get Out: Catherine Keener e Bradley Whitford in una scena del film

I membri dell'Academy infatti, e in generale le giurie di festival e premi, si sono sempre mostrati alquanto refrattari a riconoscere il valore dei cosiddetti "film di genere", e in particolare dell'horror, spesso bollato come un cinema di puro intrattenimento e privo di grandi ambizioni artistiche (si tratta naturalmente di un discorso generalizzato, e non troppo condivisibile). Ciò nonostante, in rare e felici occasioni l'Academy ha saputo superare questo pregiudizio, com'è appena accaduto anche per Get Out; di seguito, dunque, ripercorriamo le tappe fondamentali nel rapporto fra l'horror e gli Oscar, con un'analisi delle pellicole che, dagli anni Trenta a oggi, sono riuscite a raccogliere candidature nelle categorie più importanti o perfino di portarsi a casa qualche statuetta...

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1. Il dottor Jekyll (1931)

Fredric March è il terribile Mr Hyde nel film Il dottor Jekyll

Alla quinta edizione nella storia degli Oscar, la sfida fra i tre interpreti candidati al premio come miglior attore si risolve in un ex aequo (il primo nella storia dell'Academy), dato che viene contato un solo voto di differenza fra il primatista, Fredric March, e Wallace Beery, e all'epoca il regolamento prevede un doppio vincitore nel caso di uno scarto di pochi voti. March viene premiato grazie al doppio ruolo di Henry Jekyll e del suo malvagio alter ego, Edward Hyde, ne Il dottor Jekyll, trasposizione del classico di Robert Louis Stevenson, fra gli horror di maggior successo dell'epoca (il film di Rouben Mamoulian ottiene in tutto tre nomination). Dieci anni più tardi il romanzo di Stevenson ispirerà un altro adattamento, Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Victor Fleming: anche in questo caso l'Academy lo ricompenserà con tre candidature, ma soltanto nelle categorie tecniche, ignorando invece il nuovo protagonista, Spencer Tracy.

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2. Psycho (1960)

Pur essendo ovviamente considerato uno dei più influenti cineasti di ogni epoca, Alfred Hitchcock ha goduto di alterne fortune agli Oscar: se nel 1940 Rebecca, la prima moglie ha vinto addirittura il premio come miglior film, altri suoi classici sono stati invece più o meno ignorati. Nel 1960 il maestro del brivido realizza uno dei suoi massimi capolavori, Psycho, thriller seminale che sfocia nell'horror vero e proprio, con sequenze di brutale violenza (a partire dall'indimenticabile omicidio nella doccia) e una narrazione attraversata da un crescente senso di inquietudine. E perfino l'Academy non può fare a meno di riconoscere l'importanza di Psycho, attribuendogli quattro nomination, fra cui la quinta (e ultima) candidatura per Hitchcock come miglior regista e quella come miglior attrice supporter a Janet Leigh.

Anthony Perkins nel finale di Psycho

3. Che fine ha fatto Baby Jane? (1962)

Che fine ha fatto Baby Jane?: Bette Davis e Joan Crawford in una scena del film

La vicenda della realizzazione nel 1962 del thriller psicologico diretto da Robert Aldrich è stata ricostruita mirabilmente l'anno scorso nella serie TV Feud: Bette and Joan: alla sua uscita, Che fine ha fatto Baby Jane? diventa infatti un vero e proprio fenomeno, grazie alla sua angosciosa incursione nel rapporto malato fra due sorelle, Jane e Blanche Hudson, legate da uno spaventoso gioco fra vittima e carnefice. Il film di Aldrich non si limita a inaugurare un autentico filone ma riceve anche cinque nomination agli Oscar, fra cui quella come miglior attrice a Bette Davis, vincendo l'Oscar per i migliori costumi; candidatura sfumata invece per Joan Crawford, partner della Davis sul set.

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Bette Davis e Joan Crawford in una scena del film Che fine ha fatto Baby Jane?

4. Piano... piano, dolce Carlotta (1964)

Piano... piano dolce Carlotta: Bette Davis e Olivia de Havilland in una scena del film

A soli due anni di distanza dal clamoroso successo di Che fine ha fatto Baby Jane?, Robert Aldrich mette in cantiere un altro film sullo stesso genere, destinato a replicare in ampia misura il successo del precedente: Piano... piano, dolce Carlotta è infatti un altro cupo racconto dai contorni granguignoleschi, ancora più accentuati, e con elementi macabri che lo pongono a metà fra il thriller gotico e l'horror psicologico. Anche in questo caso la protagonista, Charlotte Hollis, donna dall'oscuro passato e dal labile equilibrio mentale, è affidata a un'istrionica Bette Davis, mentre la Crawford verrà sostituita a riprese già in corso da Olivia de Havilland. All'edizione degli Oscar del 1964 Piano... piano, dolce Carlotta mette a segno addirittura sette nomination, inclusa la candidatura come miglior attrice supporter per la veterana Agnes Moorehead.

5. Rosemary's Baby (1968)

Rosemary's Baby: un primo piano di Mia Farrow

Tratto dall'omonimo romanzo di Ira Levin, Rosemary's Baby non è soltanto uno dei capolavori del regista polacco Roman Polanski, ma una delle pietre miliari del cinema horror, grazie alla sua capacità di costruire attorno al personaggio del titolo, la giovane Rosemary Woodhouse, una spirale di paranoia e di terrore sempre più soffocante. Impostosi da subito come un autentico cult movie, Rosemary's Baby riceve due nomination agli Oscar e fa guadagnare alla settantaduenne Ruth Gordon la statuetta come miglior attrice supporter grazie al ruolo di Minnie Castavet, l'eccentrica e invadente vicina di casa dei coniugi Woodhouse; incredibilmente, però, la protagonista Mia Farrow viene esclusa dalla cinquina come miglior attrice.

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Rosemary's baby - Nastro rosso a New York: Ruth Gordon e Mia Farrow in una scena del film

6. L'esorcista (1973)

L'esorcista - Linda Blair in una scena

L'edizione degli Oscar del 1973 segna una svolta radicale nella storia dell'Academy: per la prima volta un horror tout court, L'esorcista, viene riconosciuto all'altezza di competere nella categoria principale, quella come miglior film. Non solo, ma l'horror campione d'incassi diretto da William Friedkin, dopo aver già trionfato ai Golden Globe, totalizza un bottino di ben dieci nomination agli Oscar, incluse le candidature per la regia, per l'attrice protagonista a Ellen Burstyn e per l'attrice supporter alla quattordicenne Linda Blair nel ruolo iconico di Regan MacNeil, ragazza adolescente in preda a una possessione demoniaca. Dopo aver polverizzato ogni record d'incassi dell'epoca, L'esorcista si aggiudica due premi Oscar: per la sceneggiatura di William Peter Blatty, autore del romanzo alla base del film, e per il sonoro.

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7. Lo squalo (1975)

Lo squalo: Richard Dreyfuss e Robert Shaw davanti alla terrificante creatura

Due anni più tardi, nel 1975, gli strepitosi incassi registrati da L'esorcista vengono addirittura superati da un thriller che, nel corso dell'estate, si trasforma in un gigantesco evento di massa, trascinando nelle sale folle di spettatori e imponendosi all'attenzione per la sua eccellente gestione della suspense. L'opera in questione, Lo squalo, è prodotta con un budget misurato da un regista di appena ventotto anni di nome Steven Spielberg, che si conferma uno dei massimi talenti in circolazione. E pure l'Academy non resta indifferente a una pellicola di tale portata, ricompensandola con tre premi Oscar per il montaggio, il sonoro e le musiche di John Williams, e con una quarta nomination come miglior film.

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8. Carrie - Lo sguardo di Satana (1976)

Carrie: Sissy Spacek

Altra pietra miliare del cinema horror, nel 1976 Carrie, trasposizione del romanzo d'esordio di Stephen King ad opera di Brian De Palma, sbanca al box office e ottiene due nomination agli Oscar: per la miglior attrice a Sissy Spacek, memorabile nel ruolo di Carrie White, adolescente vittima degli scherzi crudeli dei compagni di scuola e dotata di poteri paranormali, e per la miglior attrice supporter a Piper Laurie, strepitosa nei panni di sua madre Margaret, fanatica religiosa ferocemente violenta. Non riscuoterà altrettanta attenzione da parte dell'Academy, quattro anni più tardi, un altro superbo adattamento di un altro libro di King, Shining di Stanley Kubrick, del tutto ignorato agli Oscar nonostante sia entrato nella storia come uno dei migliori horror di tutti i tempi.

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Carrie: Sissy Spacek e Piper Laurie

9. Aliens - Scontro finale (1986)

Aliens - Scontro finale: Sigourney Weaver in un momento del film

Quando i canoni dell'horror vengono declinati nel campo della fantascienza, l'esempio più emblematico è costituito dalla saga di Alien, inaugurata nel 1979 dal cult di Ridley Scott. Il film capostipite aveva ricevuto un Oscar per gli effetti speciali e una seconda nomination per la scenografia, ma l'Academy avrebbe dedicato un'attenzione di gran lunga maggiore al suo sequel: diretto nel 1986 da James Cameron, Aliens si aggiudica infatti un lauto totale di sette nomination, inclusa una candidatura come miglior attrice per la grintosa Sigourney Weaver, volto inconfondibile dell'eroica Ellen Ripley. Il film di Cameron si porterà a casa due premi Oscar, per i migliori effetti speciali e i migliori effetti sonori.

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10. Il silenzio degli innocenti (1991)

Un intenso primo piano di Anthony Hopkins in una scena de IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in passato, l'edizione degli Academy Award del 1991 ha segnato uno dei capitoli in assoluto più innovativi nella storia degli Oscar: per la prima volta, infatti, un thriller poliziesco con veri e propri elementi horror arriva fin sul gradino più alto della competizione più popolare di Hollywood. A riportare un trionfo incontrastato è Il silenzio degli innocenti, capolavoro di suspense diretto da Jonathan Demme dal romanzo omonimo di Thomas Harris: sette nomination e cinque premi Oscar nelle cinque categorie principali, ovvero miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura. Ad essere ricompensati sono entrambi i protagonisti della pellicola: Jodie Foster, al suo secondo Oscar grazie al ruolo della giovane recluta dell'FBI Clarice Starling, e Anthony Hopkins per la parte del terrificante psicopatico cannibale Hannibal Lecter.

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Il silenzio degli innocenti: Jodie Foster in una scena del film

11. Dracula di Bram Stoker (1992)

Gary Oldman con Winona Ryder in una sensualissima scena del film Dracula di Bram Stoker

Canonizzato nel corso degli anni come una delle migliori trasposizioni del classico della narrativa gotica dell'Ottocento, Dracula di Bram Stoker, firmato da un maestro del calibro di Francis Ford Coppola, riscuote un ricco bottino agli Academy Award del 1992: l'horror interpretato da Gary Oldman e Winona Ryder vince infatti tre premi Oscar per i costumi, il trucco e gli effetti sonori, a cui si aggiunge una quarta candidatura per le scenografie. Due anni dopo ad entusiasmare il pubblico sarà un altro vampire movie d'autore, Intervista col vampiro di Neil Jordan, che dovrà accontentarsi però di due nomination nelle categorie tenciche.

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12. Il sesto senso (1999)

Il sesto senso: un primo piano di Haley Joel Osment

Parlando di horror veri e propri, e non di contaminazioni fra generi diversi come Il silenzio degli innocenti, il primo horror a essere candidato all'Oscar come miglior film a ventisei anni di distanza da L'esorcista è, nel 1999, Il sesto senso. Scritto e diretto dal giovane regista indiano M. Night Shyamalan, questo angoscioso racconto soprannaturale interpretato da Bruce Willis si rivela un gigantesco campione d'incassi, anche in virtù di un colpo di scena finale che farà scuola, e collezione sei nomination agli Oscar, tra cui miglior film e regia, nonché la candidatura come miglior attore supporter per l'undicenne Haley Joel Osment, memorabile nel ruolo di Cole Sear, il bambino che "vede la gente morta".

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13. Il cigno nero (2010)

Natalie Portman in una impressionante immagine del thriller Black Swan

Sette anni prima di Get Out, un altro horror - ma dal registro ben diverso - si conquista l'ammirazione di pubblico e critica, nonché i favori dell'Academy: Il cigno nero di Darren Aronofsky, tenebroso thriller psicologico ambientato in una compagnia di ballo di New York in procinto di mettere in scena Il lago dei cigni. Una sorta di rivisitazione da incubo del classico Scarpette rosse, fra paranoia, sdoppiamenti di personalità e parentesi oniriche, che nel 2010 si guadagna cinque nomination agli Oscar, tra cui miglior film e regia, e fa vincere la statuetta come miglior attrice a un'intensa Natalie Portman nei panni di Nina Sayers, ballerina dal precario equilibrio mentale. Non è andata altrettanto di lusso, quest'anno, al ritorno di Aronofsky nei territori dell'horror visionario: il suo Madre! va annoverato infatti fra i titoli più sottovalutati del 2017.

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