Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un perfetto date-movie che non mancherà di strapparvi qualche risata e che non sfigurerà nel curriculum di un attore di cui sentiremo parlare per molto tempo.
Un'incantevole fiaba a metà tra il fantasy moderno e classico, che sfrutta la contrapposizione buoni contro cattivi e la pomposità degli effetti speciali delle 'Cronache' più famose, ma anche la semplicità e l'invito alla riflessione.
L'alchimia tra i due protagonisti è tangibile sin dai primi sguardi, la semplicità della sceneggiatura un pregio enorme, l'autoironia e la bravura dei due interpreti indiscutibile.
Un piccolo, dolcissimo film colmo di humour e malinconia, che incede sulla snellezza di uno script essenziale ed agile eppur profondo intorno al quale attori magnifici intessono una straripante umanità.
Una pellicola che si dimostra estremamente ambiziosa nell'ambito del disvelamento dei rapporti fra uomo e donna, delle relazioni umane, sentimentali e professionali, nel loro complesso.
Nonostante le numerose reminiscenze di altri film del genere, la pellicola è sorretta da un personaggio forte e ben costruito, interpretato con energia dalla Heigl.
Una commedia degli equivoci con protagonista 'la mejo gioventù' capitolina e ambientata nel 'core de Roma', tutta incentrata sulla contrapposizione tra cinesi e romani e sulla straripante comicità di protagonisti e comparse.
Una Notte, opera prima del figlio di Nino D'Angelo, Toni, per raccontare la storia di cinque quarantenni falliti e perdenti, cinque ex compagni d'università che si ritrovano dopo tanti anni per la morte di un loro comune amico.
Basato sul racconto breve del 1943 intitolato Mimsy were the Borogoves e scritto da Lewis Padgett il film sfrutta l'idea molto intrigante di un'avventura magica, quella di due esseri innocenti e senza malizia, alle prese con qualcosa di molto più grande di loro.
La pellicola rappresenta un settore del panorama sociale e culturale israelo-palestinese che solitamente emerge poco nel mondo della grande informazione: ovvero quello degli israeliani pacifisti, vicini alle posizioni politiche palestinesi contro l'oppressione di Israele e del proprio governo
I due protagonisti della storia d'amore del film si incontrano così, con un botto che forse stordisce entrambi, illudendoli, e da lì per loro parte un lungo percorso insieme.
Il film di James Gray si riappropria di una classicità figlia di una frequentazione appassionata del poliziesco americano anni '70, senza dimenticare la lezione del polar francese e persino del neorealismo italiano.
Guerrieri, riti di iniziazione, giganteschi mammuth, santoni e grandi battaglie in nome dell'amore sono al centro del nuovo kolossal firmato dal regista di origini tedesche dal pedigree più 'catastrofico' che ci sia.
La fluidità che caratterizza la narrazione e che permette di risolvere con leggerezza snodi diegetici particolarmente drammatici farà storcere il naso ai puristi ma non nuoce alla buona riuscita della pellicola e al suo intento di denuncia.
Come in Un sacco bello, Bianco Rosso e Verdone e Viaggi di nozze tornano i tre episodi e i personaggi che ne hanno decretato il successo.
Che coraggio questo Salvatore Mereu, che si vede concedere succulenti finanziamenti da Rai Fiction, ma fa salva la sua libertà creativa per realizzare un film smaccatamente anti-televisivo, che è finalmente cinema.
Il film di Daniel Waters si discosta dagli esiti deteriori del filone, sviluppando un ritmo discreto e mettendo in campo qualche buona idea, seppur sulla scia di una trovata piuttosto esile.
Depurato da ogni sentimento nostalgico, Vogliamo anche le rose mette insieme l'inchiostro di pagine ingiallite con un tesoro di immagini ricche di un significato che va ben oltre la semplicità dell'apparenza.
Un film d'animazione a colori accesi e con dialoghi ultra moderni, ricco di battute ironiche e basato sullo sconvolgimento dei ruoli classici delle favole più famose.
Una fiaba magica e divertente che prende spunto da E.T. per narrare l'avventura fantastica di un bambino scozzese alle prese con il leggendario mostro di Loch Ness.
Un'inchiesta accurata e dal ritmo incalzante che aiuta a far luce sulla natura dell'emergenza rifiuti esplosa a Napoli e dintorni, argomento trattato troppo spesso con superficialità e approssimazione dai media.
La storia viaggia a metà strada tra il Romanzo criminale di Placido, e il taglio documentaristico de In un altro paese, bello spaccato documentaristico su mafia e affini.
Le possibilità interpretative vengono sperperate dalla usuale retorica con cui a Hollywood continuano a raccontare storie di uomini, eroi e presidenti in stallo e da una seconda parte in cui si naviga nelle più tranquille acque dell'action ipercinetico.
Patierno ha certamente coraggio e rischia il grande salto, dalla dimensione angusta ma più sicura del film d'autore alle nuove possibilità di un cinema più commerciale.
Celebrazione sommessa e sentita di una vera e propria icona, che ha unito gli eccessi alla lucidità, mutando continuamente, fin dal genere musicale al quale ha scelto di aderire di volta in volta.
Autore impegnato, Schmitt ha scelto di debuttare dietro la macchina da presa con una commedia che tinge di fantastico surrealismo fanciullesco e dolcissimo romanticismo un messaggio contro i pregiudizi culturali.
Un viaggio all'inferno narrato senza pietismi da chi nel cuore ha ancora una speranza, immagini crude e talvolta insostenibili alleviate da melodie di straordinario impatto che giungono a noi come un accorato grido di aiuto.
Be kind rewind è un lavoro proteiforme, complesso e stratificato che dietro il paravento della facile etichetta di genere nasconde un'anima molteplice e sfuggente.
Un film piccolo, che realizza le proprie aspirazioni, peccando quando tenta di strafare, di andare oltre i propri mezzi (anche economici) e di scardinare l'impianto narrativo prescelto.
Pur affascinante da un punto di vista visivo, soprattutto grazie a scenografie e costumi, Sweeney Todd fatica a conquistare l'attenzione dello spettatore proprio a causa della sua struttura musical.
Una storia in cui i cattivi non sono particolarmente cattivi e i buoni non riescono ad essere mai buoni fino in fondo, e in cui a farla da padrone sono i cambi di scenario e le incantevoli ambientazioni.
Una soundtrack tra passato e presente per l'omonimo film di Jason Reitman, in cui i Velvet Underground vanno a braccetto con Cat Power e Buddy Holly.
La regia di Justin Chadwick mostra tutti i limiti dovuti a una mancanza di personalità nella direzione del lavoro che tarpa le ali alle potenzialità della pellicola.
John Rambo è un film interessante quanto imperfetto, figlio della stessa tendenza al patetismo orgogliosamente anacronistico che aveva caratterizzato il precedente Rocky Balboa.
Un prova di maturità a livello tecnico-produttivo, notevole tecnicamente ed artisticamente, ma penalizzata da alcune scelte fatte sul piano narrativo.
Colori sgargianti e fulminanti battute si fondono in una pellicola onesta che sfrutta al meglio il potere riscattante del sorriso. Una boccata d'aria fresca.
Con Sparrow, Johnny To dimostra ancora una volta di saper travalicare i generi con estrema disinvoltura, abbandonando momentaneamente il noir più violento per un mistery romantico e raffinato che omaggia esplicitamente il maestro del genere Alfred Hitchcock.
Il film di Sarah Polley è un gioiello di sensibilità e sincerità, capace di raccontare una storia a forte rischio di pietismo con una ricchezza, una grazia e un equilibrio davvero sorprendenti.
E' palese il tentativo di Madonna di disintegrarsi in tanti piccoli pezzi che vadano a germogliare come semi in ogni singolo aspetto della sua pellicola, dai personaggi, alla storia, fino alle musiche.
Il documentarista Errol Morris, operando una scelta che muove non poche perplessità, decide di dar voce ai soldati americani coinvolti nell'indagine successiva alla pubblicazione delle foto di Abu Ghraib.
Il miglior cinema americano sembra inequivocabilmente tornare indietro nel tempo e Anderson si adegua portando in dote la sua innata abilità narrativa e uno sguardo che lascia il segno.
Pellicola dal doppio registro, comico e drammatico, e dall'animo innocente come i personaggi che insegue, The Song of Sparrows fa della quotidianità più semplice una melodia dal gusto dimenticato che è un piacere tornare ad assaporare.
Fireflies in the garden ripropone, non sappiamo quanto consapevolmente, modi e forme tipici della grande tradizione melodrammatica degli anni '50 - '60 incentrata su conflitti familiari e drammatici contrasti.
Ben Kingsley e Penelope Cruz provano a districarsi in questo orizzonte di luci e ombre che fa da sfondo al difficile rapporto tra i due personaggi e la chimica tra i due sembra reggere finché l'ombra straziante della malattia non oscura il rigore della storia.
Damian Harris sembra privo dello spessore e dell'esperienza necessari a sostenere fino in fondo una pellicola che punta dichiaratamente a uno status di film di denuncia dal taglio impegnato e indipendente, ma che di fatto snocciola le sue tesi già acquisite in partenza generando principalmente tedio.
Tra colpi di scena lasciati troppo a bollire e personaggi che entrano ed escono dalla narrazione con colpevoli lacune in sede di scrittura, il film si propone come un thriller dal mancato appeal che fa strisciare sottotraccia un discorso già stantio sul sistema corrotto di valori della nuova Russia.
Shine a Light è forse il primo film con protagonisti ultrasessantenni che riesce a travolgere per la sua carica energica, un lavoro che mostra come passione e talento possano trasformarsi in un elisir di lunga vita.
Un film insincero, che mette tantissima carne al fuoco e lo fa male, con l'unico scopo di drammatizzare situazioni cui avrebbe giovato una maggior semplicità di narrazione e di messa in scena.
Tante idee e tanto talento, e una realizzazione sontuosa, per una pellicola che sfiora soltanto l'eccellenza, perché, se è vero che ad un tempo intrattiene e stimola la riflessione, pecca forse di eccessivo sarcasmo e di troppo poco cuore.
Slade si allinea al generale indurimento della produzione horror mainstream non risparmiandosi in quanto a sangue e efferatezze, ma al suo film mancano tensione, soluzioni visive extrascenografiche e picchi d'intensità.