Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Il tema centrale di Boiling Dreams è l'emigrazione, maledizione, costume, anelito che fa parte del DNA dei popoli del Mediterraneo. Ma la prospettiva dalla quale il regista marocchino Hakim Belabbes affronta l'argomento è multiforme e interessante.
Definito 'tragicommedia sociale' dal suo regista, il film racconta di soldati su fronti opposti in conflitti alimentati dal più furioso odio etnico, che dimenticano acrimonia e violenza per diventare amici per la pelle. Racconta di amicizie persino più improbabili, e di pure, autentiche, coraggiose storie d'amore. Ma racconta anche di un abominio apparentemente impossibile da sradicare.
Dopo anni trascorsi nella realizzazione di cortometraggi e documentari girati nell'Asia centrale, Cagla Zencirci e Guillaume Giovanetti portano a termine il loro primo film accendendo i riflettori del MedFilmFestival sulla comunità dei Khusra con la quale vengono identificati gli appartenenti al terzo sesso, ossia tutti coloro che in termini più occidentali sono definiti come ermafroditi o transgender.
Geffen, alla sua prima prova registica, privilegia uno humour grottesco che, pur con qualche intermittenza, permette allo spettatore di entrare nel mondo di questi personaggi così sopra le righe.
Silvio Soldini torna sul grande schermo con un film che, sebbene si possa inserire nella categoria delle commedie leggere, ha nel suo DNA i cromosomi stilistici e narrativi del cinema del suo autore, un cineasta alla continua ricerca di angoli di cielo reali e surreali da cui osservare il mondo e i suoi abitanti.
Gladiatori di Roma 3D è un prodotto realizzato con una grande cura, dalla confezione accattivante e dallo sviluppo narrativo ben congegnato. Il tutto con uno spirito internazionale che non guasta.
Perché solo agli uomini è lecito dare il peggio di sé producendosi in avventurosi addii al celibato on the road, mentre le fanciulle devono accontentarsi di sfiorare appena i muscoli del primo Magic Mike che suona alla porta travestito da poliziotto?
E' una commedia peculiare, Il matrimonio che vorrei, che per gran parte della sua durata non sembra neanche tale: più che ridere si sorride, con un sottofondo di amarezza per la rappresentazione, semplice quanto impietosamente realistica, di una vita di coppia lentamente sclerotizzatasi nella routine e nel disinteresse.
Rispetto al filone demoniaco basato sulla tradizione dell'esorcismo cattolico, The Possession opera un vero e proprio scarto, decidendo di ispirarsi alla cultura ebraica e alle leggende sugli spiriti dybbuk. Tuttavia, l'horror di Bornedal tradisce comunque un marcato riferimento al capostipite di William Friedkin per quel che concerne l'impostazione complessiva del film.
Elementi come la tolleranza, la possibilità di compiere il Male, l'accettazione della morte, la strada verso il perdono assurgono a veri temi ParaNorman, che lo rendono molto più interessante di una semplice parodia sugli horror zombie.
Grazie ad una comicità involontaria che caratterizza azioni e parole, Taken - La vendetta acquista un minimo di personalità rischiando di trasformarsi in un cult movie più vicino alla parodia che alla seria riproduzione di un action.
Carlotta e Mattia, due fratelli squattrinati, si inventano una professione dall'intento lodevole: organizzare funerali che rispecchino la vera essenza del defunto, senza inutili ipocrisie. Il film di Asia Giordano ci parla quindi, non senza una certa ingenuità, di come la strada verso la realizzazione di un sogno non sia sempre quella che ci si aspetta.
Potenza dei temi autobiografici unita al fascino retrò dell'animazione a passo uno, quale che sia l'ingrediente giusto per far funzionare un lavoro, stavolta Tim Burton lo ha azzeccato in pieno.
L'alchimia che sottende alle interazioni tra Jake Gyllenhaal e Michael Peña spazza via nella sua vitalità ogni retorica, la genuina e viscerale devozione che i due sanno incarnare è il miglior viatico per la consegna del messaggio di commovente umanità che è alla base del film di Ayer.
Ironico ma non corrosivo, il film di Virzì si muove leggero nel raccontare la storia di due eccezioni, due ragazzi che non hanno avuto paura a scegliersi.
L'esordio alla regia di Gianluca Ansanelli prende spunto da un immaginario reality show per collegare insieme, in forma di commedia, quattro storie diverse; accomunate, nelle loro difformità, da personaggi che sono vittime di precarietà esistenziale.
Nonostante delle debolezze strutturali e l'utilizzo di dialoghi che hanno la stessa leggerezza di una piroiette, il film custodisce una sorta di seconda anima, un mondo parallelo capace di esplodere con tutta l'energia dell'espressione fisica.
Nel suo più recente lungometraggio, Paul Vecchiali ci sorprende ancora con la sua ironia, il suo sguardo pungente e profondo, la sua capacità di fondere realtà e immaginazione in un insieme coerente e spiazzante al tempo stesso.
Lasciate da parte le riflessioni filosofiche del racconto di Dick e le eccentricità del film di Verhoeven, il Total Recall di Wiseman decide di puntare sulla strada più semplice e sicura: quella del classico action movie con venature spionistiche, costruito inanellando una serie di sequenze adrenaliniche.
Un giovane hacker sa chi c'è dietro l'attentato che hanno attribuito a un gruppo di estremisti islamici, e vuole che giustizia sia fatta: il vincitore del Napoli Film Festival ci parla del ruolo dell'immagine e della percezione della sicurezza nella società contemporanea.
Zambrano confeziona un film di grande intensità, crudo e spietato nel presentare l'orrore della dittatura, ma anche in grado di far guardare con fiducia a un mondo in cui qualcuno riesce a mantenere la propria onestà, e la propria capacità di amare.
Giunti al quinto episodio della saga è come se Paul W. S. Anderson avesse scoperto le sue carte, rinunciando del tutto a qualsiasi pretesa di costruzione narrativa e di definizione dei personaggi per mettere in scena esclusivamente le componenti più strettamente di derivazione videoludica, ricorrendo al suo tipico stile sovraccarico e grottesco.
Più che essere un saggio rigoroso sul fenomeno della prostituzione tra le studentesse, Elles mette a confronto un'esistenza 'normale' come quella della protagonista e una realtà particolare come quella delle ragazze che si vendono per pagarsi gli studi.
L'esordio alla regia di Ruggero Dipaola e la qualità del prodotto, rintracciabile ad esempio in una fotografia sofisticata e in una direzione tenuta sempre fermamente sotto controllo, dimostrano che il nostro cinema potrebbe avere tutte le possibilità per cercare una nuova dimensione a metà strada tra le storie generazionali e la tradizione del romanzo storico.
Rifiutando un linguaggio tecnico e spesso oscuro, Mark Cousins compone, come prima di lui solo Martin Scorsese, un personale inno all'immagine e al suo incredibile potere narrativo
Di modesta rilevanza dal punto di vista strettamente documentaristico - troppo esiguo il materiale mostrato, qualche scatto e copertina, pochi filmati e spot - il lavoro di Greenfield-Sanders spicca il volo quando a parlare sono le splendide protagoniste.
Dopo la rivelazione di Martyrs, il francese Pascal Laugier sbarca oltreoceano con un film che ripropone molti degli elementi iconografici e tematici cari all'autore, questa volta però con uno stile più edulcorato e normalizzante e senza la forza e la coerenza del predecessore.
Casagrande si lascia prendere la mano da una lunghezza eccessiva, da una struttura costantemente cadenzata da sketch comici che finiscono con l'appesantire l'intera narrazione, e da un cast fin troppo affollato. Ci pensa la Impacciatore a regalare al film momenti di grande divertimento.
Il raffinato intarsio narrativo - in cui si intrecciano, seguendo un intricato gioco di parallelismi e corrispondenze, il presente con il passato, la fiction con la realtà - rappresenta il cardine su cui ruota l'architettura filmica di The Words, costituendo paradossalmente il principale pregio del film, ma anche il suo limite.
Emozionante, divertente e appassionato,quello di Piccioni è il film che non ti aspetti e che è capace di toccare il cuore dello spettatore di ogni età.
Seth MacFarlane riesce a rinnovare una struttura narrativa alquanto prevedibile, quella del racconto di formazione e di crescita personale, innestandovi l'inconfondibile umorismo delle sue serie animate, caratterizzato da gag volgarissime e scorrette, ricche di situazioni surreali, e di riferimenti alla pop-culture anni Ottanta.
La commedia di Roach non ambisce certo ad essere un'analisi satirica di un meccanismo politico discutibile e di quegli elettori che in fin dei conti chiedono inconsciamente di essere gabbati e si limita a qualche sporadica zampata contro il famigerato sistema.
Nonostante le numerose perplessità sulla sceneggiatura, il tanto atteso ritorno alla sci-fi di Ridley Scott rimane un'opera ricca di suggestioni visive e contenutistiche, purtroppo non sfruttate appieno.
Con un'estetica gotica e fiabesca, in parte debitrice alle opere del primo Tim Burton, il francese Jean-Pierre Améris porta sullo schermo, per la terza volta, un noto romanzo di Victor Hugo.
Quanta vita c'è nelle pagine chiare e nelle pagine scure di questo diario segreto nato da riflessioni e pensieri di un uomo come tanti che ha riempito notti insonni e giornate malinconiche con il dolce ticchettio della sua macchina da scrivere.
Sono tutti non professionisti gli attori del cast, ma riescono a dare il tono corretto alle surreali conversazioni che intrattengono i personaggi, dialoghi dai quali in più di un'occasione si riescono ad estrapolare battute ad effetto, frasi che colpiscono e restano nella mente dello spettatore.
Nella Cina di oggi, superpotenza economica e paese in piena trasformazione culturale e sociale, c'è davvero spazio per la libertà? E' questo che si chiede la giovane regista colpita dalle mille contraddizioni di un paese che sta forse cambiando troppo velocemente.
Un tesissimo dramma familiare ambientato esclusivamente tra scantinato, casa e cortile, ma che si dipana nel tempo per circa settant'anni attraverso cinque episodi che vedono protagonista ogni volta le nuove generazioni di questa tragica famiglia.
Il documentario di Stefano Pistolini offre un interessante ritratto di uno dei più rappresentativi esponenti della musica d'autore italiana, che si racconta attraverso interviste alternate a spezzoni di esibizioni.
Quello di Vendemmiati è un lavoro non innovativo dal punto di vista stilistico, che però riesce a restituire tutta la complessità dell'uomo Ingrao, un anarchico per nulla innamorato del potere, capace di dire 'No' al PCI in anni in cui il dissenso veniva interpretato come un tradimento.
Con una narrazione che dissemina flashback, intermezzi musicali ed assordanti effetti sonori, Forgotten punta molto sull'effetto sorpresa e sul colpo di scena per ricostruire intorno al personaggio principale un puzzle che verso il finale si completa ma non riesce ad essere mai convincente.
Un giorno speciale è un film leggero, che cerca di raccontare le ore trascorse insieme dai due protagonisti con ritmo e costruita spontaneità.
Due anni dopo il suo The Ditch, Wang Bing torna al Lido con Three Sisters: un documentario che mostra il volto meno noto della Cina, quello delle comunità montane più povere, attraverso il racconto della vita di tre ragazzine.
The Tightrope non si limita ad essere un interessante dietro le quinte del lavoro di Brook, ma riesce a catturare, e soprattutto comunicare, la grande energia ed intensità che si viene a creare nel corso delle prove.
Giunto all'età di settantadue anni De Palma non sembra più disposto ad accettare compromessi e si presenta al pubblico col suo carico di ossessioni passate e presenti. Prendere o lasciare.
Come nella migliore tradizione della tragedia greca, la regista e interprete algerina del film Djamila Sahraoui porta sul grande schermo una storia di rabbia e di vendetta che travolge i sentimenti di una madre nei confronti dei due figli in una terra devastata dalla guerra.
Il film di Mendoza racconta la vita di queste persone spesso definite "zingari del mare", una comunità che vive in povertà ma è ricchissima di tradizioni, come i matrimoni ben fotografati dall'ottimo digitale che tra l'altro fa di questa l'opera più solare dell'intera filmografia del regista filippino.
Un ottimo backstage, caratterizzato da un montaggio rapido ed efficace e da interviste brevi, ma cariche di senso, che ci svela i segreti della nuova vita sul set del maestro Bertolucci.
Il film si giova della divertita e briosa interpretazione delle due giovani attrici, fresche e spontanee, ma lo sfasamento tra il mondo mostruoso in cui vivono ed il racconto leggero e ironico non sembra mostrato con il giusto equilibrio da Mereu.
Un bel film che avrebbe potuto essere un capolavoro se la regista avesse trattenuto di più il finale, che lascia addosso paura e frustrazione mettendoci di fronte ad un'innegabile verità: ciò che non abbiamo mai visto, udito, toccato o annusato prima o poi esploderà dentro di noi e si sprigionerà portandoci altrove.