Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Accantonate le atmosfere più patinate che hanno caratterizzato prodotti hollywoodiani come Il matrimonio del mio migliore amico, P.J. Hogan s'impossessa nuovamente di una voce australiana più grezza che, mitigata con una comicità black, riesce a ricondurlo alle atmosfere de Le nozze di Muriel, per poi superarle.
Roman Coppola realizza un film intimo e personale utilizzando ciò che conosce meglio e che gli è più vicino: il microcosmo di Hollywood in cui è nato e cresciuto.
Johnny To torna al noir (ed esordisce nella Cina mainland) con una pellicola magistralmente diretta, che annulla definitivamente qualsiasi epica gangsteristica, e in cui l'intreccio è all'insegna di un irriducibile cinismo.
A gestire un insieme di personalità ed etnie in cui l'italiano, forse per la prima volta, viene posto allo stesso livello degli altri, è una regia giovane e fresca che, dovendo affrontare i problemi produttivi di un'opera prima, sopperisce alla mancanza di fondi con leggerezza e creatività.
Preso da una celebrazione personale e dalla necessità di dimostrare la sua abilità con fotografia e montaggio, Paolo Franchi compone un'estetica sempre eccessiva dove i sentimenti non trovano mai il giusto spazio di espressione...
Un film da non perdere Bullet to the Head, che in un crescendo di violenza, humor e scene cult cattura lo spettatore risvegliando, a suon di cazzotti e pistolettate, l'amore nei confronti di genere che negli ultimi anni si è ripiegato su se stesso stupendoci con troppi effetti speciali e senza mai farci innamorare dei personaggi.
Una pellicola interessante e imperfetta, questo Ixjana, che colpisce l'occhio con una fotografia accattivante, ma si rivela a tratti un po' pretestuoso (e furbo) nella sua voglia di sorprendere a tutti i costi.
E' uno di quei progetti che suscitano istintiva simpatia e partecipazione, Il sole dentro: principalmente per l'importanza dei temi che tratta, ma anche per la capacità di arrivare al pubblico in modo semplice e diretto, con una buona cura della confezione.
Dando per scontato di trovarci nell'era dei reality e del dolore raccontato in diretta nazionale, Pappi Corsicato gioca con colori, sfumature, forme e costumi per mostrare il punto di non ritorno di una società culturalmente incivile.
Il messicano Enrique Rivero firma un'opera dall'incedere evocativo e meditativo, per quanto pervasa da un alone di cripticità, che si affida alle suggestioni naturali degli scenari di Xochimilco per riflettere sullo scorrere dell'esistenza e sull'accettazione della morte.
Liberamente ispirato a un racconto di Robert Louis Stevenson, Waves è un atipico noir ad ambientazione marittima, esordio nel lungometraggio del fotografo e videoartista Corrado Sassi.
Arriva il gran finale delle avventure di Bella e Edward, costretti a dimostrare ai temibili Volturi che la straordinaria figlioletta Renesnee non è una minaccia per il popolo dei succhiasangue.
Abilissimo dietro la macchina da presa nelle scene action, Placido perde i colpi quando si tratta di amalgamare le diverse fasi della narrazione, le sottotrame (troppe) e le singole evoluzioni dei personaggi coinvolti non riuscendo a sopperire alla lacuna più grande dell'opera, una sceneggiatura priva di centralità e di equilibrio.
Una pellicola che poco concede alle gag in favore di un racconto decisamente più maturo, che non tocca vertici stilistici straordinari, ma che saprà comunque impressionare (anche il pubblico degli adulti) con la semplicità di una storia ben diretta e sviluppata.
Espandendo il progetto della serie intitolata 'Life', la BBC Earth insieme a network francesi, tedeschi e italiani è riuscita a produrre e a realizzare questo kolossal della documentaristica che giunge nelle sale dopo ben quattro anni di lavorazione.
Marfa Girl è sì provocazione, sì gusto per l'eccesso e per il non filmabile, ma è anche qualcosa di più. Larry Clark affonda il coltello in una realtà complessa, contraddittoria, solo apparentemente immobilizzata in ruoli definiti e cristallizzati.
Con Back to 1942 il regista Feng Xiaogang firma il suo progetto più personale e ambizioso, una vibrante e toccante epopea popolare che ha l'obiettivo di riportare alla memoria un tragico episodio collettivo rimosso anche dai cittadini cinesi.
Al suo esordio alla regia Régis Roinsard dimostra di conoscere alla perfezione tutti i meccanismi della commedia romantica, confezionando un prodotto impeccabile sotto ogni punto di vista che omaggia in chiave affettuosa e nostalgica il cinema degli anni Cinquanta.
Marco Spagnoli rende omaggio a uno dei registi più ingiustamente trascurati del recente passato italiano con un ritratto dalla dimensione intima e familiare che ripercorre l'articolato percorso umano e professionale di Giuliano Montaldo, affidandosi soprattutto allo straordinario carisma e alle doti affabulatorie del protagonista.
Attraverso l'utilizzo di una vicenda piccola e personale, il regista riesce a condurre lo spettatore verso una riflessione più ampia, ponendolo all'interno di un naturale movimento evolutivo dove anime e linguaggi diversi cercano di convivere.
'Stratificato' è il termine più azzeccato per descrivere il nuovo lavoro del talentuoso Martin McDonagh, un sofisticato esercizio di stile meta-cinematografico che può essere letto anche come una satira tagliente sul cinema di genere hollywoodiano e come una riflessione sul significato della violenza nella cultura americana.
Dopo lo struggente Silent souls, il visionario regista russo Aleksei Fedorchenko torna a scrutare con sguardo affascinato il misterioso popolo dei Mari, componendo un vibrante caleidoscopio di frammenti narrativi caratterizzati da un'estrema liricità.
In questo Centro Historico, quattro maestri del cinema europeo offrono la loro visuale, il loro sguardo, su una città la cui anima, spesso dolente, è in gran parte sconosciuta a chi la visita, e spesso anche a chi la abita.
La ricerca della protagonista, il suo continuo interrogarsi su una figura paterna risucchiata in una specie di grande buco nero della Storia, ha una forza inusuale per un film italiano.
Carlo Verdone è sia l'oggetto di uno studio affettuoso e sincero che l'artefice, il co-autore, di un documentario di cui non si limita ad essere il legittimo proprietario; e alla fine per conoscerlo e amarlo basta solo il nome, il suo. Con un punto esclamativo, quanto mai liberatorio.
Dopo lo strepitoso La guerra è dichiarata, la regista e attrice francese torna al lavoro con una storia che ne mette in risalto le doti di narratrice, alle prese con un amour fou quasi impossibile da 'spiegare'.
Aspettando il mare, film d'apertura della settima edizione del Festival di Roma, è il racconto di un viaggio in un mondo (e all'interno di un uomo) desertificato; ma l'utopia del ritorno e del riscatto fornisce senso al film e all'impresa del protagonista.
Giunto in concorso al Festival di Roma, Takashi Miike dirige un film che cambia faccia più volte, apparentemente classico nella sua struttura narrativa, ma in realtà caratterizzato dalla consueta radicalità visiva.
Il film costruisce un'indagine possibile e plausibile in cui si vorrebbe essere coinvolti in prima persona, non fosse altro per comprendere solo parte del sapere che legava figure mitologiche come Cagliostro a quelle più ambigue come il principe di Sansevero.
E' un grande merito quello di Microcinema Distribuzione che porta in oltre 200 sale questa testimonianza della grandezza dei Queen, in un'unica data, il 20 novembre, a quattro giorni dall'anniversario della scomparsa di Freddie Mercury, stroncato dall'Aids il 24 novembre del 1991.
La sci-fi comedy di Akiva Schaffer si sviluppa in maniera incerta, senza riuscire a bilanciare in modo adeguato entrambe le componenti di genere, e finendo così per compromettere anche le doti di un brillante cast di commedianti, che rappresenta comunque il punto di forza del film.
Venuto al mondo è un film che non soffre di facili sentimentalismi né rimane imbrigliato nella sua spiccata melodrammaticità, ma che nel tentativo di farsi portatore di messaggi di grandissimo valore umano e simbolico, finisce per lasciare esclusivamente in mano alle parole il potere di raccontare il doppio dramma, intimo e sociale, vissuto da ciascuno dei protagonisti.
Dopo un lungo apprendistato accanto a Claude Lelouch, la neoregista Sophie Lellouche ha rintracciato la formula migliore per riunire le suggestioni di autori come Capra, Wilder e Woody Allen attraverso il linguaggio e lo stile francese per il suo film d'esordio.
Risulta assai fresca e convincente la cornice dei racconti contenuti nel film, animata dal mattatore Frassica e dall'altrettanto vivace Evelyn Famà, che danno vita a un duo comico da non sottovalutare per il futuro.
A caratterizzare Hotel Transylvania troviamo un'animazione semplice, lineare e un 3D che, pur arricchendo la narrazione, non punta su effetti proiettivi facili e immediatamente spettacolari, ma lavora in profondità favorendo l'immersione dello sguardo nel resort tenebroso in cui il film è ambientato.
Alla sua terza regia, Ben Affleck continua ad occhieggiare quegli autori che negli anni '70 rinnovarono profondamente temi e prassi del cinema americano; e fa un'interessante, ironica riflessione sul cinema stesso, sulla fabbrica dei sogni hollywoodiana con le sue bugie e il suo potere salvifico.
Dopo lo sperimentalismo di Buried, l'iberico Rodrigo Cortés realizza un thriller sul paranormale dall'impostazione più classica, che si poggia in particolare su un cast hollywoodiano di prim'ordine, senza però rinunciare del tutto al suo particolare approccio "teorico" nei confronti del genere.
Code Name: Geronimo racconta un evento di grande impatto simbolico per la storia recente degli USA, fregiandosi di una buona regia ma con una struttura narrativa che soffre un po' l'assenza di un personaggio forte.
Skyfall si presenta come un'architettura ben strutturata ma tutt'altro che inaccessibile, dove gli elementi necessari alla riconoscibilità della saga si fondono armoniosamente con un'attenzione estetica e narrativa che portano chiaramente i segni del 'Mendes touch'.
A differenza del Silent Hill di Christophe Gans, che faceva una sorta di sintesi delle trame dei giochi originali, questo sequel è più direttamente ispirato ad uno di essi, ovvero il terzo. La pellicola di Michael J. Bassett, tuttavia, soffre di qualche problema di script, e l'orrore che rappresenta è quasi tutto esteriore.
Perché questo mix di echi di Frankenstein, Dracula, Barbarella, Flash Gordon, King Kong ed Ed Wood sia divenuto leggenda lo si deve soprattutto alle trovate geniali di cui il film pullula e all'immenso Tim Curry nei panni del magnetico Franck N' Furter.
Un'opera che, senza mai speculare sulla situazione della città, indolente e disperata, e sull'essere giovani in un contesto che offre poco o nulla, fluttua sulle note di una struggente colonna sonora neomelodica e ci conduce per mano in un viaggio meraviglioso nella quotidianità di una generazione sistematicamente delusa e impotente di fronte alla dura realtà dei tempi moderni.
Narratore ed insieme contestatore di un cancro sociale difficile da estirpare ma non invincibile, Bruno si butta anima e corpo in una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni politiche che sono, a suo parere, l'unico mezzo che abbiamo per cambiare veramente quello che non ci piace di questo Paese.
I numerosi spettatori grandi e piccoli che hanno già avuto modo di emozionarsi e divertirsi con Alla ricerca di Nemo sanno già che si tratta dell'ennesima dimostrazione di come la Pixar sia in grado di realizzare dei prodotti completi da ogni punto di vista, miscelando alla perfezione molteplici componenti, e stratificando diversi livelli di lettura.
Pur rinunciando quasi del tutto alla denuncia delle contraddizioni e delle trappole della società iraniana, il film di Ali Mosaffa si inserisce nel solco tracciato da una filmografia di eccezionale vitalità, consacrando tra l'altro il talento della protagonista del film premio Oscar La separazione, Leila Hatami.
Quello descritto in Le repenti è un paese paralizzato dal peso di un passato ancora fin troppo vivo e presente, che il regista è abile a descrivere lavorando per sottrazione, limitando i dettagli, dando una grande forza ed importanza al non detto.
Oliver Stone, traendo spunto da un romanzo noir di Don Winslow, sembra con tornare a un cinema più disimpegnato e di genere: tuttavia, il regista vuole anche qui riflettere sulla politica proibizionista e sulla guerra alle droghe operata dai governi americani.
Nel filmare questo dramma psicologico dalle molteplici sfumature emotive, Sandrine Bonnaire si accosta alla difficile e complessa materia trattata con il pudore e il riserbo necessari, impiegando uno stile minimalista e decidendo di affidarsi in primo luogo all'interpretazione dolente e sofferta dello straordinario William Hurt.
Definito "poesia visuale", Archeo è un film che dà all'immagine un peso preponderante, scarnifica la narrazione riducendola all'essenziale, elimina qualsiasi sovrastruttura, compreso l'uso dei dialoghi.
Premiato allo scorso Festival di Berlino, l'esordio del regista turco Emin Alper è una sorta di apologo antirazzista e antimilitarista, realizzato però in maniera del tutto spiazzante e singolare, ricorrendo a uno stile che mescola svariate coordinate di genere, secondo un gusto particolare per l'ellissi, il sottinteso, la metafora.