Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Abbiamo fatto quattro chiacchere con i responsabili della Moviemax, la giovane case di distribuzione che ha finalmente portato in Italia Donnie Darko.
La cosiddetta new economy e le sue nuove tecnologie hanno un ruolo dominante anche nei processi classici di creazione di miti e leggende.
Kelly fa centro con un esordio sorprendente che oltre la ricchezza tematica e stilistica messa in campo, si dimostra in grado di racconare e metaforizzare il reale con talento e intelligenza.
La forza del film non è nella risoluzione dei misteri della trama, perché Donnie Darko non è un mystery; si può tentare, ad ogni modo, di dare un'interpretazione degli avvenimenti in modo da fare tornare i conti anche narrativamente.
Lo score è poco vario e molto essenziale, ma si applica meravigliosamente alla sua funzione, che è quella di commentare le immagini più suggestive e surreali della pellicola. Le canzoni fanno il resto.
Quello che nelle intenzioni del regista risultava essere il tentativo di spiegare e coinvolgere di più, alla prova dei fatti ha un effetto quasi opposto: l'eccesso di esplicazione si tramuta in un aumento della cripticità e della complessità dei concetti.
Presentato a Roma The Grudge, remake dell'horror cult giapponese Ju-on, forte di un eccellente riscontro al box-office americano.
Quando i fantasmi del cinema prendono il sopravvento ed importunano lo spettatore con falsi giochi visivi, non si può essere certi della differenza tra un vero film ed un semplice giocattolo...
Specchio delle mie brame, quante case ci sono ancora da infestare? Linda Blair e David Hasselhoff appassionatamente insieme contro una malvagia strega, che sembra piuttosto la caricatura di una diva hollywoodiana caduta in disgrazia...
Per il suo personalissimo ritorno al fatidico Bates Motel, Gus Van Sant ci propone un restyling del capolavoro hitchcockiano, aggiungendo un po' di "protesi" qua e là...
Babbo bastardo non è solo un insolito film di Natale, ma soprattutto è una commedia divertentissima proprio per la sua maleducazione e la sua irriverenza.
Il fatto di avere al timone l'unico e assoluto creatore di questo universo immaginifico mette (forse) al sicuro l'opera dal disdegno degli appassionati integralisti ma non è certo garanzia di qualità.
Per questo suo esordio nel lungometraggio, lo statunitense Joshua Marston sceglie un tono duro e realistico, ma tuttavia non privo di momenti di dolcezza, di "aperture" a un senso di fiducia che sopravvive nonostante il degrado rappresentato.
Jean Dominique acquista Radio Haiti Inter e diventa la voce del paese, difendendo gli ideali e inseguendo la democrazia. Nella sua vita affronta momenti difficili, esili, "oscuramenti", ma anche quando tutto sembra finire, le sue parole sono destinate alla storia.
Si procede per sovraesposizione effettistica, battute lapidarie, situazioni grottesche e modulazioni del climax sfruttando le potenzialità autogenerative del cinema in termini di presa sull'immaginario, parallelamente alla forza del marketing.
Anderson scava nella follìa umana senza annoiare mai lo spettatore e, con ritmi lenti, ma altamente coinvolgenti, ci trasporta, grazie ad indizi che fanno scattare la molla della curiosità, verso un epilogo a sorpresa che risulta in parte prevedibile.
Un film uguale e diverso al tempo stesso rispetto al suo predecessore, così come uguali e diversi al tempo stesso siamo tutti noi rispetto all'implacabile (tra)scorrere del tempo.
Per una volta il titolo italiano si dimostra più indovinato dell'originale, ma la parte dolente è che il film non mantiene quanto promesso dallo slogan: 'Una commedia leggermente drammatica'.
Il regista argentino è volato a Roma per presentare la sua ultima fatica alla stampa italiana.
E' quanto meno singolare che, con le centinaia di artisti cimentatisi nell'interpretazione di canzoni dei Beatles, sia proprio il CD di una colonna sonora, a mio avviso, il lavoro piú convincente ed il tributo piú esaltante ai quattro intramontabili baronetti inglesi.
Pregare non serve più a nulla perché il demone Pazuzu, nel nuovo (vecchio) episodio de L'esorcista, non è temibile come in quel lontano 1973, anno che segnò l'inizio (e la fine?) di tutto...
Il famoso fumettista/regista e la splendida protagonista del suo film hanno partecipato ad una interessante conferenza a seguito della proiezione stampa romana.
Richard Kelly a Roma per presentare il suo attesissimo film cult.
Con questa sua ultima (per poco) opera, Hideo Nakata si cimenta con il melodramma: genere difficile, ma che non propriamente "nuovo" per il regista, che con "Dark Water" aveva già creato una sorta di melò-horror.
Lo sguardo freddo sui personaggi preclude ogni coinvolgimento nei loro confronti, saccheggiando dal nostro animo la compassione, il sentimento che dovrebbe muovere le emozioni e renderci partecipi di sofferenze qui neppure immaginabili.
Il suo essere un gran calderone ricco d'ingredienti che pur singolarmente succulenti e discretamente amalgamati non vengono mai rielaborati, rende Sky Captain un film che non riesce a risultare non solo superiore ma nemmeno eguale alla somma dei suoi componenti.
Quel senso di angoscia che Friedkin era riuscito a trasmettere qui viene completamente dimenticato, in quanto tutto sembra essere volto al puro intrattenimento e Padre Merrin sembra un Indiana Jones dal passato tormentato.
A Roma per l'Asian Film Festival il maestro malese racconta le particolarità del suo cinema.
La rapida ascesa e caduta di un talentuoso giovane, che, per l'arrivismo ha tradito la "nobile arte". Il giornalismo. Tratto da una storia realmente accaduta.
Giochi di potere, controlli mentali, lavaggi del cervello: la materia sulla quale Demme ha potuto lavorare è certamente succulenta, e in effetti il regista riesce a calare bene sulla vicenda un'ossessiva cappa di complotto, condita da una stile cupo ed elegante.
Barratier è bravo, grazie a una sceneggiatura asciutta e mai pomposa, a tenersi quasi sempre alla larga da facili sentimentalismi.
Abbiamo incontrato l'attore italiano, reduce dall'esperienza americana di Alien Vs. Predator, in un cordiale incontro con la stampa.
Un discreto noir spionistico, privo di particolari fronzoli e con il pregio dell'essenzialità narrativa, combinata ad un buon gusto per le inquadrature e a una soddisfacente scrittura dei personaggi.
Se non è un horror, se non è un thriller, se non è un'allegoria, che cosa è dunque The Village? A questa domanda si vuol tentare di rispondere, facendo appello all'indulgenza del lettore verso quello che è solo un punto di vista fra tanti e non si propone di essere la definitiva chiave di lettura.
Shyamalan con The Village è entrato in un bosco sconosciuto suonando una campana diversa dal solito. E forse qualcosa di nuovo sta arrivando nel suo cinema...
Tra i tanti momenti demenziali ed esilaranti, la qualità di diverse gag non è ad altissimi livelli, a causa soprattutto della mancanza di buon gusto.
Nemmeno il destino emerge nel panorama cinematografico italiano per la forza estetica e visiva con cui coglie il privato dei suoi personaggi, facendo filtrare la denuncia attraverso la soggettività dei loro scollamenti emotivi.
Mike Leigh pennella un film praticamente perfetto, ambientato nella Londra del dopoguerra, e punta l'attenzione sull'aborto, su chi lo subisce e su chi lo pratica, e sulla decisiva differenza dei ceti sociali nei quali determinati fatti possono essere gestiti.
Witt pesta a fondo corsa sul pedale dell'azione, del frastuono e della velocità, rinunciando in buona parte a quelle atmosfere più vicine all'horror contemporaneo che avevano caratterizzato il film originale.
L'esordio di Wong Kar-Wai, in genere considerato un suo film "minore", non è in realtà un'opera da sottovalutare: un noir in cui l'attenzione del regista per le atmosfere notturne urbane e la sua disperata visione dei sentimenti sono già ben presenti.
Oltre alle riflessioni sulla solitudine come caratteristica intrinseca alla natura umana, in Happy Together si rende indimenticabile la struttura narrativa, un collage visivo che a volte è un rapido susseguirsi di immagini, ed a volte è un lento, sensuale prolungarsi di attimi: un percorso irreale e straniante, ma estremamente coinvolgente.
Cronaca di un incontro con regista e cast del film 'Volevo solo dormirle addosso'.
Un tranquillo paesino della bassa padana con il solito ubriacone e il solito scemo del villaggio. Un pittore di agonie che lascia uno strano indizio in un affresco chiesastico. Uno dei primi film girati da Pupi Avati è il trionfo dell'autarchia cinematografica e del cinema horror italiano.
Mentre il tempo passa, gli amanti del cinema continuano a vedere e a rivedere questo cult immortale. Come se fosse l'ultima volta...
Quello di Brad Anderson non è un film, bensì una condizione mentale. Un delirio psichico fagocitato dal Danvers Lunatic Asylum e recepito dai cinque protagonisti. E dallo spettatore, possibile paziente per una impossibile decima seduta.
A loro modo anticipatori, quindi, di tutte le vicende finanziarie che hanno investito lo stivale tricolore negli ultimi due anni, i figli di Steno, che da sempre, come precisato da Carlo, si propongono di rileggere la commedia all'italiana rielaborando ed attualizzando argomenti che fecero grandi le opere del padre, Risi, Germi e Monicelli, senza mai dimenticarsi di far divertire il pubblico.
A Roma con una delle coppie più celebri del panorama cinematografico per presentare il loro nuovo film insieme.
Un prodotto furbo e senz'anima, che mira all'emozione d'accatto con una programmatica assenza di spessore, e che non rivela altro motivo di esistenza oltre alle prevedibilmente vivaci sequenze di ballo.
Si conclude l'odissea produttiva del nuovo film di Wong Kar-wai, che durante la sua lunghissima gestazione si è poco alla volta liberato dalla sua dipendenza con il precedente 'In the mood for love' per conquistare una dignità propria.
"...La posta era cinquantamila dollari più la vita di un uomo. Un uomo che non conoscevo. Solo che era sposato a una donna che non amava. E che io volevo ad ogni costo...". Alibi di ferro, polizze assicurative e architettura del delitto in un classico noir senza tempo.