Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Un film da vedere per il gusto di riscoprire un cinema adulto, non banale, capace di sollevare interrogativi sulla natura delle cose e sul senso della nostra esistenza.
Una favola romantica e contemporanea, quella di Lasse Hallström, di quelle che inevitabilmente coinvolgono il grande pubblico generando emozioni semplici e basilari.
Presentata a Roma la commedia che parla di lavoro attraverso la storia di tre precari e dell'agenzia interinale che li rappresenta; leggerezza e verità sono le parole d'ordine del film per il regista, al suo esordio cinematografico dopo una lunga gavetta nel mondo dei videoclip.
Elsa Casanova è una giornalista francese, rapita dai talebani. Il suo viaggio attraverso le montagne afghane, insieme alla squadra speciale inviata a liberarla, parla di coraggio, abnegazione, spirito di sacrificio.
Stefano Pasetto è riuscito a maneggiare il linguaggio sentimentale delle donne senza cedere a nessuna semplificazione. Anzi, utilizzando il naturale isolamento della Patagonia e le misteriose creature che la abitano, ha accettato il rischio di immergersi completamente in un dolore muto e sconosciuto, riuscendo a comprenderne la provenienza e gestire le sue molte sfumature.
Un ragazzo, la sua vocazione e il suo amore per lo sport: è questo ad unire suo padre Mario e monsignor Paolini, che, per permettergli di disputare le Olimpiadi pur prendendo i voti, si getteranno della disperata impresa di formare una squadra di atletica dello Stato Vaticano.
Mettere insieme una squadra di atletica del Vaticano: è questa la folle impresa in cui si lancia monsignor Paolini, nell'intento di svecchiare l'immagine della Chiesa ma anche di riconciliare l'amico Mario con il figlio, reo di aver abbandonato l'atletica per prendere i voti.
A sette anni daTartarughe sul dorso, il regista torna al cinema con una vicenda di trasformazione ed evoluzione personale con sullo sfondo la vasta solitudine della Patagonia.
Quella casa nel bosco è soprattutto un urlo di dolore e di ribellione dei suoi autori contro il sistema, contro le regole, contro l'appiattimento del mercato, contro il conformismo, contro la classificazione dei film in generi; un'opera coraggiosa e stimolante che accompagna lo spettatore in un'esperienza visiva ed emotiva davvero unica.
Al terzo lungometraggio della carriera, il cineasta abruzzese dimostra coerenza stilistica e soprattutto un'attenzione sempre maggiore allo sviluppo narrativo e alla caratterizzazione dei personaggi.
Per riassumere il mondo complicato de Gli infedeli fatto di sentimenti, egoismi e aspettative deluse, il cinema francese si è servito di sette registi che, attraverso l'unico elemento costante rappresentato dall'interpretazione dell'ormai osannato Dujardin e dell'amico Lellouche, hanno provato a comporre in un film a episodi il ritratto di un uomo affannosamente alle prese con la propria natura.
La coppia di autori formata dal regista Josh Trank e dallo sceneggiatore Max Landis ha avuto l'idea di fondere due mode cinematografiche del momento - i film di supereroi e i mockumentary realizzati con la macchina a mano stile 'Blair Witch Project' - rielaborando entrambi i generi in maniera più che convincente.
Presentato questa mattina a Roma il film che vede un'inedita Asia Argento protagonista di una storia d'amore e di riscatto ambientata nelle Tremiti; l'opera sarà la prima in Italia ad essere visibile gratuitamente sul web, cinque giorni dopo l'uscita in sala, prevista per l'11 maggio.
Il film diretto da Jon Hurwitz e Hyden Schlkssberg sembra vivere attraverso due anime diverse ma stranamente complementari che, pur imponendo al film un ritmo a volte discontinuo, riescono a costruire insieme una vicenda completa e armonica.
Se la difficile congiuntura economica ha portato a una riduzione numerica delle pellicole in cartellone, è da dire che questa quattordicesima edizione del festival friulano ha mostrato, proprio nelle inquietudini da essa generate, le sue suggestioni migliori.
Una commedia, briosa e originale, una vera e propria satira ai costumi creativi e produttivi del cinema filippino.
Rispetto a G.I.Joe: La nascita dei Cobra diretto da Stephen Sommers, questa seconda pellicola firmata da Jon Chu si propone di portare sullo schermo atmosfere più realistiche e meno futuribili, anche se la spettacolarità non rinuncia a essere il punto di forza dell'intero film.
Il vincitore della quattordicesima edizione del Far East è un duro dramma ad ambientazione scolastica, che tuttavia lascia perplessi per l'enfasi con cui racconta i terribili eventi da cui prende spunto.
La pellicola riesce a trascinare lo spettatore sin dalle prime battute, e con uno stile di scrittura sarcastico e dissacratorio Pang smonta i miti dello star-system, mettendo sotto la lente di ingrandimento i livelli più bassi e meno lucenti del mondo del cinema. 90 minuti di battute al fulmicotone e situazioni al limite del grottesco, per una satira intelligente e corrosiva.
La regia è fresca e brillante e l'impaginazione delle storie narrate cerca di evitare gli aspetti più stereotipici del travestitismo: l'autrice poggia gran parte del contenuto sulla riflessione tra percezione interna ed esterna rispetto al proprio corpo e come queste possano non coincidere. Un'opera positiva, che ricuce i rapporti umani infranti dalle incomprensioni e dall'intolleranza.
L'ultima fatica di Hiroki Ryuichi è un progetto personale e fortemente voluto: ostico nell'impatto, River va rilasciando lentamente la poesia delle sue immagini naturalistiche. Un film 'importante', ma non privo di difetti strutturali.
Una storia che mostra una freschezza e una libertà narrativa assoluta, un modo di raccontare talmente spontaneo da sembrare improvvisato e una credibilità di fondo che è merce rara, oggigiorno, nelle commedie provenienti da Hong Kong.
Una riuscita commedia dal tono agrodolce, in cui troviamo in primo piano temi come il rapporto padre/figlio, l'elaborazione del lutto e soprattutto la magia (anche terapeutica) del cinema. Un ottimo equilibrio tra l'umorismo lieve e surreale che caratterizza molte sequenze, e l'estrema pregnanza dei temi affrontati.
Il film di Lee è una commedia caratterizzata da un approccio che occhieggia fortemente al pubblico, con toni leggeri e personaggi simpatici. Eppure la sceneggiatura, scritta con grande intelligenza, si fa ricordare per la sua credibilità di fondo e il suo realismo.
Una sorta di 'Tempo delle mele' alla taiwanese, che avrebbe richiesto un lavoro più accurato di revisione, in modo da limitare l'esuberanza dell'autore.
Il cinese Chen Zhuo esordisce alla regia con questo Song of Silence, un dramma intenso e rigoroso nella messa in scena, diretto con una sicurezza e una maturità che è merce rara per un esordiente.
L'opera scorre piacevolmente nelle sue due ore, portato avanti dalle performance di un cast stellare; il regista passa dai funambolismi dei combattimenti wuxiapan a sketches demenziali, conditi da dialoghi surreali, trucchi magici e un pastiche di generi ghiotto di riferimenti iconografici e metalinguistici.
Conquistato dall'opera teatrale di Grazia Verasani, 'From Medea' da cui è liberamente tratto il film, Fabrizio Cattani si assume la responsabilità di portare il cinema su di un terreno pericoloso, dimostrando di essere dotato della giusta dose di coraggio per affrontare le insidie di un racconto tanto estremo quanto inevitabile.
Hunger Games si rivela un'opera solida e riuscita grazie a due ingredienti essenziali: le perfomance del cast, in particolare della protagonista Jennifer Lawrence, una delle attrici più talentuose della nuova generazione hollywoodiana, e la regia di Gary Ross.
Dal punto di vista intertestuale la ricerca di Jang Hun è profonda e calibrata, intessendo la sua opera di numerosi riferimenti che rendono il film un compendio dal valore ulteriore, se pensato nel contesto della guerra di Corea che ha lasciato una cicatrice mai ricucita.
Il grande pubblico italiano è pronto a fare la sua conoscenza al cinema grazie al fenomeno The Avengers, e tra pochi giorni Whedon mostrerà anche tutta la sua abilità nel reinventare generi e stereotipi grazie al geniale Quella casa nel bosco. Ma chi segue il mondo delle serie tv sa che ci troviamo di fronte ad un autore versatile ed innovativo.
Ci sono generi cinematografici che evidentemente non sono proprio nelle corde di determinati autori, e possiamo affermare che questo è il caso di generi come la commedia e il dramma sentimentale per il cinema di Johnny To.
Dopo essere stato accolto con calore alla 68.ma edizione del Festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano, il film di Fabrizio Cattani arriva in sala per accendere senza giudizio e preconcetti i riflettori su uno dei tabù più radicati della nostra società: l'infanticidio e la condizione delle madri che lo compiono.
Il film di Scott Hicks, adattamento di un best-seller di Nicholas Sparks, parte da uno spunto interessante, ma non riesce a uscire fuori dai canoni del tradizionale film sentimentale, scadendo in tutti gli stereotipi del chick flick. La sfida di Zac Efron nel dare vita a un personaggio più maturo e sfaccettato, invece, può dirsi tutto sommato soddisfacente.
Lungo e non sempre facile, il percorso degli Avengers al cinema convergerà tra pochi giorni in una delle pellicole più attese dell'anno: azione, spettacolarità, ma anche le importanti riflessioni proposte dal fumetto sono quello che la pellicola di Whedon promette al grande pubblico.
Siamo lontani (in termini di impostazione, non di qualità) dal maturo realismo del Cavaliere oscuro nolaniano, ma quello di The Avengers è un sano, puro intrattenimento da comic movie, potremmo dire il comic movie definitivo.
Il senso di freschezza che si respira in questa commedia (unito ad alcune fulminanti battute) fa in modo che si provi per essa un'istintiva simpatia: gli applausi convinti del pubblico di Udine, alla presenza in sala del regista, sono lì a dimostrarlo.
Nightfall è perfettamente inserito nei canoni tecnici ed estetici delle produzioni nere hongkonghesi, da non essere capace di fare un discorso originale o quantomeno personale su motivi e tematiche usurati e che avrebbero bisogno di autori maggiormente abili a sfruttarne le pieghe politiche e le possibilità spettacolari.
Johnny Depp interpreta un giornalista che si ritrova in una Portorico bagnata da fiumi di alcool, tra sirene bionde e squali americani. Ma nonostante le premesse, la regia si mantiene incolore fino alla fine.
Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo e Tom Hiddleston, a Roma per la premiere di The Avengers, hanno presentato il film, rispondendo alle domande della stampa riguardo i loro personaggi e l'esperienza sul set diretto da Joss Whedon.
Fei dirige la pellicola con sufficiente sicurezza, mantenendo l'attenzione dello spettatore sufficientemente alta, e lasciandoci con l'impressione di aver assistito a un thriller che, pur nei suoi limiti, si distanzia abbastanza dai cliché del genere da meritare almeno una visione.
il regista Gu Su-yeon offre un affresco del mondo delle gang giovanili giapponesi dai forti toni autobiografici. Il passato di 'ribelle senza causa' del regista è rappresentato dal film con uno stile secco e diretto, memore delle tante pellicole sulla delinquenza giovanile che il cinema giapponese ci ha offerto negli ultimi anni.
Il supervisore degli effetti speciali della produzione ci racconta quali sono state le difficoltà affrontate per creare gli strabilianti combattimenti tra le navi di Battleship e quelle degli alieni che invadono la Terra.
Visivamente splendido e ricco di dettagli naturalistici davvero mpressionanti, Leafie - La storia di un amore rischia più volte di andare fuori tema e di perdere il filo del discorso, ma nonostante qualche difficoltà nel mantenere un equilibrio narrativo alla fine raggiunge il suo obiettivo e arriva dritto al cuore.
Non viene mai pronunciata la parola 'anoressia' per tutti i 97 minuti della nuova opera di Marco Pozzi. Non c'è bisogno di esplicitare verbalmente un concetto che è ben presente nelle immagini, minimaliste ed eleganti, del film, così come nell'esistenza tormentata della giovane protagonista.
Se per buona parte della sua durata il lavoro di McG riesce sufficientemente a tenere il ritmo della storia è per il modo curioso di gestire gli inconvenienti del classico triangolo, prevedibili ma non per questo meno divertenti.
Dopo nove anni da il matrimonio tra Jim e Michelle, i tre attori si riuniscono al cast storico per American Pie: ancora insieme, quarto capitolo della saga diretto da Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg.
Chiamato a registrare i giorni della lotta e della resistenza sostenuti dalla residenza assistenziale Casamatta, il regista Enrico Pitzianti si è in realtà confrontato con un'innocenza allo stesso tempo fragile e tenace, capace di trasformare il documentario in un vero e proprio film.
Il regista milanese ha presentato alla stampa il suo nuovo film indipendente, che affronta un tema difficile come quello dell'anoressia e si avvale, tra le altre, dell'interpretazione di Gianmarco Tognazzi.
Seguendo la scia del primo Street Dance 3D, che aveva conquistato il pubblico britannico, i registi provano stavolta a coinvolgere una più vasta platea europea, puntando tutto sulla multiculturalità e la mescolanza tra stili di danza.