Oscar 2021: dal trionfo di Nomadland alla sorpresa Hopkins in un’edizione sui generis

Oscar 2021, il commento ai premi nell'edizione segnata dalla pandemia: dalle stranezze di una cerimonia a dir poco atipica alle vittorie di Anthony Hopkins e Frances McDormand.

APPROFONDIMENTO di 26/04/2021
Chloe Zhao Oscar Nomadland
Chloé Zhao con i premi Oscar per miglior film e regia a Nomadland

A prescindere da come la si pensi sui film in questione, rimarrà un'edizione comunque memorabile, la numero 93 nella storia degli Academy Award: l'edizione arrivata dopo la lunga annata della pandemia (e con l'emergenza sanitaria ancora in corso), con titoli che in pochissimi casi è stato possibile vedere in una sala cinematografica e una cerimonia decisamente atipica, che ha mostrato pure diversi punti deboli. Nel nostro commento agli Oscar 2021 parleremo dunque, come di consueto, delle scelte in merito ai premi, a partire dal successo annunciato di Nomadland di Chloé Zhao, dei colpi di scena della nottata e dei nuovi record appena stabiliti, ma pure di uno show necessariamente differente dal solito e spesso piuttosto bizzarro (e non sempre in senso positivo).

Il trionfo di Nomadland e il terzo (e il quarto) Oscar di Frances McDormand

Nomadland Disney
Nomadland: un profilo di Frances McDormand

Era una vittoria ampiamente prevista: Nomadland, terzo lungometraggio scritto e diretto dalla regista cinese Chloé Zhao (che si è basata sul libro di Jessica Bruder), è stato eletto miglior film del 2020/2021 (gli Oscar numero 93 comprendono infatti anche i primi due mesi dell'anno in corso), culmine di una marcia trionfale cominciata a settembre con il Leone d'Oro alla Mostra di Venezia. Nel solco di un'attenzione sempre crescente per un cinema dalla forte improna autoriale e lontano dalle classiche convenzioni dei tipici "film da Oscar" (un anno dopo Parasite, del resto), l'Academy ha scelto di incoronare un'opera che ci dipinge un'America ai margini della società, spesso ignorata dal cinema al di fuori del circuito arthouse e qui rappresentata dalla Zhao con sensibilità e delicatezza.

Nomadland Oscar
Frances McDormand e Chloé Zhao con i premi Oscar per Nomadland

In corsa in sei categorie, Nomadland ha ricevuto in tutto tre premi Oscar: miglior film, miglior regista per la trentanovenne Chloé Zhao, seconda donna premiata per la regia (undici anni dopo Kathryn Bigelow) e terza vincitrice di origine asiatica (dopo il taiwanese Ang Lee e il coreano Bong Joon-ho), e miglior attrice per Frances McDormand, protagonista assoluta nel ruolo della nomade Fern. Per la McDormand, in uno dei ruoli più belli della sua strepitosa carriera, si tratta addirittura della terza statuetta come miglior attrice, dopo Fargo e Tre manifesti a Ebbing, Missouri; a parte lei, l'impresa era riuscita soltanto a Katharine Hepburn, arrivata in seguito a quattro trofei. Frances McDormand è anche la prima persona ad essere premiata sia in qualità di attrice, sia come co-produttrice del miglior film.

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Le sorprese della serata, da Anthony Hopkins alla miglior canzone

Mank
Mank: Amanda Seyfried e Gary Oldman

Se i premi a Nomadland e alla Zhao erano già sotto ipoteca, mentre la McDormand ha tagliato il traguardo di una competizione serratissima (superando la candidata più temibile, Viola Davis), in compenso l'edizione degli Oscar 2021 non ha lesinato qualche colpo di scena rispetto ai pronostici della vigilia. Partendo dalle categorie tecniche, Mank di David Fincher (dieci nomination in tutto) ha visto aggiungersi alla statuetta per la scenografia quella per la miglior fotografia, assegnata ad Erik Messerschmidt (al suo esordio al cinema) a scapito del favoritissimo Joshua James Richards di Nomadland. Nella gara apertissima per la miglior canzone, invece, sia il Leslie Odom Jr di Speak Now, sia la coppia Laura Pausini/Diane Warren di Io sì (Seen) si sono visti superati dal brano più ritmato del lotto, Fight for You, tratto da Judas and the Black Messiah.

Anthony Hopkins The Father
The Father - Nulla è come sembra: un'immagine di Anthony Hopkins

Inutile specificare, tuttavia, che la sorpresa maggiore, per quanto non così imprevedibile, è arrivata a fine cerimonia con l'Oscar per il miglior attore: ci si aspettava un'incoronazione postuma per lo strepitoso Chadwick Boseman di Ma Rainey's Black Bottom, già premiato ai Golden Globe, ai Critics' Choice Award e ai SAG Award, ma l'Academy ha conferito un secondo Oscar al monumentale Anthony Hopkins di The Father, che a ottantatré anni diventa il più anziano vincitore di sempre nella categoria (strappando il record al settantaseienne Henry Fonda di Sul lago dorato), oltre che il candidato più anziano. Nella parte di un uomo in lotta contro le false immagini indotte dalla demenza senile, Anthony Hopkins ha realizzato una prova superlativa, bissando così la statuetta conquistata nel 1991 per Il silenzio degli innocenti. Su sei nomination, The Father ha ottenuto anche il premio per la miglior sceneggiatura adattata, attribuito al regista Florian Zeller (autore dell'omonima pièce teatrale) e a Christopher Hampton, al suo secondo Oscar dopo Le relazioni pericolose.

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Da Daniel Kaluuya a Youn Yuh-jung, gli altri record di questa edizione

Daniel Kaluuya Oscar
Daniel Kaluuya con il premio Oscar come miglior attore supporter per Judas and the Black Messiah

Fra gli interpreti supporter, invece, tutto secondo copione: il trentaduenne Daniel Kaluuya è stato premiato per il suo ritratto di Fred Hampton, martire delle campagne per i diritti degli afroamericani, in Judas and the Black Messiah di Shaka King, diventando il primo attore britannico nero a vincere un Oscar. La veterana Youn Yuh-jung è la prima interprete coreana ricompensata dall'Academy, e la seconda asiatica premiata come miglior attrice supporter dopo Miyoshi Umeki per Sayonara. La Youn si è imposta nella parte di una nonna un po' 'alternativa' nel dramma familiare Minari di Lee Isaac Chung, uno dei titoli più elogiati dalla critica, a oltre un anno di distanza dalla sua presentazione al Sundance Film Festival: altro sintomo di una maggior apertura dell'Academy nei confronti del cinema non anglofono (Minari è recitato quasi del tutto in lingua coreana).

Emerald Fennell
Emerald Fennell con il premio Oscar per la sceneggiatura di Una donna promettente

Altri dati interessanti riguardano Pete Docter, primo regista ad aver incamerato tre Oscar per il miglior film d'animazione grazie a Soul della Pixar, premiato anche per la colonna sonora; Un altro giro di Thomas Vinterberg, quarta vittoria della Danimarca nella categoria per il miglior film internazionale (Vinterberg, in un commovente discorso, ha dedicato la statuetta alla figlia scomparsa); Emerald Fennell, prima donna britannica candidata all'Oscar per la regia, che si è portata a casa il premio per la sceneggiatura originale del suo spiazzante thriller Una donna promettente; e Ann Roth, premiata per i costumi di Ma Rainey's Black Bottom, che a ottantanove anni si piazza al secondo posto fra i più anziani vincitori di sempre, un soffio dietro a James Ivory (ottantanovenne a sua volta all'epoca dell'Oscar per la sceneggiatura di Chiamami col tuo nome).

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Pro e contro di una cerimonia contestatissima

Regina King Oscar 2021
Regina King nell'apertura della cerimonia degli Oscar 2021

A Steven Soderbergh era stata affidata la produzione di una cerimonia che, per forza di cose, non avrebbe potuto svolgersi secondo le tradizionali modalità: ecco dunque un piccolo auditorio suddiviso fra il Kodak Theatre e la Los Angeles Union Station, con collegamenti da Londra e altre città del mondo. La linea seguita è stata quella di lasciar spazio ai premi, riducendo quasi del tutto l'elemento di puro 'spettacolo': niente monologhi né sketch comici, dunque, ma una sequenza pressoché ininterrotta di presentatori che annunciavano candidati e vincitori, con discorsi di ringraziamento che potevano durare ben più del minuto d'ordinanza, e che in qualche caso hanno dato vita a momenti di genuina emozione. Eppure ciò non è bastato a risparmiare alla cerimonia critiche e contestazioni, con molti commentatori che hanno rilevato il carattere inesorabilmente monocorde di questa notte degli Oscar.

Glenn Close Oscar 2021
Glenn Close protagonista del quiz musicale alla notte degli Oscar 2021

Pochissimi i momenti di vivacità, con Glenn Close (alla sua ottava candidatura senza ancora essere stata premiata: un record) che si è guadagnata gli applausi della sala e l'entusiasmo di internet quando, nel corso di un piccolo quiz musicale, ha sfoderato una conoscenza enciclopedica della canzone Da Butt, per poi lanciarsi in un irresistibile twerking: una rara parentesi di divertimento nella generale seriosità della serata, penalizzata inoltre da una scaletta quanto mai insolita. A questo proposito, la scelta più discussa è stata quella di consegnare l'Oscar al miglior film come terzultimo premio della serata, anziché nel "gran finale", diminuendone così l'impatto. A concludere lo show sono stati gli Oscar alla McDormand e quello come miglior attore: probabilmente un espediente per terminare con un tributo al compianto Chadwick Boseman, ma con l'inatteso effetto boomerang quando Joaquin Phoenix, al contrario, ha pronunciato il nome di Hopkins, assente dalla cerimonia. Un azzardo discutibile, risoltosi in un imbarazzante anticlimax, per un'edizione degli Oscar che a suo modo resterà unica, a corollario di un'annata disgraziata e irripetibile.

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