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Colmo di riferimenti pittorici nella composizione delle inquadrature, profondamente innovativo per l'uso della soggettiva, dei carrelli, delle sovrimpressioni e della macchina a mano, il film di Gance è costituito da un continuo giustapporsi di scene madri.
Kim Rossi Stuart incarna Luca Flores, jazzista di talento, in un film che presenta molti limiti, ma che si rivela intenso e toccante.
Cercando di mettere in ridicolo le fisime e i pudori dei suoi conterranei, Frank Oz firma un'altra commedia dimenticabile, che, nei suoi sforzi di épater les bourgeois, riesce solo a farci rimpiangere i Monty Python.
Per raccontare in maniera più degna il popolo del writing ci sarebbe forse voluto un documentario, perché qui si cerca invece di privilegiare il raccontino generazionale, parlando delle disavventure dei soliti giovani problematici.
Il regista Giancarlo Scarchilli con l'attrice e gli altri interpreti della pellicola in conferenza stampa a Roma.
Alla conferenza stampa per il lancio del film, che ha registrato ottimi incassi in patria, ci sono i due protagonisti, la paffuta Nikki e il teen idol Zac.
Una commedia che piega ben presto sul registro del film sentimentale e commovente, e che non presenta nessuno spunto degno di nota al quale appigliarsi per conferire all'insieme una sufficienza piena.
Glen Morgan propone una generale modernizzazione del remake di Black Christmas che, negli intenti, dovrebbe rendere il nuovo lavoro più accattivante e contemporaneo, ma di fatto lo impoverisce eliminando gli elementi più intriganti.
Dopo una chiassosissima e molto partecipata proiezione del film i tre attori protagonisti sono stati messi sotto dalle domande dei molti ragazzi romani presenti in sala.
Con il solito spietato humour dei film adolescenziali, SuXbad dipinge l'odissea suburbana di tre adolescenti normalmente disperati e mediamente assatanati con una partecipazione fuori dal comune.
Groening spara a zero, attraverso i suoi disegni, contro un'America cinica e bigotta, razzista e facilona, ma lo fa sempre col sorriso sulle labbra di chi parla con incoscienza di gravi problemi reali.
Molaioli "asciuga" a tal punto la materia del thriller da trasformare il film in uno spaccato asettico della realtà di provincia: ma la messa in scena, più che minimale, è proprio minima.
La crisi qualitativa del cinema italiano non è un'invenzione di Quentin Tarantino, che è stato vittima di una gogna mediatica esagerata e senza senso.
Girato scena per scena, mantenendo durante le riprese la progressione logica dello sviluppo narrativo in virtù di una lunga fase preparatoria di prove con gli attori, 12 è un serrato dramma psicologico da camera.
Le chaos si mostra apertamente per ciò che è, un grande feuilleton popolare animato da amori impossibili, invidie, gelosie e scaramucce, con una manciata di forti figure femminili assai diverse tra loro a tessere i fili della vicenda e un cattivo atipico.
Apatow torna così sugli schermi con un'idea sulla carta intelligente, esplorabile, ma che viene ridotta ad una dimensione piuttosto bidimensionale, alla ricerca di una risata facile che in quanto tale diventa banale, poco efficace.
Com'è lontana quella nave che ci conduceva in lidi sconosciuti, in territori che sembravano decretare un nuovo inizio per quel cinema sgualcito, da troppo tempo boccheggiante, affondato dalla banalità e dalla noia di una scrittura senza qualità.
Dopo la presentazione veneziana del suo nuovo lavoro, fischiato dai soliti cronisti buontemponi, il regista napoletano difende il suo film dagli attacchi e dalla polemiche.
Una vera follia pop è Sukiyaki Western Django, demenziale commedia d'intrattenimento che però non manca di attenta qualità estetica.
Le sequenze popolate da più personaggi, la descrizione della fragilità di alcuni e la spietata ambizione di altri permettono ai due registi di intraprendere nuovi sentieri del linguaggio filmico.
Non un film, ma una delicata poesia, il canto dolente per una chimera, scritta con la fissità di una macchina da presa a cristallizzare gli attimi.
Il regista californiano arriva a Venezia per ricevere tanti, meritatissimi applausi e il prestigioso riconoscimento alla carriera.
Reportage di viaggio e al tempo stesso film sentitamente politico, una storia di amicizia divertente e commovente.
Nel guardare 'Premonition' proviamo lo stesso senso di smarrimento della protagonista al risveglio, incapaci di stabilire se si tratti di un thriller, di un dramma soprannaturale o, come ci sembra più probabile, di un fallimento da tutti i punti di vista.
In un clima di proibizionismo, feste e bar clandestini, senza dimenticare i numerosi movimenti di moralizzazione, si svolge la parabola di un potente boss, tra ascesa e caduta, tra colpi di mano e tradimenti.
Un lavoro che, nelle intenzioni, tenta di agganciarsi a quella tradizione cinematografica d'impegno civile tipica degli anni '70 puntando il dito contro la corruzione che opera trasversalmente a tutti i livelli dell'imprenditoria.
Dopo una prima parte non incoraggiante, fatta di film discreti, con qualche punta isolata, ma nulla di indimenticabile, Venezia 64. ha finalmente regalato ai nostri occhi una serie di pellicole decisamente esaltanti.
Il regista ha assorbito la lezione del suo maestro Tsai Ming Liang, e ne rivisita lo stile, addolcendolo con elementi più popolari, come l'uso di canzoni melodiche e struggenti ad accompagnare l'incontrastabile tristezza.
Cesellando impeccabilmente i due personaggi principali, Allen analizza con lucido pessimismo due protagonisti cresciuti con lo stesso identico background, ma che compiono due parabole differenti.
Una perfetta commistione di generi, un alveare di riflessioni - liberamente ispirate alla vita di Bob Dylan - e letture possibili delle differenti anime di un uomo.
Il gioco cinema la fa da padrone in questo nuoco lavoro di Jiang Wen, dove ogni componente tecnica e scenica esalta e valorizza i contenuti del racconto.
Il secondo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema numero 64 è scorrevole e ben fatto, ma non aggiunge niente di nuovo ai numerosi già visti lungometraggi dedicati a Cosa Nostra.
Arriva anche il secondo film italiano in concorso: il regista lo presenta in conferenza stampa insieme agli interpreti Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro.
Il talentuoso regista in conferenza stampa con Heath Ledger e Richard Gere: due dei numerosi volti del celebre songwriter in Io non sono qui.
Il regista è accompagnato in conferenza stampa da Brody, Schwartzman e dal grande Bill Murray. Ma ricorda prima di tutto il convalescente Owen Wilson.
Ken Loach traccia con poche ed essenziali linee uno straordinario ritratto della drammatica situazione del lavoro nero e dell'immigrazione nel Regno Unito.
Una pellicola dal ritmo lento e meditativo che pare modellarsi sulle oscillazioni dell'erba mossa dal vento o sul naturale avvicendarsi delle stagioni nella prateria.
Il realismo di Kechiche è inutilmente prolisso, con lunghissime sequenze, ricche di dialoghi infiniti evidentemente frutto d'improvvisazione, a raccontare la difficile vita quotidiana di questa famiglia araba composta di tante anime diverse.
Un'intervista sul set praghese dell'attesissimo secondo episodio della saga ispirata dall'opera di C.S. Lewis.
Il regista briutannoco discute le tematiche del suo ultimo film, presentato in concorso a Venezia.
L'attore accompagna il regista Andrew Dominik alla conferenza di presentazione del film, in concorso alla 64. Mostra del cinema.
Invece di limitarsi all'ennesima accusa sterile a Bush, De Palma e Haggis con i loro film scelgono di lanciare un chiaro messaggio: che della violenza della guerra in Iraq "siamo tutti colpevoli".
Il regista newyorchese accompagnato da Ewan McGregor, Colin Farrell e l'emergente Hayley Atwell racconta il suo nuovo film alla stampa internazionale.
A pochi giorni dal varo della Mostra del cinema numero 64, la selezione ha già esibito numerose pellicole che hanno fatto discutere per la centralità del sesso.
Un film appassionante e a suo modo commovente, che non cerca di indurre lacrime scontate, portatore di una sofferta e struggente nuova consapevolezza che lascia senza parole.
Etica o estetica, un film furbetto e astutamente strutturato su un tema scottante o un monumento teorico su cosa siano diventate l'immagine e l'iconografia nella contemporaneità?
Un vero e proprio film ecologico, con una natura che entra prepotentemente nello schermo e sembra volerlo abbattere per accompagnare alla forza dell'amore quel senso di libertà che solo un mondo incontaminato baciato dal vento può dare.
L'opera d'esordio del regista Tony Gilroy è un legal thriller a metà tra Erin Brocovich e John Grisham con protagonista un George Clooney ancora più bravo del solito nei panni di un avvocato specializzato nel ripulire la fedina penale dei suoi assistiti.
Ancora un film di impegno per il regista/sceneggiatore pupillo di Clint Eastwood, che arriva al Lido con Charlize Theron.
Il regista britannico racconta al Lido la sua ultima fatica: una boccata d'aria fresca che potrebbe rappresentare un serio candidato alla vittoria.