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L'Hopper del 2007, quello dei primi anni Settanta e quello di tante sue storiche interpretazioni si sovrappongono in un mosaico incompleto, ma dal forte impatto emotivo, in cui la regista traduce l'animo inquieto e tormentato del grande artista.
Dominic Allan ci racconta la storia di Jean Marc Calvet, oggi artista internazionale, attraverso la viva voce del protagonista, che ripercorre con intensità, rabbia ma anche commozione il proprio cammino di rinascita.
Bologna si dedica all'approfondimento di alcune figure dall'esistenza esemplare: da Dennis Hopper, celebrato dal documentario di Cass Warner, all'artista Jean Marc Calvet, passando per il partigiano Francesco Berti Arnoaldi.
Uno dei film d'animazione che hanno maggiormente segnato la rinascita disneyana degli anni Novanta acquista nuova vita grazie a una versione stereoscopica che valorizza la componente scenografica delle ambientazioni.
Con verve autoironica e dissacrante, Peter Brown ci introduce alla ciurma del Capitano Watson, terrore dei fuorilegge dei mari, ma sa anche illuminarci su prospettive che, accecati dalle buone intenzioni, forse non avremmo considerato.
Prendendo spunto dal best-seller di Ronald Wright, i registi Mathieu Roy e Harold Crooks ci propongono una carrellata di pareri autorevoli, che indagano la definizione di progresso e offrono un'occasione per ripensare il nostro stile di vita, in modo da renderlo più coerente con la sopravvivenza della nostra specie.
Il lunedì bolognese si concentra sul mondo della musica: Bob Marley, Harry Belafonte e John Cage sono solo alcuni dei grandi nomi ricordati dal festival, che oggi diventa davvero una celebrazione della vita.
Anche se chiaramente ispirato al suo predecessore televisivo, 21 Jump Street acquista una personalità indipendente utilizzando le evidenti differenze che caratterizzano il duo formato da Jonah Hill e da un inaspettato Channing Tatum.
In occasione del centenario della Universal, la casa di produzione ha deciso di distribuire il Blu-Ray dell'iconico film con la coppia d'oro Robert Redford e Paul Newman. A raccontarci la genesi della pellicola è il produttore Michael Phillips.
Nel documentario di Viola Shafik emerge tutta la natura contraddittoria di El Hedi ben Salem, così come quella del suo compagno Rainer Werner Fassbinder che, a trent'anni dalla morte, ci ricorda come tra il suo cinema e la sua realtà il confine fosse indistinto, perché la vita vera è l'unica che vale la pena di essere raccontata.
Il ruolo ambiguo della politica, cosa si è disposti a fare per una causa che si ritiene giusta, il senso di responsabilità del singolo: tutto questo è il film di Kassovitz, che ritorna su un episodio vergognoso della nostra storia recente per parlare di civiltà e democrazia.
In questa lunga intervista, ritenuta perduta per anni, Steve Jobs ripercorre gli inizi del proprio amore per la tecnologia, e ci introduce alla sua visione della vita, secondo cui sono la volontà di andare oltre la banalità, di ricercare sempre qualcosa di migliore, a doverci fare da guida.
Bologna, nella sua terza giornata di festival, ci porta ad esempio le vite eccezionali dei più grandi artisti del nostro tempo, come spunto di riflessione per affrontare un futuro che sembra tutt'altro che roseo.
La seconda giornata Del Biografilm Festival ci mette a confronto con l'altro, indagando i rapporti ambigui tra il cosiddetto civilizzato occidente e il resto del mondo, e facendoci scoprire diverse, e migliori, umanità.
Il lavoro di Lucy Walker ripercorre l'originale esperimento artistico di Vik Muniz, deciso a ritrarre, utilizzando i rifiuti, i lavoratori di una discarica a Rio De Janeiro: un'occasione per riflettere sulle potenzialità dell'arte e sui suoi risvolti più pragmatici.
Per il suo documentario sulla rivoluzione yemenita, McAllister sceglie un protagonista d'eccezione: un uomo normale, reticente al cambiamento, ma che sarà costretto a capire in modo fin troppo crudo la necessità di dare una svolta alla realtà del proprio Paese.
Piuttosto che consegnare ai suoi spettatori un documentario facilmente incensatorio, l'esperto Sebastian Dernhardt sceglie di concentrarsi sugli aspetti più minuti e meno noti della vita di Vitali e Wladimir Klitschko, offrendone un ritratto tridimensionale e profondamente umano.
Miriam Makeba è stata ben più di una cantante: ha sensibilizzato il mondo riguardo l'apartheid, la segregazione razziale, l'ingiustizia nei confronti dei neri. E l'ha fatto con una dolcezza, una forza e una determinazione che l'hanno resa immortale.
Nella sua prima giornata, il festival bolognese ci offre già parecchie occasioni per riflettere: sulla deriva etica dell'umanità, sulle sue prospettive future, e anche su come i media possono influenzarne gli equilibri.
L'intento del nuovo film di Tony Kaye è esplicitamente sociologico: uno sguardo tutt'altro che rassicurante sulla scuola pubblica americana, mescolato a riflessioni più generali sulla solitudine metropolitana, sulla difficoltà, nella "società liquida" in cui ogni contatto è sfuggevole e labile, di stabilire legami permanenti.
E' la vena malinconica che serpeggia sotto la superficie spensierata l'ingrediente in più di un film che guarda con sincera dolcezza a questo magnetico tris di figure femminili.
Sacha Baron Cohen fa il salto che molti attendevano, allontanandosi dai suoi personaggi da piccolo schermo e confezionando una pellicola dal taglio maggiormente narrativo, in cui la satira politica si fa esplicita, il gioco della provocazione più scoperto, i riferimenti più trasparenti.
Cameron Crowe adatta il romanzo autobiografico di Benjamin Mee, sorta di fiaba moderna, innestando delle tematiche a lui care, come l'elaborazione del lutto, il rapporto padre - figlio, e il superamento delle crisi esistenziali.
Pur prendendo spunto dal lavoro iniziato dal Comandante Cousteau con Il mondo del silenzio, Jacques Perrin se ne distacca cercando di puntare l'attenzione sulla forza dell'emotività e costruendo insieme al regista Jacques Cluzaud un'opera dalla raffinata struttura artistica in cui la musica di Bruno Coulais si fonde con la ritmica naturale delle creature incontrate
Dai successi de Il medico in famiglia fino all'impegno teatrale e sociale, l'attrice racconta il percorso di una carriera all'insegna della sperimentazione
Dagli esordi sul grande schermo fino ai film con Bellocchio e Ciprì, l'attore racconta il suo modo di interpretare l'arte e la rappresentazione.
Il film di Cohen non presenta pretese da commedia raffinata o ambizioni particolari, limitandosi a intrattenere con leggerezza e mestiere e affidandosi alla chimica tra i suoi due, simpatici, interpreti.
L'umanità speciale di Casamatta, gli scontri israelitici/palestinesi e il destino tragico delle donne dell'isola Bordello Banishanta compongono la seconda giornata del festival romagnolo, nell'attesa di consegnare all'attore napoletano il Premio Casa Rossa alla carriera.
Fatta eccezione per alcuni rari momenti comunque difficili da ricordare, Project X fallisce proprio nella costruzione delle situazioni comiche, trasformandole in un irritante susseguirsi d'esagerazioni capaci di far apparire i goliardici universitari di Animal House come delle matricole innocenti ed inesperte.
Le sbalorditive doti di tutto il cast, e in particolare dei due protagonisti Ryan Gosling e Kirsten Dunst, sono il punto di forza di un film vittima di un'impostazione un po' troppo fredda e priva di mordente, incapace di amalgamare in maniera del tutto convincente gli elementi documentari con gli stilemi del cinema di genere.
Il mundial dimenticato è un racconto strampalato ed appassionante che vuol sembrare un documentario ma che è semplicemente un romantico divertissement di finzione realizzato come un filmato di History Channel e dedicato a tutti gli amanti del calcio puro e perduto, a tutti quelli che il calcio l'hanno amato, lo amano e lo ameranno in futuro nonostante la tristissima attualità che lo sta devastando.
Non si può dire che Thérèse Desqueyroux potrà essere ricordato come una delle opere più rappresentative di Claude Miller, ma come un onesto adattamento che manca di incisività e pathos.
Presentato stamattina a Roma il film che arriverà nelle sale il 1° giugno e che ricostruisce le fantomatiche vicende dei mondiali di calcio di Patagonia organizzati misteriosamente da un facoltoso conte nel 1942, in un periodo storico in cui l'Europa era martoriata dalla guerra.
Lorax - Il guardiano della foresta punta tutto sulla semplicità del racconto, sulla vivida bellezza delle immagini e su geniali particolari che rendono la storia fruibile, realistica e avvincente per grandi e piccini.
Spinto dal desiderio o dalla necessità di omologarsi alle caratteristiche del genere, Kormakur ha ricostruito l'intera vicenda attraverso un preciso e metodico utilizzo di forme retoriche in cui la criminalità si fonde sempre con il desiderio di rivincita e le necessità familiari.
Con Killer Elite, il regista esordiente Gary McKendry ci porta nei primi anni '80, nel cuore di una delle tante, piccole guerre combattute dagli stati occidentali per un pezzo di terra nel deserto posta sopra un mare di petrolio.
Piacevole incontro 'ravvicinato' a Cinecittà con il regista inglese di Attack The Block - Invasione aliena, irriverente fantasy-horror su una gang di ragazzini della periferia di Londra che respinge un gruppo di famelici extraterrestri; 'Mi piace il revival sci-fi che si sta vivendo in Inghilterra', ha spiegato.
Dopo Il popolo migratore e Microcosmos - Il popolo dell'erba, l'attore e produttore francese porta finalmente sugli schermi italiani un mondo oceanico diviso tra poesia e sentimento.
Più di una sequenza di Maniac dimostra una interessante capacità tecnica da parte del regista, che riesce a mettere in scena alcuni momenti intriganti, pur mancando della giusta dose di ironia.
Il premio a Garrone, il mancato riconoscimento a pellicole e interpreti che avrebbero meritato, qualche problema organizzativo, ma anche tanti film belli e interessanti: tiriamo le somme su quella che è stata la 65esima edizione del Festival.
La nostra divertente chiacchierata con il carismatico attore americano, doppiatore d'eccezione del baffuto e peloso Lorax, un guardiano della foresta molto speciale in azione contro il disboscamento selvaggio nel nuovo film d'animazione confezionato dagli autori di Cattivissimo me.
Da Bengasi a Tripoli, passando per i viaggi negli USA, in India, Turchia e Israele, Bernard-Henri Levy e il giornalista Gilles Hertzog seguono da vicino sia la parte militare che quella diplomatica della complessa vicenda libica, offrendone un resoconto il cui punto di vista appare evidente fin dal titolo.
Il cuore del film, di questo racconto di formazione tanto Huckleberry Finn e un po' Stand by Me, è il suo focalizzarsi sul punto di vista di Ellis, sulla sua perdita d'innocenza, sul suo imparare a riconoscere i pericoli e gli inganni dell'amore e della fiducia.
Questa seconda opera di Michel Franco conferma la limpida capacità del regista messicano di raccontare per immagini, con una storia emotivamente molto dura, che senza ricatti tocca le giuste corde, facendo vibrare lo spettatore di indignazione e rabbia.
Con rigorosa ed asciutta messa in scena, Wakamatsu (ri)costruisce il percorso che conduce al giorno del titolo, aggiungendo un tassello dopo l'altro alla complessa visione della società giapponese che Yukio Mishima aveva in mente.
Due anni dopo il suo The Housemaid, remake di un classico del cinema coreano, il regista Im Sang-soo dirige con questo The Taste of Money la sua prosecuzione ideale; riprendendo, anni dopo, le vicende della ricca famiglia protagonista.
L'autore e i protagonisti del film ci raccontano la realtà del Sud degli State gli ardori di un amore intramontabile, l'energia inesauribile dell'infanzia e il vero protagonista che scandisce i ritmi della storia, il Mississippi.
Il cuore di The Central Park Five è il racconto dei cinque ragazzi ingiustamente condannati, con le loro voci e le loro emozioni nel descrivere gli eventi e le loro reazioni ad essi.
L'opera prima e low budget di Adam Leon può contare su due simpatici protagonisti che costituiscono una coppia platonica piacevolmente fresca e spontanea.
Éric Lavaine impianta una farsa corale attingendo a un'ambientazione che di per sé è dotata di una forte valenza umoristica a causa della 'fauna' grottesca che spesso popola le navi da crociera.