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Anche se privo di atmosfere dichiaratamente idilliache, il film di Kirk Jones non riesce a sintetizzare umorismo e riflessione ma continua a proporre un'unica irritante interpretazione della maternità a tutti i costi sempre meno legata alle esigenze attuali.
Interessante faccia a faccia con il regista e la produttrice del nuovo film d'animazione Disney-Pixar, la storia di una principessa scozzese che rompe ogni regola pur di cambiare il suo destino; 'Cosa amiamo della Pixar? Sono artisti, non affaristi', ci hanno raccontato.
Quello che lascia la visione non è solo l'interessante ritratto di un personaggio, ma anche la descrizione di un fenomeno come quello dei cineclub ed un'acuta riflessione su un'epoca diversa dalla nostra e sull'importanza culturale di un'attività nata da una grandissima passione.
Con un linguaggio diretto e un umorismo metropolitano Roberto Proia riesce a costruire una narrazione fluida dal ritmo incalzante, in cui il rispetto della realtà non cede mai il passo all'esagerazione della finzione.
Pensato inizialmente come un documentario, il film è una descrizione spietata e realistica, ma piena di energia, della vita di un gruppo di ragazzini di strada che vogliono formare una band.
Thriller dalle venature esistenzialiste, la pellicola non riserva in realtà alcun momento chiave e quello che dovrebbe far sussultare lo spettatore diventa solo un pretesto per mettere in scena un elenco di simboli impossibili da decifrare.
Una delicata storia di amore familiare che ricorda, nella declinazione al femminile, nei toni discreti e nell'ambientazione circoscritta, le opere di Jane Austen.
La fusione coerente tra le immagini di repertorio e le dichiarazioni dei protagonisti crea un legame molto saldo, soprattutto dal punto di vista emotivo, tra la vecchia storia di un intero Paese e quella dei singoli individui che sono riusciti a ricostruire la propria vita lontano dalla madre patria.
Il regista reatino ha presentato Fuori Concorso il documentario dedicato allo sbarco della Vlora, la nave che nel 1991 portò a Bari 21 mila cittadini albanesi, tra loro un giovanissimo Kledi Kadiu; "Ogni essere umano ha diritto a sognare un futuro migliore e quelle persone volevano solo questo", ha spiegato Vicari.
Dopo una prima ora di struggente bellezza, To the Wonder perde fluidità e coesione. Lo sguardo di Malick si conferma capace di bellezza assoluta, ma il film ha il sapore di capolavoro mancato.
Le due attrici sono presenti a Venezia in rappresentanza del cast del film di Terrence Malick presentato quest'oggi in concorso.
Silvia Giralucci, figliia di un militante missino ucciso dalle BR, racconta la vicenda di suo padre e quella più generale degli anni '70, cercando di dare una sua lettura di uno dei più difficili periodi della storia italiana recente.
Tanti festival in uno, quello che si svolgerà a Bari dal 16 al 23 marzo 2013 e che sarà presieduto dal grande Ettore Scola e diretto da Felice Laudadio. Cinema, Teatro, Musica e il premio speciale Federico Fellini che verrà consegnato ad Adriano Celentano per l'eccellenza artistica.
Senza concessioni al pietismo, l'autore padovano mostra al meglio la tempra di questi uomini e donne per nulla intimoriti dalle difficoltà e riesce a restituire il rapporto di profondo rispetto che si instaura tra medici e pazienti.
Quella di Daniele Ciprì è un'opera matura e sorprendente che riesce a descrivere i perversi meccanismi di un microcosmo familiare rovinato dalle fondamenta, attraverso una lente deformante che ne amplifica a dismisura gli abominevoli difetti.
P.T. Anderson torna al cinema dopo il capolavoro Il petroliere, e lo fa con una prova di enorme densità tematica e di grandissimo spessore tecnico, impreziosita dalle straordinarie interpretazioni di Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman.
Ramin Bahrani ignora la sua origine iraniana e realizza una pellicola profondamente radicata nella cultura, nel sistema e nei valori americani.
Quello di El impenetrable è un viaggio affascinante, diretto con chiarezza e trasporto, in modo da spiegare la situazione allo spettatore e coinvolgerlo nella bizzarra disavventura legale del protagonista.
Lo Cascio dimostra di possedere notevole intuito registico e di avere ben chiari gli obiettivi da perseguire. La scelta di aderire a un genere diviene strumento per raccontare una storia profondamente personale, legata alle sue origini e alla sua percezione della vita da emigrante.
Il film di Giada Colagrande sembra generarsi spontaneamente dalle testimonianze dei suoi protagonisti, dalle loro parole evocative, capaci di chiarire dubbi, di rendere esplicite simbologie e caricature.
Gli equivoci culturali e linguistici "fanno" buona parte del divertimento di questa commedia di Sólveig Anspach, presentata nelle Giornate degli Autori nell'ambito dell'ultima edizione del Festival di Venezia.
Il regista australiano arriva al Lido fuori concorso con al seguito il branco di squali protagonisti del suo catastrofico Shark 3D, il primo film in tre dimensioni realizzato in patria in co-produzione con Singapore.
Presentata oggi la prima pellicola italiana in lizza per il Leone d'Oro, in cui la tragedia di una famiglia di Palermo, colpita dalla mafia, diventa l'occasione per un'analisi spietata dell'egoismo umano; 'La disperazione dei protagonisti ci appartiene', ha raccontato il regista.
Il regista austriaco osserva impietosamente il fanatismo della protagonista e, come accadeva per il film precedente visto a Cannes, non lascia indifferenti, fornendo più di uno spunto di riflessione.
A rendere ostica la fruizione di una pellicola del genere non è tanto l'accumulazione dei temi, dalla necrofilia alle riflessioni sulle 'mutazioni' del corpo e su ogni tipo di devianza psicologica, quanto il modo in cui l'autore li mette in scena, con una freddezza chirurgica che li rende quasi insostenibili.
Al Lido col regista le star Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix, intervenute per presentare l'immenso The Master. Ruggirà per loro il Leone d'oro?
Presentato nella sezione Orizzonti della 69esima edizione del Festival di Venezia, Wadjda è l'esordio nel lungometraggio della regista saudita Haifaa Al Mansour, prima pellicola interamente girata nel regno arabo.
Nel racconto della vita di Kuklinski il regista non è mai banale, fulminando lo spettatore con lampi improvvisi di furore disseminati lungo il cammino, tanto meno lo è Shannon, chiamato ancora una volta ad interpretare un uomo violento, lacerato dalla precaria condizione psicologica.
Da attore di cinema e teatro a regista ecologista. Luigi Lo Cascio, ospite della Settimana della Critica, ci racconta la sua prima esperienza da regista.
Il Pinocchio di d'Alò dà la sensazione di sfogliare velocemente un libro illustrato, soffermandosi su alcuni passaggi per assaporarne le suggestioni, ma sorvolando superficialmente su altri. Uno sviluppo che non riesce a rendere la storia di Collodi nella sua complessità.
Presentato Fuori Concorso a Venezia il documentario che il regista ha dedicato a Jackson e al venticinquesimo anniversario della pubblicazione di Bad; 'E' una lettera d'amore ad un artista incredibile, un genio della musica', ha raccontato il regista in conferenza stampa.
Niente più High School Musical, ma film di spessore per una delle star più attese alla Mostra veneziana.
Giustamente celebrativo, trascinante, emozionante, Bad 25 di Spike Lee è uno dei documentari musicali più belli visti negli ultimi anni e colpisce al cuore per la capacità del regista di 'rileggere' in maniera personale la grande quantità di materiale raccolto su Michael Jackson.
Nell'ambito della sessantanovesima Mostra del Cinema di Venezia, i responsabili di Sky Cinema hanno presentato la novità principale della piattaforma, il canale Sky Cinema Cult HD.
E' un film complesso, che non rispetta codici né un ordine prestabilito in cui gli eventi si susseguono, criptico nella sua evoluzione narrativa, che riserva numerose sorprese allo spettatore lasciandolo in un limbo di incertezza di fronte agli eventi, spesso irrazionali e sconvolgenti, che si consumano sullo schermo.
Il film di Fung è caratterizzato da uno stile visivo frutto di coraggiose e improbabili contaminazioni: wuxia, gongfu e western con ambientazioni steampunk, musica metal e siparietti da film muto, sequenze animate e altre di azione tipiche da blockbuster.
Il regista giapponese ha presentato al Lido, fuori concorso, il suo ultimo film, riduzione cinematografica di una serie prodotta per la tv giapponese.
Quello che funziona meglio è il protagonista del film, il Kad Merad già visto nel celebre Giù al nord, qui bravissimo nel tratteggiare un uomo che banale lo è davvero e che con genuino smarrimento affronta una grottesca, paradossale, quasi kafkiana via crucis.
Presentata nella sezione Orizzonti la pellicola che racconta il dramma dei nuovi poveri, interpretata da un dolente Valerio Mastandrea, affiancato da Barbora Bobulova; 'Il ceto medio è il più colpito dalla crisi economica - racconta il regista romano - volevo dar voce a chi non ce l'ha'.
De Matteo si conferma un regista sensibile e capace di raccontare una storia con efficacia.
Dopo alcuni anni di assenza, Kiyoshi Kurosawa torna al festival di Venezia. Lo fa con un'opera peculiare, riduzione per il grande schermo di una sua serie televisiva ispirata ad un romanzo della scrittrice di successo Kanae Minato.
Quello che nasce come il più classico dei documentari diventa minuto dopo minuto il commovente e divertito racconto di una figlia che ritrova un rapporto profondo con una doppia figura paterna, cercando di far luce su quell'enigmatica della madre.
La musica è ovviamente il fulcro del documentario di Demme. Napoli e la vita dell'artista vengono rappresentate in quanto funzionali a fornire le basi per quella che è la sua musica. Un puzzle che definisce cosa sia l'Avitabile musicista e quale sia la scintilla che lo accende.
Il cast multietnico di Mira Nair a Venezia con la regista per presentare un thriller a sfondo politico che si snoda tra New York e Lahore.
La scelta di affidare la regia di un film sullo scontro culturale a un'autrice orientale contribuisce a infondere nell'opera un senso di genuinità che fa dimenticare allo spettatore i passaggi più artificiosi del plot.
Un film senza pretese, che rimescola le carte di genere senza offrire alcunché di innovativo e incapace di sfuggire ai cliché ma che alla fine dei conti non deluderà quelli che si recheranno in sala per godersi un'ora e mezza di relax e svago a cervello spento.
Abbiamo incontrato Ivan Silvestrini e Roberto Proia, rispettivamente regista e sceneggiatore di un film che offre una visione leggera ma mai superficiale di un momento temuto e sofferto dai giovani gay, non senza risvolti tragicomici.
Un thriller nel quale la linea narrativa sembra ben visibile, fino a quando si dissolve nel buio più completo, e lo spettatore è obbligato ad inoltrarsi in un universo in cui nulla è ciò che sembra.
Il cavaliere oscuro - Il ritorno chiude magistralmente il cerchio di quella che ha ormai assunto, definitivamente, i caratteri di una trilogia; con un senso dell'epica lucido e potente che non esclude, nell'ultima parte, una decisa e consapevole virata sul versante del melò.
Non è tanto l'originalità dell'idea alla base di Ruby Sparks a colpire lo spettatore, quanto la cura con cui le singole personalità vengono tratteggiate in un sistema di equilibri solido e vitale.