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Con una narrazione che dissemina flashback, intermezzi musicali ed assordanti effetti sonori, Forgotten punta molto sull'effetto sorpresa e sul colpo di scena per ricostruire intorno al personaggio principale un puzzle che verso il finale si completa ma non riesce ad essere mai convincente.
Un giorno speciale è un film leggero, che cerca di raccontare le ore trascorse insieme dai due protagonisti con ritmo e costruita spontaneità.
La regista ci parla del suo film, ultimo italiano in concorso a Venezia, insieme ai due giovani protagonisti Filippo Scicchitano e Giulia Valentini.
Il leggendario regista sbarca al Lido con un thriller che non sembra convincere gli addetti ai lavori; con lui l'affascinante attrice svedese.
Due anni dopo il suo The Ditch, Wang Bing torna al Lido con Three Sisters: un documentario che mostra il volto meno noto della Cina, quello delle comunità montane più povere, attraverso il racconto della vita di tre ragazzine.
The Tightrope non si limita ad essere un interessante dietro le quinte del lavoro di Brook, ma riesce a catturare, e soprattutto comunicare, la grande energia ed intensità che si viene a creare nel corso delle prove.
Giunto all'età di settantadue anni De Palma non sembra più disposto ad accettare compromessi e si presenta al pubblico col suo carico di ossessioni passate e presenti. Prendere o lasciare.
La coppia formata dalla regista e dall'interpete dello spettacolo teatrale sulla vita di Marina Abramovic presentano a Venezia il documentario dedicato alla genesi dello show.
Come nella migliore tradizione della tragedia greca, la regista e interprete algerina del film Djamila Sahraoui porta sul grande schermo una storia di rabbia e di vendetta che travolge i sentimenti di una madre nei confronti dei due figli in una terra devastata dalla guerra.
Il film di Mendoza racconta la vita di queste persone spesso definite "zingari del mare", una comunità che vive in povertà ma è ricchissima di tradizioni, come i matrimoni ben fotografati dall'ottimo digitale che tra l'altro fa di questa l'opera più solare dell'intera filmografia del regista filippino.
Un ottimo backstage, caratterizzato da un montaggio rapido ed efficace e da interviste brevi, ma cariche di senso, che ci svela i segreti della nuova vita sul set del maestro Bertolucci.
Il film si giova della divertita e briosa interpretazione delle due giovani attrici, fresche e spontanee, ma lo sfasamento tra il mondo mostruoso in cui vivono ed il racconto leggero e ironico non sembra mostrato con il giusto equilibrio da Mereu.
Un bel film che avrebbe potuto essere un capolavoro se la regista avesse trattenuto di più il finale, che lascia addosso paura e frustrazione mettendoci di fronte ad un'innegabile verità: ciò che non abbiamo mai visto, udito, toccato o annusato prima o poi esploderà dentro di noi e si sprigionerà portandoci altrove.
Opera ostica ma affascinante, ricca di simbolismi complessi, La cinquième saison rompe gli schemi del cinema narrativo (anche d'autore) offrendo un'esperienza che lo avvicina alle arti visive in senso lato.
Divi della vecchia e della nuova generazione a confronto sul red carpet veneziano per presentare il bel thriller a sfondo politico che Redford ha diretto e interpretato.
Il nostro incontro con il regista e le interpreti dell'ultimo film italiano in concorso nella sezione Orizzonti, il racconto dell'amicizia tra due ragazzine in una Cagliari magica e crudele al tempo stesso; "Racconto con leggerezza l'adolescenza terribile di due giovani piene di vita", ha spiegato Mereu.
La catena di segreti e misteriose relazioni che lega i vari personaggi tiene viva la suspence catturando lo spettatore con svolte inaspettate, fughe nei boschi e colpi di scena, ma non sembra essere questo l'aspetto su cui il regista punta maggiormente.
Non tutto è ugualmente riuscito, ma ci sono motivi di interesse in 6 sull'autobus, che alterna episodi particolarmente intriganti ad altri più deboli.
Le immagini di Low Tide sono di grande impatto, curate e potenti, evocative ed al tempo stesso realistiche, e proprio per questo permettono allo spettatore di empatizzare con il protagonista e la sua situazione.
Non è un bel personaggio quello del protagonista, ed è questo un limite forte per un film che di fatto non ha molto altro da offrire. E' da apprezzare invece il buon lavoro sulla sceneggiatura, e la capacità da parte dell'autore di ben definire la psicologia del suo eroe anche grazie a piccoli dettagli.
Un incontro lungo e interessante, quello con il regista e i due protagonisti dell'imminente The Bourne Legacy: abbastanza per accrescere l'attesa per il nuovo capitolo del noto franchise spionistico.
Il cinema di De Oliveira si mantiene lucido e vitale e utilizza gli strumenti della tradizione per parlare alle nostre coscienze, insegnandoci una lezione sempre nuova.
Il regista di Vento di terra e Tornando a casa ci racconta la genesi del suo documentario girato nel carcere di Secondigliano.
Il gemello è un film verità, uno spaccato sociale e un'indagine sulla realtà del carcere, ma anche un racconto privato e personale dell'esperienza detentiva.
Tratto da un romanzo molto noto in Cina, il terzo film di Li Ruijun tocca i temi della vecchiaia, della morte e del conflitto tra tradizione e modernità, attraverso l'immagine lirica e potente della gru bianca, traghettatrice di anime.
In mancanza dell'anziano maestro portoghese ci pensano i suoi interpreti, in primis la splendida Claudia Cardinale, a raccontare l'esperienza sul set.
Standing ovation in sala stampa per il secondo film italiano in lizza per il Leone d'Oro, un dramma intenso ispirato alla vicenda di Eluana Englaro; 'In parlamento c'è una disumanità psicologica', ha raccontato in conferenza l'autore piacentino.
Il film di Korine è destinato a dividere in maniera netta ed inequivocabile. Per molti rimarrà semplicemente un videoclip pop con una certa tendenza al soft porn, ma in realtà è ben più che quattro belle ragazze che cercano di sconvolgere il pubblico: è l'espressione di una società e di una generazione che vive di immagini, suoni, superfici intorno ad un vuoto angosciante.
Il regista Harmony Korine approda a Venezia accompagnato da sua moglie Rachel e le altre 'Spring Breakers', Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson. Con loro anche James Franco.
Dopo il documentario autobiografico Arirang e l'inedito Amen, Kim Ki-duk torna con Pietà al cinema di finzione: una pellicola che ci consegna un regista rigenerato, con un rinnovato sguardo alla società e agli oscuri meandri dell'animo umano.
Il documentario raggiunge un bilanciamento perfetto tra cronaca dei fatti e forma cinematografica, con una compiutezza stilistica che sorprende ed emoziona; un equilibrio raro e prezioso tra storia e immagini.
Con un talento scoperto grazie al fiuto di James Mangold che lo volle come regista della seconda unità in Ragazze interrotte e Copland, Rubin dirige questo thriller-drama indipendente con la maestria di un narratore navigato.
Il merito più grande del film è quello di aver concentrato il nucleo emozionale della storia in un finale commovente come pochi, un epilogo che dà senso all'intera storia, la libera dalla 'logicità' del fatto, dalla fredda successione temporale.
I due giovanissimi protagonisti reggono il film sulle loro spalle e forniscono due prove attoriali di grande intensità e spontaneità in un'opera solida e coerente.
Il nostro incontro, al Lido, col regista sudcoreano e con il cast di Pietà ha offerto spunti interessanti; segnali importanti per un autore che sembra aver ritrovato la voglia di fare cinema e la fiducia nei propri mezzi.
Regia e montaggio di Linhas de Wellington sono assai raffinati e la varietà di location e stile, dove dramma, tragedia e commedia si alternano costantemente, ci permette di seguire il film con passione nonostante la lunga durata.
Qualche scena di culto non impedisce, però, a Outrage Beyond di galleggiare in quell'aurea mediocritas da cui l'ultimo Kitano sembra incapace di risollevarsi.
Hubel lascia che siano i personaggi a 'fare' il film, limitando i movimenti della macchina da presa e privilegiando la macchina fissa; una scelta stilistica che riduce il dinamismo in favore di una riflessione non sempre coinvolgente.
Non un film politico, non solo almeno, perché le vicende di quegli anni e le lotte dei protagonisti sono solo uno sfondo su cui si mettono in evidenza i sogni, le passioni ed i timori dei ragazzi, facendo sì che il film di Assayas tenda al romanzo di formazione.
I tanti temi affrontati - amore e tradimento, nostalgia e memoria, multiculturalità e perdità di identità di un'intera città - avrebbero meritato un maggiore spazio ed approfondimento anziché questo sforzo di amalgama, la cui artificiosità finisce con il pesare sul risultato finale.
Il primo di quattro film TV prodotti dalla HBO, l'opera di Abdallah Omeish documenta il ritorno in Libia del fotografo Michael Christopher Brown dopo un anno dalla morte di Gheddafi e poco tempo dopo l'attacco a Misurata.
A dispetto di alcuni momenti riusciti, niente sembra eccellere in Cherchez Hortense. Il risultato è un film medio sotto ogni aspetto, che vivacchia senza spiccare mai il volo.
Stefano Mordini opera per sottrazione e preferisce evocare, suggerire piuttosto che mostrare esplicitamente. Nessuna speculazione sui sentimenti dei personaggi che, anzi, a tratti risultano addirittura sfuggenti e difficili da leggere.
Ispirato alle vicende delle due navi cargo danesi Danica White e Cec Future, sequestrate rispettivamente nel 2007 e nel 2008, il film porta sul grande schermo in maniera assai convincente un annoso problema con cui le compagnie di navigazione sono costrette a fare i conti da molti anni.
Attraverso una ingegnosa sceneggiatura in grado di svelarci gradualmente i due protagonisti, il film di Rose lentamente cambia passo e si trasforma da film eccessivamente verboso a dramma claustrofobico di discreto impatto emotivo, riuscendo tra l'altro a includere un interessante sottotesto economico/politico.
Il cast del film arriva al Lido insieme al regista Stefano Mordini e alla scrittrice Silvia Avallone per accompagnare la pellicola ambientata nelle acciaierie di Piombino.
Gli amori, gli ideali e le lotte studentesche nella Parigi degli anni '70 confluiscono in un film che racconta l'esperienza rivoluzionaria dell'epoca attraverso lo sguardo di un gruppo di liceali; "La nostra era una generazione seria e ossessionata dalla politica", ha spiegato Assayas in conferenza.
Dopo il dramma a sfondo sociale de In un mondo migliore, Susanne Bier cambia tono e registro, dirigendo una commedia romantica. Un'opera che vede la costa sorrentina testimone di una doppia storia d'amore, ma anche dello sfilare di una galleria di caratteri grotteschi ma sempre credibili.
Un film appassionato, che riesce ad essere straordinariamente efficace anche senza le immagini della rivolta, e di altissimo valore simbolico che racconta senza sensazionalismi di una ribellione che si è insinuata nel tessuto sociale di un Paese e che giorno dopo giorno è diventata un gigante buono che ha sconfitto il piccolo esercito del male.
Anche se privo di atmosfere dichiaratamente idilliache, il film di Kirk Jones non riesce a sintetizzare umorismo e riflessione ma continua a proporre un'unica irritante interpretazione della maternità a tutti i costi sempre meno legata alle esigenze attuali.