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Gli sforzi principali di Bibo Bergeron sono concentrati sull'animazione e sulla resa del 3D, infatti il film si distingue per la grazia del tratto, per la sinuosità dei personaggi, per un'apparente semplicità che nasconde un lavoro certosino nella ricostruzione di un'epoca e della sua atmosfera.
Il nuovo episodio del franchise di spionaggio, a metà tra sequel e spin-off, è stato presentato in conferenza stampa dal regista e dai due protagonisti.
Abbiamo potuto vedere, in anteprima, alcune sequenze di The Bourne Legacy, atteso sequel/spin-off della saga ispirata ai romanzi di Robert Ludlum, che vede un nuovo protagonista col volto di Jeremy Renner.
Nel film di Timur Bekmambetov, il ritmo del racconto si adegua al ritmo delle stesse sequenze d'azione, facendo somigliare tutta la pellicola a una corsa a perdifiato sulle montagne russe.
Headhunters trascina lo spettatore in una cavalcata mozzafiato costellata da sequenze pervase da una gustosa ironia e da violenza pulp d'impronta tarantiniana.
Nella sede del Ministero per i beni e le attività culturali, i rappresentanti di Istituto Luce Cinecittà e Google hanno illustrato i contenuti dell'accordo che rende visibile l'Archivio Luce attraverso Youtube.
A un anno e mezzo di distanza, approda nelle sale l'ultimo film di Peter Weir: un'opera forte e coerente con la sua idea di cinema, che narra l'incredibile fuga di sette uomini da un gulag sovietico.
Dopo aver stretto una collaborazione con la Universal, il produttore annuncia una stagione divisa tra la commedia italiana di Verdone e De Sica e il cinema americano con il biopic su Steve Jobs. Annunciato anche l'adattamento di Io uccido di Faletti.
Il film è una magnifica opera che avrebbe potuto essere epocale se solo ci fosse stato un pizzico di temerarietà in più da parte degli autori, che hanno preferito non sconvolgere più di tanto una storia in fin dei conti canonica.
Rivisto ora, il film di Tarantino non ha perso un grammo della sua forza e della sua capacità di colpire duro lo spettatore, apparendo molto di più di un elegante "gioco" cinefilo o dell'espressione delle "prove generali" per il successivo e celebrato Pulp Fiction.
Dal video di Thriller, ai film tratti dai romanzi di Stephen King, passando per gli ultimi titoli del nostro cinema di genere, e le saghe che hanno lanciato popolari icone da brivido come Jason Voorhes e Freddie Kruger, gli anni Ottanta sono stati un decennio indimenticabile per gli aficionados dell'horror e che oggi 'rivive' nei numerosi remake dei cult che hanno segnato un'epoca.
Sagace e acuto, caratterizzato dall'incalzare incessante di dialoghi taglienti e dal ritmo frenetico delle battute, Cena tra amici tuttavia non riesce a scuotere del tutto lo spettatore, perché l'opera rimane confinata al livello di un raffinato gioco intellettuale. Il film risulta comunque un estroso divertissement per palati fini, vero e proprio toccasana contro il proliferare di commedie sempre più superficiali, vacue e volgarotte.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il regista spagnolo di Darkness, Nameless e del virulento Rec, in Italia per la promozione del suo nuovo film, un thriller teso e inquietante che si discosta molto dai suoi precedenti con una tendenza al classico.
Alla commedia di Jesse Peretz non mancherebbero certo gli elementi per essere definita interessante, ma la sensazione è che il film non riesca ad andare al di là del racconto carino, concedendosi solo alcuni attimi divertenti.
Giocando sul non detto, Jeff Nichols non si limita a entrare sotto la pelle di un personaggio patologico, ma si permette di tastare il polso di quell'America rurale isolata dal resto del mondo, fieramente legata ai valori dell'american way of life, minacciata da un pericolo ignoto che la assale nel cuore del suo fortino.
Non era un compito facile, quello di azzerare la memoria di un franchise risalente a pochissimi anni fa, e di ri-raccontare da capo una storia ben nota: Marc Webb prova a farlo mettendo in luce nuovi aspetti della vita del personaggio, e cercando di svecchiarne la concezione.
Il nostro incontro con il cast vocale italiano del nuovo film Disney-Pixar, incentrato su una coraggiosa principessa scozzese; 'Impossibile non divertirsi con questo film", ci hanno raccontato Anna Mazzamauro, Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, Shel Shapiro e Noemi, interprete della colonna sonora.
Guardando questo film si avvertono chiaramente due cose: da una parte la volontà di mantenere un forte legame di continuità con la pellicola originale, e dall'altra un tentativo di riproporne motivi, atmosfere e persino snodi narrativi, al punto che in molti frangenti si ha la netta sensazione di star guardando un vero e proprio remake.
Il regista romano ha presentato alla stampa il suo film d'esordio, basato su una sceneggiatura risalente al 2004 e già presentato a Venezia (nella sezione Controcampo Italiano) quasi un anno fa.
All'opera di Falduto si deve tutto il rispetto che un soggetto del genere, il traffico di esseri umani, merita, tuttavia ci troviamo di fronte ad un lungometraggio non perfettamente compiuto dal punto di vista cinematografico.
Frédéric Beigbeder tenta di adattare per il grande schermo il suo stile letterario, provando a tradurre per immagini l'acume delle sue frasi a effetto e la vivacità della sua prosa. Il risultato è un film che non si riallaccia più di tanto alla tradizione sentimentale del cinema francese, ma ammicca piuttosto agli stilemi della nuova rom-com adolescenziale statunitense.
Emilio Estevez porta di nuovo sullo schermo il padre Martin Sheen e firma un'altra opera che intreccia tematiche familiari e sociali, questa volta però declinate attraverso un'inedita prospettiva spirituale.
In occasione della presentazione di The Amazing Spider-Man, reboot del franchise dedicato al personaggio di Stan Lee, il regista Marc Webb e il cast hanno incontrato la stampa per parlare del 'loro' Uomo Ragno.
Il regista e l'interprete hanno presentato questa mattina a Roma la pellicola incentrata sui traffici della prostituzione tra Europa e Africa, nel cast anche Luca Lionello e l'esordiente Lira Kohl; 'Al cinema italiano manca l'anima', ruggisce l'attrice campana.
Un listino all'insegna del cinema nostrano quello presentato oggi alla Casa del Cinema dalla dirigenza dell'illustre marchio cinematografico italiano, che propone grandi nomi del nostro cinema come Bertolucci, Sorrentino, Castellitto e Muccino e per la prima volta dopo anni limita a quattro il numero dei film stranieri.
Girato in sole due settimane con un budget limitato, il film rappresenta indubbiamente il desiderio di andare oltre gli atteggiamenti ostili dell'ambiente artistico e di dimostrare che è possibile realizzare i propri sogni anche in condizioni estreme.
Questa edizione del Biografilm Festival ha aggiunto molto alla nostra consapevolezza: e, se non possiamo ignorare i drammi e le ingiustizie di cui siamo vittime, non dobbiamo dimenticare la speranza che tante di queste storie ci hanno insegnato.
Nonostante l'idea di ambientare la vicenda tra le macerie apparentemente silenziose della cittadina russa di Pripyat possa far sperare in un horror post nucleare di un certo spessore, la scelta di un soggetto scontato e di facile prevedibilità spegne immediatamente ogni entusiasmo.
Con uno sguardo alla tradizione cinematografica giovanile che nell'indimenticabile Antoine Doinel ha una sorta di capostipite, la regista e sceneggiatrice Mia Hansen - Love ha tratteggiato il carattere dei suoi Camille e Sullivan, eternamente sospesi tra la normalità delle proprie vite e la consapevole follia di un rapporto senza speranza.
Segre e Liberti documentano le esperienze dei migranti vittime della politica dei respingimenti messa in atto dalla coppia Berlusconi-Gheddafi, mettendoci di fronte alle nostre responsabilità di cittadini e, prima ancora, di esseri umani.
Abbiamo intervistato il regista spagnolo di Intacto e 28 settimane dopo alla vigilia dell'uscita in DVD e Blu-ray di Intruders, il suo nuovo cupo e misterioso thriller interpretato da Clive Owen.
Un po' Il signore degli anelli e un po' Twilight, in bilico tra fantasy e horror dark, la Biancaneve di Rupert Sanders non riesce mai a brillare di luce propria e si appoggia esclusivamente a un immaginario e a un'estetica derivativa.
Nell'ultima giornata di festival si ricordano grandi personalità della storia recente, come Kurt Kobain e Steve Jobs, e si riflette sulle problematiche sociopolitiche più pressanti: il conflitto arabo-israeliano e la necessità di integrazione.
Fredrik Gertten aveva fatto un film, in cui denunciava la Dole per l'uso di pesticidi tossici. Ma alla Dole non andava giù che questo film arrivasse al pubblico, eppure, con un raro esempio di democrazia alle spalle, alla fine il piccolo Davide ha trionfato su Golia.
Un artista inviso al sistema, e per questo ridotto (momentaneamente) al silenzio: è questo il protagonista di Alison Klayman che, con le sue opere irriverenti e il suo impegno incessante sui social network, ci restituisce il vero volto di una Cina piena di contraddizioni.
In serata sono stati resi noti i riconoscimenti assegnati da giuria, pubblico e stampa, ma prima Bologna ha potuto immergersi nel mondo dell'arte, della musica e della poesia grazie alle tante pellicole in programma in questo ultimo weekend di festival.
La storia d'amore tra due ragazzi affetti da gravi disabilità è il fulcro del documentario di Park Bae-Il, che, senza ipocrisia o pietismo, ci fa riflettere sulla possibilità di vivere una vita piena e autentica, nonostante le difficoltà.
La giornata di venerdì ci immerge nell'atmosfera degli anni Settanta, ripercorrendo i sentieri di Ken Kesey e la storia dell'LSD, ma ci parla anche di un amore tenero e della lotta strenua di una donna, e di un presidente, per i propri ideali.
Dalle sue origini fortuite alla sua messa al bando, Martin Witz ripercorre la storia dell'acido più famoso del mondo, l'LSD, sottolineando le contraddizioni del fenomeno generato dal suo consumo.
Il documentario di Jon Shenk racconta la storia, politica e morale, dell'ex presidente delle Maldive e della sua appassionata battaglia per salvare il proprio Paese: dalla dittatura prima, e dalla catastrofe ambientale poi.
La compagna Shannah Laumeister ripercorre la carriera di Bert Stern, mettendo l'accento sulla sua grandezza di artista ma anche sulle sue debolezze di uomo, celebrando una vita sempre e comunque al servizio della bellezza.
Daniele Segre traccia un ritratto appassionato della grande intellettuale italiana, ripercorrendo il suo cammino politico e umano dall'infanzia all'impegno attuale.
Chloe Barreau, dalla prospettiva di una figlia, racconta la storia d'amore dei propri genitori, padre Barreau e l'infermiera Segolène, fautori di uno scandalo senza precedenti nella Francia degli anni Settanta.
Uno tra i più virtuosi cuochi giapponesi e un maestro della fotografia sono due dei personaggi a cui Bologna rende oggi omaggio, senza dimenticare le storie della difficile quotidianità che implica l'essere un migrante. In serata, è la verve dissacrante di Sacha Baron Cohen ad animare il pubblico.
A soli trentuno anni e con già due successi internazionali alle spalle, la regista Mia Hansen-Løve presenta la sua ultima fatica in cui racconta l'evoluzione di una passione trasformata in ossessione.
Senza essere sterilmente citazionista o derivativo, Paura è un horror che non fa mistero di appartenere a una cinematografia ampiamente codificata, a un genere con le sue regole e i suoi stilemi. Li abbraccia, il film dei Manetti, li riporta sullo schermo con stile e appassionata adesione, ma non senza una certa dose di ironia.
La rassegna bolognese oggi si concentra su storie private: d'amore, di successo, ma anche misteriose, senza però dimenticare il proprio impegno sociale e la propria vocazione ecologista.
I due simpatici registi, tra i rappresentanti principali del nostro cinema di genere, hanno presentato in conferenza stampa il loro Paura, in cui si sono cimentati per la prima volta con l'horror.
Shankman dà il meglio di sé nella regia dei numeri e potendo contare sull'interpretazione stratosferica di Tom Cruise confeziona un film che non delude le aspettative dello spettatore più nostalgico.
L'Hopper del 2007, quello dei primi anni Settanta e quello di tante sue storiche interpretazioni si sovrappongono in un mosaico incompleto, ma dal forte impatto emotivo, in cui la regista traduce l'animo inquieto e tormentato del grande artista.