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Di modesta rilevanza dal punto di vista strettamente documentaristico - troppo esiguo il materiale mostrato, qualche scatto e copertina, pochi filmati e spot - il lavoro di Greenfield-Sanders spicca il volo quando a parlare sono le splendide protagoniste.
Distribuito dalla BIM dal 25 settembre per un periodo di sette settimane, il documentario non poteva che essere accompagnato dal regista Mark Cousins che cerca di sdebitarsi con il cinema per averlo condotto in luoghi lontani dalla realtà.
Dopo la rivelazione di Martyrs, il francese Pascal Laugier sbarca oltreoceano con un film che ripropone molti degli elementi iconografici e tematici cari all'autore, questa volta però con uno stile più edulcorato e normalizzante e senza la forza e la coerenza del predecessore.
Casagrande si lascia prendere la mano da una lunghezza eccessiva, da una struttura costantemente cadenzata da sketch comici che finiscono con l'appesantire l'intera narrazione, e da un cast fin troppo affollato. Ci pensa la Impacciatore a regalare al film momenti di grande divertimento.
Dopo venticinque anni passati a far ridere il suo pubblico, Maurizio Casagrande prova a vestire i panni di regista per portare sullo schermo la vicenda normale e fantastica di Maurizio, uomo conteso tra due donne che nascondono più di quanto può sembrare a prima vista.
Il raffinato intarsio narrativo - in cui si intrecciano, seguendo un intricato gioco di parallelismi e corrispondenze, il presente con il passato, la fiction con la realtà - rappresenta il cardine su cui ruota l'architettura filmica di The Words, costituendo paradossalmente il principale pregio del film, ma anche il suo limite.
Emozionante, divertente e appassionato,quello di Piccioni è il film che non ti aspetti e che è capace di toccare il cuore dello spettatore di ogni età.
Seth MacFarlane riesce a rinnovare una struttura narrativa alquanto prevedibile, quella del racconto di formazione e di crescita personale, innestandovi l'inconfondibile umorismo delle sue serie animate, caratterizzato da gag volgarissime e scorrette, ricche di situazioni surreali, e di riferimenti alla pop-culture anni Ottanta.
Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Roberto Herlitzka e il regista Giuseppe Piccioni hanno presentato stamattina a Roma la malinconica commedia Il rosso e il blu, interamente ambientata tra i banchi di una scuola romana con tre protagonisti d'eccezione.
La commedia di Roach non ambisce certo ad essere un'analisi satirica di un meccanismo politico discutibile e di quegli elettori che in fin dei conti chiedono inconsciamente di essere gabbati e si limita a qualche sporadica zampata contro il famigerato sistema.
Nonostante le numerose perplessità sulla sceneggiatura, il tanto atteso ritorno alla sci-fi di Ridley Scott rimane un'opera ricca di suggestioni visive e contenutistiche, purtroppo non sfruttate appieno.
Abbiamo incontrato a Venezia la celebre performer artist, giurata del concorso internazionale insieme al presidente Michael Mann, per parlare della sua concezione di arte e del documentario incentrato sullo spettacolo teatrale dedicato alla sua vita.
Con un'estetica gotica e fiabesca, in parte debitrice alle opere del primo Tim Burton, il francese Jean-Pierre Améris porta sullo schermo, per la terza volta, un noto romanzo di Victor Hugo.
Quanta vita c'è nelle pagine chiare e nelle pagine scure di questo diario segreto nato da riflessioni e pensieri di un uomo come tanti che ha riempito notti insonni e giornate malinconiche con il dolce ticchettio della sua macchina da scrivere.
Sono tutti non professionisti gli attori del cast, ma riescono a dare il tono corretto alle surreali conversazioni che intrattengono i personaggi, dialoghi dai quali in più di un'occasione si riescono ad estrapolare battute ad effetto, frasi che colpiscono e restano nella mente dello spettatore.
Nella Cina di oggi, superpotenza economica e paese in piena trasformazione culturale e sociale, c'è davvero spazio per la libertà? E' questo che si chiede la giovane regista colpita dalle mille contraddizioni di un paese che sta forse cambiando troppo velocemente.
Un tesissimo dramma familiare ambientato esclusivamente tra scantinato, casa e cortile, ma che si dipana nel tempo per circa settant'anni attraverso cinque episodi che vedono protagonista ogni volta le nuove generazioni di questa tragica famiglia.
Il documentario di Stefano Pistolini offre un interessante ritratto di uno dei più rappresentativi esponenti della musica d'autore italiana, che si racconta attraverso interviste alternate a spezzoni di esibizioni.
Quello di Vendemmiati è un lavoro non innovativo dal punto di vista stilistico, che però riesce a restituire tutta la complessità dell'uomo Ingrao, un anarchico per nulla innamorato del potere, capace di dire 'No' al PCI in anni in cui il dissenso veniva interpretato come un tradimento.
Con una narrazione che dissemina flashback, intermezzi musicali ed assordanti effetti sonori, Forgotten punta molto sull'effetto sorpresa e sul colpo di scena per ricostruire intorno al personaggio principale un puzzle che verso il finale si completa ma non riesce ad essere mai convincente.
Un giorno speciale è un film leggero, che cerca di raccontare le ore trascorse insieme dai due protagonisti con ritmo e costruita spontaneità.
La regista ci parla del suo film, ultimo italiano in concorso a Venezia, insieme ai due giovani protagonisti Filippo Scicchitano e Giulia Valentini.
Il leggendario regista sbarca al Lido con un thriller che non sembra convincere gli addetti ai lavori; con lui l'affascinante attrice svedese.
Due anni dopo il suo The Ditch, Wang Bing torna al Lido con Three Sisters: un documentario che mostra il volto meno noto della Cina, quello delle comunità montane più povere, attraverso il racconto della vita di tre ragazzine.
The Tightrope non si limita ad essere un interessante dietro le quinte del lavoro di Brook, ma riesce a catturare, e soprattutto comunicare, la grande energia ed intensità che si viene a creare nel corso delle prove.
Giunto all'età di settantadue anni De Palma non sembra più disposto ad accettare compromessi e si presenta al pubblico col suo carico di ossessioni passate e presenti. Prendere o lasciare.
La coppia formata dalla regista e dall'interpete dello spettacolo teatrale sulla vita di Marina Abramovic presentano a Venezia il documentario dedicato alla genesi dello show.
Come nella migliore tradizione della tragedia greca, la regista e interprete algerina del film Djamila Sahraoui porta sul grande schermo una storia di rabbia e di vendetta che travolge i sentimenti di una madre nei confronti dei due figli in una terra devastata dalla guerra.
Il film di Mendoza racconta la vita di queste persone spesso definite "zingari del mare", una comunità che vive in povertà ma è ricchissima di tradizioni, come i matrimoni ben fotografati dall'ottimo digitale che tra l'altro fa di questa l'opera più solare dell'intera filmografia del regista filippino.
Un ottimo backstage, caratterizzato da un montaggio rapido ed efficace e da interviste brevi, ma cariche di senso, che ci svela i segreti della nuova vita sul set del maestro Bertolucci.
Il film si giova della divertita e briosa interpretazione delle due giovani attrici, fresche e spontanee, ma lo sfasamento tra il mondo mostruoso in cui vivono ed il racconto leggero e ironico non sembra mostrato con il giusto equilibrio da Mereu.
Un bel film che avrebbe potuto essere un capolavoro se la regista avesse trattenuto di più il finale, che lascia addosso paura e frustrazione mettendoci di fronte ad un'innegabile verità: ciò che non abbiamo mai visto, udito, toccato o annusato prima o poi esploderà dentro di noi e si sprigionerà portandoci altrove.
Opera ostica ma affascinante, ricca di simbolismi complessi, La cinquième saison rompe gli schemi del cinema narrativo (anche d'autore) offrendo un'esperienza che lo avvicina alle arti visive in senso lato.
Divi della vecchia e della nuova generazione a confronto sul red carpet veneziano per presentare il bel thriller a sfondo politico che Redford ha diretto e interpretato.
Il nostro incontro con il regista e le interpreti dell'ultimo film italiano in concorso nella sezione Orizzonti, il racconto dell'amicizia tra due ragazzine in una Cagliari magica e crudele al tempo stesso; "Racconto con leggerezza l'adolescenza terribile di due giovani piene di vita", ha spiegato Mereu.
La catena di segreti e misteriose relazioni che lega i vari personaggi tiene viva la suspence catturando lo spettatore con svolte inaspettate, fughe nei boschi e colpi di scena, ma non sembra essere questo l'aspetto su cui il regista punta maggiormente.
Non tutto è ugualmente riuscito, ma ci sono motivi di interesse in 6 sull'autobus, che alterna episodi particolarmente intriganti ad altri più deboli.
Le immagini di Low Tide sono di grande impatto, curate e potenti, evocative ed al tempo stesso realistiche, e proprio per questo permettono allo spettatore di empatizzare con il protagonista e la sua situazione.
Non è un bel personaggio quello del protagonista, ed è questo un limite forte per un film che di fatto non ha molto altro da offrire. E' da apprezzare invece il buon lavoro sulla sceneggiatura, e la capacità da parte dell'autore di ben definire la psicologia del suo eroe anche grazie a piccoli dettagli.
Un incontro lungo e interessante, quello con il regista e i due protagonisti dell'imminente The Bourne Legacy: abbastanza per accrescere l'attesa per il nuovo capitolo del noto franchise spionistico.
Il cinema di De Oliveira si mantiene lucido e vitale e utilizza gli strumenti della tradizione per parlare alle nostre coscienze, insegnandoci una lezione sempre nuova.
Il regista di Vento di terra e Tornando a casa ci racconta la genesi del suo documentario girato nel carcere di Secondigliano.
Il gemello è un film verità, uno spaccato sociale e un'indagine sulla realtà del carcere, ma anche un racconto privato e personale dell'esperienza detentiva.
Tratto da un romanzo molto noto in Cina, il terzo film di Li Ruijun tocca i temi della vecchiaia, della morte e del conflitto tra tradizione e modernità, attraverso l'immagine lirica e potente della gru bianca, traghettatrice di anime.
In mancanza dell'anziano maestro portoghese ci pensano i suoi interpreti, in primis la splendida Claudia Cardinale, a raccontare l'esperienza sul set.
Standing ovation in sala stampa per il secondo film italiano in lizza per il Leone d'Oro, un dramma intenso ispirato alla vicenda di Eluana Englaro; 'In parlamento c'è una disumanità psicologica', ha raccontato in conferenza l'autore piacentino.
Il film di Korine è destinato a dividere in maniera netta ed inequivocabile. Per molti rimarrà semplicemente un videoclip pop con una certa tendenza al soft porn, ma in realtà è ben più che quattro belle ragazze che cercano di sconvolgere il pubblico: è l'espressione di una società e di una generazione che vive di immagini, suoni, superfici intorno ad un vuoto angosciante.
Il regista Harmony Korine approda a Venezia accompagnato da sua moglie Rachel e le altre 'Spring Breakers', Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson. Con loro anche James Franco.
Dopo il documentario autobiografico Arirang e l'inedito Amen, Kim Ki-duk torna con Pietà al cinema di finzione: una pellicola che ci consegna un regista rigenerato, con un rinnovato sguardo alla società e agli oscuri meandri dell'animo umano.
Il documentario raggiunge un bilanciamento perfetto tra cronaca dei fatti e forma cinematografica, con una compiutezza stilistica che sorprende ed emoziona; un equilibrio raro e prezioso tra storia e immagini.