Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Quello humor disincantato, ma mai cinico, tipico della scrittura di Marc O'Brien, viene profuso a piene mani nella sceneggiatura dando vita a momenti realmente esilaranti e ad altri commoventi.
Il film di Berger si muove sinuoso e riesce a catturare lo spettatore trasportandolo in una dimensione altra, incantata.
Sejko colpisce nel segno, ricostruendo con dovizia di particolari quanto avvenuto in Albania all'inizio degli anni '90, caratterizzati da migrazioni di massa in particolare verso l'Italia e nello stesso tempo rendendo merito ad un gruppo di persone che non ha esitato un solo secondo a mettersi in gioco per cercare la libertà altrove.
La regia di Marcias risulta piuttosto anonima, priva di uno sguardo capace di andare in profondità sia nel rapporto speciale che si instaura tra i due protagonisti sia nelle delicate tematiche sociali che la storia si propone di affrontare.
Un passo falso dunque per Rob Zombie che, pur offrendo una visione originale e totalmente naif degli Inferi e di Satana, non riesce ad andare oltre il semplice delirio manieristico e a fare il salto di qualità con un'opera solida sia dal punto di vista della scrittura che della cifra stilistica.
Il film possiede i difetti di un'opera prima, ad esempio una 'gestione' non proprio perfetta dei tempi narrativi, ma ha anche tante qualità, in primis quella di evitare in maniera encomiabile ogni tipo di esotismo.
Non mancano le scene esilaranti e le risate, ma usciti dalla sala resta l'impressione di aver assistito ad un'opera dal ritmo altalenante che ha veramente pochi spunti da offrire e che non aggiunge nulla al genere.
L'autore newyorchese non va mai oltre le righe, grazie alle contenute (ma non fredde) interpretazioni dei protagonisti che gli permettono di mantenere intatto il senso profondo della storia, a dispetto di una messa in scena eccessivamente ricercata.
L'incontro con la regista che ha presentato nella sezione Rapporto Confidenziale, il suo ultimo lavoro, un film in cui il protagonista segrega un ragazzino, tenendolo in catene e allevandolo nel culto della violenza; 'Ma io mio padre David non lo uccido, gli voglio bene', ha raccontato questa mattina in conferenza stampa.
Il nostro incontro ravvicinato con il regista pisano, primo autore italiano in concorso al Torino Film Festival con un autodocumentario folle sulla decisione di smettere con le sigarette: 'Dovevo chiudere col fumo e insieme volevo fare qualcosa che mi permettesse di perdere il controllo completamente, anche in maniera dolorosa, spiacevole. Non so quale dei due aspetti abbia prevalso sull'altro', ci ha raccontato Gipi.
Un film leggero, brillante, sagace, mai retorico guidato da quattro grandi istrioni e da un irresistibile Michael Gambon, un film che rispecchia in pieno l'umorismo, l'umanità e l'amore per la musica di un grande attore che a quasi settantacinque anni si è deciso a fare il grande passo dall'altra parte della macchina da presa.
E' la storia di un'ossessione e come tale è eccessivo, debordante, a volte disturbante e in certi punti oscuro e non comprensibile, ma ha un'ironia di fondo che lo fa apprezzare e che lo rende simpatico, perfino amabile.
Una chiacchierata esclusiva con il regista del film, che ci ha parlato sia degli aspetti tecnici e narrativi del suo ultimo lavoro, dei paragoni con 'Shame' e del confronto con la stampa: 'Ai festival italiani non metterò più piede'.
Il regista Marco Bechis ci parla della genesi del film collettivo Mundo Invisibel, produzione brasiliana che vede tra i partecipanti i colleghi Wim Wenders, Atom Egoyan e Manoel De Oliveira.
A metà strada tra il racconto sociale e quello intimista, il regista e i suoi interpreti Tiziano Talarico, Francesco Scianna e Michele Placido definiscono il ritratto degli immigrati italiani degli anni Sessanta, eternamente divisi tra coraggio e nostalgia, speranze e disillusioni
Il regista romano, tornato al cinema dopo la parentesi televisiva del decennio scorso, ha presentato in conferenza stampa il suo film, incentrato su tre coppie e sul tema della casa. Insieme a lui, gran parte del ricco cast.
I direttori Giorgio Gosetti e Marina Fabbri presentano la 23esima edizione della manifestazione valdostana che, oltre a mostrare un cinema italiano sempre più in noir, tiene a battesimo un Lasse Hallstrom insolitamente black.
Al centro di un viaggio creativo iniziato con un laboratorio scolastico ed un cortometraggio trasformato poi in lungometraggio, Pradal pone la figura di Tom le Cancre, ossia Tom il mulo che, insieme ad un gruppo di bambini, prova a descrivere la possibilità di un mondo senza sovrastrutture dove l'istinto e l'esperienza rappresentano l'essenza stessa della conoscenza.
In parte road movie, in parte film musicale, il curioso documentario di Farasi Flani mescola vari strumenti espressivi - dall'hip hop alla street art - e veicola un messaggio di partecipazione collettiva e di unione trasversale tra le culture in nome di alcuni valori universali, come la riappropriazione degli spazi urbani.
Chi ha amato il film precedente non faticherà a riconoscere qui lo stesso tratto benevolo nella descrizione dei personaggi, la mancanza di situazioni triviali, la naturale simpatia del protagonista.
Il nostro incontro con il regista e il cast del 'sequel' di 'La peggior settimana della mia vita', una commedia che sfida Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi a vivere l'incubo delle vacanze di Natale; "Non chiamateci cinepanettone, la nostra è una fiaba comica", racconta il regista.
Il saggio Doillon gioca con il pubblico maneggiando la materia sentimentale con consumata destrezza e variando le dinamiche di coppia secondo necessità.
In attesa dell'arrivo in sala del divertente, sfrenato e citazionista esordio alla regia del rapper RZA, abbiamo incontrato l'attore di origini sudcoreane, tra i molti nomi noti presenti nel cast.
Gerardo Panichi e Luciano Barcaroli evitano per fortuna la lettura più facilmente biografica e aneddotica, o ancora peggio quella più encomiastica e celebrativa, e si concentrano invece interamente sul processo di creazione artistica, tracciando un percorso di evoluzione della poetica di Giuseppe Tornatore, sia attraverso le confessioni del regista, sia attraverso le testimonianze dei suoi principali collaboratori.
Emile Hirsch ci ha abituato a perfomance di alto livello, ma l'interpretazione più sorprendente arriva dal biondo Stephen Dorff che mette a nudo le proprie fragilità regalando allo spettatore una figura debole e tormentata.
Un ritratto impietoso del maschio di oggi, trasformatosi nel nuovo sesso debole per sua propria incapacità e colpa. Tuttavia lo sguardo di Cesc Gay non è mai cinico e spietato, né scade nel ridicolo o nella farsa; ma anzi racconta i fallimenti e le incapacità dei propri personaggi con molta umanità e partecipazione, lasciando trasparire un affetto e una condivisione simpatetica delle loro vicissitudini.
Judge Archer, interessante gongfupian presentato nella sezione CinemaXXI del Festival di Roma, è l'opera seconda del regista cinese Xu Haofeng, già scrittore di successo nonché sceneggiatore del prossimo (e attesissimo) The Grandmasters di Wong Kar-Wai.
Al di là della straordinaria unicità di Pinuccio Lovero, personaggio insieme ingenuo e sornione, innato talento comico che sembra uscito dalla Commedia dell'arte, forse a stupire di più in questo secondo documentario di Pippo Mezzapesa è notare come gli altri candidati non siano poi così distanti dalle eccentricità e dalla goffaggine del suo protagonista.
Per la prima volta, dopo che la stampa ha sprecato fiumi d'inchiostro per mettere in evidenza i limiti di Silvio Berlusconi come politico ed uomo, due giornalisti cambiano il punto di vista e si rivolgono direttamente ad una nazione intera chiamandola alla responsabile compartecipazione.
Dopo sei anni di assenza, il regista torna al Festival di Roma come oggetto cinematografico all'interno del documentario 'Giuseppe Tornatore - Ogni film un'opera prima' realizzato da Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi, per un viaggio attraverso la nostalgia dei ricordi e l'energia dei progetti futuri.
Per il suo esordio alla regia, Gassman porta al cinema il suo pluripremiato spettacolo teatrale Roman e il cucciolo in una versione estrema e violenta. Il regista e interprete ci parla della sue scelte artistiche insieme al cast.
Incluso nella selezione Prospettive Italia del Festival di Roma, il singolare documentario di Mezzapesa è stato presentato, in un'informale conferenza stampa, dal regista e dal simpatico protagonista.
La regista ha presentato a Roma il suo nuovo, sperimentale e anarchico The Gang of Jotas: un divertissement che è stato una pausa e uno svago dopo le precedenti, acclamate opere.
Amato e i suoi sceneggiatori dimostrano di saper modulare il tempo della storia e quindi quello dei protagonisti, mossi prima da un desiderio forte, incapaci di pianificare alcunché, poi vicini all'abisso, ma pronti a ritrarsi quando la catastrofe sembra ormai inevitabile.
Non possiamo negare a Tutto parla di te e alla sua autrice il merito di aver scoperchiato, seppur con poca lucidità, un tabù che i tanti retaggi culturali della nostra società hanno sempre tentato di insabbiare: la maternità non è solo sinonimo di gioia e felicità ma anche di disorientamento, paura e, in qualche caso, di tragedia.
Il nostro incontro con il regista Franceso Amato e gli interpreti Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot; 'Mi piace fare film vitali, per questo spremo gli attori', ci ha raccontato il regista piemontese.
Due fratelli dietro la macchina da presa e due (fictional) davanti. Gli autori e il co-protagonista ci parlano di una delle pellicole più apprezzate del concorso romano.
Illuminato da una fotografia dalle tonalità cromatiche accese e sovraccariche, disseminato di dialoghi surreali e nonsense, pervaso da situazioni sempre sopra le righe e al limite del demenziale, il colorato ed enigmatico film della Satrapi è una sorta di fumetto vivente, un cartoon live action che stordisce lo spettatore, suscitando sensazioni che vanno dal divertimento al disorientamento.
Accantonate le atmosfere più patinate che hanno caratterizzato prodotti hollywoodiani come Il matrimonio del mio migliore amico, P.J. Hogan s'impossessa nuovamente di una voce australiana più grezza che, mitigata con una comicità black, riesce a ricondurlo alle atmosfere de Le nozze di Muriel, per poi superarle.
Roman Coppola realizza un film intimo e personale utilizzando ciò che conosce meglio e che gli è più vicino: il microcosmo di Hollywood in cui è nato e cresciuto.
Johnny To torna al noir (ed esordisce nella Cina mainland) con una pellicola magistralmente diretta, che annulla definitivamente qualsiasi epica gangsteristica, e in cui l'intreccio è all'insegna di un irriducibile cinismo.
Il regista di Hong Kong approda al Festival di Roma con il suo primo film girato interamente nella Cina continentale: la conferenza stampa di presentazione, all'Auditorium, ha visto anche la partecipazione di Wai Ka-Fai e di parte del cast.
A gestire un insieme di personalità ed etnie in cui l'italiano, forse per la prima volta, viene posto allo stesso livello degli altri, è una regia giovane e fresca che, dovendo affrontare i problemi produttivi di un'opera prima, sopperisce alla mancanza di fondi con leggerezza e creatività.
Il regista di una delle pellicole più applaudite del concorso romano ci svela i segreti del suo film onirico e visionario, interpretato dalla controversa star Charlie Sheen.
Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione CINEMAXXI il film d'esordio nella fiction della documentarista Alina Marazzi, un dramma tutto al femminile interpretato dalla grande Charlotte Rampling.
Preso da una celebrazione personale e dalla necessità di dimostrare la sua abilità con fotografia e montaggio, Paolo Franchi compone un'estetica sempre eccessiva dove i sentimenti non trovano mai il giusto spazio di espressione...
Un film da non perdere Bullet to the Head, che in un crescendo di violenza, humor e scene cult cattura lo spettatore risvegliando, a suon di cazzotti e pistolettate, l'amore nei confronti di genere che negli ultimi anni si è ripiegato su se stesso stupendoci con troppi effetti speciali e senza mai farci innamorare dei personaggi.
Strutturando il lavoro non come un'inchiesta politica, ma come un vero e proprio studio antropologico, Durzi e Fasanella tentano di ricostruire attraverso i ricordi di chi ha incrociato la sua strada, l'immagine di Silvio Berlusconi e del paese che è rimasto immobile a guardare la sua ascesa.
Al Festival Internazionale del Film di Roma è il giorno di una delle star più amate di Hollywoo:, l'indimenticabile interprete di Rocky e Rambo è giunto nella Capitale insieme al grande Walter Hill per presentare il loro nuovo film, un action mozzafiato incentrato sul tema della vendetta.
Una pellicola interessante e imperfetta, questo Ixjana, che colpisce l'occhio con una fotografia accattivante, ma si rivela a tratti un po' pretestuoso (e furbo) nella sua voglia di sorprendere a tutti i costi.