Il regista newyorchese accompagnato da Ewan McGregor, Colin Farrell e l'emergente Hayley Atwell racconta il suo nuovo film alla stampa internazionale.
A pochi giorni dal varo della Mostra del cinema numero 64, la selezione ha già esibito numerose pellicole che hanno fatto discutere per la centralità del sesso.
Un film appassionante e a suo modo commovente, che non cerca di indurre lacrime scontate, portatore di una sofferta e struggente nuova consapevolezza che lascia senza parole.
Etica o estetica, un film furbetto e astutamente strutturato su un tema scottante o un monumento teorico su cosa siano diventate l'immagine e l'iconografia nella contemporaneità?
Un vero e proprio film ecologico, con una natura che entra prepotentemente nello schermo e sembra volerlo abbattere per accompagnare alla forza dell'amore quel senso di libertà che solo un mondo incontaminato baciato dal vento può dare.
L'opera d'esordio del regista Tony Gilroy è un legal thriller a metà tra Erin Brocovich e John Grisham con protagonista un George Clooney ancora più bravo del solito nei panni di un avvocato specializzato nel ripulire la fedina penale dei suoi assistiti.
Ancora un film di impegno per il regista/sceneggiatore pupillo di Clint Eastwood, che arriva al Lido con Charlize Theron.
Il regista britannico racconta al Lido la sua ultima fatica: una boccata d'aria fresca che potrebbe rappresentare un serio candidato alla vittoria.
Il film che ha rivelato la vena dissacrante di Sacha Baron Cohen approda in DVD in un'edizione a disco singolo: discreta la resa audio e video, divertenti ma non numerosi gli extra.
Il divo porta a Venezia la pellicola di Tony Gilroy, in cui interpreta un avvocato che si imbarca in un'impresa coraggiosa.
Tra i film più appaluditi e amati di questa edizione di Venezia, Sleuth di Kenneth Branagh esibisce una regia poliedrica, dialoghi al vetriolo e due fenomenali interpretazioni.
I primi tre giorni della 75° di Venezia sono già trascorsi, tra sorprese e delusioni, star e maestri.
Siamo certi che Franchi realizzerà film migliori, ma per il momento ci basta questo per riconfermargli tutta la nostra ammirazione, per il coraggio e il tentativo di allargare i nostri orizzonti.
Nella conferenza stampa che segue la proiezione del primo film italiano in concorso il regista è accompagnato dal protagonista Elio Germano.
Se scopriste di avere un "dono", sapreste davvero gestire la vostra nuova vita?
La geniale intuizione di Balabanov è nel registro utilizzato per raccontare vicende strazianti di uomini vittime di un sistema spietato: un umorismo nero che stempera una disturbante, insensata sequela di eventi.
Un'esplosione purificatrice, uno sfogo esplicito, un suicidio creativo in effetti, per poter ripartire definitivamente da zero.
Binder si riscatta immortalando piacevolmente i colori, i suoni, le canzoni, i volti di una New York irrimediabilmente ferita, in cui la solidarietà è l'unico conforto possibile.
Dexter è uno show non particolarmente originale nello sviluppo narrativo, ma che ha il suo punto di forza nell'atipicità del suo eroe.
Il regista Joe Wright è approdato al Lido circondato dai giovani interpreti del film tratto dal romanzo di McEwan e dalla veterana Vanessa Redgrave.
Vi presentiamo un talento giovane ma folgorante, protagonista di numerose pellicole di recente uscita.
Il regista taiwanese è stato accompagnato in conferenza stampa dagli interpreti del film, particolarmente chiecchierato per l'elevata carica erotica.
Tra i tanti meriti di Ang Lee c'è un'incredibile capacità nel dirigere gli attori, sempre pronto com'è a cogliere l'attimo, l'espressione fugace, la fragilità e la forza dei suoi protagonisti, anche se il suo compito è facilitato da un cast semplicemente straordinario.
Niente fucili nel film di Lafleur, ma neppure sensazioni degne d'essere anche solo percepite, solo la messa in scena di un vuoto destinato a non lasciare tracce.
Horror derivativo e senza idee, tutto basato su una "pornografia" dello sguardo, il film di Joffé è il frutto marcio della nuova ondata gore degli ultimi anni.
Grandi attori a sostenere i più giovani interpreti, un finale nelle mani di una sempre ammirevole Vanessa Redgrave, ma un secondo tempo troppo fiacco per mantenere viva l'attenzione.
Rec supera intelligentemente i limiti della struttura ondivaga e sfilacciata legata alla ricerca dell'image-verité e, dimostrando di aver imparato la lezione, abbina il look sporco del reportage a una sceneggiatura strutturata con grande perizia.
Un'edizione per la terza stagione di L Word che ricalca le due già pubblicate per qualità e completezza.
Prosegue con The Blood Brothers l'importante viaggio della Avo Film tra i titoli più significativi dell'epoca d'ora della Shaw Brothers. Ottima edizione per il film di Chang Cheh. Spicca in particolare la qualità del video.
Nonostante alcune pecche e ingenuità di scrittura, l'esordio di Gabriele Albanesi funziona più che bene, nella sua programmatica riscoperta di un universo "di genere" mai dimenticato dal nostro cinema.
'Blob, fluido mortale' è uno di quei cult movies della fantascienza americana degli anni '50 che tematizzano, privandola però di una forma, la subdola invisibilità del pericolo comunista della Guerra Fredda.
Il grande senso geometrico del cinema di Kubrick diventa insieme di scatti futuristici di una realtà irreale, non certo per la violenza in essa insita, ma per il contesto in cui la stessa è rappresentata. E per il modo spudoratamente intellettuale con cui Kubrick l'affronta.
Una chiacchierata con l'attore che ha interpretato nel cult della scorsa stagione il panciuto sidekick dell'irresistibile reporter kazako.
L'esperienza prettamente televisiva del regista Kwapis ha consentito non solo di mutuarne alcuni interpreti, ma di conferire quella giusta sfumatura di leggerezza da sit-com che non ha guastato alla fluidità di una commedia altrimenti banalotta.
Una trama essenziale, punteggiata da dialoghi scarni recitati in una miscela di lingue che si intreccia a sottolineare la scarsa rilevanza delle parole in 'Transylvania', in cui è la musica ad essere protagonista ed a fornire l'ossatura che sostiene la narrazione.
L'approccio di Nispel alla storia, la sua intenzione di concentrarsi sulla rappresentazione grafica delle battaglie, sull'enfasi data alla violenza ed alla fisicità dell'azione risulta fallimentare non tanto per l'eccessiva violenza della messa in scena, ma per la resa caotica della stessa.
Il ritmo infernale favorito dallo schizofrenico montaggio, la scrittura dei personaggi, i toni demenziali e le continue gag fanno di Hot Fuzz una perfetta macchina da intrattenimento.
Una diligenza che sfreccia lungo la Monument Valley cerca di portare in salvo un carico di disperati. In fuga dagli Apaches e dall'ipocrisia borghese. La vera estetica del vecchio West è tutta nelle Ombre rosse che si stagliano su un momento epocale della storia occidentale.
Una Suora cattiva cattiva torna dal passato emergendo dalle acque. Per vendicarsi. Il debuttante Luis de la Madrid, che come montatore è un vero talento, smonta, goccia dopo goccia, la Nuova Ondata dell'Horror Spagnolo...
Hanno deliziato le infanzie di molti attuali adulti con le loro roboanti e catastrofiche evoluzioni. Ma i mostri giganti non torneranno. Perché il Kaiju di 'The host' non è come loro. Esso sfodera un pessimismo radicale estremo che disintegra l'entertainment di fondo.
Tra "incursioni" nel college, attori nudi in motel, commoventi omaggi e l'eredità artistica ed umana raccolta da John Wayne, ripercorriamo la genesi di quello che per molti è il più grande film Western di sempre.
La privazione, la ricerca, la sete di vendetta e il riscatto. Sentieri selvaggi è un film a più tappe, tutte costrette all'interno di quella lente d'ingrandimento chiamata vecchio west. Che ingigantisce le frustrazioni interiori di un individuo e di una società in procinto di "abbracciare" cambiamenti epocali.
Nato (casualmente?) da una serie di sequenze scollegate tra loro che David Lynch "girò" per sperimentare i nuovi metodi di ripresa digitale, 'Inland Empire' s'impone da subito come un classico del nuovo millennio cinematografico.
Non ci si aspetta grande spessore da uno spensierato e adrenalinico divertissement estivo, ma in questo caso sono proprio gli escamotage narrativi che sono strutturati in maniera approssimativa e si finisce per annegare nel tedio.
Ibrido tra un dramma adolescenziale ed un episodio di 'Ai confini della realtà', 'The Invisible' ha il suo principale punto debole in una sceneggiatura che fallisce nel fondere gli elementi soprannaturali con il dramma reale dei protagonisti.
Un film diretto in maniera mediocre, sceneggiato senza grande inventiva (e con un paio di autentici tonfi), e per di più pervaso da un intento moralizzatore che suona falso e anche vagamente sessista.
La sempre attenta e onnipresente regia di Lang dissemina tutto la pellicola di copiose indicazioni che lo spettatore prenderà in considerazione solo in seguito, scoprendo che fin dall' inizio il regista è stato generoso nell' offrire indizi metonimici e chiavi di lettura.
Al regista di Hero è stato affidato il compito di ideare la cerimonia di apertura per i giochi olimpici della prossima estate.
A fronte di un soggetto innegabilmente stantio, resta un film abbastanza inconsistente ma tecnicamente ben realizzato, fluido e dinamico nel suo risolversi, e costellato di graziose trovate grafiche e di gag di bassa lega che faranno impazzire i più piccoli.
Intolerance fu uno dei primi colossali insuccessi commerciali dell'industria cinematografica, ma anche un punto di riferimento imprescindibile per capire l'essenza del cinema delle origini.