Il regista nipponico ci ha parlato del suo ultimo, complesso lavoro, il primo in concorso a Venezia, che ha sullo sfondo la tragedia del terremoto dell'11 marzo.
Il Festival di Venezia rende omaggio domani ad uno registi contemporanei più importanti e originali con l'assegnazione del Leone d'oro alla carriera e la proiezione della nuova versione di Nel nome del padre.
Scritto assieme alla moglie Simona Izzo e a Leonardo Marini, il film di Tognazzi perde quasi subito l'appeal comico per assumere i toni di una divagazione, un tantino moraleggiante, sui classici stravizi degli scapestrati ex ragazzi di un tempo e sulle malinconie della 'nuova' vecchiaia.
Piccolo gioiello del cinema spagnolo capace di combinare perfettamente fantascienza, dramma introspettivo e analisi sociologica in una fiaba cibernetica con protagonisti umani, cyborg umanoidi, animali meccanici e prototipi sperimentali.
In Quando la notte la maternità non viene vista come qualcosa di scontato e naturale, ma si tenta di metterne in scena i lati negativi, le difficoltà e quel senso di inadeguatezza e di claustrofobia che accompagna le neomamme nei primi anni di vita dei figli.
Un complesso dramma allegorico e grottesco che racconta improvvisamente di un uomo che si rende conto della monotonia della propria vita e, cosa ancor più importante, di come in realtà possa bastare molto poco per poterla spezzare.
Il viaggio di un uomo che nel perseguire il proprio piano viene a contatto con una realtà che non lascia speranza, un uomo a cui continuamente viene mostrata la propria impotenza di fronte alla giustizia, alla corruzione umana, alla propria inadeguatezza come padre.
Incontro col ruvido Ferrara e con i suoi attori, Willem Dafoe e Shanyn Leigh, persi nella notte di New York in attesa dell'apocalisse.
A cinque anni dalla candidatura all'Oscar per La bestia nel cuore, presentato proprio a Venezia nel 2005 e tre anni dopo Bianco e Nero, la regista capitolina con 'Quando la notte' torna a confrontarsi con il lato oscuro dei sentimenti e di una maternità non rassicurante.
Il regista nipponico sembra essere uno dei pochi, non solo nell'ambito del cinema asiatico, ad aver intuito le potenzialità reali del 3D, e ad usare questa tecnologia in modo conseguente.
Un progetto che nasce dalla classica domanda 'se avessi un ultimo giorno da vivere, cosa faresti' e svela un Ferrara inedito e sorprendente, che potrebbe essere ad una svolta personale piuttosto importante.
Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati.
L'attrice ci racconta com'è stato tornare sul set della saga a base di azione e bolidi per il quinto capitolo della serie, appena approdato in home entartainment per la gioia dei numerosissimi fa.
Il film di Di Biagio si propone di affrontare il tema del tradimento in chiave di commedia, gettando al contempo uno sguardo sul contrasto tra la vita della periferia romana e quello degli ambienti dell'alta borghesia.
Fernanda Pivano ci ha fornito la chiave del paradiso, ha arricchito la nostra cultura propagandando, attraverso le opere da lei tradotte, la libertà di pensiero, la giustizia, la pace, ma anche l'irriverenza, la lotta contro l'establishment perbenista e l'ipocrisia.
La nostra intervista con il regista già premiato con la Camera d'Or a Cannes nel 2009 per Dogtooth: 'In patria Alps ha diviso, ma è parte del gioco'.
La Arnold sacrifica in parte tutto l'aspetto sanguigno e violento della storia, creando una sorta di bolla protettiva davanti alle vicende raccontate, con una climax narrativa che sembra non arrivare mai ad una conclusione soddisfacente.
Sensi di colpa, gelosie, confusione tra sogno e realtà, paranoia adolescenziale fanno da sfondo a questa inefficace storia di maturazione raccontata attraverso la metafora vampiresca in un modo del tutto banale.
Il villaggio di cartone, intriso di religiosità, contiene un forte afflato mistico accompagnato da un'accesa denuncia nei confronti dell'opulenta società occidentale.
Film intenso e struggente che racchiude in due ore abbondanti l'accorato grido di dolore di una generazione ma soprattutto di un popolo che si ritrova spaesato, solo, abbandonato al suo destino, vittima dei suoi stessi errori ma anche capace di guardare avanti con speranza.
Gli straordinari duetti tra Deanie Ip ed Andy Lau, ovvero una caratterista veterana ed un vero e proprio divo del cinema orientale, regalano momenti di grande tenerezza e autentica commozione.
Di fronte al lavoro di un cast di eccellenza in cui tutti svolgono egregiamente la propria funzione, si comprende come la trama gialla che sottende il film funzioni perfettamente come chiave d'accesso a un mondo oscuro.
Presentato a Venezia il lungometraggio girato interamente in costume che segna l'esordio alla regia del giovane milanese Michele Rho e vede come protagonisti Vinicio Marchioni e Michele Alhaique.
La voce fuori campo dello stesso Vasco si racconta e ci racconta, con tono ora sottilmente nostalgico ora punteggiato di ironia, il suo passato e gli inizi del suo percorso artistico, uniti a riflessioni più personali sul suo approccio alla vita e alla musica.
Il film parte benissimo, ritmato, brillante, paurosamente graffiante, ma ad un certo punto la magia si spegne, in corrispondenza di un'infiltrazione onirica che stenta a funzionare e a portare il film sul giusto binario, con il risultato che il tutto viene bruscamente mitigato.
Come capita spesso quando ci si trova di fronte ad opere prime ambiziose non possiamo parlare di scommessa completamente vinta; la singolare scelta di ambientare la pellicola in un'epoca lontana e in un contesto rurale viene ripagata dall'ottima resa dei bellissimi paesaggi della Toscana, ma alla cura stilistica non corrisponde un'uguale attenzione narrativa.
Presentato alla 68ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica il nuovo film del regista di Happiness, che torna in concorso con il suo spirito grottesco e graffiante a due anni da Perdona e Dimentica.
Il gotha degli attori inglesi è riunito a Venezia per presentare l'anteprima mondiale de La talpa, spy thriller tratto dal capolavoro di John Le Carré. Colin Firth, Gary Oldman, Mark Strong, Benedict Cumberbatch e John Hurt ci parlano del film insieme al regista, lo svedese Tomas Alfredson.
Presentato il documentario di Sybille Righetti e Alessandro Paris che in 75 minuti racconta la trentennale carriera di un musicista unico nel panorama italiano, attraverso un'intima e appassionata intervista col rocker.
In occasione della presentazione al Lido del loro ultimo film L'arrivo di Wang, abbiamo incontrato i simpatici registi romani, per una chiacchierata sul loro film e sul cinema di cui sono esponenti.
I fratelli Marco e Antonio Manetti portano ulteriormente avanti la loro idea di cinema di genere italiano del nuovo millennio, con un occhio rivolto a un passato mai dimenticato ed uno proiettato nel futuro.
La brava attrice romana rivela a Movieplayer.it i segreti di una carriera in ascesa, sempre dalla parte dei giovani autori di talento, come Roberto De Paolis, il regista che l'ha diretta nel cortometraggio in concorso nella sezione Controcampo Italiano, un dramma che mette a fuoco la fine di una relazione sentimentale tra un uomo e una donna dopo la prematura scomparsa della figlia che attendevano.
Un Al Pacino loquace e totalmente fuori dagli schemi ha presentato a Venezia il suo documentario Wild Salomè, esperimento cinematografico che omaggia Oscar Wilde.
A Venezia è il giorno di Terraferma, primo film italiano in concorso diretto da Emanuele Crialese che torna al Lido dopo il successo di Respiro e Nuovomondo. E su un argomento così delicato come quello degli sbarchi degli immigrati non sono ovviamente mancate le polemiche.
Con Shame Steve McQueen supera lo scoglio della seconda opera, confermandosi come uno dei più interessanti filmaker in circolazione. Al centro del suo film, la difficoltà del protagonista di cambiare e di relazionarsi con qualcuno al di là del sesso.
Terraferma conferma il talento purissimo di un regista capace di narrare storie dalla grande forza emotiva, attraverso immagini nitide e incisive, che senza concessioni ad una banale spettacolarità toccano lo spettatore nel profondo.
Incontro con l'attore più apprezzato di questa mostra veneziana e col regista di Hunger. I due sono ospiti della Mostra per presentare Shame, gelido dramma a sfondo sessuale.
Ritorno a Gioventù bruciata. Al Lido James Franco presenta il suo appassionato omaggio alla tormentata star Sal Mineo.
Tutto è recitazione e anche quelli che sembrano attimi di vita vera, istantanee rubate dalla macchina da presa, alla luce del puntiglio del Pacino regista risultano anch'esse sequenze coreografate in cui il Pacino attore interpreta il Pacino personaggio.
A James Franco il personaggio di Sal Mineo, interpretato nel film dal camaleontico Val Lauren, sta particolarmente a cuore e lo dimostra l'ostinata dedizione che lo ha spinto a realizzare un progetto coraggioso e anticommerciale come questo.
Un film dall'atmosfera magica, che si fa perdonare qualche eccesso di troppo con alcune scenette davvero esilaranti e soprattutto un protagonista tenero ed intenso quale lo straordinario Mathieu Amalric.
Gli autori di Persepolis hanno incontrato la stampa alla 68ma edizione del Festival di Venezia per raccontare il loro secondo lavoro, Poulet aux prunes.
Il regista Francesco Patierno, insieme agli sceneggiatori e a Diego Abatantuono, Valentina Lodovini e Valerio Mastandrea, ha presentato al Lido la sua nuova commedia dedicata al sempre scottante tema dell'immigrazione.
I quattro autori di Scossa usano il sisma di Messina come filo conduttore comune per concentrarsi sugli aspetti della tragedia che stanno loro più a cuore, dalla perdita degli affetti, all'analisi socioeconomica della società post-terremoto, dai fatti di sangue e dagli incidenti causati dal sisma alla critica feroce ai provvedimenti presi dallo stato per assistere i terremotati.
La recensione di Contagion, film di Steven Soderbergh che racconta le conseguenze di un mondo sconvolto da una nuova pandemia da virus, con Matt Damon Jude Law e Gwyneth Paltrow.
Presentato nella sezione Fuori Concorso il thriller del regista di Ocean's Eleven, accompagnato per l'occasione da Gwyneth Paltrow, Matt Damon, Laurence Fishburne e Jennifer Ehle.
Nonostante la storia non si discosti molto da quella di 'Green Snake', la componente emotiva che impregnava il film di Tsui Hark del '92, è quasi del tutto assente. Difficile ritrovare l'eredità di una cinematografia unica al mondo in un tentativo mal riuscito di fondere cinema per ragazzi di stampo occidentale con una tradizione che è, per sua natura, con esso inconciliabile.
L'esordio al lungometraggio di finzione di Hernán Belón è un'opera affascinante e coraggiosa che utilizza ritmi da thriller per raccontare il complesso stato d'animo di una donna in circostanze particolari.
Se dovessimo dire quello che affascina di più in questa folle rielaborazione dei rapporti umani è l'assoluta naturalezza con cui Yorgos Lanthimos presenta un racconto leggibile su livelli diversi e complessi.
Patierno mette il dito nella piaga mostrando come, in un paese grossolanamente razzista e disorganizzato come l'Italia, la scomparsa degli immigrati paralizzi anche l'efficiente Nord, ma il regista non affonda la lama affrontando la questione solo in modo superficiale.