Un incontro lungo e interessante, quello con il regista e i due protagonisti dell'imminente The Bourne Legacy: abbastanza per accrescere l'attesa per il nuovo capitolo del noto franchise spionistico.
Il cinema di De Oliveira si mantiene lucido e vitale e utilizza gli strumenti della tradizione per parlare alle nostre coscienze, insegnandoci una lezione sempre nuova.
Il regista di Vento di terra e Tornando a casa ci racconta la genesi del suo documentario girato nel carcere di Secondigliano.
Il gemello è un film verità, uno spaccato sociale e un'indagine sulla realtà del carcere, ma anche un racconto privato e personale dell'esperienza detentiva.
Tratto da un romanzo molto noto in Cina, il terzo film di Li Ruijun tocca i temi della vecchiaia, della morte e del conflitto tra tradizione e modernità, attraverso l'immagine lirica e potente della gru bianca, traghettatrice di anime.
In mancanza dell'anziano maestro portoghese ci pensano i suoi interpreti, in primis la splendida Claudia Cardinale, a raccontare l'esperienza sul set.
Standing ovation in sala stampa per il secondo film italiano in lizza per il Leone d'Oro, un dramma intenso ispirato alla vicenda di Eluana Englaro; 'In parlamento c'è una disumanità psicologica', ha raccontato in conferenza l'autore piacentino.
Il film di Korine è destinato a dividere in maniera netta ed inequivocabile. Per molti rimarrà semplicemente un videoclip pop con una certa tendenza al soft porn, ma in realtà è ben più che quattro belle ragazze che cercano di sconvolgere il pubblico: è l'espressione di una società e di una generazione che vive di immagini, suoni, superfici intorno ad un vuoto angosciante.
Il regista Harmony Korine approda a Venezia accompagnato da sua moglie Rachel e le altre 'Spring Breakers', Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson. Con loro anche James Franco.
Dal 5 settembre su Fox lo spin-off di Bones, The Finder - Il risolutore con Geoff Stults nei panni di un segugio infallibile e il compianto Michael Clarke Duncan nei panni di un avvocato.
Dopo il documentario autobiografico Arirang e l'inedito Amen, Kim Ki-duk torna con Pietà al cinema di finzione: una pellicola che ci consegna un regista rigenerato, con un rinnovato sguardo alla società e agli oscuri meandri dell'animo umano.
Il documentario raggiunge un bilanciamento perfetto tra cronaca dei fatti e forma cinematografica, con una compiutezza stilistica che sorprende ed emoziona; un equilibrio raro e prezioso tra storia e immagini.
Con un talento scoperto grazie al fiuto di James Mangold che lo volle come regista della seconda unità in Ragazze interrotte e Copland, Rubin dirige questo thriller-drama indipendente con la maestria di un narratore navigato.
Il merito più grande del film è quello di aver concentrato il nucleo emozionale della storia in un finale commovente come pochi, un epilogo che dà senso all'intera storia, la libera dalla 'logicità' del fatto, dalla fredda successione temporale.
I due giovanissimi protagonisti reggono il film sulle loro spalle e forniscono due prove attoriali di grande intensità e spontaneità in un'opera solida e coerente.
Il nostro incontro, al Lido, col regista sudcoreano e con il cast di Pietà ha offerto spunti interessanti; segnali importanti per un autore che sembra aver ritrovato la voglia di fare cinema e la fiducia nei propri mezzi.
Il regista napoletano ha presentato il suo film d'esordio alla stampa presente al Festival di Venezia, dove il film è stato presentato nella sezione Orizzonti.
Regia e montaggio di Linhas de Wellington sono assai raffinati e la varietà di location e stile, dove dramma, tragedia e commedia si alternano costantemente, ci permette di seguire il film con passione nonostante la lunga durata.
Strepitosa edizione in alta definizione per il celebre film di Spielberg. Il video è spettacolare, gli extra corposissimi e per quanto riguarda l'audio, oltre a un'eccezionale traccia originale, è presente anche il doppiaggio originale dell'epoca.
La stravagante opera di Richard Kelly è proposta in alta definizione con un ottimo reparto audio-video, ma gli extra sono totalmente assenti.
Qualche scena di culto non impedisce, però, a Outrage Beyond di galleggiare in quell'aurea mediocritas da cui l'ultimo Kitano sembra incapace di risollevarsi.
Hubel lascia che siano i personaggi a 'fare' il film, limitando i movimenti della macchina da presa e privilegiando la macchina fissa; una scelta stilistica che riduce il dinamismo in favore di una riflessione non sempre coinvolgente.
Non un film politico, non solo almeno, perché le vicende di quegli anni e le lotte dei protagonisti sono solo uno sfondo su cui si mettono in evidenza i sogni, le passioni ed i timori dei ragazzi, facendo sì che il film di Assayas tenda al romanzo di formazione.
I tanti temi affrontati - amore e tradimento, nostalgia e memoria, multiculturalità e perdità di identità di un'intera città - avrebbero meritato un maggiore spazio ed approfondimento anziché questo sforzo di amalgama, la cui artificiosità finisce con il pesare sul risultato finale.
Il primo di quattro film TV prodotti dalla HBO, l'opera di Abdallah Omeish documenta il ritorno in Libia del fotografo Michael Christopher Brown dopo un anno dalla morte di Gheddafi e poco tempo dopo l'attacco a Misurata.
A dispetto di alcuni momenti riusciti, niente sembra eccellere in Cherchez Hortense. Il risultato è un film medio sotto ogni aspetto, che vivacchia senza spiccare mai il volo.
Stefano Mordini opera per sottrazione e preferisce evocare, suggerire piuttosto che mostrare esplicitamente. Nessuna speculazione sui sentimenti dei personaggi che, anzi, a tratti risultano addirittura sfuggenti e difficili da leggere.
Ispirato alle vicende delle due navi cargo danesi Danica White e Cec Future, sequestrate rispettivamente nel 2007 e nel 2008, il film porta sul grande schermo in maniera assai convincente un annoso problema con cui le compagnie di navigazione sono costrette a fare i conti da molti anni.
Attraverso una ingegnosa sceneggiatura in grado di svelarci gradualmente i due protagonisti, il film di Rose lentamente cambia passo e si trasforma da film eccessivamente verboso a dramma claustrofobico di discreto impatto emotivo, riuscendo tra l'altro a includere un interessante sottotesto economico/politico.
Il cast del film arriva al Lido insieme al regista Stefano Mordini e alla scrittrice Silvia Avallone per accompagnare la pellicola ambientata nelle acciaierie di Piombino.
Gli amori, gli ideali e le lotte studentesche nella Parigi degli anni '70 confluiscono in un film che racconta l'esperienza rivoluzionaria dell'epoca attraverso lo sguardo di un gruppo di liceali; "La nostra era una generazione seria e ossessionata dalla politica", ha spiegato Assayas in conferenza.
Kitano torna a Venezia per presentare il seguito di Outrage. Nel suo incontro con la stampa accorsa al Lido, l'autore giapponese ha illustrato le scelte fatte per questo nuovo film ed i temi del film.
Dopo il dramma a sfondo sociale de In un mondo migliore, Susanne Bier cambia tono e registro, dirigendo una commedia romantica. Un'opera che vede la costa sorrentina testimone di una doppia storia d'amore, ma anche dello sfilare di una galleria di caratteri grotteschi ma sempre credibili.
Un film appassionato, che riesce ad essere straordinariamente efficace anche senza le immagini della rivolta, e di altissimo valore simbolico che racconta senza sensazionalismi di una ribellione che si è insinuata nel tessuto sociale di un Paese e che giorno dopo giorno è diventata un gigante buono che ha sconfitto il piccolo esercito del male.
Anche se privo di atmosfere dichiaratamente idilliache, il film di Kirk Jones non riesce a sintetizzare umorismo e riflessione ma continua a proporre un'unica irritante interpretazione della maternità a tutti i costi sempre meno legata alle esigenze attuali.
Interessante faccia a faccia con il regista e la produttrice del nuovo film d'animazione Disney-Pixar, la storia di una principessa scozzese che rompe ogni regola pur di cambiare il suo destino; 'Cosa amiamo della Pixar? Sono artisti, non affaristi', ci hanno raccontato.
Quello che lascia la visione non è solo l'interessante ritratto di un personaggio, ma anche la descrizione di un fenomeno come quello dei cineclub ed un'acuta riflessione su un'epoca diversa dalla nostra e sull'importanza culturale di un'attività nata da una grandissima passione.
Con un linguaggio diretto e un umorismo metropolitano Roberto Proia riesce a costruire una narrazione fluida dal ritmo incalzante, in cui il rispetto della realtà non cede mai il passo all'esagerazione della finzione.
Pensato inizialmente come un documentario, il film è una descrizione spietata e realistica, ma piena di energia, della vita di un gruppo di ragazzini di strada che vogliono formare una band.
Thriller dalle venature esistenzialiste, la pellicola non riserva in realtà alcun momento chiave e quello che dovrebbe far sussultare lo spettatore diventa solo un pretesto per mettere in scena un elenco di simboli impossibili da decifrare.
Una delicata storia di amore familiare che ricorda, nella declinazione al femminile, nei toni discreti e nell'ambientazione circoscritta, le opere di Jane Austen.
La fusione coerente tra le immagini di repertorio e le dichiarazioni dei protagonisti crea un legame molto saldo, soprattutto dal punto di vista emotivo, tra la vecchia storia di un intero Paese e quella dei singoli individui che sono riusciti a ricostruire la propria vita lontano dalla madre patria.
Il regista reatino ha presentato Fuori Concorso il documentario dedicato allo sbarco della Vlora, la nave che nel 1991 portò a Bari 21 mila cittadini albanesi, tra loro un giovanissimo Kledi Kadiu; "Ogni essere umano ha diritto a sognare un futuro migliore e quelle persone volevano solo questo", ha spiegato Vicari.
Il regista ormai adottato dagli americani lancia i suoi strali contro la sciatteria visiva di certo cinema italiano, contro il doppiaggio e contro la critica, rea di averlo preso di mira.
La deliziosa Rachel Bilson torna sul piccolo schermo, dal 4 Settembre su Mya, con un ruolo che le si addice particolarmente, quello di una giovane dottoressa in carriera, tra un susseguirsi di storie d'amore sfortunate e bizzarri casi clinici. Un medical infarcito di love story, con un cast davvero ben collaudato.
Dopo una prima ora di struggente bellezza, To the Wonder perde fluidità e coesione. Lo sguardo di Malick si conferma capace di bellezza assoluta, ma il film ha il sapore di capolavoro mancato.
Le due attrici sono presenti a Venezia in rappresentanza del cast del film di Terrence Malick presentato quest'oggi in concorso.
Silvia Giralucci, figliia di un militante missino ucciso dalle BR, racconta la vicenda di suo padre e quella più generale degli anni '70, cercando di dare una sua lettura di uno dei più difficili periodi della storia italiana recente.
Tanti festival in uno, quello che si svolgerà a Bari dal 16 al 23 marzo 2013 e che sarà presieduto dal grande Ettore Scola e diretto da Felice Laudadio. Cinema, Teatro, Musica e il premio speciale Federico Fellini che verrà consegnato ad Adriano Celentano per l'eccellenza artistica.
Senza concessioni al pietismo, l'autore padovano mostra al meglio la tempra di questi uomini e donne per nulla intimoriti dalle difficoltà e riesce a restituire il rapporto di profondo rispetto che si instaura tra medici e pazienti.