Thriller psicologico ed insieme dramma sentimentale con una profonda coscienza sociale, è un'opera formalmente affascinante che sfrutta la costruzione della tensione in maniera straordinaria sin dai primi minuti e che senza dare giudizi ci racconta le numerose metamorfosi dei rapporti d'amore.
Alla 70esima Mostra del Cinema, Patrice Leconte ha presentato il suo Une promesse. Accanto a lui, la star de Il trono di spade, la protagonista femminile e il veterano Rickman.
Presentato il secondo film italiano in concorso alla 70.ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, un'opera che parla del presente dell'Italia attraverso in personaggio candido e pieno di coraggio: "Il mio protagonista somiglia a Charlot, è solo ma possiede dignità e purezza", ha detto il regista in conferenza stampa.
David Pablos dosa i dialoghi riducendoli all'osso rendendo significanti i silenzi, lasciando che a comunicare siano sguardi, gesti, cenni. Il deserto messicano, fotografato da luci calde e tenui, si trasforma così in un luogo dell'anima.
Dopo 'Il primo uomo', manifesto della maturità di un autore tra i più vitali del nostro cinema, 'L'intrepido' rappresenta una flessione, il piccolo inciampo di un regista quasi spaesato nella storia che ha scelto di raccontare, nata da una pregevole intuizione, ma calibrata in maniera non perfetta.
Dovrebbe essere la verità storica l'obiettivo principale del regista, il desiderio di far luce sulle zone d'ombra di uno dei personaggi più influenti della storia contemporanea, eppure Morris lascia che sia Rumsfeld a monopolizzare il dialogo.
Dopo il Leone d'Oro vinto lo scorso anno con Pietà, Kim Ki-duk torna al Lido, stavolta fuori concorso, con un film spiazzante e sadicamente divertente, pur se troppo esile.
Questa è la storia di un vincitore nato che ha dovuto fare i conti con la sconfitta più grande, di un despota violento e prevaricatore, di un bugiardo così abituato a dire fandonie da crederci ciecamente, di un combattente, un sopravvissuto che ha saputo ispirare gli altri e che allo stesso tempo ha infranto gli stessi valori in cui credeva.
Non è un film per tutti questo Under the Skin, ma può anche rappresentare una visione affascinante e ipnotica, nonché piuttosto originale, per coloro che non sentono la necessità di un intreccio narrativo o di alcun tipo di spiegazione.
Il regista, tornato quest'anno al Lido dopo il Leone d'Oro della scorsa edizione, ha presentato il suo nuovo Moebius, che con la consueta furia iconoclasta fa una rappresentazione tutt'altro che conciliante dell'istituzione familiare.
Film corale ad episodi diretti da altrettanti registi e targato Farrelly. Movie 43 in originale, uscito quasi un anno fa negli Stati Uniti, arriva anche da noi ribattezzato Comic Movie, nella speranza di incuriosire ed attirare il pubblico richiamato dalla presenza di un cast stellare.
Ana Arabia è na pellicola visivamente fluida in cui il movimento funge da collante tra le singole storie rappresentando, a detta dello stesso regista, una grande metafora dell'intreccio ineluttabile dei destini di arabi ed ebrei.
Il nostro incontro con il regista e l'interprete della deliziosa commedia presentata in concorso alla Settimana della Critica, la storia di un cinico che si scopre umano grazie al suo nipote: 'Racconto un Friuli senza confini, con attori straordinari'.
In equilibrio tra reale e metafisico, giocata su primi piani, riflessi, sfocature e giochi di luce, l'opera di Pallaoro mette da parte i meccanismi narrativi tradizionali dirigendosi verso un'idea di cinema esteticamente minimalista
La bella attrice americana torna al Lido insieme al regista Jonathan Glazer per presentare la pellicola in concorso.
Il nostro incontro con il regista premio Oscar che nel suo documentario, presentato nelle proiezioni speciali Fuori Concorso, racconta la storia del ciclista americano, squalificato a vita per aver fatto uso di doping: 'Ho dovuto bilanciare il mio bisogno di credere ad un eroe e vedere le cose come sono', ci ha raccontato l'autore.
Ritorna Richard B. Riddick a sette anni dal deludente The Chronicles of Riddick, seguito del fenomeno Pitch Black, con Vin Diesel che tenta di rilanciare la saga, con un sequel che è piuttosto un reboot, sempre diretto da David Twhoy. Il film cerca in tutti i modi di recuperare lo spirito da B-movie dell'originale, al punto tale a tratti di sembrare una sorta di remake, meno riuscito e molto più trash.
Provenendo dal documentario, lo stile di Sepúlveda non può che essere estremamente realistico come dimostrano la splendida fotografia di Inti Brione, la totale assenza di colonna sonora e l'interessante e funzionale utilizzo dei suoni ambientali; ma è molto interessante anche la scelta delle interpreti, ovvero l'accostare due attrici professioniste quali Catalina Saavedra e Francisca Gavilán alla vera nipote delle tre sorelle raccontate nel film, Digna Quispe.
Dopo una prima parte che incuriosisce ed instilla accenni di ansia, The Sacrament non riesce a concretizzare questi presupposti e creare la necessaria dose di tensione.
Nell'accogliere in Sicilia la famiglia dell'artista, Salvo Cuccia ricostruisce a trent'anni di distanza il viaggio ed il concerto di Frank Zappa a Palermo del luglio del 1982.
Location gigantesche come il Madison Square Garden, un pubblico delirante pronto a recitare a memoria le parole di What Makes You Beautiful ed una macchina organizzativa degna di rock band storiche come i Rolling Stones prendono forma sullo schermo a ritmo del teen pop.
Ottima resa audio-video e buon pacchetto di extra per l'edizione in alta definizione 2D del ritorno dei membri del gruppo speciale G.I. Joe.
Edizione con un ottimo video e dai contenuti speciali strepitosi per celebrare i 40 anni del film cult con Bruce Lee.
Il nuovo lavoro di Daniele Gaglianone, ancora più ambizioso dei precedenti, si muove tra il dramma sociale, la docufiction e le riflessioni meta-cinematografiche, con una complessa genesi che ne ha determinato in gran parte le peculiarità.
Oleotto sfrutta una struttura molto solida, con situazioni consuete, proponendole però in maniera nuova e mai banale e grazie ad una sceneggiatura puntuale e senza sbavature. Il risultato è una commedia autentica e divertente.
Terry Gilliam fa sfoggio del suo ricchissimo coté visivo, nonché della sua sfrenata immaginazione, per narrare una favola ambientata in un futuro che esaspera ed estremizza molti aspetti della società moderna.
Dopo gli applausi della stampa accreditata alla fine della proiezione di Tom at the Farm, abbiamo incontrato l'enfant prodige canadese, sempre più convincente come regista, sceneggiatore e interprete.
Locke è uno struggente dramma familiare ed insieme un thriller psicologico di grande fascino visivo e drammaturgico, un film psichedelico nel look, avvincente nella narrazione, incentrato su un unico personaggio in carne ed ossa.
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il secondo film da regista dello sceneggiatore de 'La promessa dell'assassino' e de 'Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno', un teso thriller girato in tempo reale con, all'interno di un'auto in viaggio sull'autostrada, uno strepitoso Tom Hardy.
L'ex Monty Python porta in concorso a Venezia un'opera di fantascienza declinata secondo la sua singolare poetica e dedicata al 'disconnessione' sociale dell'era che viviamo; ad affiancarlo in conferenza stampa ci sono Mélanie Thierry e David Thewlis.
Prima ancora che un film politico, un vero e proprio thriller che sfrutta lo stereotipo della spia doppiogiochista senza aggiungere nulla di particolarmente originale al genere, ma che comunque può avvalersi della buon tecnica del regista esordiente Yuval Adler e di almeno un paio di scene, tra cui una impressionante e tesissima caccia all'uomo, di grande effetto.
E' durato oltre due anni il progetto dei due autori che hanno esaminato oltre trecento ore di materiale da archivi di tutto il mondo, firmando un film-saggio di grande coesione, interamente dedicato al grande regista di Parma, quest'anno presidente di giuria a Venezia.
Il film di Peter Landesman, giornalista al suo esordio dietro la macchina da presa, è un racconto corale che si propone di indagare l'impatto di un evento drammatico, come l'omicidio Kennedy, su alcuni personaggi che rimasero dietro le quinte degli eventi.
L'opera di Deshe ha dalla sua l'impatto e la forza di una storia che ha bisogno di poco per sconvolgere lo spettatore; l'autore ne sfrutta i momenti salienti, ma non riesce a mantenere la stessa tensione per tutta la lunga durata del film, concedendosi qualche pausa di troppo dopo un inizio molto convincente e un finale all'insegna della libertà e della speranza.
A quarant'anni dalla morte, facciamo il punto sul rapporto tra l'opera letteraria di Tolkien e il cinema; già spiazzato, negli anni '60, dal successo e dall'impatto culturale dei suoi romanzi, avrebbe mai potuto immaginare il suo futuro da proficuo soggettista per alcuni tra i maggiori blockbuster degli albori del nuovo millennio?
Il regista ha presentato al Lido il suo film d'esordio, che affronta uno snodo cruciale della storia americana, come l'omicidio Kennedy, dal punto di vista di alcuni personaggi poco noti, che tuttavia vissero i fatti in prima persona.
Per chi era in cerca di un vero film "scandalo" per questa Mostra del Cinema di Venezia numero 70, questo secondo lungometraggio del regista greco è certamente un'opera disturbante che parla di violenza e abusi e che mostra forse anche più del dovuto, ma che prosegue, sia dal punto di vista stilistico che tematico, il lavoro di quella new wave ellenica capitanata da Giorgos Lanthimos.
Presentato alle Giornate degli Autori, l'esordio alla regia di John Krokidas affida all'ex maghetto Daniel Radcliffe il ruolo dell'autore di L'urlo per un film che celebra la nascita della Beat Generation.
L'esordiente John Krokidas racconta la nascita della Beat Generation, mettendo al centro della scena un giovane Allen Ginsberg interpretato da Daniel Radcliffe. Ma, dal protagonista alle scelte stilistiche, tutto appare troppo conformista.
Quello di Si alza il vento è un Miyazaki mai così realistico, meno gioioso e creativo, più ancorato ad una realtà che con grande tristezza si trascina verso l'inevitabile. Nonostante i sogni.
Più che raccontare una storia, Palo Alto crea un'atmosfera, accosta situazioni che forniscono uno spaccato della gioventù americana. Il tutto senza morbosità né giudizi morali di sorta.
L'attore americano e Gia Coppola, nipote di Francis Ford Coppola, ci raccontano la scelta di portare al cinema i racconti parzialmente biografici contenuti nella raccolta In stato di ebrezza.
Tutto il fascino della Giordania contemporanea in un divertente film in cui nulla è come appare, in cui emerge continuamente il conflitto tra i valori della cultura araba tradizionale e quelli del mondo contemporaneo.
La regista francese ci racconta una storia dolorosa, ma aperta all'ottimismo; una storia che purtroppo non può sorvolare su certi momenti angoscianti e che ci pone più di un interrogativo, senza però azzardare giudizi.
La principale preoccupazione di James Franco è quella di restituire l'atmosfera polverosa del Tennessee, la durezza del territorio, che si ripercuote nella ferocia intrinseca dei suoi abitanti, e quel ruvido distacco che caratterizza l'intera opera di Cormac McCarth.y
Un film in perfetto equilibrio tra il drammatico e l'ironico che si ispira ad una storia vera ma consegna alla storia del cinema una coppia di protagonisti perfettamente assortiti e dalla chimica e tempi comici davvero esemplare.
Con uno stile scarno ma ricco di sostanza, l'esordiente Vivian Qu fa una ricognizione sulla vita di una metropoli in bilico tra tradizione e modernità, e sulla perdurante tendenza al controllo di un regime ancora preda delle sue contraddizioni.
Piccola patria è un'analisi attenta di un microcosmo, che si nutre della sua stessa asettica freddezza e finisce per risultate fredda a sua volta.
Il vulcanico James Franco ci parla del rapporto viscerale con la letteratura e col romanzo di Cormac McCarty che ha ispirato il suo Child of God, film in concorso alla 70. Mostra del cinema.
Un film brillante, commovente, ma intriso di humor british. Il veterano Frears approda a Venezia con uno dei film più apprezzati del concorso grazie anche alla perfomance della grande Judi Dench.