Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Una buona prova d'attore, per Ben Stiller, che ancora una volta ne dimostra le qualità al di là del genere più propriamente comico che gli ha dato la notorietà.
Il biopic del giovane regista Mat Whitecross ripercorre con stile eclettico e forsennato la vita dell'irriverente cantante punk Ian Dury. Ma il valore aggiunto del film è l'incredibile performance mimetica di Andy Serkis: il suo corpo si trasforma per l'ennesima volta per assumere le sembianze dell'uomo che inventò il motto "Sex & Drugs & Rock & Roll".
Exit through the Gift Shop non è un film su Banksy, quanto un film di Banksy, in cui l'artista si prefigge lo scopo di promuovere l'idea di street art, sostenendo che tutti possono occuparsene, anche se, conclude a fine film con il suo innegabile sarcasmo, non tutti dovrebbero.
Visivamente denso, disturbante nei toni, stilisticamente sovraccarico e multisfaccettato, Shutter Island ci racconta una storia di fantasmi che non abitano un luogo ma una mente, quella di uomo costretto da un luogo infausto e dai misteriosi accadimenti a scontrarsi faccia a faccia con le sue paure più profonde e irrisolte.
Un Ozpetek, quello di 'Mine vaganti', con meno velleità d'autore rispetto agli ultimi lavori, ma che sembra aver trovato un equilibrio tra i suoi temi ed il suo stile.
Thomas Vinterberg procede, per strappi e provocazioni, fedele al suo cinema ipercerebrale fatto di un'umanità miserrima e volutamente sgradevole e di eccessi drammatici, il cui accumulo appare troppo spesso gratuito e costruito ad arte per instaurare il disagio nello spettatore
Alla sua opera prima, Serbian si iscrive in quel corpus magmatico che è il nuovo cinema rumeno e racconta una storia carceraria di ineluttabilità con impeto e generosità e con un occhio politico alla realtà
Avati si cala per la prima volta nella realtà contemporanea per denunciare il vuoto morale che contraddistingue i potenti di casa nostra, a cui contrappone la forza e il valore dell'ingenuità e della speranza di chi crede nei propri sogni.
Primo evento fuori concorso alla Berlinale, 'My Name is Khan' parte come una sorta di 'Rain Man' in salsa curry, per poi buttarci dentro di tutto: l'undici settembre, la guerra in Afghanistan, l'uragano Katrina, il presidente Obama...
Tratto dal best seller di Robert Harris, 'The Ghost Writer' segna il gradito ritorno di Roman Polanski alle atmosfere thriller delle origini, in cui momenti di suspense hitchcockiano si alternano a tocchi di humour nero e grottesco.
Una prova d'attore, quella di Franco così come quelle degli altri interpreti, che non distoglie dall'opera messa in piedi dai due registi, che hanno realizzato un film dal messaggio preciso ed articolato, che oltre a sapere cosa dire, sa anche come dirlo, risultando sempre comprensibile e diretto.
In questa terza prova alla regia Moccia si sdogana parzialmente dal pubblico dei giovanissimi e tenta un excursus nel mondo dell'amore maturo, anche grazie ad alcune concessioni alla comicità. Non abbandona, però, l'atteggiamento eccessivamente superficiale e favoleggiante che è anche la chiave del suo successo.
Wang Quanan, già autore de Il matrimonio di Tuya, torna a Berlino con una nuova pellicola che apre la sezione competitiva.
Sembra conoscere bene la materia che tratta, l'esordiente ventiseienne Antonio Campos, con un film dallo stile asciutto, quasi documentaristico ma in grado di coinvolgere nel profondo.
Eastwood sbarca nel Sudafrica di Mandela e unisce la sua anima biografica a quella civile, passando per quella sportiva, portando in dote il suo cinema prezioso in termini di selezione e semplicità. Mancano però un po' il calore e la curiosità che anima il suo miglior cinema.
Delattre si cimenta con una parodia del poliziesco basata sulla struttura della commedia degli equivoci. Nonostante possa contare su qualche situazione comica riuscita, il film ben presto si inceppa in una sceneggiatura troppo tradizionalista e politically correct.
A differenza di quelle del 'collega' Harry Potter, le allegre avventure della maghetta Martina si rivolgono soprattutto a un pubblico infantile, educando i piccoli spettatori e intrattenendoli con personaggi buffi e pasticcioni.
Niente effettacci o make-up particolarmente elaborati: a rendere Paranormal Activity un film terrificante sono pochi elementi ben calibrati che lavorano egregiamente sulla suggestione dello spettatore.
Il regista francese e l'animazione italiana danno vita a un film grazioso e divertente, in cui la battaglia di Nat per superare i propri limiti si fa portavoce di una necessità universale: quella di non dimenticare l'importanza della fantasia, e di non sottovalutare la ricchezza della diversità.
Trasposizione su grande schermo di una serie manga di grande successo, King of Thorn non ha il tempo di concedere la giusta attenzione ai pur interessanti sviluppi della trama e alla riflessione di fondo che anima la pellicola: il ruolo dell'immaginario come via di fuga ma anche come creatore di mondi e realtà.
Attraverso lunghi flashback tra vecchiaia e gioventù il film tv ci racconta Sant'Agostino non facendone un preciso ritratto storico bensì una biografia romanzata di uno dei primi uomini di fede che ha insegnato al mondo ad interrogarsi sul rapporto tra fede e ragione, sull'esistenza di Dio, sul bene e sul male, sulla relazione tra tempo, eternità e creazione.
La prima pellicola canadese realizzata in stop motion è un piacevole connubio di dark comedy e splatter, a cui però mancano un'impostazione più rigorosa della sceneggiatura e un'attenta caratterizzazione dei personaggi per arrivare a convincere fino in fondo.
Black Sheep lasciava presagire che anche in ambito fantasy il regista avrebbe sorpreso tutti con il suo dissacrante umorismo. Aldilà di qualche parentesi ironica, però, il film si muove su binari piuttosto convenzionali.
Ricco di gag comiche legate alla nostra contemporaneità, di musicalità giovane, caratterizzato da un ritmo frenetico che non dà modo né tempo di annoiarsi e di un'ironia mai banale, il film scorre senza appesantire lo spettatore riuscendo a regalare una semplicità d'altri tempi nonostante lo sforzo tecnico che un progetto di questo tipo ha comportato per i realizzatori.
Alla bravura e maturità registica di Muccino si somma la capacità di riunire per il grande schermo un cast che conferma alcuni attori italiani come i più bravi del cinema contemporaneo.
Una storia raccontata con sensibilità per il debutto di Alejandro Gomez Monteverde, che ha per scenario una New York colorata ma troppo frenetica, nella quale i due protagonisti riescono a tracciare un nuovo percorso ai loro destini, drammaticamente segnati.
Il regista punta tutto sulla potenza visionaria del proprio stile, allestendo una serie di rutilanti sequenze, esteticamente spettacolari, ma lasciate fin troppo a loro stesse: la trama, già di per sé fondata su temi non particolarmente originali, si stempera in troppe diramazioni, privando in film della necessaria unità.
I belgi Aubier e Patar riescono in parte ad emulare sul grande schermo la potenza comica e surreale dei personaggi di culto della propria serie animata, anche grazie all'uso di pupazzi di plastilina tutt'altro che perfetti, nevrotici a livello mentale tanto quanto nei movimenti.
Un film per famiglie, condito dalla tecnologia 3D, che ha come principali destinatari gli amanti della natura e degli animali, grazie all'imponenza dei paesaggi innevati, alle gare di dogsled ed alla recitazione del cane protagonista.
La varietà dello script permette ai fratelli Pang di gestire i diversi momenti del film, alternando scene d'azione e tensione da action thriller, ad altre più delicate e d'atmosfera.
A tratti il film riesce nello scopo di spaventare a morte lo spettatore ma durante la visione non viene mai meno la scomoda sensazione di star assistendo a qualcosa di artificioso, terribilmente sconnesso e troppo contaminato.
Jackson pone l'enfasi sui momenti più sognanti ed immaginifici, più spettacolari e cinematografici, usando le potenzialità e l'abilità della sua WETA per ricreare il limbo che ospita Susie, renderlo vivo e pulsante, sfolgorante e ricco di dettagli, colori e sfumature
Le avventure televisive dei Cuccioli hanno ispirato questo film di animazione in 3D, con epicentro del racconto a Venezia, che testimonia la volontà di strappare un sorriso ai più piccini e assicurar loro qualche emozione.
Omaggio al musical di Broadway e al felliniano 'Otto e mezzo', 'Nine' è un film corale che raggruppa le star del cinema internazionale e punta sui siparietti musicali elettrici, sui costumi sfavillanti e sull'amour fou fatto di gelosie e distacchi.
La recensione di Avatar, il film di James Cameron che si dimostra una vera esperienza sensoriale, che nonostante alcune evidenti contraddizioni, traccia un'importante sintesi tra potenzialità tecniche del nuovo cinema e le ambizioni artistiche.
Attraverso la riconciliazione tra Bruno, quarantenne infelice e disilluso, e la madre Anna, bella e piena di vita anche di fronte alla morte, Virzì ci offre l'occasione di fare pace con gli aspetti irrisolti della nostra esistenza, e di guardare verso il futuro con un po' di speranza.
Un film corale supportato da grandissimi attori che grazie alla brillante sceneggiatura, ad una grossa dose di improvvisazione e a tempi comici perfetti degli attori tutti, regala due ore di piacevole intrattenimento costruito su un intreccio corale ben congegnato e mai pretestuoso, che strappa finalmente le grasse risate di una volta.
Ne Il mondo dei replicanti la morte dell'uomo non è più il risultato diretto e fisico di scelte militari o politiche, ma la cosciente e progressiva spersonalizzazione autoindotta dai propri surrogati. Metafora forte e suggestiva che Mostow maneggia con la giusta ironia.
Con 'Arthur e la vendetta di Maltazard' il regista Luc Besson dà prova di coraggio e dinamismo intraprendendo il suo secondo viaggio nel mondo del fantasy e dell'animazione e coniugando umorismo e tenerezza in una favola ecologica dal ritmo rap.
A differenza di quanto potrebbe sembrare a prima vista, Piovono polpette non è un film citazionista ricolmo di giochi metacinematografici e ammiccamenti a go go, ma vive di vita propria grazie a un plot di matrice letteraria che catalizza l'attenzione del pubblico sui personaggi, in particolare sullo sfortunato inventore Flint Lockwod e sul suo difficile rapporto col padre.
Ripercorrendo le orme del film originale di Susanne Bier, un melodramma danese dai toni estremi, questo rifacimento americano firmato da Jim Sheridan si presenta come un'opera dalle molteplici sfumature: affresco antimilitarista, lucido ritratto di una famiglia disfunzionale, riflessione sui concetti di responsabilità, senso di colpa, peccato e redenzione.
Buona resa tecnica per il Blu-ray de L'ultima casa a sinistra, remake del disturbante horror di Wes Craven e presentato anche in una versione estesa priva di tagli censori.
Tra emozionanti riprese aeree e qualche accenno di retorica, ecco il biopic dedicato all'eroina dell'aviazione americana Amelia Earhart, con protagonista Hilary Swank.
Bizzarro, divertente, a tratti eccentrico e velato di malinconia, così ci è apparso Io & Marilyn, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni che allieterà le vacanze natalizie degli italiani raccontando una piccola storia d'amore a metà strada tra il classico e il fantasy.
Il delicato ma a tratti pungente affresco di una difficile amicizia nella Tunisi del 1942, sconvolta dai bombardamenti e dalla temporanea occupazione nazista.
Considerato il pericolo del confronto con i capolavori del passato, alla Dinesy si è voluto trasformare una debolezza in una risorsa: numerosissime sono infatti le autocitazioni che, pescando a mani basse nel repertorio che noi tutti amiamo, traghettano la storia in una dimensione più rilassata e divertente, ancora una volta grazie soprattutto ai personaggi secondari.
Ispirato alla serie per ragazzi del 1974, arriva nelle sale italiane la commedia fantastica con Will Ferrell nei panni di uno scienziato intrappolato in una dimensione in cui passato, presente e futuro coesistono.
Se l'intenzione dell'autrice Diablo Cody è di creare ruoli diversi per le attrici americane, ed in particolare in questo caso di sovvertire l'immagine della classica protagonista femminile di film horror, possiamo senza dubbio considerare l'impresa riuscita.
L'esordiente Mona Achache dirige un film in cui il rispetto per l'opera letteraria, la sua vicenda e i suoi personaggi, si coniuga con soluzioni cinematografiche che trasmettono la stessa sensibilità e poesia che avevamo imparato ad amare nel best seller della Barbery.
Tra il dolore vissuto ieri e le sorprese piacevoli oggi 'L'uomo nero' trova un suo delicato equilibrio nella realtà di una visione accumulata di fantasiose e divertenti memorie fanciullesche e di sogni realizzati tra i sospiri da adulti.