Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Lo stile documentaristico adottato da Michael Winterbottom, supportato da un notevole lavoro di montaggio che contribuisce a minimizzare i punti deboli della pellicola, si sposa perfettamente alla volontà di fotografare lo smarrimento dei membri della famiglia dopo una dolorosa perdita affettiva.
Il coreografo Kevin Tancharoen riporta al cinema 'Fame', la favola dei giovani che volevano "vivere per sempre" coltivando le loro impressionanti passioni, realizzando i loro sogni di gloria e calcando il palco a ritmo di musica.
La star de 'Il mio grosso grasso matrimonio greco' torna nella sua terra d'origine per raccontare la storia di una donna che impara ad aprirsi alla vita durante una strampalata e divertente visita turistica.
Ispirato al fortunato fumetto di Greg Rucka 'Whiteout - Incubo bianco', un thriller dalle atmosfere agghiaccianti interpretato dalla "vampira" Kate Beckinsale e da Mr. Spirit/Gabriel Macht.
Dal premio Oscar Bruce Joel Rubin ("Ghost") arriva Un amore all'improvviso: storia di un amore difficile e doloroso, interrotta dai viaggi spazio-temporali che sfidano una donna innamorata. Quando il tempo non limita i sentimenti.
La dolce principessa che conoscevamo lascia il posto ad un'adolescente scatenata, interessata più alla moda e al divertimento che alle proprie responsabilità di regnante. Saranno sette intraprendenti nani a riportarla sulla retta via, insegnandole l'importanza della solidarietà e dell'impegno.
Se in Uomini che odiano le donne il personaggio di Lisbeth e l'interpretazione di Noomi Rapace erano apparse come la ciliegina sulla torta, qui fanno da salvagente ad un film che non riesce davvero a decollare.
La debolezza di una trama articolata ma pur sempre elementare è compensata dal look irresistibile degli animali protagonisti, piuttosto godibili quando si impegnano ad essere semplicemente teneri e poco eroici.
Neill Blomkamp riesce a creare situazioni dal forte impatto visivo ed allo stesso tempo il suo District 9 è efficace come metafora della condizione degli immigrati in molti paesi del mondo.
Attraverso l'incontro tra un geniale misantropo e un'ingenua ragazzina del sud, Allen ci illustra il suo antidoto all'indifferenza del mondo: accettare quello che il caso ci permette di godere, senza pregiudizi, perché niente è troppo assurdo per durare, "basta che funzioni".
Washington e Travolta sono due combattenti impegnati in una epica lotta di nervi ed è sulla morbosa relazione che instaurano che si regge 'Pelham 1-2-3: Ostaggi in metropolitana'.
Quattro storie che raccontano con grande ironia il regime comunista di Ceausescu, un'età che in realtà di dorato ha ben poco se non il ricordo nostalgico dei più anziani, mentre per i più giovani non è altro che un insieme di ricordi che sfiorano l'assurdo, mescolando leggenda metropolitana e realtà storica.
Un discreto tentativo tra commedia di costume e ritratto neorealista impreziosito dall'interpretazione maiuscola di un Sergio Castellitto mai sopra le righe e che ricorda, nell'aspetto e nei gesti, i migliori interpreti napoletani del passato.
Sono ancora dei liceali i protagonisti di questo divertente musical, in cui amori e amicizie verranno messi alla prova da un'agguerrita competizione musicale tra band. Ma più del talento, saranno la capacità di perdonare e di rimediare ai propri sbagli a decretare i veri vincitori.
L'accurata fotografia e il taglio delle inquadrature moderno ed efficace vanno a costituire l'essenza primaria di un lavoro tutto teso verso una dimensione estetica ed esteriore.
Ottimo come intrattenimento per ragazzi e per famiglie, The Hole in 3D sfrutta i meccanismi di base del thriller e dell'horror in modo semplice, ingenuo e lineare senza preoccuparsi di apparire demodé
Se nei due film precedenti di Mendoza c'erano temi caldi come pornografia o violenza, con la storia di queste due anziane signore, il regista filippino sembra aver trovato una dimensione più adatta al suo cinema fatto di lunghissimi piani sequenza, luce naturale e camera a mano.
In un rapido fluire di immagini, Jaco Van Dormael usa in modo schizofrenico il suo protagonista Jared Leto immergendolo in una successione di incubi e possibilità, scenari tutti reali proprio perché in un tal gioco di specchi niente lo è davvero.
Tom Ford centra l'equilibrio perfetto tra il rispetto della fonte d'ispirazione e la rielaborazione personale, appropriandosi, con maturità incredibile in un esordiente, della fascinazione della storia.
Un'idea ambiziosa che non funziona del tutto e che forse risente anche della scelta di fare del suo protagonista un personaggio fondamentalmente sgradevole.
L'illuminazione al film la fornisce la scaltrezza di una trama che procede per finissimi twist che definiscono l'impossibilità di una storia d'amore strozzata dalle cattive intenzioni.
Romero ci catapulta nel bel mezzo di uno zombie-western ambientato su un'isoletta immersa nel verde, una terra incantata ma afflitta da vecchi e nuovi conflitti, popolata da uomini ottusi che si ostinano a portare avanti antiche faide personali, incuranti del fatto che il mondo sta sprofondando in un'incubo senza fine.
Soul Kitchen è una commedia dalla struttura narrativa assolutamente formulaica e che ha nel suo protagonista Adam Bousdoukos un'autentica e vitalissima maschera comica.
Stone si limita a mostrare ai suoi conterranei e al resto del mondo un'immagine non minata dalla lampante falsità dei media stelle e strisce di personaggi sempre interessanti, ma spesso anche controversi.
L'anima surreale dell'opera gonfia le immagini di suggestioni destinate a sedimentarsi nello spettatore, mentre quella più concreta, che testimonia gli sviluppi politici del paese, appesantisce inevitabilmente il racconto, con una narrazione classica, lineare ed enfatica che tende a spezzare l'incantesimo.
Nonostante le polemiche che influenzeranno inevitabilmente le opinioni sul film, possiamo sfatare ogni dubbio affermando che, a nostro giudizio, Il grande sogno è un discreto lavoro che unisce ricostruzione storica a dramma borghese, suggestive scene di massa a scene calde, incluso un nudo frontale di Jasmine Trinca.
Nonostante non manchino elementi da commedia, 'Una soluzione razionale' è fondamentalmente un'analisi sui comportamenti umani e in particolare sulla coppia.
Basato, come il romanzo-inchiesta di Jon Ronson da cui è tratto, su eventi realmente accaduti e su studi che l'esercito americano ha veramente condotto in gran segreto a Fort Meade, The Men Who Stare at Goats segna l'esordio alla regia di Grant Heslov, già sceneggiatore per Clooney di Good Night, and Good Luck.
Se il tema della maternità a rischio tocca più da vicino l'universo femminile, lo stile minimalista e l'energia impressa nella rappresentazione del personaggio principale dimostrano la volontà del film di rivolgersi a un pubblico ben più variegato e la misura che caratterizza il lavoro fa passare in secondo piano le sbavature nella confezione e qualche scena fuori misura.
Il documentario di Abel Ferrara non è un omaggio alla città partenopea, ma piuttosto una mappa dei suoi problemi.
Filiberti confeziona un'opera pervasa da una costante tensione omoerotica e da un gusto snobisticamente kitsch che fanno perdere di vista la complessità di una storia in cui le numerose forze centrifughe in ballo spingono verso direzioni così diverse che è difficile non rimanerne disorientati.
La grandiosità di Lebanon sta nel riuscire a riprodurre alla perfezione le sensazioni dei quattro protagonisti all'interno del carroarmato; la stessa sensazione di pericolo e di claustrofobia, l'impossibilità di sapere cosa realmente succede al di fuori di quella mortale trappola di ferro se non attraverso il telescopio del cannone.
Nonostante alcuni momenti in cui il film funziona davvero, sono molti quelli in cui il meccanismo si inceppa perdendo di ritmo. Violento, torbido e incentrato unicamente sul cast, Brooklyn's Finest verrà sicuramente apprezzato dai fan di Fuqua, che resteranno soddisfatti da questo film che pur rimanendo un surrogato di 'Training Day', si candida ugualmente ad essere uno dei migliori cop-movie degli ultimi anni.
"G.I. Joe - La nascita dei Cobra" è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da un film che ha per protagonista la famosa serie di action figures: muscolare, fracassone, grondante di effetti speciali, ma anche privo di un vero e proprio sviluppo narrativo e ricolmo di stereotipi patriottici.
L'enigmatico film del cingalese Jayasundara risulta certamente ostico nella sua lettura, ma il lirismo delle immagini e la loro produzione di senso hanno una potenza tale da superare comprensibili difficoltà di interpretazione.
Soderbergh è bravissimo a donare al film un ritmo serrato, trasformando una storia fondamentalmente drammatica in una commedia divertente e al limite del surreale quasi fosse un film dei fratelli Coen.
The Horde fagocita gli stereotipi del genere riproponendoli in una forma nuova e diversa che mai, neppure per un istante, ci fa provare la sensazione del già visto.
Doc West è una fiction divertente e per tutta la famiglia che alterna momenti drammatici con spassosi siparietti comici e scazzottate tipiche del cinema che Hill faceva in coppia con il suo amico Bud Spencer.
La fiaba gentile di Rivette si caratterizza per una struttura narrativa minimale, arricchita qua e là da sporadici tocchi registici che servono a ricordarci chi è dietro la macchina da presa e incentrata sul duetto tra le sue due star, l'algida Jane Birkin e il nostro miglior Castellitto da esportazione.
'Dieci inverni' è una commedia romantica atipica, che si limita a inquadrare dieci momenti diversi della fase d'innamoramento e corteggiamento di due persone, pochi flash distanti nel tempo e a volte anche nello spazio.
Ci sono piccole ingenuità e difetti macroscopici in quest'opera che ci negano il gusto di gridare alla nascita di un grande autore, ma la sua freschezza e la frequenza con cui riesce a fare delle immagini una violenta poesia metropolitana lascia ben sperare per il futuro.
White Material è un film duro e asciutto capace di raccontare con vigore e senza un briciolo di retorica quella che è, per molto paesi del continente aficano, un'atroce quotidianità.
Un Moore esplosivo che come sempre sa alternare bene le scene drammatiche a quelle che sono autentiche perle di comicità; sa riportare in auge situazioni paradossali ma spesso ignote ai più e soprattutto sa realizzare una pellicola che è un perfetto prodotto cinematografico a tutto tondo.
I primissimi piani grattano il malessere dagli occhi di Daniel, di Sonia si cerca un volto sempre sfuggente, mentre il lunatico sconosciuto è soprattutto corpo che vuole darsi all'amato e per questo accetta di subirne la violenza. La regia li avvolge, per comprenderli si fa struggenti piani sequenza fino ad avvolgersi come edera sulle loro imperfette emozioni.
Vapore, pallottole, pistoni, elettricità ed energia nucleare imbrigliate in un involucro di carne e ferro e guidate da un cervello umano, questa è l'arma segreta e il fascino innato della saga di Tetsuo.
Quante delle morti che vediamo nei tg e leggiamo sui giornali sono veramente causate da disastri naturali e incidenti? Da questa idea Pou-soi Cheang ha tratto lo spunto per realizzare questo interessante Accident, presentato in concorso a Venezia 66.
Tra tanto cinema italiano bistrattato dalla stampa, Susanna Nicchiarelli si fa largo in un punta di piedi con un esordio che scalda il cuore e dimostra che i nostri autori sono ancora capaci di raccontare storie che parlino di noi.
Tilda Swinton, interprete e produttrice di 'Io sono l'amore', è il corpo e l'anima di un progetto concepito da Luca Guadagnino espressamente per lei.
Melodramma rarefatto e sospiroso, Prince of Tears è sostenuto da una narrazione in terza persona che raccorda sequenze dall'atmosfera fiabesca. Il che crea una bizzarra, ma non spiacevole, dissonanza con la materia narrata, che richiama una pagina oscura della storia di Taiwan
Un remake atipico, quello diretto da Herzog, in cui il film originale di Abel Ferrara non è che una mera traccia e in cui il regista tedesco inserisce molto delle sue ossessioni e del suo universo autoriale.