Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Gli straordinari paesaggi della costa irlandese fanno da cornice a una commedia romantica non originalissima, ma che riesce ugualmente a conquistare lo spettatore grazie alla verve dei protagonisti e a quegli scambi di battute che sanno essere, talvolta, davvero salaci.
Il nuovo film della Dreamworks Animation è un'avvincente avventura in 3D che narra con grande vivacità e senza inutili didascalie la storia di un'amicizia speciale, quella tra un giovane vichingo magrolino che suo malgrado si ritroverà ad addestrare un cucciolo di drago e a diventarne il migliore amico.
La strana coppia Robin Williams - John Travolta mette a segno una spassosa commedia per famiglie in pieno stile Disney, in cui la simpatia supera il ritmo con trovate semplici e gag divertenti.
Robert Pattinson ed Emilie De Ravin nei ruoli di due ragazzi dal passato difficile. Gli ingredienti per una commovente storia d'amore ci sono tutti.
I fratelli Spierig, autori dello script ed artefici della regia di Daybreakers - L'ultimo vampiro, sono abili a delineare un'ambientazione suggestiva, creando il perfetto background in cui muovere i propri personaggi, ma non riescono a completare l'opera, affrettando troppo l'evoluzione dello script ed i passi verso il finale.
Riuscirà l'atletico Gerard Butler ad approdare tutto intero all'ultima e decisiva battaglia? Si presenta con questo interrogativo il nuovo, adrenalinico action movie realizzato dagli autori di Crank.
Ricercato nella composizione visiva (che rimanda direttamente al cinema di Wes Anderson), caratterizzato da una struttura narrativa frammentata e ipertrofica, 'Happy Family' è al tempo stesso una divertente commedia famigliare e un riuscito esercizio di stile sperimentale.
Corna e cornetti per la divertente commedia di Nancy Meyers che punta su una splendida Meryl Streep - in grado di non far rimpiangere le 'reginette' del commedia romantica - qualche doppio senso pepato, gag da slapstick e gli immancabili equivoci. Il tutto dosato con equilibrio e mano sicura da una regista avvezza al genere.
L'idolo delle teenager Nicolas Vaporidis torna sul grande schermo con una fiaba romantica generazionale che ci porta in giro per l'Europa tra fiumi di sentimentalismo e montagne familiari.
Fuori controllo è un ottimo esempio di cosa stia diventando il thriller politico hollywoodiano. Tra le coltri di un classico crime-movie tutto paranoia e cospirazione, emerge una pasta exploitation che finisce per diventare il punto di forza di un film intrinsecamente sociologico.
In una pellicola a misura di bambino, ma attenta anche al punto di vista adulto, il mondo dell'infanzia è descritto con ironia e leggerezza, ma anche con la giusta dose di profondità, rispettando le linee guida dettate da Goscinny, scrittore dei racconti da cui il film è tratto, e dal suo illustratore Sempé.
Attraverso un registro semplice e lieve, con frequenti concessioni a momenti di pura comicità, il film del regista, co-sceneggiatore e attore di origini antillane Lucien Jean-Baptiste solleva in realtà temi molto problematici, come la difficoltosa ricerca di una propria identità da parte del popolo migrante.
Un'infanzia difficile senza un padre, la guerra e la fame, poi il riscatto, l'arrivo con la madre a Cinecittà e poi l'incontro con Carlo Ponti che le aprirà le porte del successo rendendola un mito del Cinema mondiale. La storia di Sofia Loren e della sua famiglia diventa un film-tv in due puntate in onda su Raiuno domenica 14 e lunedì 15 marzo.
Dal regista di 'Pretty Woman' una pellicola all star in cui l'amore ha la forma della stella più che del cuore. Un'occasione spassosa per ri-scoprire com'è l'amore a tutte le età, per divertirsi con gag dal ritmo vivace e personaggi bizzarri.
Gli ingredienti potenziali per mettere in piedi con Legion un action horror intrigante e ritmato c'erano tutti, dall'assedio alla tensione scaturita dall'isolamento e dall'imminente apocalisse, ma non sempre è facile miscelarli nel modo giusto e l'(in)esperienza del regista Scott Stewart ha sicuramente influito in negativo.
Percy Jackson promette di prendere il posto di Harry Potter con la sua funambolica commistione tra epic movie e fantasy, tra passato e presente-verso il futuro. Ma oltre le battute divertenti, i simpatici aggeggi ultratecnologici, i sorprendenti superpoteri degli eroi alle prime armi e le suggestive scene d'azione si nasconde un messaggio universale.
Tartaglia sceglie il linguaggio della comicità per raccontare i drammi della società contemporanea: il precariato del lavoro e degli affetti, la difficoltà di sopravvivere nel mondo dei furbi, e gli assurdi espedienti a cui si deve ricorrere per farlo.
La crisi di coppia è uno degli elementi centrali nel nuovo lavoro di Atom Egoyan, scritto dalla sceneggiatrice di Secretary ed ispirato ad una pellicola francese di qualche anno fa, 'Nathalie...'
Scott Cooper sfrutta il suo background d'attore per costruire una messa in scena il più possibile funzionale all'autenticità espressiva degli interpreti. E riesce nell'impresa di realizzare probabilmente il miglior 'film d'attori' di questa stagione, offrendo al leggendario Jeff Bridges l'Oscar sul piatto d'argento.
Attraverso la passione tra la raffinata e ricca Suzanne e il rude manovale Ivan, la Corsini denuncia la vacuità di valori della società borghese ma rende anche giustizia alla forza trascinante del sentimento d'amore, capace di opporsi anche all'ineluttabilità del destino.
Arriva dall'Austria questo gelido noir che è stato anche candidato all'Oscar come miglior film straniero, forte di un racconto attraverso il quale vengono progressivamente a galla i sensi di colpa dei protagonisti, parimenti coinvolti in una rapina dall'esito tragico.
Pur costretto in una sceneggiatura un po' troppo tradizionale e lineare, Burton sfodera - come da par suo - una baluginante confezione visiva, dove gli effetti speciali inondano la scena, plasmando a piacimento perfino i corpi degli interpreti. Ma a fare la differenza sono soprattutto le performance degli attori: gli sbalorditivi Mia Wasikowska, Johnny Depp e Helena Bonham Carter, perfettamente identificati con i loro assurdi personaggi.
Tra politica e sentimenti, il carattere energico, generoso e ribelle della Principessa Sissi è tornato prepotentemente alla ribalta, con Cristiana Capotondi nel ruolo che fu della sublime Romy Schneider.
Sette anni dopo 'Il diario di Bridget Jones', Sharon Maguire impugna la macchina da presa per vergare una lettera al 'Principe del terrore', attorno alla quale costruisce la storia di una donna la cui esistenza viene sconvolta da una tragedia.
Ricco di elementi thriller e horror, Codice Genesi è in sostanza un'avvincente avventura on the road intrisa di malinconia, permeata da un costante senso di smarrimento che spesso nasce dai movimenti di camera e dalle impressionanti soggettive offerte dalla regia dei fratelli Hughes.
La realtà in cui ci cala 'Genitori & Figli' si preannuncia come una 'Tideland' all'italiana, ma Veronesi cambia il tiro della distorsione affidando la narrazione alla protagonista, una quattordicenne liceale che, tra parolacce, video su YouTube e reality, riesce a distinguersi dal gruppo dei propri coetanei.
In concorso a Berlino nella sezione Panorama, 'Due vite per caso' costituisce un esordio decisamente insolito per il panorama cinematografico italiano. Il giovane regista Alessandro Aronadio sperimenta un'inedita struttura narrativa a bivi per intavolare una più ampia riflessione di natura sociale e politica.
Claudio Insegno declina sul grande schermo una sua commedia teatrale di successo, dove fanno da padroni i toni farseschi. Il ritmo troppo serrato, una certa ripetitività delle situazioni e l'accento caricaturale dei personaggi penalizzano la pellicola, che pure si fregia di un buon cast e di una comicità mai troppo volgare.
La scrittura fine e intelligente dei due registi e l'equilibrio magico tra le tante anime del film fanno la fortuna di un'opera preziosa; profonda e leggera allo stesso tempo.
Michael Winterbottom decide con coraggio di attenersi a una trasposizione cinematografica il più fedele possibile all'oscuro romanzo di Jim Thompson, non rinunciando a una rappresentazione diretta e cruda della brutale violenza del protagonista. Ma, forse proprio perché troppo preoccupato di rispettare alla lettera l'opera originale, il regista non riesce a restituire tutta l'ambigua complessità psichica del personaggio di Lou Ford.
Yoji Yamada è una delle voci più tradizionaliste del cinema giapponese e lo conferma anche in questo nuovo lavoro dai toni più leggeri.
Pernille Fischer Christensen si dimostra brava nel condurre il cast e metterlo nelle condizioni migliori per una buona prova, scrivendo una sceneggiatura equilibrata e mettendola in scena con una vivacità e brillantezza che rendono il tono meno pesante di quanto il tema lascerebbe pensare.
La regista Jasmila Zbanic ha ben chiari in mente i messaggi che vuole comunicare e dirige il film con sicurezza verso i propri obbiettivi, senza slanci, ma senza particolari difetti.
Il film racconta il mondo di Maria con gentilezza e sincerità ma anche con una messa in scena che opprime nei suoi continui movimenti a mano e negli insistiti fuori fuoco del mondo esterno, perfino dei suoi affetti.
Litri di sangue versato, budella al vento, decine di teste e braccia strappate via ai legittimi proprietari, Wolfman assolve al suo compito dal primo all'ultimo minuto divertendo e raccontando una storia d'altri tempi attualizzandone il contenuto.
Il film di Oskar Roehler, regista de 'Le particelle elementari', fallisce nel rievocare la genesi del film di propaganda antisemita 'Juss l'ebreo' sia dal punto di vista della ricostruzione storica, sia per quanto concerne l'evoluzione psicologica del protagonista.
Il regista Aleksei Popogrebsky gestisce il film con passo lento ed ipnotico, uno stile che inizialmente risulta efficace, ma che alla lunga toglie punti di riferimento narrativi.
Red Hill è un western gustoso e essenziale, smaccatamente commerciale, ma capace di un entusiasmo "rock" contagioso. La sceneggiatura è talmente esile da sembrare quasi quella di uno slasher, ma il divertimento è assicurato
La giovane attrice di Twilight si mette alla prova con un ruolo molto diverso da quello che le ha dato la notorietà internazionale.
Dopo Appuntamento a Belleville, Sylvain Chomet si conferma con un film che vi si allontana per ritmo e ricchezza, ma che ne mantiene la stessa elevata qualità autoriale.
Pur inserendosi nel solco tradizionale della commedia familista americana, 'The Kids Are All Right', ha il pregio di affrontare con leggerezza un tema dibattuto come quello dei matrimoni gay, descrivendo una famiglia composta da coppia lesbica con figli come un nucleo perfettamente ordinario.
Capitolo conclusivo della 'trilogia di Yusuf', che ripercorre a ritroso la vita del protagonista, 'Honey' del regista turco Semih Kaplanoglu - in concorso alla sessantesima Berlinale - è un film dotato di una raffinata ricercatezza visiva, ma al tempo stesso eccessivamente oleografico e simbolico.
Pur con alcune trovate interessanti, il film della Holofcener lascia la sensazione di qualcosa di incompiuto, che scorre con ritmo per tutta la sua durata, ma che manca di affondare i colpi nelle accuse che muove alla nostra società, limitandosi a mostrare più che giudicare.
Dopo 'Giorni e nuvole' Silvio Soldini torna a parlare di precarietà sociale ed emozionale con il nuovo 'Cosa voglio di più' - presentato come evento speciale al festival di Berlino - affidandosi a un cast di attori in grado di trasmettere sensazioni di estrema autenticità e naturalezza.
Hans Petter Moland dimostra di districarsi egregiamente in un cinema che pesca abbondantemente nel grottesco, azzeccando momenti di comicità davvero esilaranti ma senza perdere di vista il tema del film.
Tratto da un romanzo austriaco, a sua volta ispirato a una storia vera, il film del tedesco Johann Rettenberger, in concorso al Festival di Berlino, finisce per risultare un'opera incerta, come sospesa tra le intenzioni di realizzare un film di genere e la dimensione metaforica della storia.
Kiji Wakasatsu firma il suo miglior film da molti anni a questa parte calibrando perfettamente il discorso politico, inequivocabile nei suoi intenti e nella sua durezza, con la storia di una donna costretta a accudire un uomo che per tutti è un Dio della guerra pluridecorato dall'Imperato, ma che in realtà non è nient'altro che un soldato che si è macchiato di uno stupro imperdonabile
La messa in scena è all'insegna della misura e la scrittura è altrettanto meticolosa nello scandire il passo del film tenendo il giusto equilibrio nella sua graduale progressione verso il finale.
Il veterano Marc Lawrence riunisce in un unico film un vasto campionario di temi ricorrenti ormai consolidatosi nella storia della commedia americana: il 'rimatrimonio', la fuga dalla città, la riscoperta del West, senza però riuscire a rielaborare in maniera originale le prospettive del genere.
Commedia in costume scoppiettante nel ritmo e nella scrittura, il film è un remake divertito di Blood Simple dei Coen, ricco di ironia e autoironia e debitrice dello stile slapstick della vecchia scuola di Hong-Kong.