Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Pietro Marcello ci racconta, senza indulgenza, la storia pasoliniana di due personaggi astrusi e quasi indecifrabili, che tirano avanti sperando di trovare un giorno o l'altro un rifugio in cui godere insieme di un po' di tranquillità domestica.
La bella gente tocca le corde giuste, flagella la coscienza con piccole ma profonde stilettate, fa riflettere e fa ridere di gusto in scene in cui si dovrebbe rabbrividire, scuote perchè pervaso da una tragica normalità e da una costante sensazione di assenza.
Virtuosistico equilibrio tra thrilling dell'anima e dramma sentimentale, minimalismo delle azioni e reazioni dei protagonisti, Le refuge adotta il rischio dell'intimità, con il piglio ozoniano, compassionevole ma senza insinuanti eccessi melodrammatici.
Van Diemen's Land ci trascina negli abissi più cupi che l'uomo possa immaginare e non ci offre riparo dall'iperrealismo primordiale e truculento cui i bravissimi attori si prestano con un'interpretazione che svela spazi ombrosi che tolgono il respiro, profondi spiragli d'emotività.
La lievità di questo documentario presentato nella sezione Paesaggio con Figure del 27° Torino Film Festival è tutta racchiusa in due straordinarie sequenze, una in apertura e una in chiusura del film, in cui vediamo un papà che accompagna amorevolmente il suo piccolo a scuola.
Un'opera che parla di rock eppure non si profila come un'opera-rock. Sam Taylor-Wood asseconda in scioltezza le sfumature irriverenti e crepuscolari di un dissoluto John Lennon adolescente, dotato di verve indisciplinata e di un'intelligenza e una sensibilità che ne hanno fatto un ragazzo tormentato e un musicista leggendario.
Con 'Un alibi perfetto' il regista Peter Hyams si confronta con il noir di Fritz Lang proponendo un thriller moderno trainato dalla suspense tipica dei legal movie.
La narrazione in sé passa in secondo piano di fronte a uno stordimento sensoriale che diventa principale ragion d'essere. E' tenendo bene a mente questo discorso che ci si deve approcciare a un film come '2012', ultimo gigantesco sforzo del regista di 'Stargate', imponente e rutilante blockbuster che sfrutta paure e suggestioni new age per offrire l'ennesimo sfoggio di distruzione cinematografica.
E' proprio Berlino l'elemento chiave della vicenda, la ricchezza di un film che fa dell'ambientazione il suo principale punto di forza, calando le imprese del suo protagonista nella livida metropoli ultramoderna, capitale delle discoteche e della vita notturna, sede della provocatoria Loveparade, bellissima e gelida.
Lo script di Ramis il suo script proietta Jack Black e Michael Cera in un fantomatici Anno Uno, a ricoprire i ruoli del fallito e del nerd in un piccolo villaggio di cacciatori e raccoglitori.
La Novion è piuttosto brava a dar conto dei sentimenti che si annidano nei protagonisti, senza renderli evidenti. Nei suoi piani lunghi va alla ricerca di quei gesti e di quelle sensazioni che ne definiscano caratteri e orizzonti.
Mann sceglie senza mezze misure di rinunciare a qualsiasi forma esplicativa e ricostruttiva e fornisce lustro all'epica quasi involontaria uscita dalle pagine di Burroghs, portando in dote il suo sguardo infinito, la cui densità ancora una volta illumina la mente e scalda il cuore.
Il riequilibro delle ingiustizie sociali, per Romero, passa attraverso la comparsa degli zombie e della loro capacità maieutica di portare alla luce la vera natura insita nella specie umana. Una natura che, alla resa dei conti, non si dimostra poi tanto migliore degli inconsapevoli morti viventi.
Michael Jackson faceva tutto con A-M-O-R-E, come scandito da lui stesso durante le prove del suo show. A quell'amore non si può che rispondere con amore. Sarebbe stato bello vedere lo spettacolo finale come sognato da lui, ma tocca accontentarci. La storia è già stata scritta, ormai si può solo ricordare.
Sarebbe ingiusto giudicare 'Niko una renna per amico' secondo gli stessi criteri tecnici ed estetici dei recenti capolavori Pixar, ma non si può trascurare la riuscita di un'operazione che si dimostra allegra e vivace, simpatica e divertente per il giovane pubblico cui si rivolge.
La nuova versione di Pinocchio targata Rai rimane un bell'omaggio a uno dei capolavori della letteratura per l'infanzia, che vive di spunti attuali, nel rispetto di uno spirito che trascende le generazioni.
Con un piglio originale senza paragoni e una capacità visionaria mai spocchiosa, il film di Spike Jonze fa tremare di emozione, e nello stesso tempo scalda il cuore, scarabocchiando sul grande schermo quel che si agita negli incubi e nelle possibilità infinite dell'infanzia.
Attraverso la storia di Caro, delle sue amicizie e dei suoi amori, Moccia traccia un ritratto generazionale, portando in superficie le ansie e le difficoltà dell'età più difficile di tutte, quella dell'adolescenza.
Documentario poetico e toccante su un centro per l'infanzia che nel cuore di Roma diffonde i valori della convivenza e della multiculturalità, 'Sotto il Celio azzurro' diventa il simbolo di un nuovo modo di ripensare l'integrazione.
Non solo un film tutto da ridere, ma anche qualche spunto di riflessione su questioni affrontate con leggerezza e sorprendente sfrontatezza da un protagonista assolutamente irresistibile.
Un film fortemente fisico, caratterizzato dalla forza prorompente dei suoi protagonisti, mossi da una rabbia che li spinge continuamente allo scontro e che l'attenta regia provvede a cogliere con puntualità.
'A Serious Man' è l'ennesimo gioiello registico cui ci hanno abituato i fretelli Coen, un'opera grondante ironia nerissima e del tutto impietosa nei confronti della comunità che ritrae.
Dalla regista di C'è posta per te, Nora Ephron, una divertente commedia tra i fornelli, l'amore e la carriera: Julie & Julia. Protagonista assoluta una superba Meryl Streep.
Cinema verità nudo e crudo, metafora agghiacciante che evidenzia, mettendola in ridicolo, la violenza cieca di chi non pensa ma agisce per inerzia, mosso unicamente da becere ideologie che predicano il ritorno alla razza pura, bianca, che mirano a debellare qualsiasi focolaio di diversità e di innaturalità.
Margarethe Von Trotta realizza un ritratto sfaccettato di Hildegard von Bingen, focalizzandosi sia sulla sua emancipazione dalle gerarchie ecclesiastiche, sia sulla dimensione umana. Il film però finisce per non rappresentare l'affascinante storia della religiosa benedettina con adeguata forza visiva.
Un film scorrevole, che strappa più di qualche risata e che ha come unico scopo quello di raccontare in chiave caricaturale le brutture mediatiche cui la nostra televisione e i nostri giornali ci hanno ormai abituati e al contempo la grande tradizione 'familiare' italiana tirando in ballo un argomento, il matrimonio, che tra gli anni '60 e '70 si è reso protagonista di una pagina importante del cinema nostrano.
Le parole lasciano il posto alle immagini e alle sensazioni, sviando la ricerca di enfasi, andando invece a scavare con grande discrezione nell'umanità di coloro che in una guerra non hanno voce.
Film corale e musicale, Io, Don Giovanni di Carlos Saura segna la quinta collaborazione del regista spagnolo con il direttore della fotografia Vittorio Storaro: Settecento in puro stile rococò, scenografie fittizie, sipari lirici scandiscono la storia del libertino che un italiano e un austriaco resero famoso in tutto il mondo, eleggendolo inconsapevolmente a mito, ingombrante, della modernità.
In un energico tourbillon d'irresistibili siparietti e di personaggi beckettiani, l'autore Bruno Podalydès torna al cinema con 'Bancs Publics', commedia francese all'italiana.
Opera undergroud, girata in digitale dal regista indipendente Geng Jun, "Quingnian" ("Youth") è un film che intreccia denuncia sociale con un'incomprensibile deriva grottesca e demenziale, che risulta difficilmente inquadrabile.
Anche autrice della sceneggiatura insieme a Furio e Giacomo Scarpelli e a Marco Tiberi, la Sandrelli confeziona una surreale fiaba storica che visivamente si avvicina a sceneggiati di stampo televisivo e che a tratti - vuoi per la scelta di far recitare gli attori in rima baciata, vuoi per l'argomento e la forbita verbosità dei dialoghi - assume una connotazione marcatamente teatrale che sovraccarica lo spettatore di un fastidioso e inutile fardello.
Il regista della Quinta generazione Tian Zhuangzhuang si cimenta per la prima volta nel genere in costume cinese, non attenendosi per nulla alle convenzioni del cinema d'azione e firmando un'opera criptica e incoerente sulla pulsione animale che agita l'essere umano.
Tra girotondi amorosi trascinati dall'amore e languide sequenze erotiche, il francese 'Les Regrets' racconta una difficile storia di passione e amor fou. Con il merito di riportare sullo schermo la brava Valeria Bruni Tedeschi.
Irrisolta, ma comunque affascinante, l'opera seconda di Alessandro Angelini presentata in concorso alla Festa del Cinema di Roma. In parte racconto intenso e ruvido del legame tra un padre e un figlio, in parte percorso di formazione e accettazione, "Alza la testa" deve molti meriti all'eccezionale performance di Sergio Castellitto.
Il tono che i personaggi mantengono è fortunatamente pacato, lo script ci evita reazioni esagitate e voci grosse, scegliendo inoltre di rendere piuttosto labile la cocciutaggine machista nel rifiuto di accettare la cavalcata interiore delle proprie emozioni.
Lo spunto di partenza, ovvero la creazione del robottino da parte del Dr. Tenma, viene infatti inserito in un contesto del tutto inedito: Astro Boy deve vedersela con il presidente in carica della futuristica città di Metro City, che per ottenere la vittoria alle future elezioni decide di attuare una politica militarista.
Liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Walter Kirn, Tra le nuvole è una commedia dolceamara che affronta temi di grande importanza e di grande valore in special modo di questi tempi, tempi interconnessi e iperglobalizzati in cui ci si illude che basti costruire lo stesso aeroporto con gli stessi negozi in ogni città del mondo per riuscire a far sentire le persone a casa.
E' un cinema potente quello di Mihaileanu, in grado di maneggiare con estrema abilità un'esplosione di elementi, folgorazioni, temi importanti e acute considerazioni, che si legano insieme attorno a un'idea originale che si mantiene nel solco della commedia, sino alla rivelazione finale.
Ispirato alla storia vera del sacerdote polacco celebrato ancora oggi tra le pagine della storia per aver sostenuto la ribellione che negli anni '80 fu soppressa nel sangue dal regime comunista, Popieluszko è un dramma umano collettivo prima ancora che individuale
L'incredibile viaggio della tartaruga è una fiaba ecologica che ci augura buona immersione negli abissi dell'oceano in compagnia di una piccola tartaruga in crescita.
Con il suo ritorno in Asia, in una dimensione produttiva diversa da quelle a cui ci aveva abituato, John Woo sembra ritrovare lo smalto perduto. Dirigendo un kolossal sontuoso e visivamente potentissimo.
In 'The Last Station' Michael Hoffman delinea un ritratto sorprendente e intimo di una delle figure più importanti della letteratura mondiale: Lev Tolstoj. Tra la fama dello scrittore pubblico e le sfumature indistinte della personalità dell'uomo appassionato.
Toni noir in salsa british per tre opere appassionanti che pullulano di personaggi e twist narrativi, per mettere insieme un complicato mosaico dello squallore umano che si completa seguendo un ritmo serrato che trova il tempo di pennellare atmosfere inquietanti ma nello stesso tempo ricche di fascino.
A conquistare del film è la capacità della regista di non scivolare nello stereotipo, grazie anche all'intelligenza, non sempre riscontrabile in questo genere di pellicole rivolte a un target giovane, di operare scelte coraggiose in termini di snodi narrativi e caratterizzazione dei personaggi.
Più che un road movie il film della regista Dima El-Horr è un percorso dai contorni metaforici ed esistenziali, che affronta temi importanti come l'emancipazione femminile in Libano, anche se forse pecca di un eccessivo simbolismo.
Viaggio trasgressivo nella notte brava di tre amici insoddisfatti e infelici, "After" si ispira a diversi modelli registici senza riuscire a sviluppare una cifra stilistica personale.
Rinunciando alla pomposità sentimentaloide che spesso contraddistingue i suoi lavori, Hallstrom è riuscito stavolta a realizzare una pellicola ricca di realismo, mai ammiccante o ridondante, assai drammatica ma non per questo patetica, con uno stupendo esemplare di akita come primattore.
Nel confezionamento del film, il regista americano mantiene la sua innata eleganza, fatta di accenni, di rifiniture e di un conferimento ai dialoghi di una sacralità d'altri tempi, lasciando che il suo film scorra su un binario classico che porti infine all'esplosione finale del sentimento
Storia di un amore lesbico che sfida le delimitate strutture patriarcali nella Sicilia risorgimentale, 'Viola di mare' si ritaglia uno spazio nel cinema italiano al femminile avvalendosi della brava Valeria Solarino.
Fiaba oscura e gotica, che affronta argomenti scomodi e dolorosi con delicatezza e sensibilità, Skellig è impreziosito dall'interpretazione di Tim Roth nelle sembianze di una creatura alata bizzarra e misteriosa.