Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
E' coraggiosa, e insolita, la scelta del regista Ian Fitzgibbon di fondere il cinema live action con l'animazione per rappresentare il mondo interiore del giovane protagonista.
L'incisiva rappresentazione dell'alta finanza priva di scrupoli e degli stratagemmi messi in atto per evitare di far fallire l'azienda rappresentano la parte più solida e interessante del film che poggia sulle spalle di uno straordinario Pierfrancesco Favino.
E' nella scrittura acutamente satirica nei confronti della società e bonariamente disincantata nei confronti del singolo che si cela l'elemento vincente di un film tanto imperfetto nella realizzazione quanto efficace nel contenuto.
La stereoscopia, applicata ai disegni, oggi insolitamente rétro, contribuisce ad arricchire il cartoon, i cui paesaggi diventano avvolgenti e ricchi, quindi il mix tra vecchio e nuovo non può non risultare appetibile per il pubblico di ogni età, catturato dalla bellezza di immagini senza tempo.
Alla ricerca delle bizzarre tonalità di Tutti pazzi per amore e della coralità di Mine vaganti, Cotroneo porta sullo schermo con tanti personaggi cui è facile affezionarsi, tante piccole gustose storie che si affiancano, si sfiorano e si sovrappongono senza però mai fondersi l'una con l'altra in un'unica ben definita entità libera dalla morsa della nostalgia.
Funziona bene l'integrazione di registri diversi presenti in Love for Life, dal crudo realismo di una storia di malattia e morte all'umorismo grottesco e sopra le righe di alcuni dei suoi personaggi, fino al romanticismo di una love story assoluta, rappresentata con grande intensità pur nella sua inevitabile fragilità.
Un film nostalgico e giocosamente scandaloso che analizza, attraverso le bizzarre nozze tra due ragazzi di estrazione sociale diversa, mentalità, atteggiamenti, ignoranza e vezzi di un'epoca molto diversa da quella che viviamo oggi.
Un progetto non facile, quello di far rivivere un personaggio complesso e iconico come quello di Marilyn Monroe, ma Michelle Williams riesce ad interpretarla in modo convincente e ad essere fragile e seducente, carismatica e insopportabile. Una piacevole incursione nel mondo del cinema di quegli anni, e nella vita di una diva indimenticabile.
Quello che Claude Miller mette in scena è in un viaggio nel dolore di due donne, nella loro resa all'incapacità di amare l'uomo che hanno perso, e nella loro disperata ricerca di risposte.
Una piacevolissima avventura on-the-road, I primi della lista, che parla del nostro passato ma dice molto anche del nostro presente, un film intriso di amarezza ma anche di speranza, tenero nell'approfondire temi importanti come l'amicizia, la fuga e la paura di diventare adulti in un momento storico di grande transizione.
Un'evanescente dark lady e uno scrittore americano sono i protagonisti del sofisticato adattamento di 'Margit' di Douglas Kennedy. Un mystery malinconico e onirico insieme, che mette da parte la logica per puntare tutto sull'atmosfera.
Anne Fontaine mette in scena lo scontro (e il confronto) tra due personalità opposte svelando con arguzia aspetti meno scontati dei mondi che appartengono ai due protagonisti. Huppert e Poelvorde irresistibili nei rispettivi ruoli di un'algida e dispotica intellettuale e uno zoticone senza freni inibitori.
Giocando sugli incastri narrativi tanto cari ad Inarritu e su una sospensione spazio-temporale che rievoca i fasti di Twin Peaks, Magic Valley riesce ad appassionare e a tenere con il fiato sospeso fino alla fine nonostante il tono lento, ai limiti del contemplativo, dello scorrere degli eventi.
Al suo secondo lungometraggio, Goro Miyazaki decide di affidarsi a una storia scritta dal padre Hayao, che tocca alcuni dei temi preferiti dall'illustre genitore, pur riportati in un contesto realistico e ben delineato storicamente.
Il film di Drake Doremus rifiuta i compromessi vezzosi e le rappresentazioni idilliache per narrare con sincerità una piccola storia d'amore.
Forte come un pugno allo stomaco, il film di Paddy Considine ammalia per tutta la sua durata, catturando lo spettatore senza concedere nulla alla facile emotività.
L'opera di James Marsh è armonica e compiuta e soddisfa lo spettatore sia nell'aspetto prettamente documentaristico, mai pedante o didascalico, che in quello estetico.
Il documentario possiede la stessa caparbietà dei suoi 'interpreti' e trasmette agli spettatori emozioni genuine; merito della regista, capace di sviluppare il racconto alternando cronaca spicciola e vero sentimento; Heidi Rizzo ci regala una piccola storia di vittorie conquistate senza tradire sé stessi. Lontano dai riflettori.
Con un umorismo inglese molto molto dark, un cinismo fuori misura e battute spinte a non finire, Elliott confeziona una wedding comedy very british tutta al maschile, un po' buddy movie che strizza l'occhio all'horror e alla commedia demenziale, in una versione irresistibilmente sboccata della famigerata e osannata Notte da leoni che ha fatto sfaceli al box office.
Tratto da un romanzo di Mario Desiati e diretto dall'esordiente Pippo Mezzapesa, Il paese delle spose infelici ha il pregio di rappresentare realisticamente, con uno stile scarno ma elegante, la vita di una piccola provincia del sud.
Un po' dramma politico, un po' action movie e un po' atipica love story, Poongsan mostra chiaramente il tocco dell'autore di Ferro 3 - La casa vuota, film, quest'ultimo, con cui condivide il tema di un amore illogico e avversato.
Un film intenso e doloroso Il mio domani, che perde di intensità verso il finale lasciando pian piano per strada la fascinazione, lo sconcerto visivo e l'impronta drammaturgica che lo aveva contraddistinto nella prima parte.
La tensione legata all'evolversi del rapporto tra i due protagonisti subisce qualche pausa di troppo, ma quando il regista sceglie la sintesi, lasciando spazio a poche e semplici parole, il racconto torna a riempirsi di quell'emozione che avevamo solo lontanamente percepito.
A dispetto del tema apparentemente provocatorio, Hysteria si rivela sostanzialmente una commedia romantica, che occhieggia più volte alla satira di costume ma mantiene nel tono una leggerezza in grado di strappare sorrisi sinceri e convinti.
Tutti conoscono la sua storia, la sua lotta per i diritti umani, il suo sorriso e il suo sguardo di speranza. L'hanno definita il Mandela al femminile: la Stella della Birmania e le sue gesta hanno fatto il giro del mondo ma ora, grazie al ritratto cinematografico di Luc Besson, Aung San Suu Kyi resterà per sempre anche nella storia del cinema contemporaneo.
Il film di Steven Spielberg è un concentrato spettacolare di fiaba e infantile incanto; la raffinata messa in scena della storia di un eroe ragazzino, realizzata con il massimo delle tecnologie a disposizione.
Assistito a livello produttivo dal regista di Paranormal Activity Oren Peli ed a livello narrativo dall'amico Leigh Whannell, che insieme a lui ha dato vita alla saga di Saw, il regista James Wan sceglie di riscoprire un suo vecchio amore e di abbandonare definitivamente il torture porn per cimentarsi con l'inflazionatissimo filone delle case stregate confezionando un horror-thriller ibrido di grande impatto visivo sullo spettatore.
Il film segue in maniera piuttosto fedele gli avvenimenti narrati nel primo romanzo della fortunata saga dell'autore australiano John Marsden, che fonde un intreccio bellico con il racconto della maturazione di un gruppo di ragazzi. Tuttavia, nella trasposizione cinematografica del regista e sceneggiatore Stuart Beattie a predominare è la componente puramente action.
Tom e Julia sono una coppia da rom-com fuori tempo massimo, ma c'è di buono che è proprio su questo elemento autoironico che Larry Crowne s'impernia, la superdiva brilla, pigra e imbronciata, il doppio premio Oscar languido, imbolsito e infatuato.
Il film di O'Connor mette in scena l'archetipico confronto tra due fratelli separati, ponendolo sullo sfondo di una disciplina caratterizzata da un alto tasso di violenza, che ben si adatta alla durezza della storia rappresentata.
Un film spiritoso in cui si ride spesso e di gusto, talvolta a denti stretti, nonostante manchi un importante ingrediente come la coralità e di quel pizzico di approfondimento narrativo intorno ai singoli personaggi che aiuta, in questi casi, a rendere più fluidi gli intrecci e più naturale l'evoluzione della storia.
Pur con qualche battuta d'arresto, il film di Oliver Parker non delude le aspettative, grazie ad un cast ispirato, in cui spiccano le interpretazioni dell'inossidabile Rowan Atkinson, della rediviva Gillian Anderson e di Rosamund Pike.
E' evidente l'origine teatrale del film di Andrès Arce Maldonado, ma il regista riesce a equilibrare le atmosfere da teatro dell'assurdo con inserzioni di grande impatto cinematografico, esaltando così le ottime interpretazioni dei due protagonisti.
Diretto da Claudio Risi e scritto dalla coppia Bomprezzi/Falcone, Matrimonio a Parigi apre in netto anticipo la stagione dei cinepanettoni con una commedia ispirata a 'I tartassati di Steno' che non riesce, però, a ricreare la magia di quella comicità plausibile eppur devastante.
Il secondo episodio cinematografico che ha per protagonista la combattiva streghetta in erba unisce un intreccio avventuroso e un'ambientazione esotica, dallo stile bollywoodiano, con delle importanti riflessioni sulla multiculturalità, sul rispetto dell'ambiente e sulla legittimazione del potere.
La fedeltà al testo è pressocché totale, ma non mette al riparo il film di Martelli da una lunga serie di pericoli, il primo, il più grave, l'assenza di reali momenti comici.
Quello diretto da Antonio Frazzi è quindi un film tv classico, che concede allo spettatore tutto quello che si può volere da un'opera del genere, puntando a raccogliere un coinvolgimento più genuino possibile.
Senza alcuna presunzione di autorialità, lontano da qualsiasi ricostruzione storica se non quella di una Parigi caratterizzata dalla sua particolarità architettonica, Anderson progetta un universo fantastico all'interno del quale muovere i suoi personaggi, più o meno tratteggiati con surrealismo, come pedine di un monumentale gioco di società.
Al di là delle inevitabili polemiche, questa versione televisiva de Il generale Della Rovere rappresenta un tentativo onesto di reinterpretare una storia nota ai più, che forse potrà indurre gli spettatori più giovani al recupero di quello che è un classico assoluto del cinema.
Un film perennemente in bilico tra commedia e tragedia, 'L'amore fa male' non assume un'identità precisa fino alla scena finale, quando un lieto fine un po' buonista lieto va a ricomporre il puzzle in tutti i suoi tasselli.
Gli amanti della saga adoreranno questo quinto cruentissimo capitolo farcito di splatter, sangue, punteruoli conficcati, ossa rotte e umorismo nero e si sentiranno, finalmente, di nuovo a casa.
Mia Wasikowska è semplicemente straordinaria. Sul suo volto pallido si materializza con estrema naturalezza un'infinita gamma di espressioni che corrispondono ai tormenti, alle gioie e alla frustrazione di Jane Eyre.
L'equilibrio tra il carattere melò della storia e la misura nei toni della narrazione è il punto di forza di questo film, con cui Van Sant racconta una storia d'amore che, al netto del contesto in cui prende piede, ha comunque tutti i crismi della classicità.
Tornati ad una leggerezza probabilmente più consona alle loro corde, i fratelli Carlo e Enrico Vanzina giocano la carta 'Ex', che a suo tempo portò tanta fortuna a Fausto Brizzi, ma il risultato ottenuto è una narrazione tendenzialmente superficiale con una vaga presunzione di critica sociale.
Una serie di omicidi a sfondo religioso, un bel commissario tormentato dai ricordi e una giovane poliziotta in lotta con la depressione: questi, insieme a un cast dall'indubbio valore estetico, gli elementi su cui punta Faccia d'angelo per fare breccia nel cuore degli italiani.
Il problema in produzioni del genere è che ci si lascia trasportare da una certa retorica, rischio che in questo caso viene corso un paio di volte; nel complesso però ci troviamo di fronte ad un'opera intensa, ben recitata dal cast internazionale.
Se la trama di Gemelle può, sulla carta, presentare qualche punto di contatto col cinema che il regista (e l'intera serie) si propongono di omaggiare, lo svolgimento e l'estetica del film tradiscono subito la sua natura di prodotto da prime time televisivo.
Seguendo la lezione di Twilight, il film di John Singleton si segnala come un particolare e inconsueto esempio di contaminazione tra il genere thriller e quello del teen movie. Balza subito agli occhi come Abduction sia costruito interamente sulla presenza fisica di Taylor Lautner, che tenta di candidarsi a nuovo action-man di riferimento per il pubblico adolescenziale.
James Strong ci parla di uomini prima ancora che di calciatori, della loro lotta per diventare una squadra e di quella per continuare a esserlo.
Diego Abatantuono esordisce alla regia in una sorta di viaggio on the road dal ciglio di una strada, in cui l'eterogenea forza lavoro di un autogrill dovrà tentare l'impossibile per conservare il posto di lavoro.