Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Con la sua comicità prevedibile e un cast a cui non si chiede molto più di quello a cui è abituato, il film di Paolo Costella non rappresenta certo una novità nel panorama cinematografico nostrano, ma rimane comunque un'occasione per sdrammatizzare su alcune delle debolezze della nostra società.
La nuova fiction Il signore della truffa si basa principalmente sulla simpatia e sul carisma di un Gigi Proietti più che mai mattatore, perfetto per il ruolo di un criminale romantico al tramonto.
L'interpretazione di Cesar, il dolore e la rabbia insieme che vengono dal suo volto e dalla sua figura, sono probabilmente il principale punto di forza del film.
Sarah Jessica Parker torna sul grande schermo con una commedia dall'umorismo classico e dalla tematica per lei insolita, che la vede finalmente pronta ad aprire le porte ad un futuro professionale post Carrie Bradshaw.
Se vi aspettate una dura disamina sociale su quella particolare forma di campanilismo che sfocia in un becero razzismo, questo film non fa per voi; ciò che interessa al regista è la possibilità di sfruttare in ogni minimo risvolto un canovaccio consueto per permettere ai singoli interpreti di scatenare la loro indole comica.
Al ritmo di canzoni neomelodiche, pistolettate e dolenti muggiti, va in scena una tragicommedia forte che parla di noi, di uomini e donne, di meschinità e di orgoglio, di passato e futuro e, immancabilmente, di vita e di morte.
Sergio Caballero esordisce alla regia con un film di indubbia originalità, fatto di immagini capaci di togliere il fiato e di riflessioni ironiche, che ci guidano attraverso un racconto fiabesco sulla difficoltà di esistere.
Nel suo terzo documentario dedicato all'artista canadese, Demme segue Neil Young nel suo concerto a Toronto, in cui protagonisti sono l'album The Noise ma anche i suoi grandi successi del passato.
Nel loro secondo lavoro, Luca e Gustav tornano per la strada, a cercare l'Italia che merita di essere vissuta e in cui è ancora possibile credere.
Un Butch Cassidy redivivo è il protagonista di questo western atipico di Mateo Gil, che anche nel ruolo del regista conferma la sua attenzione al personaggio, al suo mondo interiore e alla sua natura più vera.
Nella sua opera prima, Prashant Bhargava ci regala un affresco intimo e autentico sull'India che sta cambiando ma non è ancora pronta ad abbandonare le proprie tradizoni, attraverso il pittoresco filtro della festa degli aquiloni di Ahmedabad.
Traendo spunto dalle storie del proprio cast di non professionisti, Brendan Fletcher realizza un film emozionante e sincero sulla ricerca delle proprie radici, sul bisogno di dare un senso alla propria vita e ai propri rapporti, sull'importanza della responsabilità.
Con il suo film di diploma, il ventinovenne coreano Yoon Sung-Hyun ci regala n vivido ritratto dell'amicizia, della gelosia, della paura al tempo dell'adolescenza, intriso della delicata sensibilità del cinema orientale.
Commedia piena di buone intenzioni e soprattutto di ottimi spunti narrativi, il film non mantiene fino in fondo le premesse lasciate intravedere nella prima parte, penalizzato da una coralità che raramente diventa ricchezza della storia nella sua complessità.
Il regista John Madden e gli sceneggiatori, per questo remake dell'israeliano The Debt, si sono sforzati di andare oltre il film-fotocopia, modificando in modo decisivo la struttura narrativa e dando alla loro pellicola un ritmo più serrato, che la avvicina ad un vero e proprio thriller.
Salito alle cronache cinematografiche grazie ai successi de L'ultimo Re di Scozia e State of Play, Kevin MacDonald si lascia sedurre dal fascino del passato con The Eagle, epica storica sulla misteriosa scomparsa della IX Legione romana.
Nella sua pellicola d'esordio, il francese Angelo Cianci dà vita a un divertente e sofisticato intreccio in cui sequestrato e (improbabili) sequestratori finiscono per scoprire di non essere poi così diversi, e che la linea che separa i buoni dai cattivi è spesso tracciata con un po' troppa approssimazione.
Attraverso un'opera metà fiction e metà documentario, i due registi raccontano la crisi economica greca e, con essa, la crisi di due diverse giovinezze: quella anagrafica, del giovane Haris che pensa solo all'oggi, e quella spirituale, del poliziotto Vassili che non sa più mettersi in gioco.
La regista confezione un'opera intimista ma anche con una spiccata verve da dark-comedy, incentrata su una protagonista un po' burtoniana, ossessionata dalla tragedia per sfuggire alla solitudine e per colmare il proprio bisogno di affetto.
Le creaturine blu ideate da Peyo rivivono in una trasposizione cinematografica che utilizza vari espedienti - a partire dalla mescolanza tra animazione tridimensionale e ambientazioni live action - con l'obiettivo di conquistare un pubblico trasversale, non riuscendo però appieno nell'impresa.
Nonostante Il Commissario Zagaria renda omaggio ai personaggi resi celebri da Banfi nelle commedie di culto degli anni Settanta e Ottanta, la miniserie Mediaset segue però il trend della fiction contemporanea, ispirandosi soprattutto a Montalbano, non solo per l'intreccio investigativo, ma soprattutto per la smaccata connotazione regionale. Ma naturalmente la serie è cucita addosso a Lino Banfi, autentico mattatore, che dà libero sfogo alla sua incontenibile vis comica.
Per il suo primo documentario, Soderbergh sceglie un protagonista d'eccezione: quello Spalding Gray che tanto ha saputo farsi amare dall'America per la sua pungente, tragica comicità, e che tanto ha contribuito alla riflessione sul senso dell'arte.
Kotoko presenta una certa ricercatezza visiva, che si esplicita soprattutto nell'attenta ricostruzione degli interni, nella presenza costante degli oggetti infantili e nell'insistenza sui colori primari, parti di un mondo in cui la protagonista si illude di poter conservare un rifugio per sé e suo figlio.
Damsels in distress è una frizzante commedia caricaturale tutta giocata sulla demenzialità spicciola e sulla parodia della società americana.
Con un intreccio insolito per un prodotto targato Milkyway, 'Life Without Principle' potrebbe forse segnare una svolta, o quantomeno un'evoluzione, per la carriera di un gigante del cinema di Hong Kong come Johnny To.
Missione di pace non ha certamente la forza irriverente di MASH e nemmeno la poetica malinconia di Mediterraneo, ma rappresenta una simpatica e leggera incursione nella commedia antimilitarista da parte dell'esordiente Francesco Lagi.
Le cose buone contenute in Texas Killing Fields sono molte. Al di là delle imperfezioni narrative e di qualche incertezza nel montaggio, il film scorre deciso verso la risoluzione finale dimostrando una buona capacità di controllo della tensione grazie ai colpi di scena che costellano il plot, ma questo non cancella i difetti della pellicola.
La visione del film di Bachschmidt non può lasciare indifferenti e ed è facile prevedere che il film, distribuito il 15 settembre, scatenerà nuove polemiche mettendo il dito in una ferita che non accenna a richiudersi.
Il film di Sokurov non è una vera e propria trasposizione dell'opera di Goethe, ma una trattazione filosofica sulle ambizioni di un essere umano rappresentato come creatura più che mai fallace, in un contesto in cui tutto intorno a lui sembra caratterizzato da disfacimento.
Maestro di stile e grande esteta del cinema, Friedkin va ad esplorare in modo assai più osceno rispetto al passato i meccanismi perversi e deliranti della violenza che genera altra violenza, e lo fa con un noir polveroso e sanguinolento in cui non esiste un eroe né una vittima, in cui non c'è un vincitore né un perdente, ma solo un grido disperato e liberatorio provocato dal disfacimento morale dei nostri tempi.
Un'operazione che sulla carta potrebbe ricordare quella tentata da Frank Miller e The Spirit, ma per fortuna con risultati ben diversi, perché laddove il film di Miller era un vuoto showcase di attori famosi e immagini ad effetto, il film di Gipi si concentra soprattutto sul messaggio di un'Italia addormentata, un paese assuefatto, in crisi non solo economica ma soprattutto morale.
Scritto assieme alla moglie Simona Izzo e a Leonardo Marini, il film di Tognazzi perde quasi subito l'appeal comico per assumere i toni di una divagazione, un tantino moraleggiante, sui classici stravizi degli scapestrati ex ragazzi di un tempo e sulle malinconie della 'nuova' vecchiaia.
Piccolo gioiello del cinema spagnolo capace di combinare perfettamente fantascienza, dramma introspettivo e analisi sociologica in una fiaba cibernetica con protagonisti umani, cyborg umanoidi, animali meccanici e prototipi sperimentali.
In Quando la notte la maternità non viene vista come qualcosa di scontato e naturale, ma si tenta di metterne in scena i lati negativi, le difficoltà e quel senso di inadeguatezza e di claustrofobia che accompagna le neomamme nei primi anni di vita dei figli.
Un complesso dramma allegorico e grottesco che racconta improvvisamente di un uomo che si rende conto della monotonia della propria vita e, cosa ancor più importante, di come in realtà possa bastare molto poco per poterla spezzare.
Il viaggio di un uomo che nel perseguire il proprio piano viene a contatto con una realtà che non lascia speranza, un uomo a cui continuamente viene mostrata la propria impotenza di fronte alla giustizia, alla corruzione umana, alla propria inadeguatezza come padre.
Il regista nipponico sembra essere uno dei pochi, non solo nell'ambito del cinema asiatico, ad aver intuito le potenzialità reali del 3D, e ad usare questa tecnologia in modo conseguente.
Un progetto che nasce dalla classica domanda 'se avessi un ultimo giorno da vivere, cosa faresti' e svela un Ferrara inedito e sorprendente, che potrebbe essere ad una svolta personale piuttosto importante.
Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati.
Il film di Di Biagio si propone di affrontare il tema del tradimento in chiave di commedia, gettando al contempo uno sguardo sul contrasto tra la vita della periferia romana e quello degli ambienti dell'alta borghesia.
Fernanda Pivano ci ha fornito la chiave del paradiso, ha arricchito la nostra cultura propagandando, attraverso le opere da lei tradotte, la libertà di pensiero, la giustizia, la pace, ma anche l'irriverenza, la lotta contro l'establishment perbenista e l'ipocrisia.
La Arnold sacrifica in parte tutto l'aspetto sanguigno e violento della storia, creando una sorta di bolla protettiva davanti alle vicende raccontate, con una climax narrativa che sembra non arrivare mai ad una conclusione soddisfacente.
Sensi di colpa, gelosie, confusione tra sogno e realtà, paranoia adolescenziale fanno da sfondo a questa inefficace storia di maturazione raccontata attraverso la metafora vampiresca in un modo del tutto banale.
Il villaggio di cartone, intriso di religiosità, contiene un forte afflato mistico accompagnato da un'accesa denuncia nei confronti dell'opulenta società occidentale.
Film intenso e struggente che racchiude in due ore abbondanti l'accorato grido di dolore di una generazione ma soprattutto di un popolo che si ritrova spaesato, solo, abbandonato al suo destino, vittima dei suoi stessi errori ma anche capace di guardare avanti con speranza.
Gli straordinari duetti tra Deanie Ip ed Andy Lau, ovvero una caratterista veterana ed un vero e proprio divo del cinema orientale, regalano momenti di grande tenerezza e autentica commozione.
Di fronte al lavoro di un cast di eccellenza in cui tutti svolgono egregiamente la propria funzione, si comprende come la trama gialla che sottende il film funzioni perfettamente come chiave d'accesso a un mondo oscuro.
La voce fuori campo dello stesso Vasco si racconta e ci racconta, con tono ora sottilmente nostalgico ora punteggiato di ironia, il suo passato e gli inizi del suo percorso artistico, uniti a riflessioni più personali sul suo approccio alla vita e alla musica.
Il film parte benissimo, ritmato, brillante, paurosamente graffiante, ma ad un certo punto la magia si spegne, in corrispondenza di un'infiltrazione onirica che stenta a funzionare e a portare il film sul giusto binario, con il risultato che il tutto viene bruscamente mitigato.
Come capita spesso quando ci si trova di fronte ad opere prime ambiziose non possiamo parlare di scommessa completamente vinta; la singolare scelta di ambientare la pellicola in un'epoca lontana e in un contesto rurale viene ripagata dall'ottima resa dei bellissimi paesaggi della Toscana, ma alla cura stilistica non corrisponde un'uguale attenzione narrativa.