Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Thriller atipico dai tempi dilatati, Miss Bala punta tutto sulla prova e sul corpo dell'esordiente Stephanie Sigman, ma manca di autentica tensione, a causa soprattutto di una sceneggiatura esangue e di una regia troppo pedante e dettagliata.
Di un tema dalle potenzialità umanamente esplosive come quello della rivalità tra padre e figlio, Cedar fa di Hearat Shulayim una commedia amara caratterizzata da uno humour asciutto, ma non freddo.
Il film attinge ad una vasta mole di documenti e di testimonianze per raccontare in maniera genuina, se non originale, la storia di un genio della musica: Radford opera però almeno una scelta anticonvenzionale, quella di lasciare senza nome le persone che recluta per parlare di Michel.
Polisse colpisce per l'estrema vitalità e per il coraggio ed ambisce a fornire uno spaccato della Parigi multietnica e più problematica, e ad essere così in qualche modo riconosciuto dalla giuria di Cannes 2011.
Il dramma di una madre che ha messo al mondo un essere incomprensibile e terrificante è stato affrontato dal premio Nobel Doris Lessing in uno dei suoi romanzi più famosi, Il quinto figlio. Ma Lynne Ramsay in questa straordinaria pellicola va anche oltre la lucida esposizione di quel dolore e di quel senso di colpa con cui è impossibile venire a patti, mettendoci di fronte a qualcosa di insostenibile.
La coraggiosa prova di Emily Browning è sicuramente l'elemento più sorprendente ma anche facilmente metabolizzabile di un film che ha raggelato il 64. Festival di Cannes con la sua composta, elegante, sensuale e mortifera freddezza.
Non è certamente il messaggio o il plot il punto forte di questo nuovo film di Allen, ma sono gli ironici incontri, spesso surreali, del protagonista con tante personalità del passato, figure iconiche che il regista e scrittore tratteggia con la consueta (auto)ironia e in maniera irresistibile.
Un perfetto gentiluomo è una commedia agrodolce che fa riflettere e strappa qualche sorriso puntando sul grottesco, ma soprattutto si farà ricordare per le interpretazioni di Paul Dano e Kevin Kline.
Diretto da Antonio Baiocco e interpretato da Sebastiano Somma, Il Mercante di stoffe non offre spunti narrativi memorabili o scelte registiche degne di nota, aggrappandosi debolmente a una sceneggiatura dalla struttura inconsistente e frettolosa
A sei anni da El habitante, Guillem Morales torna al cinema con un thriller dal retrogusto horror in stile ispanico interpretato da Belen Rueda e prodotto da Guillermo Del Toro.
Un budget stratosferico, una distribuzione capillare, uno sforzo produttivo enorme per un risultato al botteghino che ha già stabilito il record mondiale per un film in lingua cinese: questo è Aftershock, il nuovo kolossal che Feng Xiaogang ha dedicato a due eventi tra i più catastrofici dell'intera storia della Cina.
Per una volta, Oriente e Occidente si invertono le parti in quanto a coraggio e consapevolezza nel mostrare le diversità, per una volta in un film orientale teoricamente libertario si esprime un assunto che è in sé profondamente reazionario.
Nel suo secondo lungometraggio Andrea Papini, prendendo spunto da un'ambigua misurazione topografica, aspira a definire, e magari a cancellare per un momento, i confini tra uomo e uomo.
Stupefacente per tecnica e spettacolarità il lavoro del giovane cineasta riesce nel difficile intento di dosare nel migliore dei modi il grande impatto visivo ed emotivo di un campione vero come Clemente Russo, poco esperto di recitazione ma bravissimo a mettersi al servizio di una storia dolorosa e intensa.
Un tuffo nel passato storico, culturale e sociologico del nostro Paese che deve e può fungere da esempio per analizzare in modo profondo la drammatica crisi sociale e morale che stiamo vivendo.
Se il pubblico cantonese quanto mainland sembra aver apprezzato la commedia sentimentale di Johnny To, a noi non resta che aspettare il prossimo noir del regista.
Ancora una volta un certo tipo di commedia dimostra di intuire il disagio che serpeggia nella nostra società, in un mondo che frustra i colpi di genio (pur se bislacchi), ma si rivela incapace di trasformarlo in un discorso più ampio, spuntando le sue armi e privilegiando una risoluzione finale buonista.
Poco importa che gli interpreti siano troppo qualificati per una pellicola senza pretese: hanno il tempo di fare bella mostra di sé, e bilanciare i rispettivi, mostruosi talenti lasciandoci una sensazione di armonia e divertimento.
Dopo anni trascorsi ad apprendere i segreti del mestiere e a gestire parole e situazioni drammaturgiche, Giorgia Cecere esce finalmente dall'ombra protettiva e rassicurante dei suoi padri professionali (Gianni Amelio e Edoardo Winspeare) per soddisfare un personale bisogno di cinema.
Stupisce molto la maturazione stilistica di un regista come Takashima, che abbandonate le tonalità pop e gli eccessi un po' manieristici delle sue precedenti regie, riesce a contenere la sua visionarietà in una struttura narrativa senza sbavature, sempre al servizio di un racconto in cui all'orrore si alterna una sconfinata pietà per tutti i personaggi coinvolti.
Se per i primi tre quarti di film il tono resta comunque abbastanza misurato, tenendo a freno la naturale tendenza del soggetto a richiamare la lacrima facile, nell'ultima parte la sceneggiatura cede definitivamente a un melò esplicito e di grana grossa, con un'evoluzione della storia intuibile e tutta tesa a un'emotività d'accatto e di facile presa.
A quasi sessant'anni dalla prima visione de 'Il più grande spettacolo del mondo', Francis Lawrence cerca di ricreare la magia di un mondo artistico costruito sul sudore e il sacrificio umano senza nemmeno sfiorare la possibilità di un confronto con il suo predecessore più illustre.
Fughe spettacolari, inseguimenti mozzafiato, ma anche tanti, tanti buoni sentimenti: perché se una cosa ha dimostrato la saga di Fast and Furious è che si può essere dei fuorilegge in piena regola, senza mai perdere il senso di giustizia e di rispetto reciproci; un trionfo dell'entertainment puro, insomma, in cui si chiede allo spettatore di partecipare senza troppi pensieri.
Le battute, le gag e le schermaglie sentimentali che la sceneggiatura offre sono restituite come da copione, ma nel film si nota una limpidezza di intenti, una lucidità nello sguardo e un'attenzione alla credibilità delle vicende, che segnala il regista come un nome promettente, più attento alla costruzione narrativa di molti suoi colleghi che si sono cimentati nel genere.
Nonostante alcuni limiti, i due registi dirigono il film con sicurezza e personalità, sfruttando al meglio lo spazio riservato alle sequenze d'azione e avvalendosi della non ancora sbiadita fisicità di Donnie Yen.
Con il suo Night Fishing, Park Chan-Wook si conferma un autore straordinariamente versatile: sul cortometraggio - che non lascia indifferenti - c'è un lavoro prettamente e squisitamente cinematografico, sia a livello di scelte registiche che di post-produzione, molto evidente nella cura del montaggio e della fotografia.
Delicato, potente e vero, Angèle e Tony è il film francese che non ti aspetti, una storia fatta di silenzi, giocata sulla sottrazione delle parole e sulla contraddizione dei sentimenti, un dramma sentimentale non usuale che abbraccia lo spettatore e lo conduce insieme ai protagonisti in un viaggio meraviglioso alla scoperta dell'amore.
Beastly di Daniel Barnz decide di rivolgersi ad una determinata tipologia di pubblico, quella prettamente adolescenziale, e fa tutto in funzione di esso, dalla scelta degli interpreti al look, le canzoni, le atmosfere.
Non un film che ha la pretesa di cambiare il mondo, educare o tenere i giovani lontani dalla droga, ma solo quella di avvicinare forse per la prima volta in modo comprensibile la psicologia del tossico emarginato, di offrire un approccio diverso ad un problema che affligge la società del consumo e del mercato globale come un cancro silenzioso che non lascia speranza.
Stilisticamente impeccabile, Source Code attraversa tanti generi diversi e grazie al talento visivo di Jones e alla bravura di Gyllenhaal, grandioso nel reggere da solo l'intero peso della storia, riporta in auge un genere ormai saturo e declinato all'inverosimile, sfruttando un'idea di fondo nuova e stimolante che potrebbe prestarsi benissimo per uno sviluppo in lunga serialità.
L'attrice Elisabetta Rocchetti fa il suo esordio dietro la macchina da presa con questo Diciottanni - Il mondo ai miei piedi, raccontando una storia di cinismo e abbandono che nasce nell'alta borghesia romana.
Al di là della versatilità dimostrata dal regista di Enrico V e Hamlet, le potenzialità shakespeariane del soggetto sono state ben messe in evidenza nello script del film, messo a punto, nella sua versione iniziale, da quel J. Michael Straczynski che, oltre che apprezzato sceneggiatore del fumetto, è anche responsabile dello script del premiato Changeling di Clint Eastwood.
Diretto da Greg Mottola e interpretato dalla coppia demenziale Simon Pegg e Nick Frost, Paul porta la relazione U.F.O./essere umano su di un livello insolito dove il timore e il sospetto lasciano spazio ad un cameratismo tipicamente maschile.
Greco non segue la classica evoluzione dell'improbabile storia d'amore fra i due protagonisti, ma privilegia una poetica sospensione temporale, 'amministrata' con grande perizia stilistica.
Dopo dieci anni di duro lavoro, più di 700 persone coinvolte nella trilogia ed un numero imprecisato di effetti visivi, la saga di Arthur arriva al suo epilogo con Arthur 3 - La guerra dei due mondi.
Per questo suo esordio nel lungometraggio di fiction, il regista Dario Baldi sceglie il genere della commedia leggera, sulla carta imparentata con i vari cinepanettoni e cinecocomeri, ma di fatto epurata da tutte le componenti di volgarità presenti in questi ultimi.
Accolto trionfalmente al Tokyo International Anime Fair, Colorful va ad arricchire il curriculum di Keiichi Hara, autore sempre più apprezzato dal mondo dell'animazione.
Realistico e godibile dal punto di vista spettacolare, World Invasion sfrutta le moderne tecnologie per restituire sullo schermo un attacco extra-terrestre che non lascia spazio a riflessioni filosofeggianti ma si limita ad offrire lo 'spettacolo' dal punto di vista dei Marines, uomini abituati alla guerra reduci dall'Iraq e dall'Afghanistan che di fronte ad un attacco del tutto nuovo provano a ingegnarsi per salvare la pelle e il destino del mondo.
Alternando le immagini del concerto al Madison Square Garden e filmati risalenti alla sua infanzia, il film ripercorre la vertiginosa ascesa del cantante canadese Justin Bieber, assurto a idolo delle adolescenti (e non solo) grazie a YouTube.
A distanza di anni Jennifer Lopez torna sul grande schermo con un nuovo biopic musicale interpretato e prodotto accanto al marito Marc Anthony nel nome di Hector Lavoe, leggenda della musica caraibica morto a soli 47 anni per AIDS.
Che ci si trovi di fronte a vampiri o a licantropi poco importa, perché sia la saga di 'Twilight', sia questa rielaborazione fiabesca sui generis (che intreccia l'archetipo di Cappuccetto Rosso con la leggenda del lupo mannaro), non sono tanto dei racconti horror, quanto piuttosto vere e proprie metafore dei turbamenti e dei languori emotivi della pubertà, legati alla prima scoperta del sesso.
Un nuovo inizio per la saga di Scream, in cui Wes Craven è apparso ispirato come non mai, tanto cinico quanto brillante, sicuro di aver finalmente ritrovato la vena artistica di un tempo.
Il dodicesimo film di Nanni Moretti è perfettamente centrato nella cinematografia dell'autore capitolino, che continua a mostrare con assoluta fermezza la crisi di una società, lasciandone intravedere crepe e abissi, mascherandoli dietro ad un riso quasi isterico.
Incuriosisce che un regista come Eugenio Cappuccio, per sua stessa affermazione indifferente al panorama televisivo, si sia lasciato coinvolgere da un progetto deciso a raccontare le ricchezze e le miserie vissute all'ombra del piccolo schermo, ma ancora più che come co-protagonista abbia scelto colei che della tv sembra aver fatto un regno personale. Un mistero presto svelato, visto la produzione ad opera di Antonio e Pupi Avati.
Il plot di Faster è semplice, nitido, cristallino. Si potrebbe definire cinema d'azione basilare, tanto che i tre principali protagonisti non possiedono nemmeno un nome, ma sono semplicemente Driver, Cop e Killer, quasi entità astratte. L'ipercinetico film di George Tillman Jr. sembra omaggiare tanto gli archetipi del cinema action - come il film di vendetta e il road movie - quanto l'estetica del videogame.
L'orsetto di pezza più famoso del mondo torna sul grande schermo con spirito e immagine immutata, per raccontare non solo di miele, ma anche di misteriosi mostri e code scomparse.
Le immagini del viaggio della nave, del suo equipaggio, di quelle acque che non hanno nazionalità, danno coesione a un concept in ogni caso profondamente organico nonostante la sua poliedricità e la frammentarietà delle sue voci, perché Il colore del vento è un'unica storia, la nostra, come il Mediterraneo è il Mare Nostrum.
Guardando da un lato al linguaggio delle avanguardie, dall'altro alla pittura e ai nuovi media, Nero cerca di costruire una sorta di onirico docu-drama in cui la figura del mistico Rasputin emerga nella sua complessità, distanziandosi dalle ricostruzioni più convenzionali.
Nel rifare un classico del cinema coreano come The Housemaid, il regista Im Sang-soo mette in scena una cupa odissea nell'umiliazione di una donna, che sarà preludio a una vendetta all'insegna del nichilismo.
Arrivata nelle sale americane alla fine di febbraio, l'ultima fatica della coppia Patrick Lussier/Todd Farmer (San Valentino di Sangue in 3D) ha diviso immediatamente la critica. Apprezzato per il suo Grindhouse style o disprezzato senza nemmeno tanta veemenza per l'eccessivo cattivo gusto dimostrato, Drive Angry è in verità un prodotto dalla natura molto semplice che non promette quasi nulla che non possa offrire.