Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
La regista e interprete capitolina adatta per il grande schermo il romanzo di Walter Veltroni, la vicenda di una donna che ancora deve fare i conti con la scomparsa del padre, forse rapito dalle Brigate Rosse all'inizio degli anni '80; "Il mio è un film sulla necessità dell'elaborazione di quegli anni", ha detto la regista.
Dopo tre anni di silenzio, il regista di Fratelli d'Italia torna al Festival di Roma con un altro ritratto adolescenziale in cui l'integrazione razziale e la irriconoscibilità culturale sono le cause scatenanti di una rivoluzione sentimentale e personale
Carlo Verdone è sia l'oggetto di uno studio affettuoso e sincero che l'artefice, il co-autore, di un documentario di cui non si limita ad essere il legittimo proprietario; e alla fine per conoscerlo e amarlo basta solo il nome, il suo. Con un punto esclamativo, quanto mai liberatorio.
Dopo lo strepitoso La guerra è dichiarata, la regista e attrice francese torna al lavoro con una storia che ne mette in risalto le doti di narratrice, alle prese con un amour fou quasi impossibile da 'spiegare'.
Presentato questa mattina il lavoro con cui Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti raccontano trent'anni di carriera del regista e attore capitolino; 'In Italia dilagano i mitomani, campo in cui i politici ci superano da ormai vent'anni', ha raccontato Verdone.
Dopo il grande successo di critica di 'La guerra è dichiarata', la regista francese dirige una commedia sentimentale su un uomo e una donna che si attraggono irresistibilmente a passo di danza; 'I miei film liberano l'inconscio', ha raccontato oggi in conferenza stampa.
Nel giorno dell'apertura, il neodirettore della kermesse romana ha introdotto alla stampa la "sua" rinnovata creatura, presentando i membri delle giurie del Concorso e della sezione Prospettive Italia.
Aspettando il mare, film d'apertura della settima edizione del Festival di Roma, è il racconto di un viaggio in un mondo (e all'interno di un uomo) desertificato; ma l'utopia del ritorno e del riscatto fornisce senso al film e all'impresa del protagonista.
Giunto in concorso al Festival di Roma, Takashi Miike dirige un film che cambia faccia più volte, apparentemente classico nella sua struttura narrativa, ma in realtà caratterizzato dalla consueta radicalità visiva.
Il film a episodi dedicato alla città di Giumaraes, che ha aperto la sezione CineMaxxi del Festival di Roma, è stato presentato in conferenza stampa dai tre registi.
L'iperprolifico cineasta nipponico ha presentato al Festival di Roma, in concorso, il suo ultimo lungometraggio, storia estrema e violentissima ambientata in un liceo giapponese.
Il film costruisce un'indagine possibile e plausibile in cui si vorrebbe essere coinvolti in prima persona, non fosse altro per comprendere solo parte del sapere che legava figure mitologiche come Cagliostro a quelle più ambigue come il principe di Sansevero.
Il documentarista decano della BBC ha presentato il suo film a Roma in compagnia di Tessa Gelisio, portavoce italiana dell'opera, della voce narrante nostrana Mario Biondi, e di Isabella Pratesi del WWF.
Il regista e lo sceneggiatore presentano il loro mockumentary sui misteri di una Napoli sotterranea in cui, religione, alchimia e filosofia compongono una realtà sempre in bilico tra verità e fantasia.
E' un grande merito quello di Microcinema Distribuzione che porta in oltre 200 sale questa testimonianza della grandezza dei Queen, in un'unica data, il 20 novembre, a quattro giorni dall'anniversario della scomparsa di Freddie Mercury, stroncato dall'Aids il 24 novembre del 1991.
La sci-fi comedy di Akiva Schaffer si sviluppa in maniera incerta, senza riuscire a bilanciare in modo adeguato entrambe le componenti di genere, e finendo così per compromettere anche le doti di un brillante cast di commedianti, che rappresenta comunque il punto di forza del film.
Il regista, insieme a gran parte del cast, ha presentato in conferenza stampa il suo ultimo film, dedicato a un'amicizia tra due ragazzini sullo sfondo del continente africano.
Venuto al mondo è un film che non soffre di facili sentimentalismi né rimane imbrigliato nella sua spiccata melodrammaticità, ma che nel tentativo di farsi portatore di messaggi di grandissimo valore umano e simbolico, finisce per lasciare esclusivamente in mano alle parole il potere di raccontare il doppio dramma, intimo e sociale, vissuto da ciascuno dei protagonisti.
La nostra visita sul set del nuovo film del regista toscano, interpretato tra gli altri da Elio Germano, Alessandra Mastronardi e Sergio Rubini, una commedia corale che racconta 40 anni di storia italiana attraverso le tragicomiche avventure del traslocatore Ernesto; 'Il mio protagonista, eroe onesto in un epoca di malaffare', racconta il regista.
Dopo un lungo apprendistato accanto a Claude Lelouch, la neoregista Sophie Lellouche ha rintracciato la formula migliore per riunire le suggestioni di autori come Capra, Wilder e Woody Allen attraverso il linguaggio e lo stile francese per il suo film d'esordio.
Risulta assai fresca e convincente la cornice dei racconti contenuti nel film, animata dal mattatore Frassica e dall'altrettanto vivace Evelyn Famà, che danno vita a un duo comico da non sottovalutare per il futuro.
A caratterizzare Hotel Transylvania troviamo un'animazione semplice, lineare e un 3D che, pur arricchendo la narrazione, non punta su effetti proiettivi facili e immediatamente spettacolari, ma lavora in profondità favorendo l'immersione dello sguardo nel resort tenebroso in cui il film è ambientato.
L'attrice spagnola protagonista insieme al regista del film e a Margaret Mazzantini, autrice dell'omonimo romanzo da cui esso è tratto, hanno presentato a Roma il dramma sentimentale incentrato sulla storia di una donna ossessionata dal suo desiderio di maternità sullo sfondo tragico della guerra che ha devastato la Bosnia.
Dopo sette anni di iato, il regista inglese torna in patria per firmare Skyfall, il ventitreesimo capitolo della saga di 007 già considerato da molti come il migliore realizzato fino ad oggi.
Alla sua terza regia, Ben Affleck continua ad occhieggiare quegli autori che negli anni '70 rinnovarono profondamente temi e prassi del cinema americano; e fa un'interessante, ironica riflessione sul cinema stesso, sulla fabbrica dei sogni hollywoodiana con le sue bugie e il suo potere salvifico.
Dopo lo sperimentalismo di Buried, l'iberico Rodrigo Cortés realizza un thriller sul paranormale dall'impostazione più classica, che si poggia in particolare su un cast hollywoodiano di prim'ordine, senza però rinunciare del tutto al suo particolare approccio "teorico" nei confronti del genere.
Ecco le nostre anticipazioni sui primi venti minuti di film concessi in anteprima da Disney Italia a Lucca Movie Comics & Games.
Ecco cosa è stato mostrato durante l'anteprima firmata Warner che ci ha permesso di dare un primo sguardo al western sudista di Tarantino. Ed è già cult.
In occasione dell'uscita in sala di Dracula 3D, già visto al Festival di Cannes, abbiamo fatto una chiacchierata telefonica con Dario Argento, che ci ha parlato della realizzazione del suo film e, più in generale, dello stato di salute del genere horror, in Italia e all'estero.
Un debutto tra le perplessità seguito da un successo incredibile, che ne ha fatto forse il Bond più amato dopo Sean Connery: questa è la storia dello 007 Daniel Craig.
Code Name: Geronimo racconta un evento di grande impatto simbolico per la storia recente degli USA, fregiandosi di una buona regia ma con una struttura narrativa che soffre un po' l'assenza di un personaggio forte.
Skyfall si presenta come un'architettura ben strutturata ma tutt'altro che inaccessibile, dove gli elementi necessari alla riconoscibilità della saga si fondono armoniosamente con un'attenzione estetica e narrativa che portano chiaramente i segni del 'Mendes touch'.
A differenza del Silent Hill di Christophe Gans, che faceva una sorta di sintesi delle trame dei giochi originali, questo sequel è più direttamente ispirato ad uno di essi, ovvero il terzo. La pellicola di Michael J. Bassett, tuttavia, soffre di qualche problema di script, e l'orrore che rappresenta è quasi tutto esteriore.
Lanciata da Danny Boyle in 28 giorni dopo, l'attrice londinese è stata scelta da Sam Mendes per rappresentare una donna finalmente alla pari con 007. L'abbiamo incontrata nella Capitale.
Con gli occhi di ghiaccio e la mascella serrata, probabilmente l'attore non è considerato da tutti l'erede diretto di Sean Connery, ma è riuscito a portare James Bond verso una profondità caratteriale ancora inesplorata, senza lasciarsi mai fagocitare dal personaggio.
Perché questo mix di echi di Frankenstein, Dracula, Barbarella, Flash Gordon, King Kong ed Ed Wood sia divenuto leggenda lo si deve soprattutto alle trovate geniali di cui il film pullula e all'immenso Tim Curry nei panni del magnetico Franck N' Furter.
Un'opera che, senza mai speculare sulla situazione della città, indolente e disperata, e sull'essere giovani in un contesto che offre poco o nulla, fluttua sulle note di una struggente colonna sonora neomelodica e ci conduce per mano in un viaggio meraviglioso nella quotidianità di una generazione sistematicamente delusa e impotente di fronte alla dura realtà dei tempi moderni.
Narratore ed insieme contestatore di un cancro sociale difficile da estirpare ma non invincibile, Bruno si butta anima e corpo in una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni politiche che sono, a suo parere, l'unico mezzo che abbiamo per cambiare veramente quello che non ci piace di questo Paese.
I numerosi spettatori grandi e piccoli che hanno già avuto modo di emozionarsi e divertirsi con Alla ricerca di Nemo sanno già che si tratta dell'ennesima dimostrazione di come la Pixar sia in grado di realizzare dei prodotti completi da ogni punto di vista, miscelando alla perfezione molteplici componenti, e stratificando diversi livelli di lettura.
Pur rinunciando quasi del tutto alla denuncia delle contraddizioni e delle trappole della società iraniana, il film di Ali Mosaffa si inserisce nel solco tracciato da una filmografia di eccezionale vitalità, consacrando tra l'altro il talento della protagonista del film premio Oscar La separazione, Leila Hatami.
La nostra intervista esclusiva ai due registi del documentario presentato in anteprima a Venezia lo scorso settembre e selezionato in concorso alla VXIII edizione del MED Film Festival a rappresentare il cinema italiano.
Quello descritto in Le repenti è un paese paralizzato dal peso di un passato ancora fin troppo vivo e presente, che il regista è abile a descrivere lavorando per sottrazione, limitando i dettagli, dando una grande forza ed importanza al non detto.
Oliver Stone, traendo spunto da un romanzo noir di Don Winslow, sembra con tornare a un cinema più disimpegnato e di genere: tuttavia, il regista vuole anche qui riflettere sulla politica proibizionista e sulla guerra alle droghe operata dai governi americani.
Presentato stamattina a Roma il secondo film dell'autore romano, una commedia feroce e a suo modo anche molto scomoda che, attraverso le vicende di un politico caduto in disgrazia a causa di un bizzarro malessere neurologico, ci racconta di un'Italia alla deriva sia dal punto di vista morale che dal punto di vista politico e sociale.
Il suo film, trascinante, divertente e intelligente, racconta le tribolazioni dell'organizzazione del primo Gay Pride belgradese. Abbiamo parlato di The Parade e della carriera del regista serbo nell'ambito del festival capitolino.
Nel filmare questo dramma psicologico dalle molteplici sfumature emotive, Sandrine Bonnaire si accosta alla difficile e complessa materia trattata con il pudore e il riserbo necessari, impiegando uno stile minimalista e decidendo di affidarsi in primo luogo all'interpretazione dolente e sofferta dello straordinario William Hurt.
Definito "poesia visuale", Archeo è un film che dà all'immagine un peso preponderante, scarnifica la narrazione riducendola all'essenziale, elimina qualsiasi sovrastruttura, compreso l'uso dei dialoghi.
Premiato allo scorso Festival di Berlino, l'esordio del regista turco Emin Alper è una sorta di apologo antirazzista e antimilitarista, realizzato però in maniera del tutto spiazzante e singolare, ricorrendo a uno stile che mescola svariate coordinate di genere, secondo un gusto particolare per l'ellissi, il sottinteso, la metafora.
Rutger Hauer, a Milano per il festival I've Seen Films di cui è promotore, ricorda il capolavoro di Ridley Scott Blade Runner - dal 21 novembre in edizione Blu-ray da collezione per Warner HE - a 30 anni dall'uscita.
L'attore/regista ha presentato in conferenza stampa il suo nuovo film, che omaggia il miglior cinema politico degli anni '70 raccontando una storia avvenuta durante la rivoluzione iraniana.