Scevro da qualsiasi reducismo, Garrel. Non gli interessano i proclami. Non spiega, non pontifica. Mostra. Gli basta pochissimo per restituire l'impatto e la drammaticità di un momento che segnerà milioni di persone.
Partendo dai generi, i film di Kubrick hanno sempre teso a manifestare, alla massima potenza, le virtù straordinarie del mezzo-Cinema: l'immagine più il movimento più la scrittura più la musica più il montaggio e più ancora, dentro un grumo inestricabile al cui interno nulla è più scindibile da nulla, nel miraggio d'una comunicazione ormai onnicomprensiva e massimamente performante.
The Killing narra dell'eterna storia dell'uomo e di quell'ironia che si chiama vita. Ovvero: dell'uomo che, per ironia, qual siano i suoi progetti e i suoi sogni, e di conseguenza il suo agire, finisce sempre col ritrovarsi di fronte all'imprevisto.
Si aprirà nell'ottobre prossimo una kermesse di cinema tutta romana. Tra polemiche, timori, aspettative, e qualche (azzardato?) paragone zoologico.
Venezia celebra e onora del Leone d'oro alla carriera il maestro indiscusso dell'animazione made in Japan - e non. Lo schivo Miyazaki, in conferenza stampa, ha parlato di tutta la sua straordinaria carriera.
Pur presentando vari spunti di rara genialità, l'ultima pellicola dell'inglese John Irvin, presentata al Festival di Venezia 2005 fuori concorso, resta un tentativo ammirevole ma non pienamente riuscito.
Dopo l'accoglienza estatica del suo film a Venezia, Tim Burton viene accolto da un'ovazione in conferenza stampa: un vero trionfo per di The Corpse Bride
Un risultato assolutamente godibile anche se manca un po' di forza, come se il regista avesse scelto di alleggerire volutamente il proprio stile in funzione dell'argomento fiabesco e del target di pubblico a cui si rivolge.
La bellezza di alcune sequenze fa perdonare un'eccessiva lunghezza, causata da alcuni rallentamenti di ritmo nella parte centrale del film.
Edizione a doppio disco con un packaging davvero particolare. Di buon livello sia l'aspetto tecnico che quello riguardante gli extra.
Una sceneggiatura con buone potenzialità va in parte sprecata a causa della regia confusa e spesso fuori luogo di Iain Softley.
Il Leone d'oro alla carriera assegnato il 9 settembre da Marco Mueller, direttore della 62esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, al sessantaquattrenne autore di film come Il castello di Cagliostro e Nausicaaa della valle del vento rappresenta il giusto riconoscimento al contributo che Miyazaki ha dato non solo all'animazione, ma a tutto il cinema.
Film ambiguo e discutibile, a volte esasperante e di difficile metabolizzazione, ma anche un film che non lascia certo indifferenti.
Romance and Cigarettes riceve un'accoglienza calorosa, e John Turturro si concede ai cronisti in compagnia dei suoi pigmalioni, Joel e Ethan Coen.
L'ultima complessa opera di Abel Ferrara è stata presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il regista si presenta davanti alla stampa pronto a dar vita ad una discussione profonda ed onesta sui temi toccati dal suo film: fede e religione.
Terry Gilliam presenta a Venezia la sua versione dei fratelli Grimm, circondato dal suo variopinto cast, dai 'fratelli' Damon e Ledger alla splendida strega Monica Bellucci.
Dopo un buon inizio, abbastanza divertente ed equilibrato, Crowe perde il controllo narrativo abissando la pellicola con interminabili lungaggini, banalità evitabili e virando progressivamente sui toni melensi ed artificiosi.
Un film di grande impatto, sobrio e commovente allo stesso tempo, un'autobiografia appassionata del pugile del New Jersey Jim Braddock, eroe proletario dell'America della Grande Depressione.
La definitiva conferma che il panorama del cinema contemporaneo mondiale, può contare su Park Chan-Wook, come su un autore di indiscutibile potenza e talento cinematografico
Edizione elegante e di ottimo valore per il film di Martin Scorsese. Spiccano soprattutto l'audio ben curato e i contributi extra numerosi e interessanti.
Il regista di Vanilla Sky presenta al lido l'ultima creatura, Elizabethtown; lo accompagna buona parte del cast.
Girare un film a budget e tempo ridottissimi: questa l'impresa in cui è riuscito Vladan Nikolic con il suo 'Love', secondo lungometraggio che riporta ancora una volta sul grande schermo la tematica dell'immigrazione.
La regia si mantiene classica, poco invasiva, gli eleganti movimenti di macchina e la fotografia evidenziano l'assoluta bellezza di quella che è la vera protagonista della pellicola, la città di Venezia.
Il regista ha presentato al Lido l'atteso kolossal e ha risposto alle domande dei cronisti attorniato dalle belle protagonista del film.
La regista catalana Isabel Coixet, a seguito dell'ultimo "La mia vita senza me", firma un altro film dalle tinte profondamente tragiche, un film incentrato sul suono della verità e dunque sul silenzio, quel silenzio fatto di costrizione, di vergogna, di dolore.
Risultato alquanto discutibile per un film a tratti brillante ma che lascia un senso di incompiutezza.
Il regista si tira fuori da un momento controverso della sua carriera, allontanandosi dalle tentazioni più spettacolari e firma un un melò intenso e crudele dalle poche sbavature e dal commovente respiro classico.
Interessante commistione tra due generi usualmente molto lontani, come l'horror e il film giudiziario, il film presenta numerosi limiti nella scrittura e non si fa mancare qualche momento di stanca.
Takeshi Kitano approda al Lido col suo film sorpresa tra gli applausi degli addetti ai lavori e l'accoglienza entusiasta di Marco Muller.
Un documentario apertamente, orgogliosamente schierato, necessario per gettare luce su un personaggio, e su una pagina di storia, tristemente "rimossi" dalle nostre coscienze.
I diversi episodi, sette in tutto, narrano storie di miseria, fame, dolore e malattia, ma anche di speranza e nostalgia dell'infanzia, ogni regista col proprio stile.
Un film adrenalico, ma inconcludente, che lascia ben poco nello spettatore, ma che può risultare interessante per gli appassionati del genere.
Privo di qualsivoglia lavoro sulla tensione e sulla psicologia dei personaggi e assolutamente insufficiente nella gestione degli snodi narrativi, il film si perde sin dall'inizio nella ridondante rappresentazione delle battaglie.
Sulla scia del recente "Starsky & Hutch", un'altra serie di culto degli anni '70-'80 viene riadattata per il grande schermo: il risultato, anche in questo caso, è decisamente modesto.
Clooney ci regala, infatti, una pellicola rigorosa ed elegante, lucida e compatta, raffinatissima nella confezione e magnificamente recitata da un ottimo cast.
Edizione di buon livello tecnico, audio e video sono soddisfacenti ma delude la parte riservata agli extra
2 single a nozze procede per accumulo di gag più o meno divertenti evidenziando gravi debolezze nella narrazione oltre a interminabili lungaggini, decisamente snervanti.
Sarà solo con gli anni Sessanta che, in Italia, come un po' in tutto il mondo, tornerà a dir la sua un cinema incapace di contentarsi dell'analisi; un cinema talmente presuntuoso da voler aggredire la realtà tutta d'un fiato, fino ad azzardarsi, in molti casi, a indicare le vie della sovversione.
Nell'appartamento ricolmo di veli, specchi e scenografie barocche, quasi fosse un tempio fuori dal mondo e ??" quindi ??" fuori dalla giurisdizione del Potere (d'altra parte, l'indirizzo della casa è «via del Tempio n° 1»), si consuma non solo e non tanto l'omicidio di una donna quanto, piuttosto, la scissione psicotica del Potere.
Girato dalla Robinson con dinamismo e buon ritmo, "Herbie il supermaggiolino" ha il suo limite più grande nella stretta aderenza al genere/filone a cui appartiene
Fatta eccezione per un paio di sequenze che riescono a tenere in tensione lo spettatore, l'impronta che il regista decide di dare al film è quella del thriller d'azione, enfatizzando l'aspetto spettacolare e chiassoso.
Un ottimo esordio, questo dello statunitense Jacob Aaron Estes, che tratta con taglio realistico e senza compiacimenti un tema inflazionato, e a forte rischio retorica, come quello dell'adolescenza e del bullismo.
Breve sguardo sul percorso di un regista per molti versi paradigmatico del cinema italiano contemporaneo.
Ci si chiede come possa un pubblico di giovanissimi, identificarsi nella protagonista: un concentrato di finta e stucchevole ingenuità e di altrettante finte crisi isteriche che nello sforzo di convincere lo spettatore risulta solo irritante.
Nel complesso il film è una piacevole sorpresa di questo inizio stagione. Non resterà nella storia come pietra miliare del cinema, ma per molti suoi spettatori sarà un piacevole ricordo.
Molto evitabile rumore per l'ultima pseudoriflessione sulla vita da parte dell'acclamato Michael Bay.
In conclusione poca sostanza e poco divertimento, consigliato solo se si è in astinenza da commedia sdolcinata e banale dopo i tanti horror estivi o se si è interessati ai duetti, a tratti anche piacevoli, della coppia Mac-Kutcher.
Il destino che divide questi due giovani, palesemente (?) fatti l'uno per l'altra, dovrebbe affliggerci, e l'altalena degli incontri e delle separazioni vorrebbe indurci a fare il tifo per questa unione, ma è forse ozioso, a questo punto, dire che l'unica aspirazione dello spettatore è che il film finisca il prima possibile.
Ennesimo remake di uno dei più celebri film di quel che è considerato il periodo d'oro dell'horror; il film di Douglas ne riprende fiaccamente il plot originale, e lo ripropone in una versione riveduta, ma non corretta.
Edizione con pochi fronzoli, con un'ottima traccia audio e una buona resa video. Completa il tutto una discreta dotazione di extra.