In visita a Roma per presentare il suo nuovo Oliver Twist, Roman Polanski ha incontrato la stampa per una lunga ed interessante chiacchierata sul cinema e la società di oggi e del passato.
Non il film più compiuto e riuscito di Allen - a mancare è soprattutto quell'ironica leggerezza che solitamente connota la sua opera - ma rimane uno dei film preferiti dal regista e uno dei più arditi tecnicamente.
Edizione eccezionale sotto ogni punto di vista. Un fantastico lavoro targato Warner che brilla a partire dalla confezione.
Non si propone come un film innovativo o particolarmente originale, ma punta tutto sulla bellezza e la simpatia dei protagonisti, dimenticandosi però di sviluppare un intreccio sufficientemente accattivante o dialoghi particolarmente brillanti.
'Sky High' finisce per apparire come un incrocio tra Harry Potter e 'Gli Incredibili', e si candida per essere uno dei migliori film per famiglie dell'anno.
Puntuale come sempre nei momenti di tensione sociopolitica, il cinema, nelle sue varianti horror/thriller/fantascientifiche, si fa nuovamente catalizzatore delle inquietudini e delle paure della società contemporanea.
Un cinema fatto di piani e campi, pensato e sentito da un autore dalla sensibilità e dalla padronanza non comune, oltre che sorretto dalle intense interpretazioni dei suoi protagonisti, da affascinanti ricostruzioni scenografiche e da una fotografia plumbea e ricca di fascino.
Edizione datata ma di buon livello per il film di Milos Forman. Peccato per gli extra non sottotitolati.
Il film è stato girato con il metodo Dogma e questo si ripercuote su un video a dir poco disastroso. L'edizione è comunque nel complesso insufficiente.
A pochi giorni dall'uscita anche nelle nostre sale di The Descent ??" Discesa nelle tenebre, eccellente opera seconda di Neil Marshall, pubblichiamo il resoconto di un'interessante chiacchierata che abbiamo avuto col regista inglese a Venezia.
Il regista di Nightmare ha presentato a Roma il thiller Red Eye, raccontandoci la sua sul rapporto tra Hollywood e il moderno cinema horror.
Bel packaging e ottima edizione dal punto di vista tecnico per il pluripremiato film di Clint Eastwood. Superlativo l'audio, ma gli extra lasciano un po' a desiderare.
Si fa fatica a provare empatia per l'Attilio del film e per la sua amata. Non si riesce a rintracciare molta poesia nel suo viaggio folle e disperato verso Baghdad, né nei sui tragicomici tentativi di salvare la vita della donna che ama.
L'inaspettato successo internazionale del film I guardiani della notte, porta alla ribalta nuovamente una cinematografia, quella russa, di nobili natali e di grande tradizione teorica, ma assai poco presente, negli ultimi anni, nelle classifiche dei botteghini dei cinema europei ed internazionali.
Valiant risulta un film bizzarro, non tanto nella sua realizzazione, quanto nelle scelte alla base, lasciandoci perplessi sull'effettivo target a cui si rivolge, non essendo abbastanza profondo e complesso da interessare un pubblico adulto, ma nemmeno abbastanza divertente e immediato per poter intrattenere una platea di bambini.
Spaccato efficace di una situazione e di un genere, attenzione alle novità che potrebbero rappresentare il futuro del genere e riscoperta dei classici più o meno segreti. Il Ravenna Nightmare Film Festival è stato questo e molto altro.
L'atteso compact disc con i temi principali dei due film, alterna buoni momenti a spunti non propriamente originali, anche se pur sempre accattivanti.
La storia del rapporto tra Wes Craven e il cinema è singolare, come del resto tutta la sua produzione, sempre a metà fra il capolavoro e il quasi ridicolo, sempre a cavallo dei generi, e sempre vissuta nel tentativo di superare il genere horror, a cui sente di appartenere, ma a cui teme di finire incatenato.
Una girandola di personaggi immobili, sconfitti o destinati al fallimento, che aprono la bocca solo per riempire il silenzio, per non doverci fare i conti, che si amano svogliatamente e si tradiscono con indifferenza, che vivono il vuoto delle loro vite come eredità ingombrante del territorio che abitano.
Darkman, pur essendo un supereroe nato dalla celluloide, non ha nulla da invidiare ai colleghi più famosi... della carta stampata! Il film riserva i soliti avvincenti momenti che è lecito attendersi da Raimi.
Il cinema di Haneke è fatto di sistematica destabilizzazione, ambiguità, elisione delle certezze nello spettatore, ricerca della non indifferenza, attraverso un esercizio intellettuale un po' fine a sé stesso, nella sua pretenziosa oggettività che demanda allo spettatore il ruolo di unico testimone della vicenda narrata.
Edizione discreta sul piano audio-video ma assolutamente deficitaria per quanto riguarda i contributi aggiuntivi
Buona edizione della Eagle Pictures: gli extra sono interessanti, il reparto video fa il suo dovere più che degnamente e l'audio è sufficiente.
In Sonatine tutto si sospende e rallenta, la temporalità delle statiche inquadrature si dilata per poi accelerare all'improvviso e la loro successione narrativa si frammenta in piccoli segmenti; uno spiazzante teatro di orrore e poesia, dove la violenza e la crudeltà non sono che una routine insapore dettata unicamente dalla paura e dall'inquietudine del vivere.
Ottima edizione sotto tutti i punti di vista. Qualità video, audio ed extra curatissime e quasi perfette. Un punto di riferimento per il suo genere.
Dai ritmi latino-americani alla techno, dal jazz al rock, dal sinfonismo all'hip hop: la Los Angeles di Michael Mann non poteva essere più trendy e cool di così.
Un'edizione buona e in sostanza nella norma considerando il film e il target. Da segnalare un audio decisamente sopra la media.
Salles guarda dall'alto, osserva, usa camere all'interno degli ascensori e si perde nello scrutare dal superiore i protagonisti, in una visione distorta di chi vive la propria passione personale.
Una commedia scarna e volgarotta che manca spesso il segno e si rifugia maldestramente in meccanismi banali.
L'unica pellicola veramente ottimista della lunga carriera del regista, in cui attraverso il simbolismo chiave della città rappresentata come magica, paurosa e dispersiva ma al tempo stesso romantica e familiare, Woody Allen celebra la vita, l'amore e la cultura.
Un film affascinante e inusuale che rappresenta una difficile scommessa in fin dei conti vinta per una cinematografia, come tutta quella europea, spesso ferma su sé stessa e poco incline ad incursioni nel cinema di genere.
Edizione non entusiasmante ma nel complesso sufficiente per l'unico film italiano in concorso quest'anno a Berlino
Pallottole su Broadway è una delle migliori opere realizzate da Woody Allen e affronta la questione basilare della riflessione sull'essenza dell'arte, sui compromessi che si devono necessariamente accettare per sfondare e sulla reale consistenza del talento.
Woody Allen riesce ancora una volta nell'impresa di realizzare un prodotto gradevole e raffinato, costellato di riferimenti e citazioni, dall'hard boiled alla detective story, passando per le commedie sentimentali della "guerra dei sessi".
Ottimo lavoro per audio e video con un plauso soprattutto agli extra, numerosi e divertenti.
I due periodi (e mezzo) della carriera cinematografica del geniaccio toscano, nel momento dell'uscita del suo nuovo lavoro, "La tigre e la neve"
Figurativizzato nel personaggio di Cecilia, Woody Allen realizza un omaggio alla filmografia della sua adolescenza generando, allo stesso tempo, una nostalgica e profonda riflessione sul ruolo assolto dalla settima arte, sullo sguardo spettatoriale e sui processi di identificazione attivati dalla narrazione cinematografica.
Lo spettatore non sa più dove si sia e, nella con-fusione delle coordinate, non sa più nemmeno comprendere se ciò che è dato vedere appartiene all'ordine dell'impressione di realtà oppure è soltanto virtualità e fantasmagorìa, che possono sorgere, oramai, e in modo indistinto, dall'immaginazione dell'artista, da quella dei personaggi e, persino, dalla fruizione spettatoriale. Passato, presente e futuro si fondono e negano ogni distinzione.
Con questo grande, frammentato eppure organico affresco, il regista riesce a fondere istanze tipicamente popolari a una visione del cinema come contaminazione di generi e forme estetiche (il documentario, la musica, la poesia) per uscirne con un film che va fruito in modo immediato e istintivo.
Pur delineandosi come una leggera, divertente ed esplicita parodia meta-cinematografica, Misterioso omicidio a Manhattan non rinuncia a una vena crepuscolare e malinconica
Il primo capitolo della saga ci viene presentato dalla Warner in una edizione non del tutto soddisfacente: sicuramente buona la parte dei contenuti extra, ma audio e video non riescono a decollare.
Anche la struttura drammaturgica e la dinamica narrativa dell'opera acquistano un valore decisamente pregnante. 'L'anno scorso a Marienbad' assume valore di testimonianza quasi antropologica: il tempo immobilizzato del racconto serve a meglio esprimere l'impossibilità dell'uomo contemporaneo di percepire distintamente, di provare emozioni e, infine, di produrre azioni consapevoli.
Ci sono voluti nove mesi ininterrotti di lavorazione e un grande sforzo produttivo, ma il risultato è un film che sa parlare al pubblico, con una grande attenzione alla caratterizzazione dei personaggi e contemporaneamente alla cura dell'aspetto spettacolare.
Per quanto il regista continui a negare il fatto che questo sia un tentativo di ricalcare l'esperienza di Paris, Texas, il pallore di questa (quasi) fotocopia ci ricorda impietoso l'incapacità del regista, negli ultimi anni, di realizzare un film degno del suo nome.
L'impero dei lupi è un film confuso e urlato, dove persino l'onesto mestiere e la simpatia di Jean Reno affogano senza lasciar traccia.
Una fiaba come tante, con pretese filosofiche eccessive, ma con una colonna sonora degna di un grande maestro.
Una piacevole commedia romantica diretta dai fratelli Farrelly, che pur mantenendo inalterate le caratteristiche più "codificate" del genere, piazzano in alcune sequenze spruzzate del loro umorismo acido e politically uncorrect.
Natalia Estrada, bellezza mediterranea sempreverde, racconta ai giornalisti il suo ruolo da doppiatrice per il film 'Gaya', con tanta disponibilità ed un pizzico di autoironia.
Paradossalmente l'aspetto romantico del film, nonostante la presenza della veterana Nora Ephron alla regia, è quello meno riuscito e finisce con il cancellare anche quel poco di buono che era stato costruito nella prima metà della pellicola.
Intervista con Kledi e Andrea Barzini, rispettivamente protagonista e regista del film Passo a due.