Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Il film costruisce un'indagine possibile e plausibile in cui si vorrebbe essere coinvolti in prima persona, non fosse altro per comprendere solo parte del sapere che legava figure mitologiche come Cagliostro a quelle più ambigue come il principe di Sansevero.
E' un grande merito quello di Microcinema Distribuzione che porta in oltre 200 sale questa testimonianza della grandezza dei Queen, in un'unica data, il 20 novembre, a quattro giorni dall'anniversario della scomparsa di Freddie Mercury, stroncato dall'Aids il 24 novembre del 1991.
La sci-fi comedy di Akiva Schaffer si sviluppa in maniera incerta, senza riuscire a bilanciare in modo adeguato entrambe le componenti di genere, e finendo così per compromettere anche le doti di un brillante cast di commedianti, che rappresenta comunque il punto di forza del film.
Venuto al mondo è un film che non soffre di facili sentimentalismi né rimane imbrigliato nella sua spiccata melodrammaticità, ma che nel tentativo di farsi portatore di messaggi di grandissimo valore umano e simbolico, finisce per lasciare esclusivamente in mano alle parole il potere di raccontare il doppio dramma, intimo e sociale, vissuto da ciascuno dei protagonisti.
Dopo un lungo apprendistato accanto a Claude Lelouch, la neoregista Sophie Lellouche ha rintracciato la formula migliore per riunire le suggestioni di autori come Capra, Wilder e Woody Allen attraverso il linguaggio e lo stile francese per il suo film d'esordio.
Risulta assai fresca e convincente la cornice dei racconti contenuti nel film, animata dal mattatore Frassica e dall'altrettanto vivace Evelyn Famà, che danno vita a un duo comico da non sottovalutare per il futuro.
A caratterizzare Hotel Transylvania troviamo un'animazione semplice, lineare e un 3D che, pur arricchendo la narrazione, non punta su effetti proiettivi facili e immediatamente spettacolari, ma lavora in profondità favorendo l'immersione dello sguardo nel resort tenebroso in cui il film è ambientato.
Alla sua terza regia, Ben Affleck continua ad occhieggiare quegli autori che negli anni '70 rinnovarono profondamente temi e prassi del cinema americano; e fa un'interessante, ironica riflessione sul cinema stesso, sulla fabbrica dei sogni hollywoodiana con le sue bugie e il suo potere salvifico.
Dopo lo sperimentalismo di Buried, l'iberico Rodrigo Cortés realizza un thriller sul paranormale dall'impostazione più classica, che si poggia in particolare su un cast hollywoodiano di prim'ordine, senza però rinunciare del tutto al suo particolare approccio "teorico" nei confronti del genere.
Code Name: Geronimo racconta un evento di grande impatto simbolico per la storia recente degli USA, fregiandosi di una buona regia ma con una struttura narrativa che soffre un po' l'assenza di un personaggio forte.
Skyfall si presenta come un'architettura ben strutturata ma tutt'altro che inaccessibile, dove gli elementi necessari alla riconoscibilità della saga si fondono armoniosamente con un'attenzione estetica e narrativa che portano chiaramente i segni del 'Mendes touch'.
A differenza del Silent Hill di Christophe Gans, che faceva una sorta di sintesi delle trame dei giochi originali, questo sequel è più direttamente ispirato ad uno di essi, ovvero il terzo. La pellicola di Michael J. Bassett, tuttavia, soffre di qualche problema di script, e l'orrore che rappresenta è quasi tutto esteriore.
Perché questo mix di echi di Frankenstein, Dracula, Barbarella, Flash Gordon, King Kong ed Ed Wood sia divenuto leggenda lo si deve soprattutto alle trovate geniali di cui il film pullula e all'immenso Tim Curry nei panni del magnetico Franck N' Furter.
Un'opera che, senza mai speculare sulla situazione della città, indolente e disperata, e sull'essere giovani in un contesto che offre poco o nulla, fluttua sulle note di una struggente colonna sonora neomelodica e ci conduce per mano in un viaggio meraviglioso nella quotidianità di una generazione sistematicamente delusa e impotente di fronte alla dura realtà dei tempi moderni.
Narratore ed insieme contestatore di un cancro sociale difficile da estirpare ma non invincibile, Bruno si butta anima e corpo in una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni politiche che sono, a suo parere, l'unico mezzo che abbiamo per cambiare veramente quello che non ci piace di questo Paese.
I numerosi spettatori grandi e piccoli che hanno già avuto modo di emozionarsi e divertirsi con Alla ricerca di Nemo sanno già che si tratta dell'ennesima dimostrazione di come la Pixar sia in grado di realizzare dei prodotti completi da ogni punto di vista, miscelando alla perfezione molteplici componenti, e stratificando diversi livelli di lettura.
Pur rinunciando quasi del tutto alla denuncia delle contraddizioni e delle trappole della società iraniana, il film di Ali Mosaffa si inserisce nel solco tracciato da una filmografia di eccezionale vitalità, consacrando tra l'altro il talento della protagonista del film premio Oscar La separazione, Leila Hatami.
Quello descritto in Le repenti è un paese paralizzato dal peso di un passato ancora fin troppo vivo e presente, che il regista è abile a descrivere lavorando per sottrazione, limitando i dettagli, dando una grande forza ed importanza al non detto.
Oliver Stone, traendo spunto da un romanzo noir di Don Winslow, sembra con tornare a un cinema più disimpegnato e di genere: tuttavia, il regista vuole anche qui riflettere sulla politica proibizionista e sulla guerra alle droghe operata dai governi americani.
Nel filmare questo dramma psicologico dalle molteplici sfumature emotive, Sandrine Bonnaire si accosta alla difficile e complessa materia trattata con il pudore e il riserbo necessari, impiegando uno stile minimalista e decidendo di affidarsi in primo luogo all'interpretazione dolente e sofferta dello straordinario William Hurt.
Definito "poesia visuale", Archeo è un film che dà all'immagine un peso preponderante, scarnifica la narrazione riducendola all'essenziale, elimina qualsiasi sovrastruttura, compreso l'uso dei dialoghi.
Premiato allo scorso Festival di Berlino, l'esordio del regista turco Emin Alper è una sorta di apologo antirazzista e antimilitarista, realizzato però in maniera del tutto spiazzante e singolare, ricorrendo a uno stile che mescola svariate coordinate di genere, secondo un gusto particolare per l'ellissi, il sottinteso, la metafora.
Il tema centrale di Boiling Dreams è l'emigrazione, maledizione, costume, anelito che fa parte del DNA dei popoli del Mediterraneo. Ma la prospettiva dalla quale il regista marocchino Hakim Belabbes affronta l'argomento è multiforme e interessante.
Definito 'tragicommedia sociale' dal suo regista, il film racconta di soldati su fronti opposti in conflitti alimentati dal più furioso odio etnico, che dimenticano acrimonia e violenza per diventare amici per la pelle. Racconta di amicizie persino più improbabili, e di pure, autentiche, coraggiose storie d'amore. Ma racconta anche di un abominio apparentemente impossibile da sradicare.
Dopo anni trascorsi nella realizzazione di cortometraggi e documentari girati nell'Asia centrale, Cagla Zencirci e Guillaume Giovanetti portano a termine il loro primo film accendendo i riflettori del MedFilmFestival sulla comunità dei Khusra con la quale vengono identificati gli appartenenti al terzo sesso, ossia tutti coloro che in termini più occidentali sono definiti come ermafroditi o transgender.
Geffen, alla sua prima prova registica, privilegia uno humour grottesco che, pur con qualche intermittenza, permette allo spettatore di entrare nel mondo di questi personaggi così sopra le righe.
Silvio Soldini torna sul grande schermo con un film che, sebbene si possa inserire nella categoria delle commedie leggere, ha nel suo DNA i cromosomi stilistici e narrativi del cinema del suo autore, un cineasta alla continua ricerca di angoli di cielo reali e surreali da cui osservare il mondo e i suoi abitanti.
Gladiatori di Roma 3D è un prodotto realizzato con una grande cura, dalla confezione accattivante e dallo sviluppo narrativo ben congegnato. Il tutto con uno spirito internazionale che non guasta.
Perché solo agli uomini è lecito dare il peggio di sé producendosi in avventurosi addii al celibato on the road, mentre le fanciulle devono accontentarsi di sfiorare appena i muscoli del primo Magic Mike che suona alla porta travestito da poliziotto?
E' una commedia peculiare, Il matrimonio che vorrei, che per gran parte della sua durata non sembra neanche tale: più che ridere si sorride, con un sottofondo di amarezza per la rappresentazione, semplice quanto impietosamente realistica, di una vita di coppia lentamente sclerotizzatasi nella routine e nel disinteresse.
Rispetto al filone demoniaco basato sulla tradizione dell'esorcismo cattolico, The Possession opera un vero e proprio scarto, decidendo di ispirarsi alla cultura ebraica e alle leggende sugli spiriti dybbuk. Tuttavia, l'horror di Bornedal tradisce comunque un marcato riferimento al capostipite di William Friedkin per quel che concerne l'impostazione complessiva del film.
Elementi come la tolleranza, la possibilità di compiere il Male, l'accettazione della morte, la strada verso il perdono assurgono a veri temi ParaNorman, che lo rendono molto più interessante di una semplice parodia sugli horror zombie.
Grazie ad una comicità involontaria che caratterizza azioni e parole, Taken - La vendetta acquista un minimo di personalità rischiando di trasformarsi in un cult movie più vicino alla parodia che alla seria riproduzione di un action.
Carlotta e Mattia, due fratelli squattrinati, si inventano una professione dall'intento lodevole: organizzare funerali che rispecchino la vera essenza del defunto, senza inutili ipocrisie. Il film di Asia Giordano ci parla quindi, non senza una certa ingenuità, di come la strada verso la realizzazione di un sogno non sia sempre quella che ci si aspetta.
Potenza dei temi autobiografici unita al fascino retrò dell'animazione a passo uno, quale che sia l'ingrediente giusto per far funzionare un lavoro, stavolta Tim Burton lo ha azzeccato in pieno.
L'alchimia che sottende alle interazioni tra Jake Gyllenhaal e Michael Peña spazza via nella sua vitalità ogni retorica, la genuina e viscerale devozione che i due sanno incarnare è il miglior viatico per la consegna del messaggio di commovente umanità che è alla base del film di Ayer.
Ironico ma non corrosivo, il film di Virzì si muove leggero nel raccontare la storia di due eccezioni, due ragazzi che non hanno avuto paura a scegliersi.
L'esordio alla regia di Gianluca Ansanelli prende spunto da un immaginario reality show per collegare insieme, in forma di commedia, quattro storie diverse; accomunate, nelle loro difformità, da personaggi che sono vittime di precarietà esistenziale.
Nonostante delle debolezze strutturali e l'utilizzo di dialoghi che hanno la stessa leggerezza di una piroiette, il film custodisce una sorta di seconda anima, un mondo parallelo capace di esplodere con tutta l'energia dell'espressione fisica.
Nel suo più recente lungometraggio, Paul Vecchiali ci sorprende ancora con la sua ironia, il suo sguardo pungente e profondo, la sua capacità di fondere realtà e immaginazione in un insieme coerente e spiazzante al tempo stesso.
Lasciate da parte le riflessioni filosofiche del racconto di Dick e le eccentricità del film di Verhoeven, il Total Recall di Wiseman decide di puntare sulla strada più semplice e sicura: quella del classico action movie con venature spionistiche, costruito inanellando una serie di sequenze adrenaliniche.
Un giovane hacker sa chi c'è dietro l'attentato che hanno attribuito a un gruppo di estremisti islamici, e vuole che giustizia sia fatta: il vincitore del Napoli Film Festival ci parla del ruolo dell'immagine e della percezione della sicurezza nella società contemporanea.
Zambrano confeziona un film di grande intensità, crudo e spietato nel presentare l'orrore della dittatura, ma anche in grado di far guardare con fiducia a un mondo in cui qualcuno riesce a mantenere la propria onestà, e la propria capacità di amare.
Giunti al quinto episodio della saga è come se Paul W. S. Anderson avesse scoperto le sue carte, rinunciando del tutto a qualsiasi pretesa di costruzione narrativa e di definizione dei personaggi per mettere in scena esclusivamente le componenti più strettamente di derivazione videoludica, ricorrendo al suo tipico stile sovraccarico e grottesco.
Più che essere un saggio rigoroso sul fenomeno della prostituzione tra le studentesse, Elles mette a confronto un'esistenza 'normale' come quella della protagonista e una realtà particolare come quella delle ragazze che si vendono per pagarsi gli studi.
L'esordio alla regia di Ruggero Dipaola e la qualità del prodotto, rintracciabile ad esempio in una fotografia sofisticata e in una direzione tenuta sempre fermamente sotto controllo, dimostrano che il nostro cinema potrebbe avere tutte le possibilità per cercare una nuova dimensione a metà strada tra le storie generazionali e la tradizione del romanzo storico.
Rifiutando un linguaggio tecnico e spesso oscuro, Mark Cousins compone, come prima di lui solo Martin Scorsese, un personale inno all'immagine e al suo incredibile potere narrativo
Di modesta rilevanza dal punto di vista strettamente documentaristico - troppo esiguo il materiale mostrato, qualche scatto e copertina, pochi filmati e spot - il lavoro di Greenfield-Sanders spicca il volo quando a parlare sono le splendide protagoniste.
Dopo la rivelazione di Martyrs, il francese Pascal Laugier sbarca oltreoceano con un film che ripropone molti degli elementi iconografici e tematici cari all'autore, questa volta però con uno stile più edulcorato e normalizzante e senza la forza e la coerenza del predecessore.
Casagrande si lascia prendere la mano da una lunghezza eccessiva, da una struttura costantemente cadenzata da sketch comici che finiscono con l'appesantire l'intera narrazione, e da un cast fin troppo affollato. Ci pensa la Impacciatore a regalare al film momenti di grande divertimento.