Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Il raffinato intarsio narrativo - in cui si intrecciano, seguendo un intricato gioco di parallelismi e corrispondenze, il presente con il passato, la fiction con la realtà - rappresenta il cardine su cui ruota l'architettura filmica di The Words, costituendo paradossalmente il principale pregio del film, ma anche il suo limite.
Emozionante, divertente e appassionato,quello di Piccioni è il film che non ti aspetti e che è capace di toccare il cuore dello spettatore di ogni età.
Seth MacFarlane riesce a rinnovare una struttura narrativa alquanto prevedibile, quella del racconto di formazione e di crescita personale, innestandovi l'inconfondibile umorismo delle sue serie animate, caratterizzato da gag volgarissime e scorrette, ricche di situazioni surreali, e di riferimenti alla pop-culture anni Ottanta.
La commedia di Roach non ambisce certo ad essere un'analisi satirica di un meccanismo politico discutibile e di quegli elettori che in fin dei conti chiedono inconsciamente di essere gabbati e si limita a qualche sporadica zampata contro il famigerato sistema.
Nonostante le numerose perplessità sulla sceneggiatura, il tanto atteso ritorno alla sci-fi di Ridley Scott rimane un'opera ricca di suggestioni visive e contenutistiche, purtroppo non sfruttate appieno.
Con un'estetica gotica e fiabesca, in parte debitrice alle opere del primo Tim Burton, il francese Jean-Pierre Améris porta sullo schermo, per la terza volta, un noto romanzo di Victor Hugo.
Quanta vita c'è nelle pagine chiare e nelle pagine scure di questo diario segreto nato da riflessioni e pensieri di un uomo come tanti che ha riempito notti insonni e giornate malinconiche con il dolce ticchettio della sua macchina da scrivere.
Sono tutti non professionisti gli attori del cast, ma riescono a dare il tono corretto alle surreali conversazioni che intrattengono i personaggi, dialoghi dai quali in più di un'occasione si riescono ad estrapolare battute ad effetto, frasi che colpiscono e restano nella mente dello spettatore.
Nella Cina di oggi, superpotenza economica e paese in piena trasformazione culturale e sociale, c'è davvero spazio per la libertà? E' questo che si chiede la giovane regista colpita dalle mille contraddizioni di un paese che sta forse cambiando troppo velocemente.
Un tesissimo dramma familiare ambientato esclusivamente tra scantinato, casa e cortile, ma che si dipana nel tempo per circa settant'anni attraverso cinque episodi che vedono protagonista ogni volta le nuove generazioni di questa tragica famiglia.
Il documentario di Stefano Pistolini offre un interessante ritratto di uno dei più rappresentativi esponenti della musica d'autore italiana, che si racconta attraverso interviste alternate a spezzoni di esibizioni.
Quello di Vendemmiati è un lavoro non innovativo dal punto di vista stilistico, che però riesce a restituire tutta la complessità dell'uomo Ingrao, un anarchico per nulla innamorato del potere, capace di dire 'No' al PCI in anni in cui il dissenso veniva interpretato come un tradimento.
Con una narrazione che dissemina flashback, intermezzi musicali ed assordanti effetti sonori, Forgotten punta molto sull'effetto sorpresa e sul colpo di scena per ricostruire intorno al personaggio principale un puzzle che verso il finale si completa ma non riesce ad essere mai convincente.
Un giorno speciale è un film leggero, che cerca di raccontare le ore trascorse insieme dai due protagonisti con ritmo e costruita spontaneità.
Due anni dopo il suo The Ditch, Wang Bing torna al Lido con Three Sisters: un documentario che mostra il volto meno noto della Cina, quello delle comunità montane più povere, attraverso il racconto della vita di tre ragazzine.
The Tightrope non si limita ad essere un interessante dietro le quinte del lavoro di Brook, ma riesce a catturare, e soprattutto comunicare, la grande energia ed intensità che si viene a creare nel corso delle prove.
Giunto all'età di settantadue anni De Palma non sembra più disposto ad accettare compromessi e si presenta al pubblico col suo carico di ossessioni passate e presenti. Prendere o lasciare.
Come nella migliore tradizione della tragedia greca, la regista e interprete algerina del film Djamila Sahraoui porta sul grande schermo una storia di rabbia e di vendetta che travolge i sentimenti di una madre nei confronti dei due figli in una terra devastata dalla guerra.
Il film di Mendoza racconta la vita di queste persone spesso definite "zingari del mare", una comunità che vive in povertà ma è ricchissima di tradizioni, come i matrimoni ben fotografati dall'ottimo digitale che tra l'altro fa di questa l'opera più solare dell'intera filmografia del regista filippino.
Un ottimo backstage, caratterizzato da un montaggio rapido ed efficace e da interviste brevi, ma cariche di senso, che ci svela i segreti della nuova vita sul set del maestro Bertolucci.
Il film si giova della divertita e briosa interpretazione delle due giovani attrici, fresche e spontanee, ma lo sfasamento tra il mondo mostruoso in cui vivono ed il racconto leggero e ironico non sembra mostrato con il giusto equilibrio da Mereu.
Un bel film che avrebbe potuto essere un capolavoro se la regista avesse trattenuto di più il finale, che lascia addosso paura e frustrazione mettendoci di fronte ad un'innegabile verità: ciò che non abbiamo mai visto, udito, toccato o annusato prima o poi esploderà dentro di noi e si sprigionerà portandoci altrove.
Opera ostica ma affascinante, ricca di simbolismi complessi, La cinquième saison rompe gli schemi del cinema narrativo (anche d'autore) offrendo un'esperienza che lo avvicina alle arti visive in senso lato.
La catena di segreti e misteriose relazioni che lega i vari personaggi tiene viva la suspence catturando lo spettatore con svolte inaspettate, fughe nei boschi e colpi di scena, ma non sembra essere questo l'aspetto su cui il regista punta maggiormente.
Non tutto è ugualmente riuscito, ma ci sono motivi di interesse in 6 sull'autobus, che alterna episodi particolarmente intriganti ad altri più deboli.
Le immagini di Low Tide sono di grande impatto, curate e potenti, evocative ed al tempo stesso realistiche, e proprio per questo permettono allo spettatore di empatizzare con il protagonista e la sua situazione.
Non è un bel personaggio quello del protagonista, ed è questo un limite forte per un film che di fatto non ha molto altro da offrire. E' da apprezzare invece il buon lavoro sulla sceneggiatura, e la capacità da parte dell'autore di ben definire la psicologia del suo eroe anche grazie a piccoli dettagli.
Il cinema di De Oliveira si mantiene lucido e vitale e utilizza gli strumenti della tradizione per parlare alle nostre coscienze, insegnandoci una lezione sempre nuova.
Il gemello è un film verità, uno spaccato sociale e un'indagine sulla realtà del carcere, ma anche un racconto privato e personale dell'esperienza detentiva.
Tratto da un romanzo molto noto in Cina, il terzo film di Li Ruijun tocca i temi della vecchiaia, della morte e del conflitto tra tradizione e modernità, attraverso l'immagine lirica e potente della gru bianca, traghettatrice di anime.
Il film di Korine è destinato a dividere in maniera netta ed inequivocabile. Per molti rimarrà semplicemente un videoclip pop con una certa tendenza al soft porn, ma in realtà è ben più che quattro belle ragazze che cercano di sconvolgere il pubblico: è l'espressione di una società e di una generazione che vive di immagini, suoni, superfici intorno ad un vuoto angosciante.
Dopo il documentario autobiografico Arirang e l'inedito Amen, Kim Ki-duk torna con Pietà al cinema di finzione: una pellicola che ci consegna un regista rigenerato, con un rinnovato sguardo alla società e agli oscuri meandri dell'animo umano.
Il documentario raggiunge un bilanciamento perfetto tra cronaca dei fatti e forma cinematografica, con una compiutezza stilistica che sorprende ed emoziona; un equilibrio raro e prezioso tra storia e immagini.
Con un talento scoperto grazie al fiuto di James Mangold che lo volle come regista della seconda unità in Ragazze interrotte e Copland, Rubin dirige questo thriller-drama indipendente con la maestria di un narratore navigato.
Il merito più grande del film è quello di aver concentrato il nucleo emozionale della storia in un finale commovente come pochi, un epilogo che dà senso all'intera storia, la libera dalla 'logicità' del fatto, dalla fredda successione temporale.
I due giovanissimi protagonisti reggono il film sulle loro spalle e forniscono due prove attoriali di grande intensità e spontaneità in un'opera solida e coerente.
Regia e montaggio di Linhas de Wellington sono assai raffinati e la varietà di location e stile, dove dramma, tragedia e commedia si alternano costantemente, ci permette di seguire il film con passione nonostante la lunga durata.
Qualche scena di culto non impedisce, però, a Outrage Beyond di galleggiare in quell'aurea mediocritas da cui l'ultimo Kitano sembra incapace di risollevarsi.
Hubel lascia che siano i personaggi a 'fare' il film, limitando i movimenti della macchina da presa e privilegiando la macchina fissa; una scelta stilistica che riduce il dinamismo in favore di una riflessione non sempre coinvolgente.
Non un film politico, non solo almeno, perché le vicende di quegli anni e le lotte dei protagonisti sono solo uno sfondo su cui si mettono in evidenza i sogni, le passioni ed i timori dei ragazzi, facendo sì che il film di Assayas tenda al romanzo di formazione.
I tanti temi affrontati - amore e tradimento, nostalgia e memoria, multiculturalità e perdità di identità di un'intera città - avrebbero meritato un maggiore spazio ed approfondimento anziché questo sforzo di amalgama, la cui artificiosità finisce con il pesare sul risultato finale.
Il primo di quattro film TV prodotti dalla HBO, l'opera di Abdallah Omeish documenta il ritorno in Libia del fotografo Michael Christopher Brown dopo un anno dalla morte di Gheddafi e poco tempo dopo l'attacco a Misurata.
A dispetto di alcuni momenti riusciti, niente sembra eccellere in Cherchez Hortense. Il risultato è un film medio sotto ogni aspetto, che vivacchia senza spiccare mai il volo.
Stefano Mordini opera per sottrazione e preferisce evocare, suggerire piuttosto che mostrare esplicitamente. Nessuna speculazione sui sentimenti dei personaggi che, anzi, a tratti risultano addirittura sfuggenti e difficili da leggere.
Ispirato alle vicende delle due navi cargo danesi Danica White e Cec Future, sequestrate rispettivamente nel 2007 e nel 2008, il film porta sul grande schermo in maniera assai convincente un annoso problema con cui le compagnie di navigazione sono costrette a fare i conti da molti anni.
Attraverso una ingegnosa sceneggiatura in grado di svelarci gradualmente i due protagonisti, il film di Rose lentamente cambia passo e si trasforma da film eccessivamente verboso a dramma claustrofobico di discreto impatto emotivo, riuscendo tra l'altro a includere un interessante sottotesto economico/politico.
Dopo il dramma a sfondo sociale de In un mondo migliore, Susanne Bier cambia tono e registro, dirigendo una commedia romantica. Un'opera che vede la costa sorrentina testimone di una doppia storia d'amore, ma anche dello sfilare di una galleria di caratteri grotteschi ma sempre credibili.
Un film appassionato, che riesce ad essere straordinariamente efficace anche senza le immagini della rivolta, e di altissimo valore simbolico che racconta senza sensazionalismi di una ribellione che si è insinuata nel tessuto sociale di un Paese e che giorno dopo giorno è diventata un gigante buono che ha sconfitto il piccolo esercito del male.
Anche se privo di atmosfere dichiaratamente idilliache, il film di Kirk Jones non riesce a sintetizzare umorismo e riflessione ma continua a proporre un'unica irritante interpretazione della maternità a tutti i costi sempre meno legata alle esigenze attuali.
Quello che lascia la visione non è solo l'interessante ritratto di un personaggio, ma anche la descrizione di un fenomeno come quello dei cineclub ed un'acuta riflessione su un'epoca diversa dalla nostra e sull'importanza culturale di un'attività nata da una grandissima passione.