Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Piovono Polpette 2 è in grado di riportare indietro le lancette dell'orologio e di regalare un momento di preziosa leggerezza immaginando un mondo dove tutto è possibile, anche farsi difendere da un taco imbizzarrito e piuttosto permaloso...
Archiviato il cinepanettone più classico, Neri Parenti e Aurelio De Laurentiis, dopo 'Colpi di Fulmine' proseguono i nuovo franchise della commedia ad episodi all'insegna dei toni più leggeri e possibilmente meno beceri. Immancabile De Sica forse al commiato, new entry per Luca e Paolo, confermatissimi Lillo & Greg, il cui episodio è sicuramente il migliore dei tre.
Un film per tutti, privo di guizzi e inzuppato di product placement ma anche capace di intrattenere senza annoiare servendosi di una comicità molto fisica e di sketch poco sofisticati che vanno a segno senza nulla a pretendere.
Alla sua quinta regia, Ben Stiller dirige un film con qualche squilibrio, narrativamente non perfetto, ma capace di emozionare genuinamente nella semplicità del suo approccio ai temi che tratta.
L'esordio nel lungometraggio di Ciro De Caro è un interessante ritratto, in forma di commedia, di certa realtà generazionale sospesa tra aspettative e disillusione, cinismo e (finta) sicurezza nei propri mezzi.
Il Natale della mamma imperfetta porta anche al cinema le nevrosi di Chiara: stavolta Ivan Cotroneo mette alla berlina (ma non troppo) il tran tran delle feste...
La filosofia dell'homo homini lupus è racchiusa in un film a tesi in cui si dimostra come l'incapacità dell'essere umano di resistere all'avidità lo conduca inevitabilmente alla catastrofe.
Dotato di un gusto particolare per l'essenziale, in questo caso Egoyan non lascia grande spazio all'espressione emotiva della vicenda, ma si concentra sulla ricostruzione del caso riuscendo allo stesso tempo a descrivere con particolare 'fastidio' l'ottusità di una certa provincia americana.
Per raccontare le sue Filippine, Matti usa uno stile a tinte forti guardando a modelli alti, gangster movie eccellenti come Il padrino o come le opere di Scorsese, senza però rinunciare a un retrogusto esotico, all'immediatezza di un cinema povero di mezzi, ma di forte impatto visivo.
Rispetto al primo capitolo l'azione è più viva, la tensione drammatica più alta, eppure alla fine delle due ore e quaranta minuti di visione, si esce insoddisfatti, un'insoddisfazione che somiglia più ad una delusione, che non al desiderio/certezza di essere appagati la prossima volta.
Il film ci pone di fronte a due registri diversi, quello noir, in cui siamo invitati a scoprire i segreti del passato del protagonista, e quello più intensamente drammatico, che ci spinge a scavare sotto la superficie.
Vincitore nel 2012 al Festival di Rotterdam, il lungometraggio d'esordio della regista serba Maja Milos esce ora in sala grazie alla neonata distribuzione di Il Kino: un ritratto dolente e disturbante su una quattordicenne autodistruttiva.
Un Messico dimesso e popolare è il set dell'esordio al lungometraggio del regista spagnolo Antonio Méndez Esparza; un film che dopo aver vinto il Gran Prix nel 2012 alla Semaine de la Critique al Festival di Cannes approda nelle sale italiane distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione.
Disney Animation torna ad immergersi nella tradizione dei classici di ispirazione favolistica, in questo caso attingendo a 'La regina delle nevi' di Andersen, ma non rinuncia ad evolvere l'impostazione e la scrittura dei personaggi.
Meno funambolico e ridanciano che nelle precedenti pellicole, Pieraccioni ha smorzato i toni, lasciando tutti i siparietti comici a due comprimari di razza come Maurizio Battista e Marco Marzocca.
Diretto da Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin, il documentario ricostruisce la vicenda del gruppo punk russo delle Pussy Riot, incriminate e imprigionate per essersi esibite nella Cattedrale di Cristo Salvatore e per essersi opposte a Putin.
Un omaggio al cinema poliziesco all'italiana degli anni '70 da parte di un gruppo di appassionati del genere, dal regista agli attori, legati all'ambiente degli stunt e del "poliziottesco". Difficile produrre oggi questo genere di film in Italia, con tutto il repertorio, dagli inseguimenti alle sparatorie: evidente la passione e l'entusiasmo dietro al tentativo di omaggio e rilancio.
A metà tra dance film e sport movie, un film sul B-boying che ha il pregio di lasciare gli esistenzialismi dei personaggi sullo sfondo e di mettere in primo piano il ballo e le sue evoluzioni, al ritmo di una colonna sonora potente ed efficace, con gli attori veri b-boys di professione che si esibiscono in coreografie fenomenali e sincronismi perfetti.
Dopo il fallimento del suo precedente film-cartolina, Woody Allen dirige un'opera che ha l'acutezza e la sensibilità dei tempi migliori, affidandosi a dialoghi ottimamente scritti e a una notevole Cate Blachett.
A lungo atteso, il remake di Old Boy firmato da Spike Lee si avvale di una buona regia, ma anche di una struttura troppo debitrice all'originale, che finisce inevitabilmente per 'normalizzarne' lo sguardo.
Il trentaseienne regista spagnolo tenta in maniera goffa e involontariamente grottesca di rimodernare la suspense e i meccanismi perversi del cinema di Hitchcock confezionando un thriller kitschissimo pieno di scene scult e maldestramente surreale
Un piccolo film dal grande cuore, che non nasconde mai la sua spiccata romanità, che rimane coerente e onesto con il pubblico e che si fa portatore di un messaggio positivo e ottimista in un momento in cui c'è veramente poca voglia di sorridere.
Tanto sfuggente e impenetrabile appare il musicista siciliano, tanto il lavoro dei due registi è chiaro, puntuale e lineare e permette allo spettatore di comprendere qualcosa di più, non tanto del processo creativo di Battiato, ma della sua vita.
Una divertente commedia esistenziale ambientata in un luogo quasi surreale, sospeso nel tempo e nello spazio, in cui le timidezze, le paure e le solitudini si amplificano e fluttuano nell'aria mosse dal potente turbinio di un ventilatore azionato alla massima velocità.
Il regista è bravo e delicato nel tratteggiare gli impercettibili, ma fondamentali cambiamenti d'umore di Chérif, sfruttando con efficacia l'energia vitale del protagonista.
Noir avvincente che, senza cedere il passo alla pornografia sanguinaria, manipola le definizioni, trasfigura il senso comune dei sentimenti e si infiltra nei meandri dell'animo umano e nei corridoi della coscienza cercando di sfatare il mito dell'Amore onnipotente.
Esordio alla regia dell'indiano Ritesh Batra con una delicata commedia sentimentale che parla di cibo, amore, solitudine e speranza. Prodotto con il TorinoFilmLab, lontano dalle chiassose e colorate suggestioni del cinema di Bollywood, questo piccolo film conquista con la semplicità di una storia d'amore epistolare che stupisce per la profondità delle riflessioni e la serietà del suo registro.
Dupieux si dimostra bravissimo a mantenere alto l'interesse di una storia in cui non si intravede alcuna possibilità di redenzione per i suoi protagonisti, esagerando in più di una situazione, con un'irriverenza esilarante.
Una storia corale che narra, con rispetto e pudore, di marginalità e solitudini contemporanee ritraendo tutto il disorientamento e la voglia di ribellione scatenati dalla crisi economica.
Il film della Triet trova la sua energia nella qualità dei dialoghi, logorroici, sfibranti, caotici e proprio per questo estremamente credibili e in uno stile registico essenziale e pulito che porta la macchina da presa in mezzo alle persone, là dove la storia si compie, ma anche in alto, quasi a cercare un'oggettività diversa, una distanza che non è freddezza.
Abituato ormai da alcuni anni ad essere 'Il testimone' di curiosità e indagini svolte con la naturalezza e l'ingenuità dell'uomo comune, per l'occasione Pif fa valere le sue origini palermitane creando uno degli esordi cinematografici più interessanti degli ultimi tempi.
Struggente documentario rurale che scava nelle profondità dell'animo umano osservandone le fragilità e i bisogni primordiali.
Quella dell'autore canadese è un'opera in bilico tra dramma e commedia che riesce a far sorridere e riflettere e che tuttavia avrebbe meritato un epilogo più coraggioso e meno convenzionale.
L'ingresso, nel mondo dell'animazione, dell'indipendente Reel FX, è segnato da un'opera gradevole e citazionista, anche se sofferente di un'esilità narrativa che la rende adatta soprattutto agli spettatori più giovani.
A rendere particolare questo documentario è la capacità dei due autori di sovrapporre il proprio sguardo con quello del protagonista, Sauro Ravaglia, dando nuova vita al materiale raccolto.
Il film interpretato da Brendan Gleeson e Taylor Kitsch è il più classico dei feel good movie, che va gustato sequenza per sequenza, nella sua totale semplicità.
Fotografata in uno splendido bianco e nero, Ida è un'opera dai toni molto sommessi che riesce a raccontare senza facili scorciatoie e insieme con grande rigore formale il percorso di maturazione di una giovane donna.
Un'opera che mescola sapientemente il documentario puro con la finzione (la linea di confine è quasi impercettibile) per dar vita a un ritratto di ragazza sincero e appassionato sullo sfondo della Thailandia moderna.
La guerra e soprattutto l'identificazione collettiva con l'Imperatore-dio ha creato nelle coscienze dei protagonisti (in particolare dei due personaggi maschili) una lacerazione così profonda da non poter essere più sanata.
Lo strappo insanabile fra Corea del Nord e Corea del Sud è tutto racchiuso in questa coraggiosa spy-story capace di reggere con disinvoltura ed eleganza la 'mano pesante' di Kim Ki-duk, autore della sceneggiatura e produttore.
Alla rappresentazione accurata di un ambiente sociale povero e degradato in cui si muovono i personaggi, non corrisponde la stessa attenzione nella "descrizione" del loro mondo interiore, quasi fossero denotati solo ed esclusivamente dalle loro azioni.
Un progetto libero e fuori dagli schemi, in cui Miike, in dieci mini-storie che ammontano a 60 minuti totali, fa un giocoso elogio al tabagismo, ma soprattutto destruttura generi e topoi cinematografici, compresi i suoi.
Un film divertente e divertito, libero dalle regole, che segue una linea narrativa tutta sua e diretto da un regista che si prende i suoi rischi senza paura del lieto fine.
Commedia sentimental familiare, vintage sia nel look che nel mood, che fa riecheggiare nella mente il ricordo delle lunghe estati della nostra adolescenza in località di villeggiatura in cui il tempo sembra scorrere molto più lento rispetto al resto del mondo.
Dramma familiare sull'amore a tutto tondo che scruta, con delicatezza e senza mai emettere giudizi, i perversi e talvolta contraddittori meccanismi di sacrificio e sottomissione che scattano nel cuore e nella mente di una donna che perde il controllo della sua vita per inseguire l'amore.
Nel complesso la commedia nera di Lannoo funziona, strappa anche qualche risata per il modo oltraggioso e amorale di rendere il problema, prendendosi i suoi rischi con coraggio, ma non riesce ad entrare sotto pelle.
Il film è un cioccolatino ripieno di cianuro, una pellicola scritta con intelligenza che all'inizio avvolge e rassicura, poi tramortisce e spiazza.
In questo affascinante 2 automnes 3 hivers il cinema si fa essenza, si fa denso di parole ed emozioni e la camera a mano si alterna all'uso mockumentaristico della macchina da presa fissa con cui il regista mette i suoi personaggi di fronte allo spettatore
La condizione umana nelle sue sfumature più dolenti osservata da un punto di vista inconsueto e illuminante, raccontata con lucidità e sprazzi di umorismo nerissimo che lasciano addosso una s(tr)ana sensazione di inquietudine.
Quando il focus si concentra su Eva e su Albert la commedia si alza di livello e diventa il delizioso racconto di una storia d'amore tra due persone impacciate e sensibili, resa più preziosa dai due protagonisti, la radiosa Julie-Louis Dreyfuss e James Gandolfini.