Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Quando il focus si concentra su Eva e su Albert la commedia si alza di livello e diventa il delizioso racconto di una storia d'amore tra due persone impacciate e sensibili, resa più preziosa dai due protagonisti, la radiosa Julie-Louis Dreyfuss e James Gandolfini.
Questo film è un ulteriore passo avanti per l'autore nordamericano, che, oltre ad avere mano felice nella strutturazione della storia, ci regala immagini di grande splendore, rappresentando i paesaggi del Canada con la grazia di un impressionista.
Tra i più solidi registi di genere, capace di spaziare dal fantasy alla rom-com, Turteltaub sfrutta bene lo schema del buddy movie, e costruisce una partitura in grado di far risplendere i magnifici solisti.
The White Storm è un prodotto che guarda indietro, agli archetipi di almeno trent'anni di cinema di Hong Kong, rielaborandoli però alla luce di una sensibilità assolutamente moderna.
Col prequel del primo Detective Dee, Tsui Hark prosegue nella sua opera di contaminazione dei generi, introducendo un ottimo uso del 3D e facendo prevalere il registro favolistico/avventuroso.
Fuga di cervelli manca di una sua identità e a tratti si trasforma in un'operazione demenziale pesante da digerire, guidata da un comico emergente che in mancanza di mani esperte dietro la macchina da presa si perde nella vacuità delle proprie battute.
Il primo film da regista del padre del rock cinese, Jian Cui, è un melodramma a tempo di musica tra rap, rock e Rivoluzione Culturale. Passato e presente che si sovrappongono in una storia (forse) volutamente disorganica e incompiuta, il cui fascino consiste proprio nell'anarchia di forma e contenuto, impreziosita dalla splendida fotografia di Christopher Doyle.
In concorso al festival di Roma, per la prima volta padre e figlio, Paulo e Pedro Morelli, dirigono insieme: il risultato è una sorta di Grande freddo alla brasiliana, amicizia, lealtà e tradimento.Tutto ben girato, ben fotografato, tutto forse talmente perfetto da risultare alla fine quasi finto e poco naturale.
A una forma barocca, Another Me affianca una sceneggiatura dall'architettura traballante in cui troppo numerose sono le ingenuità narrative e la ricerca del riferimento cinematografico a tutti i costi, quasi non considerando l'eventuale memoria e conoscenza di un pubblico d'appassionati.
Senza stare a scomodare paragoni illustri, dopo la visione di Gods Behaving Badly viene spontaneo rivalutare anche le divinità bidimensionali della saga di Percy Jackson.
Quella dei due giovanissimi registi cileni Diego Ayala e Anibal Jofré è una ricerca umana, lontana dai pregiudizi e dalla caricatura del 'delinquente minorenne', che scava nell'intimità dei due giovani protagonisti sullo sfondo del Cile contemporaneo.
The Mole Song, tratto da un manga datato 2006, mostra un Miike più disimpegnato e divertito che in passato: una parentesi ludica, in cui tuttavia il regista non rinuncia a inserire la sua estetica iper-contaminata, pur declinata in chiave più leggera e giocosa.
Il talento visivo di Lombardi, il suo giocare con i flashback e con le musiche, uniti alla voglia di raccontare la Napoli criminale in un modo del tutto inusitato e fantasioso, fanno di questo piccolo heist movie un gioiellino di ironia e di intrattenimento.
Arriva l'attesissimo seguito di Hunger Games, oramai fenomeno di vero e proprio culto assoluto anche in Italia. Classico secondo capitolo in seno ad una trilogia, episodio di transizione incompiuto che prepara all'epica conclusione. Francis Lawrence sostituisce Gary Ross in regia e realizza un film meno originale, la messa in scena dei giochi non è più una novità, ma più sontuoso e spettacolare, che evolve la sua sua filosofia e garantisce un intrattenimento di buon livello.
Nobody Owns Me è un realistico (melo)dramma familiare, dispiegato sullo sfondo di una società, quella svedese del welfare state, che vende benessere e felicità come vuoti prodotti da supermarket.
Presentato in anteprima mondiale a Roma l'ultimo imponente lavoro di Aleksey Yuryevich German, morto nel febbraio del 2013. Un film a cui il cineasta russo ha lavorato per quattordici anni e che ritrae l'umanità nel suo spirito più animalesco, retrivo e istintivo.
Al di là dell'immenso Giamatti, difetti e sbavature non mancano del dramma di Carlei, ma l'insieme risulta comunque armonico e appassionante.
Nicolas Bary, pur non essendo visionariamente ardito come Pennac e non avendo il medesimo tocco noir, può ritenersi soddisfatto di aver prodotto un'opera capace di esprimere un gusto estetico preciso, come quello della commedia fantastica francese, e di non aver dimenticato nemmeno per un attimo l'ironia arguta dell'autore.
In concorso al festival di Roma un'opera criptica e di difficile fruizione del portoghese Vitor Gonçalves: tra riflessioni sulla morte e frammenti di ricordi indecifrabili, non si ricompongono i pezzi del puzzle della vita di un uomo che si nasconde tra le ombre di una non vita e che mette a dura prova la resistenza dello spettatore.
Il secondo film del regista Scott Cooper, che con Crazy Heart aveva regalato l'Oscar a Jeff Bridges, presentato in concorso a Roma, è una lenta e dolente ballata, ambientata nella depressa provincia americana ai tempi della crisi. Un film più riuscito nelle suggestioni e nelle atmosfere che crea che nella storia poco originale, nobilitato però da un grandissimo cast.
Presentato fuori concorso a Roma, Come il vento di Marco Simon Puccioni, racconta la vita di Armida Miserere, prima donna a dirigere un carcere alla fine dello scorso secolo: non è un film carcerario e nemmeno un film sulla mafia, ma il ritratto di un personaggio tragico e appassionato, interpretato alla perfezione da un'intensa Valeria Golino.
Sarà per la sua attitudine al linguaggio documentaristico o per l'abitudine ad affrontare personalmente una quotidianità poco magnanima, ma Mirko Locatelli riesce nel tentativo non scontato di costruire un impianto drammatico senza utilizzare le note alte del compiacimento, ma parlando di una fragilità comune con un sussurro capace di farsi comunque sentire chiaramente all'esterno.
Con questo mediometraggio, Kiyoshi Kurosawa affronta un genere per lui inusuale come quello del thriller spionistico, ribadendo tuttavia una poetica e un'anima 'nera' che nel suo cinema non è mai venuta meno.
A sei anni di distanza da Hostel II, Eli Roth torna a dirigere un horror crudo e violentissimo, e lo fa omaggiando i grandi cult del nostro cinema dell'orrore che negli anni '70 e '80 facevano scalpore.
Per il suo esordio nel lungometraggio, Fabio Mollo racconta un Sud che è luogo dell'anima prima che territorio fisico, governato da un silenzio spietato e doloroso, a volte capace di uccidere.
Con un elegante bianco e nero, e una regia votata all'essenzialità, il film di Andrei Gruzsniczki racconta l'impatto esercitato da un regime oppressivo sulla vita di uno dei suoi cittadini, ma anche su quelle di coloro che gli vengono messi contro.
Documentario dallo stile molto classico, il film di Dror Moreh vede per protagonisti i più recenti direttori dell'intelligence israeliana, lo Shin Bet, rievocando così la controversa storia d'Israele. Una testimonianza preziosa, che avrebbe però potuto essere più ficcante.
Il regista non dice nulla di nuovo, ma lo dice in maniera estremamente accattivante, dimostrando come sia possibile strutturare un'opera godibile, che mescola efficacemente commedia e poliziesco, a partire da pochi, semplici, ingredienti.
In concorso al festival internazionale di Roma, quella del turco Tayfun Pirselimoglu è un'opera contraddittoria e anti dinamica che indaga sull'identità e sul desiderio di vivere una vita diversa dalla nostra, qualunque essa sia: fatta di silenzi, vuoto e solitudine, ha una messa in scena che mette alla prova lo spettatore più paziente, ma stimola la riflessione e crea diverse suggestioni.
Il film d'esordio di Kiarash Asadizadeh è un dramma corale e circolare, che rappresenta l'istituzione familiare nella società iraniana, tra spinte verso la modernità e contraddizioni difficili da superare.
Una recitazione sempre tenuta sotto controllo, anche se mai trattenuta, tra cadute, incidenti casuali, cicogne sfrattate da un incendio improvviso e coppie alla ricerca di un equilibrio inesistente in natura, contribuisce a costruire un'atmosfera da sofisticated comedy destinata a perdere d'efficacia solo verso l'epilogo della vicenda.
Il poliziottesco anni '70 incontra così la commedia sentimental-popolare dei film di Nino D'Angelo e insieme rivivono in questo piccolo gioiellino made in Naples che mescola sapientemente cinema, musica e la spiccata teatralità di una città piena di nascondigli, pericoli e meraviglia.
Evento speciale in Alice nella città al Festival di Roma, il film del regista belga Stijn Coninx racconta la storia dell'immigrazione italiana nei Paesi Bassi ispirandosi alla vicenda di Rocco Granata, cantante autore della celebre hit Marina. Un film non esente da difetti, ma ricco di buone interpretazioni e sullo sfondo di un convincente affresco storico.
Superba la capacità di Joaquin Phoenix di scomparire nel suo personaggio, esprimendo una gamma di sentimenti così vasta con una recitazione misurata e naturale.
Un'opera ammaliante, intimista e ipnotica che immerge lo spettatore in una Torino inedita e personalissima, percorsa in lungo e in largo e dall'alto verso il basso dalle traiettorie inaspettate e affascinanti tracciate dal regista.
In concorso nella sezione Alice Nella Città al festival di Roma, dai produttori di Quasi Amici, un film francese che al di là della spettacolarità delle immagini, della grandeur dello sforzo, dei numerosi sponsor e delle difficoltà produttive, racconta una storia intima dove l'avventura umana prevale sull'odissea sportiva. Con un grande François Cluzet ottimo protagonista che regge 'en solitaire' una regata tra le onde del mare e dell'animo.
Il film è un'opera piccola e delicata, che ritrae con stile essenziale la solitudine di una bambina che cerca (disperatamente) di non cancellare il ricordo del papà.
Las brujas de Zugarramurdi è un film marcatamente autoriale, che gioca con i generi regalando momenti di grande intensità drammatica e orrorifica alternati a gag comiche trascinanti e irriverenti, dialoghi dai tempi serratissimi e sequenze action mozzafiato che il regista basco confeziona con la sua solita verve e la sua ficcante (auto)ironia.
Il film appartiene totalmente ai suoi interpreti, su tutti, lo straordinario protagonista Matthew McConaughey, che ha trasformato il suo fisico per meglio entrare corpo scarnificato di Woodroof.
Il documentarista Nicolas Vanier porta sullo schermo, con una nuova ambientazione storica, un racconto che gli spettatori italiani ricorderanno soprattutto per la sua fortunata trasposizione animata degli anni '80.
Ideato per narrare la storia recente della nostra nazione, attraverso lo sguardo di uno che non è mai contato niente, il racconto diventa subito personale e lascia solo un piccolo spazio a quei momenti chiave, che non accompagnano, anzi quasi disturbano l'evoluzione del protagonista.
Il film ha il pregio di seguire con il giusto equilibrio le storie parallele dei due fratelli e riesce a trasformare in ricchezza il duplice punto di vista di Davide e Loris; i toni sono lievi, mai drammatici e questo permette al regista di focalizzarsi sull'innamoramento scapestrato di Davide e sulla nuova maturazione di Loris senza strappi o estremismi, lasciando che tutto si svolga senza mai turbare la visione dello spettatore.
Presentato fuori concorso al Festival di Roma, Snowpiercer è una potente e visionaria metafora sociologica di fantascienza distopica. Il treno è il mondo e i passeggeri l'umanità sopravvissuta, un microcosmo della società con i conflitti e le divisioni di classe che la caratterizzano, i poveri in coda e i ricchi in testa. Riflessioni sociologiche sull'ordine prestabilito, violenza, azione e ironia si alternano nel film più costoso della storia del cinema coreano.
Partendo ancora dal territorio napoletano, questa volta Vincenzo Marra alza la posta e affida ai suoi concittadini il compito di portare in scena le sorti e la condizione di un paese intero
Sarà l'effetto della crisi o dubbie strategie di marketing disposte a sfruttare la scia di un marchio vincente, sta di fatto che il regista Kay Hall si è trovato a gestire una copia meno brillante di Cars in cui il rombo dei motori e le quattro ruote sono state sostituite da ali e virate
Luca Barbareschi produce, dirige e interpreta un film che, sullo sfondo del tema scabroso della food security e delle sofisticazioni alimentari, è infine soprattutto un thriller e una storia d'amore: una redemption story all'americana, un raro esempio di film italiano internazionale per di più di genere, girato in inglese e cinese, ambientato ad Hong Kong, con un ottimo cast internazionale e soprattutto delle collaborazioni d'eccellenza.
Il film della Hess è una commedia sentimentale dalla costruzione elementare che vanifica il buon potenziale di una storia godibile con una scrittura discontinua, senza mai decidersi sul registro da adottare.
Un film distante e disperato con un unico grande motivo per vederlo: l'incredibile perfomance di Woody Harrelson.
Più di un secondo capitolo Un weekend da bamboccioni 2 è un vero e proprio mix di sketch classici che non caratterizzano in nessun modo la storia e non interpretano in modo più moderno il genere e la sua leggerezza
Nel sequel della sua divertente pellicola del 2010, Rodriguez offre ai fans esattamente ciò che si aspettano: azione, ironica iperviolenza, bellezze femminili in primo piano, e l'anticipazione di un nuovo capitolo della saga. La spinta propulsiva del primo episodio si è forse ridimensionata, ma il divertimento non manca.