Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Pur essendo la sua un'opera discontinua, va riconosciuto a Salvadori di aver portato a conclusione il film nella maniera più giusta, senza ammiccare a happy ending suggestivi ma fittizi, rispettando per prima cosa l'essenza dei personaggi.
Presentato a Berlino Felice chi è diverso, il documentario di Gianni Amelio che esplora il mondo dell'omosessualità: storie di uomini che tracciano quasi un'antropologia della diversità attraverso le epoche e al di là di ogni stereotipo.
Dopo 'Giù al Nord' e 'Niente da dichiarare', torna il comico francese Danny Boon che dirige e interpreta il suo nuovo film giocando sul tema dell'ipocondria, ma si perde presto in una confusa e ripetitiva sottotrama a base di guerriglieri dell'Est Europa.
Mostrando uomini e donne che si amano senza vedersi, che sopperiscono alla carenza degli occhi con i rumori, annusando il profumo della pelle della persona prediletta, Ye obbliga il pubblico a mettersi sulla loro stessa lunghezza d'onda.
Presentato a Berlino nella sezione Special Gala, The Dark Valley è uno strano e originale western ambientato tra le montagne e i boschi dell'Alto Adige, che non mantiene nel finale le buone premesse, nonostante un incipit interessante e una confezione ben curata.
Presentato nella sezione Berlinale Special Gala l'ambizioso film australiano basato sul libro omonimo del romanziere Tim Winston del 2005: 17 racconti brevi portati al cinema da altrettanti registi e autori ognuno con la sua personale visione con il risultato di un oggetto misterioso non privo di fascino ma di difficile decifrazione.
Con originale e creativo uso di essenziali disegni a mano, Michel Gondry dà for a e vita alle sue conversazioni con Noam Chomsky nel documentario animato Is the Man who is Tall Happy?
The Nymphomaniac non è un film su sesso, ma sull'amore. Anche, e soprattutto, in assenza d'amore.
Il film colpisce per le sue atmosfere da horror urbano e per quell'aura minacciosa che sembra avvolgere tutto, tuttavia, la direzione della storia non è ben definita.
Il film ci emoziona nel profondo per il modo diretto di affondare le mani in una materia spinosa e delicata, senza mai rinunciare al proprio punto di vista e ad una critica feroce.
A differenza di altre pellicole che hanno affrontato la delicata questione irlandese, '71 non ha paura di mostrare i torti di entrambe le fazioni, sia dell'IRA che dei Lealisti protestanti.
Il film è un'opera leggera, pervasa comunque da una riflessione continua sul valore dell'arte e naturalmente della vita umana.
Dal Sundance a Berlino il viaggio del personaggio interpretato da Rinko Kikuchi dal Giappone a Fargo sulle tracce di una valigetta piena di soldi e guidata da un'ossessione per i David and Nathan Zellner.
Presentato in concorso alla Berlinale, remake del poliziesco francese del 1973 Due contro la città, nella versione di Bouchareb diventa una sorta di western atipico ambientato lungo la frontiera nel deserto del New Mexico, cone Forest Whitaker in cerca di redenzione a cavallo di una vecchia Triumph. Più interessante e suggestivo nelle premesse che nel modo in cui la storia è raccontata.
L'appoccio diretto, quotidiano, al tema del matrimonio gay rappresenta la ricchezza di un film che, nei suoi momenti migliori, sa essere commovente e coinvolgente.
Nguyen-Vo Minh crea un'ambientazione suggestiva in un Vietnam del sud del prossimo futuro, ma non riesce a bilanciare gli diversi elementi della storia.
Il regista adotta un taglio realistico ed essenziale nel mettere in scena il viaggio di Jack, ponendo il protagonista sempre al centro della narrazione, ma fallisce nel circondarlo di un contesto ugualmente efficace, popolato di figure secondarie poco approfondite e situazioni irrisolte.
Del processo creativo che ha reso unico Saint Laurent nel suo campo, poco viene messo in mostra però nel film, ed è forse la pecca maggiore in un prodotto che invece avrebbe dovuto maggiormente esaminare questo elemento, amplificarlo, illuminarlo.
Anderson ci offre un'amara, spiazzante e illuminante riflessione sul progressivo e orribile imbarbarimento umano, mantenendo fede al proprio stile iperrealistico e grottesco; un pensiero che non lascia indifferenti, non se si amano le storie, o meglio la bellezza del raccontare le storie.
Il brasiliano José Padilha, autore di Tropa de elite, dirige il remake di RoboCop con una discreta vena per le scene action, ma perdendo per strada quasi tutta la portata satirica dell'originale del 1987 di Verhoeven.
Quello di Giovanni Mazzitelli è un interessante documentario che racconta la crisi economica, e i suoi effetti sul tessuto sociale, da un'ottica precisa: quella di un imprenditore in trincea, seguito a distanza ravvicinata per tutta la durata del film.
La scelta di Sam Garbarski di trapiantare il suo protagonista, un attore tedesco, nella frenetica New York è sensata. In questo modo il regista tenta di affievolire quella matrice realistica di fondo che il cinema europeo si porta dietro.
Poco più che trentenne, Sydney Sibilia ha avuto l'intuizione di prendere le sue personali esperienze di lavoro unendole con la realtà sociale attuale non certo brillante e chiari riferimenti cinetelevisivi alla Breaking Bad.
Nel rassegnarsi alla sua sorte, Solomon deve accettare anche la differenza tra sé e chi la vita come dovrebbe essere non l'ha mai conosciuta; alla fine, è una consapevolezza terribile quella che riporta con sé nel mondo, quella di un uomo che ha visto la propria degradazione riflessa negli altri, e ha dovuto e potuto combattere solo per salvare sé stesso.
La storia di come Walt Disney convinse la scrittrice del romanzo di Mary Poppins a fare il popolarissimo adattamento del '64. Auto-celebrazione disneyana all'ennesima potenza, con flashback da melodramma vittoriano e un ottimo Tom Hanks nei panni dell'inventore di Topolino.
Dubitiamo che il pubblico possa essere ancora interessato alle vicende di un semidio che deve fare i conti con la sua doppia natura e che deve rielaborare il rapporto con un padre 'particolare' ed una madre manovratrice quanto basta.
Una commedia d'amore molto poco romantica che si autodefinisce 'l'anti-Moccia' e mette alla berlina ipocrisie e note dolenti del nostro tempo con tanta ironia e un buon ritmo.
Disomogeneo, diluito nei tempi e posticcio nella messinscena, 'La gente che sta bene' è un film senza dubbio coraggioso ma che non graffia e non tocca mai le corde giuste.
Nonostante la sua derivazione teatrale, I segreti di Osage County presenta un ritmo, e un approccio estetico, che sono tipici del grande schermo: mettendo in scena una vicenda familiare che oscilla costantemente tra il dramma e un grottesco assolutamente consapevole.
Il documentario del giornalista Marco Spagnoli racconta i rapporti duraturi e profondi tra Walt Disney e il nostro paese, con il recupero di preziosi materiali di repertorio e interviste a volte un po' forzate a registi e attori italiani.
Diretta da Anthony Silverston, l'animazione sudafricana s'inserisce nella tradizione narrativa della Disney lasciando al suono e all'immagine il compito di caratterizzare l'insieme
I produttori di Underworld tentano di replicare il successo della saga dei vampiri contro i lupi mannari, portando al cinema un nuovo fantasy horror, che rivisita e tenta di modernizzare il mito di Frankenstein, alla ricerca di sé stesso e della sua anima, sullo sfondo della battaglia eterna stavolta tra gargoyle e demoni.
A spasso con i dinosauri è un documentario sotto forma di storia per i più piccoli, capace di raccontare con leggerezza un mondo scomparso, rendendolo accessibile e coinvolgente. Ma rischia di essere troppo semplice per uno spettatore più maturo ed esigente.
Non mancano i momenti riusciti, tutti legati al versante romantico del film, ma, nonostante una sufficiente tenuta del racconto, il risultato appare troppo poco incisivo, un po' noioso, meno ricco rispetto alle premesse, insomma.
Nel mettere in scena la vita di Jordan Belfort, amorale figura di gangster dell'alta finanza degli anni '80, Scorsese sceglie un tono lisergico e grottesco, in cui l'anarchia dei figli dei fiori è stata sostituita da quella dei nuovi tossici di Wall Street.
Il nuovo film di Frédéric Fonteyne esplora la valenza della musica, e del ballo, come elemento liberatorio, portandola tra le mura di un carcere e facendone carica detonatrice di un insolito 'quadrilatero' amoroso.
Hannah Arendt rappresenta una sintesi perfetta della femminilità portata fino a ora sullo schermo da Margarethe von Trotta in film come Rosa Luxemberg, Rosenstrasse e Anni di piombo
Guillaume Gallienne porta al cinema la sua pièce teatrale Les Garçons et Guillaume, à table!, che diventa un film dove l'autore interpreta sé stesso e sua madre, raccontando la storia della sua vita: la storia di Guillaume che trova la sua identità nonostante i condizionamenti imposti dalla famiglia, e soprattutto dall'ingombrante madre, per un esilarante quanto toccante coming out al contrario.
Quinto capitolo e sorta di spin-off della saga di Paranormal activity, il film diretto da Christopher Landon si muove sul terreno ormai usuratissimo del found footage e del soprannaturale con tanto di case infestate.
Girato con pochissimi mezzi ma con una buona dose di inventiva, Red Krokodil è un film rarefatto che mette in scena la tossicodipendenza di un uomo giunto all'ultimo stadio vitale ed esistenziale. In sala dal 23 gennaio per Distribuzione Indipendente.
Il film di Kimberly Peirce cerca di adattare l'originale storia scritta da Stephen King, portata sullo schermo a suo tempo da Brian De Palma, a un contesto moderno: ma il film soffre dei limiti di un casting sbagliato, e di una concezione del genere troppo esplicita e "urlata".
La pellicola di Faenza è genuina quando coincide con il percorso della sua protagonista, tuttavia qualcosa ne impedisce il volo. Quello che avrebbe dovuto essere il motore del film, ossia la volontà di non cancellare l'orrore vissuto, diviene un tema marginale, toccato solo superficialmente.
Trent'anni dopo Sapore di mare arriva in sala il film che celebra i favolosi anni Ottanta raccontando le vicende sentimental balneari di un gruppo di ragazzi che si ritrovano con le loro famiglie ogni anno in vacanza sulle spiagge di Forte dei Marmi.
C'è tanto cinema ne 'Il capitale umano', ma c'è soprattutto la capacità straordinaria del suo regista di spingersi oltre e di mettersi alla prova con nuove sfide senza mai perdere l'entusiasmo, la semplicità e quello sguardo ironico, disincantato e feroce che lo ha sempre contraddistinto.
Il regista Peter Segal mette in scena lo scontro tra due giganti, opposti fuori e dentro lo schermo, in una commedia che gioca con la memoria cinefila, e funziona al di là dei suoi meriti strettamente cinematografici.
Cinque anni dopo, Julie Delpy decide di dare un seguito alla sua fortunata commedia del 2007: la regista, coraggiosamente, sostituisce il protagonista maschile, oltre a spostare l'ambientazione da Parigi a New York. Il risultato è ancora gradevole e divertente, ma non manca un fondo di amarezza.
E' risaputo che per un attore è molto più complesso riuscire a far ridere che creare commozione. E lo stesso si può dire per un regista che, coinvolto nella scrittura del suo film, fa di tutto per creare situazioni comiche pur di strappare una risata.
La confezione sfavillante, e il cast di star, non nascondono l'anima nera del lavoro di David O. Russell, celebrazione, venata di epica, di un'America fatta di truffatori, corrotti, prostitute e gangster.
Il castello magico compensa la mancanza di un sottotesto emotivo adulto con una cura formale che evidenzia la crescita del duo Stassen-Degruson.
E' questo conflitto il vero centro dell'opera, l'opposizione tra chi crede saldamente in un riscatto sociale da conquistare a sprezzo della propria vita (le nuove generazioni) e chi, come Cecil, preferisce rimanere al proprio posto assecondando una paura diventata ormai una seconda natura.