Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Filiberti confeziona un'opera pervasa da una costante tensione omoerotica e da un gusto snobisticamente kitsch che fanno perdere di vista la complessità di una storia in cui le numerose forze centrifughe in ballo spingono verso direzioni così diverse che è difficile non rimanerne disorientati.
La grandiosità di Lebanon sta nel riuscire a riprodurre alla perfezione le sensazioni dei quattro protagonisti all'interno del carroarmato; la stessa sensazione di pericolo e di claustrofobia, l'impossibilità di sapere cosa realmente succede al di fuori di quella mortale trappola di ferro se non attraverso il telescopio del cannone.
Nonostante alcuni momenti in cui il film funziona davvero, sono molti quelli in cui il meccanismo si inceppa perdendo di ritmo. Violento, torbido e incentrato unicamente sul cast, Brooklyn's Finest verrà sicuramente apprezzato dai fan di Fuqua, che resteranno soddisfatti da questo film che pur rimanendo un surrogato di 'Training Day', si candida ugualmente ad essere uno dei migliori cop-movie degli ultimi anni.
"G.I. Joe - La nascita dei Cobra" è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da un film che ha per protagonista la famosa serie di action figures: muscolare, fracassone, grondante di effetti speciali, ma anche privo di un vero e proprio sviluppo narrativo e ricolmo di stereotipi patriottici.
L'enigmatico film del cingalese Jayasundara risulta certamente ostico nella sua lettura, ma il lirismo delle immagini e la loro produzione di senso hanno una potenza tale da superare comprensibili difficoltà di interpretazione.
Soderbergh è bravissimo a donare al film un ritmo serrato, trasformando una storia fondamentalmente drammatica in una commedia divertente e al limite del surreale quasi fosse un film dei fratelli Coen.
The Horde fagocita gli stereotipi del genere riproponendoli in una forma nuova e diversa che mai, neppure per un istante, ci fa provare la sensazione del già visto.
Steven Soderbergh e Matt Damon presentano fuori concorso a Venezia The Informant!, satirica ricostruzione di un'incredibile tentata truffa ai danni di una corporation e della stessa FBI.
Doc West è una fiction divertente e per tutta la famiglia che alterna momenti drammatici con spassosi siparietti comici e scazzottate tipiche del cinema che Hill faceva in coppia con il suo amico Bud Spencer.
La fiaba gentile di Rivette si caratterizza per una struttura narrativa minimale, arricchita qua e là da sporadici tocchi registici che servono a ricordarci chi è dietro la macchina da presa e incentrata sul duetto tra le sue due star, l'algida Jane Birkin e il nostro miglior Castellitto da esportazione.
'Dieci inverni' è una commedia romantica atipica, che si limita a inquadrare dieci momenti diversi della fase d'innamoramento e corteggiamento di due persone, pochi flash distanti nel tempo e a volte anche nello spazio.
Ci sono piccole ingenuità e difetti macroscopici in quest'opera che ci negano il gusto di gridare alla nascita di un grande autore, ma la sua freschezza e la frequenza con cui riesce a fare delle immagini una violenta poesia metropolitana lascia ben sperare per il futuro.
White Material è un film duro e asciutto capace di raccontare con vigore e senza un briciolo di retorica quella che è, per molto paesi del continente aficano, un'atroce quotidianità.
Presentata al Lido di Venezia Doc West, la fiction western targata Mediaset in due puntate diretta da Giulio Base in coppia con Terence Hill che andrà in onda il 7 e il 14 settembre in prima serata su Canale 5. Protagonista lo stesso Terence Hill nei panni di un dottore che oltre ad essere un abile pistolero ha anche il vizietto del poker.
Un Moore esplosivo che come sempre sa alternare bene le scene drammatiche a quelle che sono autentiche perle di comicità; sa riportare in auge situazioni paradossali ma spesso ignote ai più e soprattutto sa realizzare una pellicola che è un perfetto prodotto cinematografico a tutto tondo.
Da John Lasseter a Michael Moore, dal volto fantastico e tecnologico a quello politico e satirico del cinema americano contemporaneo, la giornata di oggi riserva inoltre la visione del bel White Material di Claire Denis e la sorpresa horror La Horde.
Michael Moore presenta a Venezia il suo ultimo documentario, Capitalism: A Love Story, un lavoro come sempre necessario ad aprire (per chi ancora non lo avesse fatto) sui danni dell'economia capitalistica.
I primissimi piani grattano il malessere dagli occhi di Daniel, di Sonia si cerca un volto sempre sfuggente, mentre il lunatico sconosciuto è soprattutto corpo che vuole darsi all'amato e per questo accetta di subirne la violenza. La regia li avvolge, per comprenderli si fa struggenti piani sequenza fino ad avvolgersi come edera sulle loro imperfette emozioni.
Vapore, pallottole, pistoni, elettricità ed energia nucleare imbrigliate in un involucro di carne e ferro e guidate da un cervello umano, questa è l'arma segreta e il fascino innato della saga di Tetsuo.
Quante delle morti che vediamo nei tg e leggiamo sui giornali sono veramente causate da disastri naturali e incidenti? Da questa idea Pou-soi Cheang ha tratto lo spunto per realizzare questo interessante Accident, presentato in concorso a Venezia 66.
Tra tanto cinema italiano bistrattato dalla stampa, Susanna Nicchiarelli si fa largo in un punta di piedi con un esordio che scalda il cuore e dimostra che i nostri autori sono ancora capaci di raccontare storie che parlino di noi.
Analisti ed esperti continuano a concentrarsi sulla clamorosa acquisizione della Marvel da parte della Disney che sicuramente potrebbe cambiare molte cose. Ma il punto è proprio questo, cosa cambierà?
Si aggiunge un nuovo film in concorso dopo l'annuncio a sorpresa di un secondo film del maestro Werner Herzog. Ma la giornata è densa di avvenimenti con altri tre film in concorso e due pellicole italiane nelle sezioni parallele.
Tilda Swinton, interprete e produttrice di 'Io sono l'amore', è il corpo e l'anima di un progetto concepito da Luca Guadagnino espressamente per lei.
Melodramma rarefatto e sospiroso, Prince of Tears è sostenuto da una narrazione in terza persona che raccorda sequenze dall'atmosfera fiabesca. Il che crea una bizzarra, ma non spiacevole, dissonanza con la materia narrata, che richiama una pagina oscura della storia di Taiwan
Un remake atipico, quello diretto da Herzog, in cui il film originale di Abel Ferrara non è che una mera traccia e in cui il regista tedesco inserisce molto delle sue ossessioni e del suo universo autoriale.
Intuizione stupefacente quella di Herzog: raccontare una banale storia, senza avvitarsi in vertiginosi colpi di scena o rimanere vittima della fascinazione dell'orrore esibito, riuscendo comunque a modellare un senso di profonda inquietudine che va a screziare questa intensa ed ipnotica meditazione sull'uomo e le sue pieghe.
Non siamo ai livelli di eccellenza raggiunti da '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni', ma non c'è dubbio che da questo tipo di cinema molti registi presenti qui in laguna potrebbero imparare e molto per quanto riguarda la gestione degli attori e soprattutto delle inquadrature.
Incurante delle polemiche e deciso a tracciare l'origine del malcostume nazionale, Erik Gandini si proietta col suo documentario nell'Italia di oggi, un incubo creato su misura per aspiranti veline, tronisti dalla muscolatura gonfia e lampadata, scalcinati reduci del Grande Fratello. Col sorriso plastificato di Silvio Berlusconi a benedire la platea, non ancora sazia di tale scempio.
Un maestro del cinema tedesco alle prese con il genere noir. Werner Herzog approda al lido con il suo Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans accompagnato dalla splendida Eva Mendes.
In un lungo incontro con la stampa veneziana Nicolas Cage svela i segreti della lavorazione de Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans, pellicola diretta da Werner Herzog in concorso alla Mostra del Cinema.
Carità e misericordia alternate ad una crudeltà a volte spiazzante contenuta in uno sguardo o in un gesto oppure in una parola, una storia toccante che commuove e fa sorridere, che va oltre la religione e la religiosità.
Un'avventura ai confini del mondo che va oltre il tempo e lo spazio, povera di dialoghi, approntata su uno stile simil-documentaristico ed immersa in scenari che tolgono il fiato e che conferiscono al film il fascino epico delle mitiche avventure vichinghe.
Servirà l'autocritico Le ombre rosse a scatenare polemiche in seno all'opposizione portando a una riflessione concreta e costruttiva? Maselli se lo augura, ma noi ne dubitiamo, non tanto per la riuscita del film, quanto per la cecità dimostrata dalla nostra classe politica dove ci si scatena solo contro gli attacchi espliciti, mentre le critiche più sottili e raffinate passano sotto silenzio e vengono presto dimenticate.
I personaggi ipocriti, cattivi e perversi di Todd Solondz tornano a colpire allo stomaco il pubblico veneziano. Il regista sbarca al Lido per presentare la sua ultima opera, il cinico Life During Wartime.
Ancora una potente riflessione di Todd Solondz sui nostri tempi, che resta spietato ma trasuda anche una necessaria dolcezza.
Il regista, lo sceneggiatore e gli interpreti di The Road approdano al Lido, ricevendo i meritati applausi della stampa radunata in sala conferenze.
Adattare un romanzo per il grande schermo, considerando la profonda differenza tra i due media, significa necessariamente tradire il materiale di partenza, ma in questo caso la scelta di John Hillcoat di mantenersi aderente al testo originario risulta efficace, oltre che comprensibile.
In occasione della presentazione ufficiale del film abbiamo incontrato i due cineasti e chiesto loro qualche curiosità sulle riprese, sugli effetti speciali, sull'introduzione del paranormale e qualche anticipazione su un eventuale terzo capitolo della saga.
Se è certamente indubbia l'importanza di Baarìa per il panorama cinematografico italiano, il risultato è una pellicola che trasuda la passione del suo autore, alternando, soprattutto dal punto di vista narrativo, alti e bassi.
Affiancato dai due giovani protagonisti, Francesco Scianna e Margaret Madè, il regista ha presentato a Venezia la sua ultima opera.
Stesse vittime, stesso scenario malsano, stessa claustrofobia, stesso palazzo e stessi registi. Continua esattamente da dove si era interrotta l'avventura 'al buio' tra i corridoi dello stabile infettato da un misterioso morbo che trasforma in pochi secondi un corpo umano in una sorta di demone assetato di sangue e morte.
Non è un film politico L'amore e basta, è solo un documentario 'normale' e finanche noioso alla lunga, ma l'obiettivo è così raggiunto: nella gabbia dello schermo non c'è uno zoo da investigare, ma persone con un'esperienza di vita, ordinaria o più, da condividere.
Risate a gogò con il duetto vincente tra Sandra Bullock e Ryan Reynolds in 'Ricatto d'amore', divertente e brillante commedia sugli affari...d'amore, diretta da Anne Fletcher
Spettacolo e tensione, ma anche riflessioni metafisiche per assecondare la voglia di Proyas di mettere in piedi un film catastrofico con più livelli di lettura che mantiene sempre alto il senso di meraviglia nello spettatore.
La nostra intervista all'attore di 'Notte prima degli esami' sui suoi prossimi progetti cinematografici - tra cui l'imminente 'Quando si diventa grandi' - il mestiere di attore in Italia, tra difficoltà e soddisfazioni e altro ancora.
A pochi giorni dalla sua presentazione alla Mostra di Venezia, fa già discutere il film che sarà introdotto nella sezione Controcampo Italiano. Ma a far polemica stavolta è lo stesso regista, infastidito dall'etichettatura della sua opera come film a tematica gay.
Per il suo modo di relazionarsi al mondo del calcio Piede di Dio è un film che suscita simpatia, anche al di là di quell'ambientazione pugliese da cui deriva, inevitabilmente, una nota di colore.
Notorious B.I.G., Wu-Tang Clan, Faith Evans e R. Kelly sono soltanto alcuni dei protagonisti di un soundtrack in bilico fra Hip-Hop e R&B di metà anni '90.
Per il mondo del cinema è forse la più grande scommessa da diversi decenni a questa parte, forse l'ultima grande possibilità per far tornare in massa il pubblico nelle sale. La nuova stagione sarà effettivamente ricordata come quella del trionfo del cinema a tre dimensioni?