Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Si conclude la stagione di appuntamenti del ciclo "Viaggio nel cinema Americano" - curata da Antonio Monda e Mario Sesti e legata a doppio filo con la sezione Extra del Festival del cinema di Roma - con un ospite d'eccezione, il talentuoso Mr. Jeremy Irons, che racconta al pubblico dell'Auditorium il mestiere dell'attore.
Dai grandi raduni musicali degli anni '60, alle ultimi immagini di Michael Jackson; in ogni film-concerto c'è qualcosa in più della semplice testimonianza di un avvenimento: c'è il desiderio di conservare qualcosa che andrebbe perduto e quel qualcosa è condividere la sensazione di essere lì.
A Roma la conferenza stampa di presentazione del film diretto da Herbert Simone Paragnani e interpretato da Emanuele Bosi, Michela Quattrociocche e Agnese Claisse, una commedia romantica in salsa pop che piacerà ai giovanissimi anche grazie all'accattivante colonna sonora 'All star'.
Scritto quasi fosse come un noir classico americano anni '50, in realtà Carancho è diretto con stile moderno e vivace e conferma la bravura del regista, Pablo Trapero e dei due interpreti, Martina Gusman e Ricardo Darin.
Vendetta a ritmo punk per il capitolo finale della trilogia Millennium che ha lanciato e confermato Lisbeth Salander come una figura cinematografica dark che faremo fatica a raschiare dall'iconografia contemporanea europea.
Un'edizione del Fantafestival da festeggiare con trenta candeline nere, quella che si inaugura a Roma il 25 maggio. E non mancheranno certo gli ospiti di prestigio, da Roger Corman a Dario Argento e Daria Nicolodi!
Premesse e intenzioni interessanti per il film di Kornél Mundruczó, ma il risultato non convince pienamente tra snodi narrativi forzati e interpretazioni poco convincenti.
Un film atipico, che supera il confine del cinema d'autore e diventa, per la messa in scena imponente, quasi un blockbuster, ma non per questo rinuncia a sequenze estremamente suggestive e poetiche e ad un tocco di ironia e follia.
Se lo spettatore ha la caparbietà di entrare nel mondo surreale di Apichatpong, può restarne insieme affascinato, divertito e stimolato, ma non è un'impresa facile.
Un film piccolo, ma delicato e dotato di grande sensibilità, per Julie Bertuccelli, che sa mettere in scena le forze della natura e della vita, ed il modo in cui riescono sempre ad imporsi.
Rachid Bouchareb segue con attenzione le strade dei protagonisti concentrandosi su ognuno dei personaggi, piuttosto che sull'approfondimento del contesto storico. Una scelta che in Francia ha sollevato non poche polemiche.
Un thriller atipico dalla confezione non certo esaltante, ma comunque funzionale al tipo di storia che sta raccontando: una storia cruda, violenta, dove non vi è alcuna speranza e nessun vincitore.
Unico rappresentante italiano in concorso a Cannes, Daniele Luchetti ha incontrato la stampa italiana presente sulla Croisette per raccontare, insieme al cast de La nostra vita, l'Italia dei nostri giorni.
Esaustivo e limpido nel seguire la storia, vibrante dal punto di vista visivo e del ritmo, il film di Liman risulta un buon prodotto che sa intrattenere e informare, puntando l'indice nei confronti del governo americano e del suo uso dei media e dello scandalo per distrarre l'opinione pubblica dalle reali domande da porsi riguardo la guerra.
Luchetti parla della nostra vita, nella nostra Italia, dei nostri guai e dei nostri orgogli, e lo fa alternando tenerezza a sfrontato cinismo, realismo ad una tagliente ironia che non fa affatto sorridere, come nella miglior tradizione del nostro grande cinema.
Il regista approda a Cannes con il gigante Michael Douglas per presentare il sequel del mitico Wall Street e per puntare il dito sulla corruzione imperante nel mondo dell'alta finanza post 11 settembre.
La Croisette abbraccia il maestro newyorkese che presenta fuori concorso la sua ultima fatica, il cinico You Will Meet A Tall Dark Stranger.
Affidandosi all'esperienza di Yoon Hee-Jeong - vero monumento del cinema coreano - l'autore di Poetry le consegna il peso del suo nuovo film, incentrato interamente sulla protagonista femminile, Mija. Un'interpretazione straordinaria, che integrandosi con l'altrettanto ottimo lavoro di Lee Chang-dong, dà vita ad un film articolato e pulsante.
La Morte, da sempre il vero serial killer di queste sfigatissime storie, viene somministrata in 'pillole' che appaiono come uno slegato susseguirsi di cortometraggi splatter, in cui a scatenare incidenti spaventosi è sempre qualcosa di minuscolo. Soffi di vento, autocombustioni e vibrazioni riescono a scatenare un vero e proprio inferno.
Muntean costringe noi, come il suo protagonista, a una scelta difficile. Merito di un cinema estremamente potente ed efficace che potremmo definire "tridimensionale" nel senso forse più tangibile: in grado di trasmettere forti emozioni che non ci abbandonano quando si riaccendono le luci.
Ci pensano i due giovani e carismatici attori, Ryan Gosling e Michelle Williams, a risollevare la pellicola con due interpretazioni molto viscerali, in cui si dimostrano perfettamente in parte in entrambe le anime del film.
Il film si avvale soprattutto del physique du rôle e della simpatia di Jake Gyllenhaal, per portare sullo schermo, con una buona resa visiva, una celeberrima serie di videogiochi.
La scelta narrativa di Beuvois non gli lascia molto spazio per quanto riguarda la messa in scena, necessariamente sobria e rigorosa, e molto del film è affidato alla misurata interpretazione dei protagonisti e alla loro capacità di rendere lo spirito delle loro vite ed il coraggio della loro scelta.
Si tratta per Kiarostami di un lavoro più mainstream, che può piacere ad un pubblico più ampio di quello puramente cinefilo e da festival. Un pubblico al quale l'autore lascia molti spunti di discussione. Da parte dei due protagonisti, un'interpretazione superba.
Ritorno alla yakuza per il regista più amato del Sol Levante. In occasione della presentazione del suo Outrage, Takeshi Kitano incontra la stampa a Cannes.
Nonostante il cambio di sceneggiatore, Inarritu segue la storia di Biutiful con il suo solito stile, con il suo abituale tono emotivamente coinvolto e coinvolgente, lasciandoci percepire la sofferenza dei suoi personaggi in scene toccanti e delicate. Un film forse non perfetto in ogni sua parte, ma efficace e compatto.
Il film di Frears fa sorridere con intelligenza grazie ad una sceneggiatura fluida che lascia trasparire un'estrema fedeltà verso la graphic novel di Posy Simmonds, ma oltre ad essere una commedia divertente è un'opera che dimostra un grande amore per la letteratura.
Il debutto registico dell'inglese Jim Field Smith si mantiene in perfetto equilibrio e, malgrado la non originalità di fondo della storia, la commedia resta una pellicola godibile e piacevole, che alterna fasi più goderecce a momenti di inaspettata riflessione.
In Outrage viene fuori un'immagine più moderna della yakuza, nello spirito più che nei modi: Kitano non è interessato a dipingere le attività dei mafiosi contemporanei, ma ne critica la mancanza di spessore. Una scelta non efficace, ma anche stavolta non mancano le scene cult.
La pellicola scorre fluida grazie alla buona alternanza tra le scene di guerra e le fedeli riscostruzioni storiche e scenografiche; quello che manca è un maggiore approfondimento dei temi di fondo, che avrebbe reso il film meno convenzionale.
Mahamat-Saleh Haroun racconta ancora una volta il dramma del Ciad, e lo fa con dei potenti sottintesi che rallentano il ritmo del film ma al tempo stesso ne amplificano l'efficacia.
Nonostante i numerosi tentativi di conquistare il pubblico dei gamer al cinema, sono davvero poche le trasposizioni da videogioco a film che si possano dire riuscite, anche da un punto di vista esclusivamente economico. La Disney ci prova con l'avventuroso action interpretato da Jake Gyllenhaal.
'Le quattro volte' è un racconto poetico, che mette in scena la circolarità della vita, nel senso più ampio del termine, e lo fa in un luogo che nelle sue tradizioni, nel suo essere immutabile nel tempo, riesce ad amplificare il concetto e renderlo a sua volta eterno, scolpendolo nella nostra memoria.
Another Year è animato da un campionario di personaggi che bucano lo schermo sia attraverso una scrittura solida, che li rende reali e tridimensionali, con dialoghi brillanti sceneggiati dallo stesso Leigh, sia grazie alle impeccabili interpretazioni di tutto il cast.
Quando ci si trova su un ottovolante, non bisogna fare altro che chiudere gli occhi e farsi trasportare: Kaboom è proprio la stessa cosa, magari non adatto a tutti gli stomaci ma in grado di regalare novanta minuti di euforico divertimento.
Nonostante manchino le battute graffianti che sono il marchio di fabbrica del regista newyorkese, è il cinismo di fondo della pellicola a rendere interessante il suo ultimo lavoro.
Come già per il precedente capitolo, per capire ogni singolo aspetto della sceneggiatura servirebbe una laurea in economia, ma nonostante questo il film scorre benissimo per più di due ore regalando agli spettatori una storia che funziona su più livelli.
Nakata torna ad usare un espediente tecnologico per creare la tensione e, dopo le videotape di Ringu, si dedica al mondo delle chat online.
In assenza del regista Ridley Scott, i protagonisti del film hanno incontrato la stampa accorsa al festival per l'anteprima del film sulle origini del leggendario personaggio.
The Housemaid si sviluppa con misura ed eleganza per tutta la prima parte, ma quando la storia entra nel vivo il tono cambia radicalmente: quello che prima era sottilmente suggerito, diventa esplicito, quello che era soltanto accennato passa in primo piano.
La regista Isotta Toso esordisce con un'opera impegnata e ambiziosa sul difficile tema della xenofobia riuscendo a manipolare una materia letteraria frammentaria. A sostenerla un'ottima colonna sonora e un discreto cast da cui emerge la rivelazione Marco Rossetti.
Un'ambientazione inusuale, per il film di Wang Xiaoshuai, che si presta in modo efficace a raccontare la storia di un padre alle prese con un'ossessione e il proprio passato.
Amalric porta in scena una storia attraverso la quale trapela la fascinazione per il mondo dello spettacolo, ma anche per coloro che pur non essendo mai sul palco o sotto i riflettori sono in realtà il cuore pulsante del successo o meno di qualsiasi show.
Un film piccolo, ma soprattutto intimo e delicato, che colpisce proprio per la sua capacità di emozionare e coinvolgere con una narrazione ed una messa in scena essenziale.
Parti 'tribali' e attacchi di appetito smodati per J.Lo, che dopo essere diventata mamma nella vita, al cinema è di nuovo in dolce attesa. Una commedia che lascia il sorriso, nonostante l'umorismo di grana grossa.
'Adam' è una love story che utilizza la formula classica dei romance hollywoodiani, ma riesce a intrecciare alla storia sentimentale quella emozionale di una meravigliosa favola attuale, mai banale né glicemica.
Una storia d'amore tra Raoul Bova e la Cucinotta, il continuo susseguirsi di drammi famigliari e molto altro ancora, per questa pellicola ambientata in Sicilia e resa a tratti indigesta dall'eccessiva enfasi del racconto.
Menno Meyjes dirige un film di grande eleganza formale, persino sontuoso, che si regge tuttavia, oltre che sulla forza delle immagini, soprattutto sull'alchimia che si crea tra i suoi due protagonisti.
Il vigoroso e inconfondibile marchio registico di Ridley Scott, dimostra una personalità lineare, ma indecifrabile allo stesso tempo. Eclettico ai limiti della schizofrenia, magniloquente ma sempre in perfetto controllo della macchina cinema, tutta la sua produzione ha un solo vero tratto comune: il pubblico come destinatario.
In occasione dell'uscita nelle sale del suo secondo film Shadow - L'ombra abbiamo intervistato in esclusiva per i lettori di Movieplayer.it Federico Zampaglione al ritorno sul grande schermo con un avvincente horror che racchiude tutta la sua rabbia artistica e in primis la grande voglia di riportare in auge in Italia uno dei generi più amati e prolifici della nostra storia cinematografica.