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'Once Upon a Time in Anatolia' di Nuri Bilge Ceylan è una storia che in apparenza non avrebbe nulla di memorabile, ma il risultato è un film dalla bellezza magnetica.
Il regista Radu Mihaileanu, per questo La sorgente dell'amore, si ispira ad una vera storia di qualche anno fa accaduta in un villaggio della Turchia, ma "trova" la chiave del film nello spostare l'azione in un contesto musulmano ben più rigido, trasformando così il soggetto in una ben riuscita riflessione sulla condizione della donna nei paesi del Medio Oriente.
Pur non essendo ai livelli precedente The Chaser, The Yellow Sea si fa apprezzare per un paio di colpi di scena di grande effetto e scene azioni coadiuvate da un grande padronanza tecnica da parte di un regista giovanissimo ma che dimostra un livello di maturità davvero non comune.
Entusiasmo sulla Croisette per lo spettacolare action movie del regista danese Nicolas Winding Refn che fonde sensiblità europea e senso dello spettacolo tutto americano. Con lui a Cannes il protagnista, lo straordinario Ryan Gosling.
Tempo di riviera per la star Sean Penn e per il regista Paolo Sorrentino. I due presentano a Cannes l'esordio in inglese del regista napoletano, un eccentrico e suggestivo road movie girato negli USA.
Un progetto sperimentale di fruibilità non sempre immediata, almeno non al di fuori dei confini francesi, questo che vede protagonisti Alain Cavalier e Vincent Lindon.
Nella sua grande casa di Tehran, il regista bandito dal cinema aspetta il verdetto della corte d'appello e ci racconta il film che non può realizzare.
Con una colonna sonora (e titoli) in un perfetto stile anni '80, un'atmosfera alla Taxi Driver, un intelligente uso della luce e dei ralenty per le scene topiche e un'ottima direzione delle scene di guida, frenetiche ma non confuse, Refn realizza un film di genere perfetto in ogni suo aspetto proprio perché misurato, asciutto, senza fronzoli.
La grande personalità registica di Paolo Sorrentino e il talento di Sean Penn ci regalano una pellicola divertente, toccante e riuscita in ogni suo aspetto.
Poco originale dal punto di vista narrativo, il film di Everardo Gout punta su trovate visive anche affascinanti dal punto di vista tecnico e un montaggio frenetico che però finisce presto con lo stancare soprattutto considerati i molteplici livelli temporali e narrativi e la durata notevole di una pellicola che ne esce eccessivamente appesantita.
Il regista spagnolo, veterano della Croisette, e il divo ormai internazionale presentano in concorso il disturbante thriller La piel que habito. Nel cast le attrici Elena Anaya e Marisa Paredes.
Yoshihiro Tatsumi è il padre del Gekiga, il manga "vietato ai minori", caratterizzato da tematiche serie e linguaggio adulto, e il film di Eric Khoo racconta la sua storia, e le sue storie.
Autore eclettico per eccellenza, Miike sceglie di omaggiare il cinema giapponese classico rispettandone stile e temi e aggiungendo poco o nulla di moderno; perfino con l'utilizzo del 3D non riesce a regalare alcun effetto particolarmente spettacolare ma si limita a dare profondità alla messa in scena.
Almodovar torna alle atmosfere da thriller con un film appassionante e divertente che aggrega con grande equilibrio gli elementi più caratteristici del suo stile.
Cast di Melancholia quasi al completo, capitanato dalle angeliche Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg, per scortare a Cannes l'eccentrico Lars von Trier, protagonista di un incontro con la stampa divertente e a tratti delirante.
La storia dell'ascesa al potere del nervoso e determinato Nicolas Sarkozy, che coincide con il naufragio del suo matrimonio con la sua più preziosa consigliera, la moglie Cécilia.
Una pellicola dolorosa e angosciosa, splendidamente intepretata da Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg, che, per sadismo e assoluta mancanza di speranza, si potrebbe definire il film definitivo di von Trier.
Rarefatto e malinconico, il film di Naomi Kawase mette in relazione i personaggi con le frustrazioni dei loro antenati, e i loro sentimenti con quelli di antichissime generazioni.
L'attrice e regista accompagna sulla Croisette il suo Mr. Beaver, pellicola presentata fuori concorso che vede protagonista Mel Gibson.
E' un film dalle immagini forti ed evocative, che soffre in certi punti la poca malizia narrativa della regista, abilissima invece quando fa sfoggio di una delicata ironia nel raccontare le contraddizioni del microcosmo che ruota attorno alla parrocchia; quello di Alice Rohrwacher è un esordio brillante, denso di temi, ben interpretato dalla protagonista, Yile Vianello.
Oltre a proporre una prospettiva inedita sul 'male oscuro', filtrata dalla sensibilità della Foster, Mr. Beaver si trasforma in un film corale sulla necessità di affrontare il proprio passato e le proprie paure, prendere coraggio e condividere i propri sentimenti con le persone che ci sono vicine.
Modalità narrative vecchio stile e temi attuali - in particolare di questi tempi in Francia - per la pellicola a base di buoni sentimenti firmata da Aki Kaurismaki.
Il nuovo lavoro della regista di Caramel tratta un tema assai serio ma lo fa con un'ironia pungente ed una sfrontatezza ammirevoli. Il risultato è un'opera estremamente godibile che fa anche riflettere sull'assurdità di un conflitto pronto ad esplodere in qualsiasi momento, per qualsiasi sciocchezza.
Jack Sparrow e compagni hanno invaso la Croisette per presentare il quarto capitolo delle avventure dei Pirati dei Caraibi, il primo con Rob Marshall alla regia ed in 3D.
E' un'opera complessa, The Tree of Life, ancor più complessa di quanto sarebbe stato lecito attendersi: spiazza e stordisce, parte dal privato per arrivare all'universale, mostrando una polifonia di voci e di motivi che necessitano tempo (e forse più visioni) per essere assimilati appieno.
Assente l'atteso Terrence Malick, tocca a Brad Pitt far da portavoce al regista per soddisfare le curiosità della stampa sull'incredibile The Tree of Life.
La regia di Ron Howard è inappuntabile nel congegnare una commedia agrodolce che sa aggirare i pasticci sentimentalisti ed esaltare con bravura i suoi polverosi prototipi.
Nonostante uno script un po' debole, il film di Peter Chan si lascia apprezzare per le interpretazioni oltre che per la fotografia di buon livello e le impressionanti scene d'azione.
Pervaso da una grande tenerezza e nostalgia, il film di Jimenez rievoca la passione degli amori giovanili e allo stesso tempo parla di libri in maniera adorante e sottile.
Ricreare l'atmosfera di una casa chiusa, con le sue musiche, le sue routine, le sue mollezze, i suoi orrori, è l'obiettivo principale del film di Bertrand Bonello, ed è un obiettivo centrato
Il documentario di Rakesh Omprakash Mehra e di Jeff Zimbalist è esattamente quello che potevamo attenderci, una coloratissima celebrazione della storia e dello spirito della ricca e prolifica industria cinematografica indiana.
Un thriller che fin dalle prime scene è un crescendo di tensione e che alterna due differenti linee temporali, spesso non immediatamente distinguibili, così da avvicinarci alla sensazione di disagio e paranoia vissuta dalla protagonista, la brava Elizabeth Olsen.
Vivido, essenziale e lineare nella scrittura, il film è caratterizzato da una regia poco ostentata ma precisa ed efficace. Se poi Cécile De France è una sicurezza, è soprendente il lavoro dei Dardenne con il giovanissimo Thomas Doret, un'autentica forza della natura che i registi belgi arginano, plasmano, illuminano per raccontare una storia di semplice e toccante umanità.
The Artist è un grande omaggio al cinema di un tempo assai lontano ma in realtà mai dimenticato, ma soprattutto una commedia vivace e divertente, ricca di trovate davvero fantastiche, che va oltre la semplice operazione "nostalgia".
Nonostante alcune scene siano destinate a rimanere impresse nella mente degli spettatori, 'Michael' non colpisce quanto potrebbe o forse dovrebbe, per la sua volontà di non andare a fondo nelle motivazioni o nei sentimenti dei suoi protagonisti, limitandosi a mostrare soltanto.
Coraggiosamente, il regista si mette in gioco e ci mostra senza freni la fragile condizione (soprattutto psicologica) in cui si trova. Difficile però capire quanto faccia sul serio e quanto invece voglia furbescamente veicolare agli spettatori, perché tutto il film è prima di tutto molto autoironico e autocritico.
Con 'Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare' si decide di fare un passo indietro e tornare agli elementi che più avevano funzionato negli episodi precedenti: il personaggio di Sparrow ovviamente, ma anche i suoi duetti con Barbossa e con una controparte femminile forte.
Thriller atipico dai tempi dilatati, Miss Bala punta tutto sulla prova e sul corpo dell'esordiente Stephanie Sigman, ma manca di autentica tensione, a causa soprattutto di una sceneggiatura esangue e di una regia troppo pedante e dettagliata.
Di un tema dalle potenzialità umanamente esplosive come quello della rivalità tra padre e figlio, Cedar fa di Hearat Shulayim una commedia amara caratterizzata da uno humour asciutto, ma non freddo.
Il film attinge ad una vasta mole di documenti e di testimonianze per raccontare in maniera genuina, se non originale, la storia di un genio della musica: Radford opera però almeno una scelta anticonvenzionale, quella di lasciare senza nome le persone che recluta per parlare di Michel.
Nanni Moretti presenta in competizione a Cannes Habems Papam accompagnato da gran parte del cast capitanata dallo straordinario Michel Piccoli e da Jerzy Stuhr.
Abbiamo potuto assistere ad un'esclusiva anteprima per la stampa di 20 minuti del nuovo attesissimo lavoro di J.J. Abrams e possiamo dire con convizione che, a differenza di quanto sempre più spesso accade, il risultato è veramente all'altezza delle aspettative.
Polisse colpisce per l'estrema vitalità e per il coraggio ed ambisce a fornire uno spaccato della Parigi multietnica e più problematica, e ad essere così in qualche modo riconosciuto dalla giuria di Cannes 2011.
Il dramma di una madre che ha messo al mondo un essere incomprensibile e terrificante è stato affrontato dal premio Nobel Doris Lessing in uno dei suoi romanzi più famosi, Il quinto figlio. Ma Lynne Ramsay in questa straordinaria pellicola va anche oltre la lucida esposizione di quel dolore e di quel senso di colpa con cui è impossibile venire a patti, mettendoci di fronte a qualcosa di insostenibile.
La coraggiosa prova di Emily Browning è sicuramente l'elemento più sorprendente ma anche facilmente metabolizzabile di un film che ha raggelato il 64. Festival di Cannes con la sua composta, elegante, sensuale e mortifera freddezza.
Dalla romantica Parigi notturna all'assolata Cannes. Ecco Woody Allen e i suoi attori pronti a inaugurare la nuova edizione della kermesse francese al via tra poche ore con il divertente Midnight in Paris.
Non è certamente il messaggio o il plot il punto forte di questo nuovo film di Allen, ma sono gli ironici incontri, spesso surreali, del protagonista con tante personalità del passato, figure iconiche che il regista e scrittore tratteggia con la consueta (auto)ironia e in maniera irresistibile.
Un perfetto gentiluomo è una commedia agrodolce che fa riflettere e strappa qualche sorriso puntando sul grottesco, ma soprattutto si farà ricordare per le interpretazioni di Paul Dano e Kevin Kline.
Diretto da Antonio Baiocco e interpretato da Sebastiano Somma, Il Mercante di stoffe non offre spunti narrativi memorabili o scelte registiche degne di nota, aggrappandosi debolmente a una sceneggiatura dalla struttura inconsistente e frettolosa
Dopo molti sforzi produttivi il film arriva al cinema dal 13 maggio distribuito da Microcinema in 20 copie grazie all'impegno di Sebastiano Somma e del regista Antonio Baiocco