Solo: A Star Wars Story

2018, Fantascienza

Solo: A Star Wars Story, le ragioni di un flop commerciale

A quasi tre settimane dall'uscita lo spin-off dedicato al giovane Han Solo continua ad arrancare al box office mondiale. Alla luce di vari fattori, proviamo ad analizzare i motivi di questo insuccesso.

Solo: A Star Wars Story, Alden Ehrenreich in una foto del film

Dal 2015 a oggi, il nuovo corso creativo di Star Wars, segnato dalla vendita di Lucasfilm alla Disney e dalla supervisione generale di Kathleen Kennedy, erede designata da George Lucas in persona, ha incassato oltre quattro miliardi di dollari al box office globale, sia tramite la saga principale (Star Wars: Il risveglio della forza e Star Wars: Gli ultimi Jedi) che con lo spin-off Rogue One: A Star Wars Story, ambientato subito prima degli eventi di Guerre stellari. Meno popolare il nuovo capitolo del franchise, Solo: A Star Wars Story, in sala da quasi tre settimane e, mentre scriviamo, arrivato a malapena sopra i 300 milioni di dollari nel mondo intero (la soglia minima accettabile per non essere considerato un flop al cinema, tenendo conto del budget, sarebbe intorno ai 500 milioni). Ovviamente parlare di un vero e proprio insuccesso quando c'è di mezzo Star Wars, un brand che non si avvale solo dei lungometraggi ma anche di infiniti prodotti derivati, non è del tutto corretto, ma nel caso di Solo il risultato può comunque lasciare un po' perplessi.

Leggi anche: Solo: Star Wars c'è, ma mancano epica e divertimento

Sui social c'è chi si vanta di essere all'origine del "flop", postulando che gli incassi deludenti siano dovuti a un boicottaggio di massa da parte dei fan che non amano i nuovi film. Un ragionamento che, a nostro avviso, è privo di fondamento: chi favoreggia una tale retorica (i cui toni, soprattutto nei confronti di Kathleen Kennedy e di attrici come Daisy Ridley e Kelly Marie Tran, sono neanche velatamente misogini e razzisti) dovrebbe, a rigor di logica, essere più che felice di andare in sala a vedere un film con protagonista un maschio bianco eterosessuale, nonché un lungometraggio commissionato nientemeno che da George Lucas, il quale affidò l'incarico della scrittura a Lawrence Kasdan prima ancora di vendere la sua società alla Disney. La verità è un pochino più complessa, legata soprattutto alle logiche del mercato cinematografico, ed è il risultato della combinazione di più fattori, a cominciare da un non indifferente "difetto" a monte.

Leggi anche: Solo e gli altri: il futuro degli spin-off di Star Wars

Un'origine non richiesta

Star Wars: Il risveglio della forza, Harrison Ford e Chewbecca in un'immagine del film

Fin dal momento dell'annuncio del progetto lo scetticismo del pubblico era palpabile, e non solo tra i fan incalliti di Star Wars. Prescindendo dagli inevitabili timori su un lungometraggio dedicato a Han Solo senza la partecipazione di Harrison Ford, il film rientrava in due categorie a rischio: il "riciclaggio" di storie e immagini vecchie (critica mossa, abbastanza a torto se si tiene conto del piano complessivo, a Il risveglio della Forza), e un pezzo di mitologia stellare che, a detta dei più, non necessitava di un approfondimento. Il fascino di Han è infatti legato anche all'alone di mistero che lo circonda, ed era difficile raccontare le sue prime avventure senza ricorrere a tutti gli elementi che più o meno conoscevamo già: l'amicizia con Chewbacca, l'incontro con Lando Calrissian, l'ottenimento del Millennium Falcon e (come suggerito dal finale in vista di eventuali altri film) il rapporto professionale con Jabba the Hutt. Certo, alcune sorprese nella pellicola ci sono, ma nel complesso non c'era abbastanza spazio vuoto dove inserire una storia per lo più inedita, come accaduto invece con Rogue One.

Leggi anche: Alden Enhrenreich su Solo: "C'è materiale per altri due film, mi piacerebbe molto farli"

Chi è il regista?

Han Solo: il cast e i registi del film nella prima foto

Difficile sapere quanto abbia influito sulle scelte del grande pubblico, ma data la copertura mediatica estesa è probabile che tutti coloro che fossero minimamente interessati al film siano stati al corrente della controversia verificatasi durante la lavorazione: i registi Phil Lord e Chris Miller sono stati licenziati a riprese quasi ultimate (secondo gli esperti era stata quasi raggiunta la soglia oltre la quale, in base alle regole del Directors Guild of America, non sarebbe stato possibile rimuoverli dall'incarico), e il film è stato reinventato da Ron Howard, con almeno un cambiamento evidente (Paul Bettany, interprete del perfido Dryden Vos, non era presente nella versione di Lord e Miller). Alla luce di vicende simili negli ultimi anni, quasi sempre nell'ambito dei blockbuster (nello stesso periodo in cui avveniva il passaggio di consegne erano in corso i reshoot di Justice League , affidati a Joss Whedon perché Zack Snyder era ufficialmente impossibilitato per motivi personali), non è da escludere che i dubbi nei confronti del film siano aumentati in seguito all'estromissione di due registi con uno stile riconoscibile in favore di un cineasta dal percorso solido ma non propriamente autoriale. Va anche detto, però, che col senno di poi la Lucasfilm ha forse preso la decisione giusta: se è vero che Lord e Miller stavano sostanzialmente girando una commedia, chi ha odiato l'ironia "fuori luogo" de Gli ultimi Jedi avrebbe avuto ancora di più da ridire in questa sede.

Leggi anche: Da Nolan a David Lynch: quanto potere hanno i registi a Hollywood?

Questi trailer non s'hanno da vedere

Solo: A Star Wars Story, Donald Glover in una foto del film

Una parte fondamentale dell'esistenza dei blockbuster è legata al materiale promozionale, strumento essenziale per alimentare la curiosità e le discussioni. E in quel campo, purtroppo, Solo ha perso svariati colpi, con due trailer usciti tardi (il primo è arrivato appena tre mesi prima del debutto del film al Festival di Cannes) e piuttosto sciatti a livello iconografico e immaginifico: come il lungometraggio stesso, erano un susseguirsi di momenti per lo più prevedibili, senza quell'alone di mistero che caratterizzava la campagna promozionale della saga principale (basti pensare ai dibatti sulla possibilità che Luke Skywalker fosse passato al Lato Oscuro) o l'impressione che Star Wars stesse veramente esplorando territori nuovi, come nel caso di Rogue One. Ma la pecca più grande dei vari trailer e spot televisivi è il non aver eliminato i (legittimi) dubbi che il pubblico pagante poteva avere su Alden Ehrenreich: nel film vero e proprio l'attore se la cava egregiamente nei panni del giovane Han, ma in sede di marketing gli elementi migliori della sua performance risultavano non pervenuti.

Il mese sbagliato

Avengers: Infinity War, una nuova foto del film

Fino a qualche anno fa i film della saga, con l'eccezione dell'animato Star Wars: The Clone Wars, uscivano sempre a maggio, mentre dal 2015, complici dei piccoli ritardi durante la lavorazione de Il risveglio della forza, sono diventati un appuntamento natalizio, dominando la fine di dicembre e l'inizio di gennaio. Con Solo, nonostante il passaggio di consegne dietro le quinte che avrebbe pienamente giustificato un'uscita posticipata, si è deciso di tornare al periodo tradizionale, dando un po' per scontato che il brand fosse sufficientemente forte da sbaragliare ogni tipo di concorrenza. Peccato che tale concorrenza avesse le sembianze di Avengers: Infinity War, Deadpool 2 e ora anche Jurassic World - Il regno distrutto, tre film molto più attesi dagli spettatori (mentre scriviamo queste righe Infinity War si avvicina sempre di più al traguardo dei due miliardi di dollari di incasso a livello globale). In mezzo a quei tre colossi risultava ancora più evidente che Solo non fosse l'evento planetario che ci si potrebbe aspettare dal franchise lucasiano, ma semplicemente un pezzo di entertainment. In altre parole, "solo" un film.

Solo: A Star Wars Story, le ragioni di un flop...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Solo: Star Wars c’è, ma mancano epica e divertimento
Solo e gli altri: il futuro degli spin-off di Star Wars