L'ora più buia

2017, Drammatico

Dal "Divo" Andreotti a Churchill, 10 film sui grandi leader politici della storia

In occasione dell'uscita nelle sale de L'ora più buia, con Gary Oldman nei panni di Winston Churchill, una panoramica sulle icone politiche che in passato il grande schermo ha deciso di rappresentare.

Davide Sica

Sono molto orgoglioso de L'ora più buia, perché illustra come parole e azioni possano cambiare il mondo e, mamma mia, se ne abbiamo bisogno.

Gary Oldman con il Golden Globe vinto per L'ora più buia

Parole e azioni. Sono questi i due vocaboli più importanti che Gary Oldman ha pronunciato nel suo discorso alla cerimonia di gala per la consegna dei Golden Globes, che si è svolta a Los Angeles qualche giorno fa. L'attore britannico è stato meritatamente ricompensato con il suo primo riconoscimento in carriera assegnatogli dalla Hollywood Foreign Press Association, per la splendida interpretazione di Winston Churchill nel film di Joe Wright, L'ora più buia. Parole e azioni sono due vocaboli che ricorrono spesso tra le persone quando si tratta di affrontare un discorso politico, sia per quanto concerne dibattiti istituzionali, sia quando si fa riferimento a discussioni che si verificano quotidianamente tra la gente comune. Spesso ai politici si imputa di abusare di molte parole a cui non seguono poi le conseguenti azioni, i relativi fatti concreti.

Gary Oldman nel suo discorso invoca il bisogno che queste due definizioni viaggino di pari passo, allo scopo di riuscire a cambiare le sorti del mondo. Attraverso un processo mimetico di straordinaria efficacia, Oldman si è calato perfettamente, sin dall'aspetto, in uno dei personaggi più iconici e carismatici della storia contemporanea internazionale: Winston Churchill, primo ministro del Regno Unito in uno dei periodi più cupi e critici del XX secolo, la Seconda Guerra Mondiale. Il film di Wright si concentra in particolare sull'insediamento di Churchill nel maggio 1940. Un uomo burbero e complicato, guardato con diffidenza anche tra le forze politiche del suo stesso Paese, ma ostinatamente convinto di non voler scendere a patti con Hitler e di dover combattere fino alla fine. Lo straordinario talento di Gary Oldman si mette al servizio di un personaggio complicato, riuscendo nell'impresa di non risultare forzato e caricaturale e al contrario, aderendo perfettamente alla figura dello statista britannico. L'ora più buia è un film che usa la parola come strumento per confezionare un affresco classico ma affascinante e denso, impreziosito da alcune sequenze memorabili e intense. Spicca, fra tutte, il primo discorso all'Inghilterra davanti al microfono di una radio e nel mezzo di un bagliore rossastro accecante.

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Gary Oldman è Churchill in Darkest Hour

Il cinema nel corso dei decenni ha deciso spesso di trasporre sul grande schermo storie, sia private che pubbliche, di grandi leader politici. Di personaggi che hanno influenzato in qualche modo, nel bene o nel male, il corso degli eventi. Nella vita reale è arrivato fino alla Casa Bianca, con l'elezione di un ex attore come Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti. In questo articolo ripercorriamo alcuni dei film più rilevanti nel raccontare questo tipo di storie e di personaggi.

Abraham Lincoln in Alba di gloria di John Ford (1939)

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Sedicesimo presidente nella storia degli Stati Uniti d'America, Abraham Lincoln è tutt'oggi uno dei leader politici più amati di sempre negli Usa, in virtù della sua determinazione nel guidare l'Unione alla vittoria durante la sanguinosa Guerra di Secessione nella seconda metà dell'Ottocento. Il cinema ha sempre dimostrato un particolare feeling con la figura di Lincoln. Sin dal capolavoro di Griffith del 1915, Nascita di una nazione, in grado di affrontare con uno sguardo più ampio quel periodo bellico. Lo stesso Griffith realizza in seguito un riuscito affresco sul personaggio nel 1930, Il cavaliere della libertà, con Walter Huston nei panni del presidente. È nel 1939 però che una leggenda della macchina da presa come John Ford gira Alba di gloria, una delle vette massime all'interno della sua ricchissima filmografia. La pellicola è un esempio straordinario di cinema storico e biografico, con un ottimo Henry Fonda nelle vesti del giovane Lincoln. Ford racconta gli albori dell'uomo, i suoi amori, le sue convinzioni. La giovinezza di un promettente avvocato e di un futuro politico e statista. Alba di gloria concilia perfettamente la potenza della trama con la delicatezza dello sguardo.

Adolf Hitler ne Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940)

Charlie Chaplin ne Il grande dittatore

Un titolo entrato di diritto nella storia del cinema. Nonostante il protagonista si chiami Adenoid Hynkel, è evidente il riferimento a Adolf Hitler ne Il grande dittatore. Un altro geniale capitolo cinematografico nella filmografia di Chaplin, che riesce nell'incredibile compito di prendersi gioco del nazismo senza mai scadere in volgarità e costruendo un impianto narrativo che smantella, pezzo per pezzo, le folli convinzioni nazionalsocialiste. Alcune scene memorabili e dall'alto valore simbolico, come l'indimenticabile palleggio di Hinkel con il mappamondo, sono annoverate ancora adesso tra le più significative sequenze di sempre. "Chaplin aveva il dono di riaffermare la verità" dichiarò all'epoca George Orwell. E il coraggio a Charlie Chaplin non è mai mancato. Il grande dittatore è un film ribelle per l'epoca non solo dal punto di vista della trama ma anche per quanto riguarda l'utilizzo del sonoro, introdotto già da un decennio ma sfruttato da Chaplin attraverso la creazione di una sorta di grammelot molto particolare. Il ritratto biografico più ironico, sferzante e spavaldo che si sia mai visto sullo schermo, proprio agli albori del secondo conflitto mondiale. Caduto il nazismo, Chaplin ammise: "Se avessi saputo non avrei mai potuto fare Il grande dittatore. Non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti".

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Enrico Mattei ne Il caso Mattei di Francesco Rosi (1972)

Gian Maria Volontè ne Il caso Mattei

La parabola di un personaggio fondamentale nel panorama sociale, politico e industriale dell'Italia del Novecento, viene raccontata dal cineasta Francesco Rosi in questo film del 1972 su Enrico Mattei. Gian Maria Volonté rende immensamente giustizia al personaggio con un'interpretazione intensa, esuberante e ricca di fascino. Rosi conferma, dopo Salvatore Giuliano, la sua predilezione per quei racconti utili a ricostruire i puzzle di uno spaccato sociale e storico del nostro Paese composto ancora da troppi lati oscuri. Enrico Mattei, presidente dell'ENI, decide di opporsi alla liquidazione dell'ente, si rimbocca le maniche e attraverso il suo intuito aziendale riesce a ridare smalto, fiducia e benessere al territorio della Pianura Padana. Un film minuzioso e dal taglio documentaristico che permette a Francesco Rosi di essere apprezzato anche all'estero e di vincere la Palma d'Oro al Festival di Cannes ex-aequo con La classe operaia va in paradiso di Elio Petri.

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Mahatma Gandhi in Gandhi di Richard Attenborough (1982)

Ben Kingsley in Gandhi

Il profeta della non violenza, Mahatma Gandhi, ripercorre attraverso un flash-back di tre ore l'intera sua esistenza a ritroso, partendo dal giorno del suo funerale. Un progetto mastodontico quello del regista e attore britannico Richard Attenborough, che imbastisce una lunghissima e dettagliata descrizione dell'esistenza di Gandhi, interpretato da uno straordinario Ben Kingsley, in grado di ripercorrere con estrema delicatezza l'umile percorso di un uomo che ha fatto della semplicità e della risolutezza dei principi cardini della propria vita privata, pubblica e politica. Il regista britannico è intelligente nel dare al suo film quel necessario tocco umoristico anglosassone che gli permette di non scivolare mai nella banale retorica. Un rischio a cui pellicole di questo tipo vanno spesso incontro ma che Attenborough riesce a evitare con accortezza. Incredibile successo internazionale, con 8 premi Oscar e 5 Golden Globes conquistati.

Malcolm Little in Malcolm X di Spike Lee (1992)

Malcolm X: Denzel Washinton in una scena del film di Spike Lee

Spike Lee adatta per il grande schermo l'autobiografia di Malcolm X scritta da Alex Haley in collaborazione con Malcolm Little, attivista e leader indiscusso nella lotta degli afroamericani nel XX secolo. Il racconto di una vita tormentata, piena di violenza e degrado: Malcolm Little cresce da un orfanotrofio al riformatorio fino alla prigione. L'incontro con il musulmano Elijah Muhammad gli cambia la vita. Da quel momento rifiuta tutto ciò che sino ad allora la società bianca gli ha imposto, in primis il cognome, e diventa la guida principale della comunità afroamericana nella battaglia per il riconoscimento dei loro diritti. Un urlo di rabbia e di ribellione, quello di Malcolm X, che Spike Lee raccoglie e rilancia con la stessa durezza e ferocia. Gigantesca interpretazione di Denzel Washington, per un film che rimane una delle vette assolute nel filone biografico e presenta con incredibile potenza una delle icone del Novecento.

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Elisabetta II in The Queen di Stephen Frears (2006)

Helen Mirren in The Queen

Stephen Frears è uno dei migliori cineasti europei nel saper valorizzare, con la sua regia efficace e puntigliosa, una sceneggiatura solida e ben scritta. Come quella a cui ha lavorato Peter Morgan per The Queen, pellicola che si apre al rapporto tra la regina Elisabetta II, interpretata magnificamente da Helen Mirren, premiata con l'Oscar alla miglior attrice, e Tony Blair (Michael Sheen). Un film che viaggia sul doppio binario del tempo che scorre, così come i pensieri della sovrana in uno dei periodi più complicati della famiglia reale. In seguito alla tragica morte di Diana, si sovrappongono il dolore di un intero Paese sconvolto dalla scomparsa improvvisa di uno dei loro concreti punti di riferimento e il lutto privato di Buckingham Palace. Bilanciando sapientemente ironia e dramma, Stephen Frears regala uno scorcio accattivante, seppur romanzato, delle controverse vicende della monarchia anglosassone e del discusso profilo della longeva sovrana d'Inghilterra.

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Richard Nixon in Frost/Nixon - Il duello di Ron Howard (2008)

Michael Sheen e Frank Langella in un'immagine del film Frost/Nixon - Il duello

Uno degli script più ambiti degli ultimi decenni a Hollywood, tratto da una pièce teatrale di grande successo. Frost/Nixon - Il duello viene portato sullo schermo da Ron Howard nel 2008 e si rivela un film brillante e cinico. Il duello è tra il giornalista David Frost (Michael Sheen) e l'ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon (Frank Langella). Il fulcro narrativo è però sullo scandalo Watergate, a qualche anno di distanza dalle dimissioni di Nixon. Howard mette in scena uno dei dibattiti televisivi più importanti nella storia della televisione americana, in un avvincente scontro fra l'ambizione di Frost e l'immutata spietatezza di Nixon. Nessuno dei due vuole cedere e finire al tappeto sul ring dello show. Sorprendente lavoro di Ron Howard che rifugge qualsiasi scivolone retorico e imbastisce un ritratto tragico e contraddittorio di uno dei Presidenti più controversi della storia.

Harvey Milk in Milk di Gus Van Sant (2008)

Sean Penn in un'immagine di Milk

Uno dei biopic più sentiti degli ultimi anni, Milk è il racconto di otto anni della vita del deputato Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto democraticamente per una carica pubblica negli Stati Uniti. Gus Van Sant dirige uno strepitoso Sean Penn, vincitore di un Oscar, e tratteggia un racconto di livello, ben calibrato sia nella ricostruzione storica dell'epoca, fin dall'ambientazione a San Francisco, che nell'atmosfera in cui quotidianamente dovevano vivere gli omosessuali in quegli anni. Appassionante la regia di Van Sant, che regala un profilo intimista e sensibile di un personaggio tenace e icona nella lotta per i diritti dei gay. Il regista di Elephant e Paranoid Park non lascia nulla al caso e valorizza persino dettagli che sembrano rimanere all'apparenza sullo sfondo e che solitamente vengono trascurati nei lavori di ricerca e di trasposizione a cui il cinema si sottopone nel raccontare questo tipo di storie.

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Giulio Andreotti ne Il Divo di Paolo Sorrentino (2008)

Un profilo di Toni Servillo nel ruolo di Giulio Andreotti in una scena del film Il Divo

Il 2008 si rivela un anno molto fertile per quanto riguarda i film biografici dedicati a icone politiche del XX secolo. Il divo, Gran Premio della giuria a Cannes, è uno dei migliori lavori cinematografici di Paolo Sorrentino, che riesce nella vera e propria impresa di approfondire quella che - insieme a quel Silvio Berlusconi che lo stesso regista napoletano racconterà quest'anno in Loro - è la figura politica più irrisolta e ingombrante della Prima Repubblica. Sorrentino realizza un film maestoso, innovativo, inquietante e potente, con inserti musicali abbaglianti, mix tra il classico e il pop, e sequenze folgoranti che ripercorrono alcuni dei momenti salienti di decenni di politica e vita sociale di un Paese che ha visto l'immagine truce e ambigua di Giulio Andreotti filtrare in ogni passaggio più o meno significativo, nel bene e nel male, delle proprie vicissitudini. Il fascino sfacciato del film risiede anche nella bravura del regista di equilibrare il suo sguardo e nella classe di Toni Servillo, capace d'immergersi totalmente nelle fattezze e nelle movenze del personaggio attraverso un lavoro di mimesi impressionante. Andreotti definì il film una "mascalzonata".

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Abraham Lincoln in Lincoln di Steven Spielberg (2012)

Daniel Day-Lewis è Lincoln

Dal giovane Lincoln di John Ford con il quale si è aperta questa panoramica sul rapporto tra le grandi icone sociopolitiche della storia e il cinema, al Lincoln crepuscolare di Steven Spielberg, regista che nel corso della sua carriera ha dimostrato di saper bilanciare il proprio universo sognante e fantastico con un cinema impegnato nel raccontare momenti storici statunitensi legati a ingiustizie e discriminazioni. Lincoln è una sorte di genesi ipotetica di questo suo percorso, iniziato con Schindler's List e proseguito con Amistad, fino all'imminente The Post. Monumentale la performance di Daniel Day-Lewis, al suo terzo Oscar, che imbastisce un vero e proprio manuale di recitazione di 150 minuti. Il film di Spielberg presenta un Lincoln agli sgoccioli, che stoicamente conduce il Paese al di fuori della Guerra di Secessione e che, con l'approvazione del tredicesimo emendamento, ottiene lo storico traguardo dell'abolizione della schiavitù. Magnetica fotografia di Janusz Kaminski e notevoli performance del resto del cast, da Sally Field a Tommy Lee Jones.

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